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Diritto della UE

Origini della UE

L'integrazione europea è partita dopo la Seconda Guerra Mondiale (anche se, pure prima, c'erano già delle idee). Si parte da una constatazione: passato il conflitto, che si era scatenato tra i paesi europei, bisogna ripartire (ricostruzione europea dopo il conflitto). I politici dell'epoca, cioè i padri fondatori dell'integrazione europea, avevano un'idea più forte intesa come uno stato europeo e dunque un'integrazione politica, però era un passo troppo grande e dunque decisero di intraprendere prima un'integrazione economica attraverso la stipulazione di alcuni trattati tra Stati, che dovevano essere ratificati, con metodi diversi, da ogni paese (in Italia la ratifica è fatta dal presidente della Repubblica). Tutti gli Stati hanno accettato i trattati (per entrare in vigore dovevano essere ratificati da tutti gli stati).

Il primo trattato è il Trattato CECA (1951) = Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio. L'obiettivo di questo trattato era garantire la pace, evitare quindi che i paesi si scontrassero nuovamente fra loro e ciò è collegato a questo trattato perché uno dei motivi di scontro della Seconda Guerra Mondiale era il bacino di carbone della Ruhr. Dunque viene istituita un'autorità comune, voluta dagli Stati, che ripartisse queste risorse tra i vari paesi. Il trattato riguarda però anche l'acciaio, poiché era stato usato per costruire le armi dunque si voleva evitare il riarmo, in particolare della Germania.

Belgio, Olanda, Francia, Italia, Germania e Lussemburgo sono i 6 paesi fondatori dell'Unione Europea (oggi sono 27 con l'uscita della Gran Bretagna) e hanno ancora oggi un ruolo fondamentale. Questi passi si rendono conto che il trattato CECA ha funzionato bene e dunque vogliono estendere questa integrazione attraverso il Trattato CEE (1957) = Comunità Economica Europea e attraverso anche il Trattato EURATOM o CEEA (1957), che aveva soprattutto una funzione di ricerca. Questi 3 trattati si chiamano trattati delle comunità europee e avevano delle caratteristiche comuni:

  • I paesi che ne facevano parte erano gli stessi (cioè i 6 paesi facevano tutti parte dei 3 trattati).
  • Le assemblee e le corti di giustizia sono uguali per tutti.
  • Organi unici e poteri diversi in base ai tre trattati.

L'obiettivo più importante stabilito dai trattati era quello commerciale/economico, quindi creare dei legami commerciali (si parla di integrazione economica). L'obiettivo principale del trattato CEE era quello del Mercato Unico, cioè un unico mercato tra i paesi che facevano parte della UE.

Elementi del mercato comune/unico

1. Area di libero scambio: è un'area nella quale i beni/ le merci possono circolare liberamente tra uno stato e l'altro, senza i dazi doganali, che sono delle somme/tasse che un operatore commerciale deve pagare se vuole far circolare il proprio prodotto in un altro paese, e in questo caso il prezzo del prodotto è più elevato. I dazi sono una misura di tipo protezionistico del mercato che porta ad accrescere il prezzo del prodotto gravato dal dazio. Vengono inoltre vietate le misure equivalenti al dazio. La valenza politica della libertà di circolazione delle merci è molto forte perché i paesi collaborano, dunque c'è meno probabilità di scontro, dato che il mercato unico dà vantaggio alle imprese e ai consumatori. Si allarga, inoltre, la disponibilità dei prodotti sul mercato.

2. Fissazione di una tariffa doganale comune: opera nei confronti dei prodotti che provengono da paesi terzi, cioè tutti i paesi che non fanno parte della UE, per avvantaggiare i prodotti europei viene protetto il mercato. Questi dazi doganali vengono decisi dall'Unione nel suo insieme (i singoli paesi non possono decidere da soli). L'insieme di questi due elementi comporta che un paese terzo vede il mercato europeo come un mercato unico e quindi è indifferente far arrivare un prodotto in un qualsiasi paese della UE, poiché il prezzo del dazio è lo stesso. La fissazione di una tariffa doganale ha una valenza politica molto forte, perché decidere di fissare un dazio su un prodotto di paesi terzi comporta una negoziazione che viene decisa dall'Organizzazione Mondiale del Commercio. Può essere, inoltre, attuata una politica di cooperazione con i paesi in via di sviluppo: la UE può decidere, nei confronti di questi paesi, di non fissare il dazio per agevolarli e questa è una forma di cooperazione.

