Economia comportamentale
Parte 0: considerazioni introduttive
Capitolo 1: introduzione
1.1: Economia: neoclassica e comportamentale
Teoria delle scelte = ci dicono come prendiamo, o come dovremmo prendere, le nostre decisioni. Le teorie delle decisioni (o delle scelte) possono essere:
- Descrittive = ci dicono come le persone prendono una decisione nella realtà. È la dimensione positiva → (descrivono le cose come sono) miglior contributo da parte dell’economia comportamentale.
- Normative = ci dicono come le persone dovrebbero prendere le decisioni. È la dimensione normativa (descrivono le cose come dovrebbero essere).
- Descrittive + normative = è almeno possibile che un individuo faccia la scelta che dovrebbe fare.
Si ha poi la teoria delle scelte razionale quando le teorie sono normativamente corrette e contemporaneamente adeguate da un punto di vista descrittivo. (Teoria della scelta razionale descrittiva quando l’individuo agisce razionalmente. Teoria della scelta razionale normativa quando l’individuo dovrebbe agire razionalmente).
Ma cos’è l’economia? L’economia è una scienza sociale che studia come gli attori economici (individui, imprese, Stati, …) effettuano decisioni che riguardano l’allocazione razionale di risorse scarse aventi usi potenzialmente alternativi (Lionel Robbins, 1932). Scienza sociale indica:
- Libertà di scelta dell’agente economico e difficoltà esplicative e previsionali per l’economista (Queen’s ask sulla crisi del 2008 non stata prevista);
- “Il fisico studia gli atomi, ma non è un atomo. L’economista, invece, studia la società della quale fa parte (egli non è estraneo all’oggetto del suo studio. Le scienze naturali invece lo sono);
L’economia è stata dominata da una tradizione chiamata “economia neoclassica”. Questa corrente si caratterizza per la sua associazione a una teoria della scelta razionale che pretende contemporaneamente di essere descrittivamente adeguata e normativamente corretta. Gli economisti neoclassici non partono dall’assunto che tutti gli individui agiscano razionalmente in ogni situazione, ma insistono sul fatto che le deviazioni della razionalità perfetta siano così piccole o non sistematiche da poter essere trascurate. Ottimismo rispetto alla razionalità degli individui.
Arriva l’introduzione all’economia comportamentale, ovvero al tentativo di aumentare il potere esplicativo e predittivo della teoria economica razionale arricchendola di fondamenta plausibili da un punto di vista psicologico (obiettivo economia comportamentale), dove plausibili psicologicamente si intende al passo con le più moderne teorie della psicologia. Si ha quindi un’integrazione economia – psicologia (Pareto dichiara che la psicologia è un fondamento dell’economia politica).
Approccio tradizionale in economia: ragionamento ipotetico – deduttivo (se …, allora) (ipotesi). Va bene fare ipotesi, ma migliorate da realismo (se le ipotesi non sono fondate in termini empirici, come è possibile che la deduzione e la predizione che ne conseguono siano di aiuto in termini di spiegazione e previsione dei fenomeni economici reali?).
Gli economisti comportamentali rigettano l’idea che le persone si comportino prevalentemente come dovrebbero. Mentre non negano che alcune persone si comportino razionalmente, ritengono tuttavia che le deviazioni dalla razionalità perfetta siano sufficientemente ampie e sistematiche, e dunque abbastanza prevedibili da garantire lo sviluppo di nuove teorie descrittive della decisione.
Rabin (1998) dice due cose:
- Integrare le scoperte psicologiche nell’economia;
- Ceteris paribus, più sono realistiche le ipotesi degli attori economici, migliore sarà la nostra scelta economica. Gli economisti dovrebbero aspirare a rendere le loro assunzioni sugli uomini il più possibile realistiche sul piano psicologico.
1.2: Le origini dell’economia comportamentale
L’economia comportamentale ha una storia breve ma un lungo passato. Mira a gettare luce su quella scatola nera che è il processo decisionale umano, con particolare riferimento a decisioni individuali di:
- Acquisto/consumo (psicologia del consumo);
- Investimento (finanza comportamentale);
Video (Awareness test): quanti palleggi ha fatto la squadra bianca, ma nel mentre passa un orso che balla. Non ce ne accorgiamo la prima volta, perché ci è stata data una task di attenzione.
Intuizione di Herbert Simon (1978, precursore dell’economia comportamentale). Ci dice: “Nell’era dell’informazione tendenzialmente illimitata, l’essere umano è spesso spaesato, in quanto le sue capacità cognitive non sono illimitate”.
Loewenstein disse: “La ricchezza di informazioni provoca la povertà di attenzione e la sua allocazione in modo efficiente” (Razionalità Limitata).
L’economia comportamentale studia il ruolo di razionalità, emozioni (l’uomo è anche emozioni) e valori all’interno dei processi decisionali. Emozioni evitate dall’economia neoclassica.
Nel 2022, Daniel Kahneman ha vinto il premio Nobel per aver “integrato alcuni contributi della ricerca psicologica nella scienza economica, specialmente per quanto riguarda le valutazioni e le scelte in condizioni di incertezza”.
Un altro importante esponente fu Richard Thaler, che definì 3 basi dell’economia comportamentale:
- Razionalità limitata;
- Preferenze sociali (non più individuali);
- Mancanza di autocontrollo;
Altro personaggio importante fu Adam Smith (economista classico). Ci furono poi due importanti rivoluzioni (altre due radici culturali dell’economia comportamentale):
- Rivoluzione copernicana di Kant (filosofia) centralità del soggetto, invece dell’oggetto, nel processo conoscitivo.
- Rivoluzione cognitivista (psicologia) centralità dei processi cognitivi e visione della mente come elaboratore di informazioni caratterizzato da capacità limitata di elaborazione.
Gli inizi dell’economia neoclassica poggiavano sulle fondamenta della psicologia edonica, un’analisi del comportamento individuale secondo cui le persone cercano di massimizzare il piacere e di ridurre al minimo la sofferenza. Troviamo due figure:
- Stanley Jevons: “soddisfare i nostri desideri al meglio con il minimo sforzo”;
- Jeremy Bentham: “la natura ha posto gli esseri umani sotto il governo di due sovrani, la sofferenza e il piacere”;
Gli economisti neoclassici del dopoguerra cercarono di aumentare il potere predittivo delle loro teorie concentrandosi su ciò che può essere direttamente osservato, piuttosto che su ciò che deve essere vissuto individualmente (abbandono dell’edonismo). Adottarono quindi come fondamento la teoria delle preferenze (preferenze rivelate dalle scelte). La differenza principale sta nel fatto che i sentimenti delle persone, rispetto a piacere e sofferenza, sono inosservabili. Sulla base dell’assunzione che le scelte riflettano le preferenze personali, possiamo avere un’immediata evidenza empirica di ciò che le persone preferiscono. Così, gli economisti neoclassici del dopoguerra pensarono di liberare completamente l’economia dai suoi legami con la psicologia, edonica e non.
Arrivò poi la “scienza della cognizione” o scienza cognitiva. L’economia comportamentale è il prodotto della rivoluzione cognitiva. Come gli scienziati cognitivi, gli economisti comportamentali sono a loro agio parlando di convinzioni, desideri, regole empiriche (scienza comportamentale). L’economia comportamentale continua a basarsi sullo studio di come le persone fanno scelte in condizioni di scarsità e sui risultati che queste scelte producono sulla società (studio scientifico del comportamento).
1.3: Metodologia dell’economia comportamentale
Il metodo dell’economia comportamentale è di analisi induttivo, basato su 2 fasi:
- Fase 1: evidenza empirica (risultati derivanti da un’analisi empirica e sperimentale, raccolta dati, tool box). Può avvenire in 3 modi:
- Scelte ipotetiche = studi basati sulle risposte di determinati soggetti messi di fronte a scelte ipotetiche. Veniva chiesto alle persone di immaginarsi in una certa situazione e di indicare quale decisione avrebbero preso in date condizioni;
- Esperimenti di laboratorio = i partecipanti fanno scelte vere che comportano perdite/ricompense reali (LAB Experiments). Experimental Economics (Economia Sperimentale);
- Esperimenti sul campo = i ricercatori assegnano casualmente i soggetti al gruppo di test e al gruppo di controllo, e poi cercano di osservare se il comportamento degli individui nei due gruppi differisce in qualche modo (FIELD Experiments)). Esempio: esperimento sul campo in Israele in cui i ricercatori si sono accordati con diversi asili sapendo che c’era il problema in cui i genitori andavano in ritardo a prendere i figli. Raccolsero dati sui ritardi (gruppo di controllo) e introdussero il trattamento (multa per il ritardo). Con la multa si è guardata la risposta dei genitori (paradossalmente sono aumentati i ritardi. Genitori si sono sentiti legittimati ad arrivare in ritardo e la multa percepita come il pagamento di un servizio). Vantaggi rispetto all’esperimento in laboratorio: applicazione esterna dell’esperimento, è più realistico (validità esterna), comportamenti naturali e non artificiali di persone che non sanno di essere parte di un esperimento.