Dietro all'integrazione commerciale c'è anche una scelta politica importante che l'Unione fa (ancora oggi è il nucleo essenziale della UE). Il mercato comune fin dall'inizio ha previsto, quelle che si chiamano, le 4 libertà, che devono essere assicurate tra i rapporti con gli Stati membri:

  • Circolazione delle merci: qualsiasi prodotto può circolare liberamente.
  • Persone: il termine persona viene inteso in senso restrittivo per 2 ragioni:
    • Si riferisce solo ai cittadini dei 6 paesi membri della UE (ancora oggi si usa il termine extracomunitario per distinguere colo che non sono cittadini della UE).
    • In origine le persone che potevano circolare liberamente erano i lavoratori, cioè i lavoratori dipendenti. In concreto chi poteva beneficiare di questa libertà erano i lavoratori migranti abitanti di uno dei 6 paesi fondatori. Per assicurare la ricostruzione nel dopo guerra c'era bisogno dei lavoratori che dovevano avere la possibilità di spostarsi dove c'era necessità, dunque si garantiva questa libertà ai lavoratori per ragioni economiche (la logica è strettamente economica poiché circolano sia le merci che i lavoratori). Alla libera circolazione dei lavoratori si è accompagnato un altro principio, secondo cui, i lavoratori migranti dovevano essere trattati allo stesso modo dei lavoratori locali, non dovevano essere discriminati e ciò per via di una ragione economica, perché se non venissero considerati come un lavoratore locale, il datore di lavoro li sfrutterebbe e li pagherebbe meno, preferendo questi anziché i lavoratori locali, dunque è per questo che alla libera circolazione dei lavoratori si accompagna il divieto di discriminazione. Ciò ha anche un risvolto di carattere sociale, dato che la corte di giustizia dell'Unione ha sempre guardato in modo molto decisivo all'impronta che queste regole hanno sulle persone.
  • Capitali: sono delle somme di denaro, dunque si intende la possibilità di far circolare liberamente, tra paesi europei, delle somme di denaro con dei limiti, però, per evitare comportamenti illegali. Anche la libera circolazione dei capitali è stata fondamentale per l'integrazione economica.
  • Servizi: la libera circolazione dei servizi significa che un abitante di un paese della UE può prestare servizio in un altro paese dell'Unione. Questa libertà riguarda il lavoratore autonomo.

Con il trattato CEE oltre a stabilire il mercato unico e le 4 libertà si stabiliva anche:

  • La libertà di concorrenza: tutte le parti che prestano servizi possono competere liberamente. Tutto il sistema, nell'ottica di ripartire dopo la fine del secondo conflitto, si basa sul principio del liberismo, di cui un aspetto è anche il divieto per gli stati di aiutare le proprie imprese (oggi ci sono molti meccanismi indiretti che gli stati adottano per aiutare le proprie imprese). Questa teoria liberista, nel tempo, ha dimostrato qualche aspetto non troppo convincente e si sono stabilite, a livello della comunità, delle politiche chiamate ancora oggi politiche regionali, che riguardano certe zone/settori che si trovano in difficoltà, aiutando così le imprese. Dunque l'Unione nel suo insieme decide quali aree geografiche e settori hanno bisogno di sostegno. Si sviluppa una teoria di neo-liberismo.
  • Politica commerciale comune: (ancora oggi è un elemento portante) stabilisce che è la comunità/Unione a fissare i dazi doganali sui prodotti provenienti da paesi terzi. Per fissare la tariffa doganale comune c'è dietro tutta una politica, alla cui base c'è la domanda "come ci vogliamo comportare nei confronti di paesi terzi?".
  • Politica dei trasporti: fin dall'inizio si garantiva la possibilità per le merci di circolare liberamente a cui si collega la politica dei trasporti (all'epoca si è voluto favorire il trasporto su gomma).
  • Politica agricola: il rischio e il problema nel secondo dopoguerra era che molti lavoratori agricoli volevano lasciare le campagne e lavorare nelle fabbriche per ragioni di convenienza. Il ragionamento che si è fatto è quello di dover far in modo che il lavoro agricolo diventasse vantaggio e per questo viene concesso un reddito abbastanza elevato per gli agricoltori in modo tale da sostenere la produzione agricola.