- Lab in the fields Experiments = categoria intermedia rispetto al punto b) – c) e porto il laboratorio direttamente sul campo. Per esempio, se devo far giocare un gruppo, non si può fare in laboratorio.
- Esperimento naturale (Natural Experiments) = fuori dall’economia comportamentale. Si utilizza un momento storico o naturale (caduta muro di Berlino, terremoti, tsunami) non prevedibili. Magari colpisce una zona e non quella vicina (uguali culturalmente) e vengono a crearsi due gruppi in modo naturale.
- Fase 2: cerca di incorporare le principali caratteristiche comportamentali osservate nell’analisi teorica;
- Vi è un feedback dell’economia sperimentale. →INDUTTIVO = dalla realtà (evidenza empirica) alla teoria Bottom – up.
- DEDUTTIVO = dalla teoria alla realtà Top – bottom.
Economia sperimentale (inventata nelle scienze naturali) applica il metodo sperimentale per studiare, in un ambiente di controllo quale è il laboratorio di economia sperimentale (aula con pc separati da muri), decisioni economiche individuali e di gruppo, concentrandosi in particolare su contesti di interazione strategica. I partecipanti vengono incentivati in termini monetari e non è ammesso l’inganno (deception, lo studioso non deve mentire o dare informazioni non veritiere) dei partecipanti stessi (incentivazione monetaria delle scelte). Inoltre, è migliore rispetto al questionario in quanto c’è interazione tra gli individui. Poi, le persone che decidono di partecipare hanno comunque degli interessi (conoscenza economica, ricerca, …). Economia sperimentale ed economia comportamentale non sono equivalenti. L’economia comportamentale è un approccio, una prospettiva di analisi basata sull’integrazione di economia e psicologia. Spesso si serve dell’economia sperimentale ma si può fare economia sperimentale anche al di fuori di una prospettiva di economia comportamentale.
Neuroscienze = divario tra ciò che dico e ciò che penso (intention – behavior gap).
Arrivo alla neuroeconomia. Nasce all’interno dell’economia comportamentale, utilizzo in economia di risultati e metodi (fMRI, risonanza magnetica funzionale; TMS, stimolazione magnetica transcranica) propri delle neuroscienze per capire quella scatola nera che è il cervello umano prende decisioni in vari contesti socioeconomici. Vado a vedere cosa si attiva a livello neuronale e cerebrale mentre faccio esperimenti in laboratorio di tipo economici (es. assaggiare Coca-Cola alla cieca per vedere se la si riconosce rispetto alla concorrenza). Focus: aspetti fisiologici e variabili somatiche che influiscono sulla presa di decisione e sulla gratificazione (utilità, area di ricompensa del cervello, piacere che posso misurare). Vantaggio rispetto al questionario è che posso effettivamente misurare ed è molto più concreto (il cervello non mente). È sempre uno sguardo parziale che diamo alla persona (non c’è solo l’attivazione neuronale). La chiave per spiegare il comportamento umano viene identificata nei corrispondenti processi neuronali e fisiologici.
Si arriva poi anche al neuromarketing e neuroscienza del consumatore. Spesso affidarsi a questionari o creare focus group non è sufficiente e spesso si assiste a numerosi fallimenti del marketing (marketing failures). La ragione di ciò è che spesso risiede nella natura in buona misura inconscia di molti processi decisionali dei consumatori. Obiettivo: spiegare le decisioni di acquisto. Problemi: risvolti etici (manipolazione delle scelte, violazione della privacy), rischio di abbracciare una visione riduzionistica dell’essere umano (l’uomo non è solo razionalità e cervello).
Parte 1: Scelta in condizioni di certezza
Capitolo 2: scelta razionale in condizioni di certezza
Capitolo 3: decision making in condizioni di certezza
3.1: Introduzione
(Razionalità Limitata) Gli esseri umani sono “prevedibilmente irrazionali” (predictably irrational, Dan Ariely) in quanto commettono errori sistematici nella percezione/giudizio e nelle scelte/presa di decisione. Nella nostra razionalità siamo prevedibilmente irrazionali perché le nostre deviazioni (bias, distorsioni cognitive) dalla razionalità sono sistematiche (propensione a deviare).
I principali bias valutativi e decisionali sono:
- Sottovalutazione dei costi opportunità;
- Fallacia dei costi irrecuperabili;
- Dipendenza dal Menu ed effetto esca (decoy effect);
- Effetto incorniciamento;
- Avversione alle perdite ed effetto dotazione;
- Aspiration treadmill;
- Ancoraggio e aggiustamento;
Condizioni di certezza: es. ordiniamo un caffè e siamo sicuri che arriva. Quasi pari al rischio zero, tranne all’accadere di eventi davvero rari. Ragionevole certezza è ragionevole certezza di avvenimento di un’azione. Quando non è così, arriviamo nella zona dell’incertezza (rischio o incertezza).
3.2: Costi opportunità
Il costo opportunità (o costo implicito) di una scelta è il valore di ciò a cui rinunciamo quando optiamo per quella scelta.
Uno strumento importante è l’albero delle decisioni, uno strumento grafico che rende possibile mostrare tutte le azioni possibili per una data persona rispetto a un certo problema. Gli alberi decisionali rendono chiaro come non sia possibile scegliere un’opzione senza rinunciare all’altra. Quando decidiamo di percorrere un ramo dell’albero, automaticamente ce n’è un altro che stiamo abbandonando (es: quando decidiamo di fare la nostra vacanza in Sardegna, non possiamo allo stesso tempo farla in Trentino). C’è un costo opportunità associato a ogni scelta disponibile in ogni problema decisionale.
Esempio: Comprare azioni o comprare una proprietà immobiliare, con una data somma di denaro. Il costo opportunità è ciò a cui rinunciamo dal momento in cui acquistiamo la proprietà o delle azioni.
Albero delle decisioni: comprare azioni o comprare proprietà immobiliari è irrazionale investire in proprietà immobiliare quel denaro se vi è un inutilizzo alternativo dello stesso denaro più redditizio, anche se investire in immobili da origine ad un rendimento. Nella realtà le persone spesso trascurano o sottostimano il costo opportunità. Nell’ambito degli investimenti, come nell’esempio, sono molto felici del rendimento del loro investimento se il valore aumenta nel tempo, che ci sia o no un altro investimento più profittevole. Trascurare il costo opportunità può portare a comportamenti autodistruttivi o a decisioni non ottimali. Le persone hanno più probabilità di ignorare un costo opportunità in caso di un colpo di fortuna, per esempio un grande e inatteso guadagno. Tuttavia, il modo migliore di spendere un euro non è funzione di come quell’euro è arrivato nel nostro portafoglio.
Esempio: Il problema della calcolatrice e della giacca (p. 44) Immaginate di essere sul punto di acquistare una giacca per 125 (15) dollari e una calcolatrice per 15 (125) dollari. La persona che vende le calcolatrici vi dice che la calcolatrice che volete comperare è in saldo a 10 (120) dollari nell’altro punto vendita, che si trova a 20 minuti d’auto dal negozio. Fareste il viaggio fino a questo punto vendita?
Il 68 per cento dei soggetti ha risposto di essere disposto a spostarsi per risparmiare 5 dollari sulla calcolatrice in vendita a 15 dollari, ma solo il 29 per cento si è dichiarato disposto a fare lo stesso viaggio per risparmiare 5 dollari su una calcolatrice da 125 dollari. Molte persone sembrano non aver tenuto in debita considerazione il costo opportunità. La teoria standard prevede che prendiate la vostra decisione basandovi sul costo opportunità di un viaggio in auto di 20 minuti. Il costo opportunità non dipende da come avete risparmiato 5 dollari di spesa. Se le persone avessero considerato il costo opportunità correttamente (fatto in entrambi i casi il viaggio in macchina), sarebbero andate al punto vendita in un caso solo se lo avessero fatto anche nell’altro (ma questo non lo fanno).
Altri esempi a pagina 45.
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