Il concetto politico alla base di tutto questo sistema è quello che si chiama Europa funzionale, ciò significa che secondo i padri fondatori gli stati si sarebbero convinti che l'integrazione economica è utile e la avrebbero espansa ad altri settori. Il concetto di Europa funzionale è stato espresso nella Dichiarazione di Robert Shuman del 9 maggio 1950 (giorno in cui si celebra l'Europa). Egli afferma che "l'Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme (cioè non si può fare tutto subito, ma bisogna procedere gradualmente); essa sorgerà da realizzazioni concrete che creano anzitutto una solidarietà di fatto" (la solidarietà deve quindi riflettersi nelle politiche).

Alcuni organi avevano in mente un certo tipo di integrazione, mentre altri avevano idee diverse, quindi l'idea è di non stabilire un obiettivo di integrazione, ma partire con questa senza sapere dove si sarebbe arrivati. Anche oggi il diritto dell'Unione si forma un po’ alla volta dove c'è il consenso, senza un obiettivo. Altro brano della Dichiarazione dove si fa riferimento alla CECA afferma "La fusione delle produzioni di carbone e di acciaio cambierà il destino di queste regioni che per lungo tempo si sono dedicate alla fabbricazione di strumenti bellici di cui più costantemente sono stato le vittime".

Si pensa ad una comunità europea di difesa, ma il progetto fallisce.

Rafforzamento dell’integrazione economica

Viene rafforzata l'integrazione economica, attraverso alcune modifiche dei trattati:

  • Si aggiungono nuove aree ai vecchi trattati. Dal punto di vista degli Stati membri significa cedere delle quote di sovranità all'Unione, investendola quindi di nuovi poteri.
  • Ogni trattato che ha modificato il trattato originario ha conferito qualche potere in più al parlamento europeo. Si è cercato mano a mano, estendendo le competenze, di rendere il sistema più democratico.

Evoluzione della UE: prospettive diverse

Noi vediamo l'evoluzione da 3 diverse prospettive:

  1. Obiettivi e competenze: come sono cambiati gli obiettivi e le competenze.
  2. Adesione: suo mento del numero degli Stati partecipanti alla UE (oggi 27) e i metodi di adesione a quest'ultima.
  3. I meccanismi di funzionamento: come sono cambiati i meccanismi di funzionamento dalla vecchia comunità europea all'attuale Unione.

Trattati di riforma

Trattato AUE (1986) = Atto Unico Europeo. Si chiama così perché si erano predisposti due trattati che sono stati messi insieme. Una parte di questo trattato riguarda le competenze della UE e l'altra riguarda la politica estera. Con il trattato CEE è stato definito il mercato unico, ma non in modo pieno, perché il problema era che alcuni prodotti risentivano delle regole di alcuni paesi della comunità e con l'AUE si cerca di risolvere questo problema, sulla base del principio del mutuo riconoscimento, secondo cui un prodotto deve poter circolare liberamente se risponde alla normativa di un paese della UE, grazie a ciò si è riconosciuta la vera libertà della circolazione delle merci. Con l'AUE si aggiungono al sistema 3 nuove competenze all'unione:

  1. Tutela dei consumatori: si stabilisce che l'unione possa occuparsi anche di questo.
  2. Protezione dell'ambiente: si attribuisce all'unione la possibilità di tutelare l'ambiente.
  3. Politica di coesione: il liberismo non sempre funziona e si aggiunge nel tempo questa pratica per sostenere i settori o le aree più svantaggiate.

Trattato TUE (1991) = Trattato sull'Unione Europea (compare per la prima volta questo termine). Viene anche detto Trattato di Maastricht. Stabilisce le basi per l'€, introduce le regole sulla base delle quali sarà costruita l'unione monetaria, che non riguarda però tutti i paesi della UE. Si avvia la cooperazione monetaria, che porterà alla moneta unica, ovvero l'€ (segnale di forte coesione). Gli stati decidono di costruire anche un'appartenenza alla comunità, creando la cittadina della UE (che è un concetto federale), che permette di circolare liberamente. La cittadinanza europea si acquista se si è cittadini di un paese membro della UE (es. se sono un cittadino italiano sono anche un cittadino europeo). I criteri di acquisto della cittadinanza rimangono competenza dei paesi, che decidono chi è proprio cittadini. Con il trattato TUE si cambia il nome della comunità europea economica, eliminando la parola "economica" per esprimere il fatto che non trattavano solo l'aspetto economico ma anche altri settori. Si ha un'estensione delle attività della UE verso altri obiettivi, non solo economici.

Alcuni governi dei 15 paesi membri (all'epoca erano 15) erano fortemente propensi ad aumentare i poteri/competenze della comunità, altri invece erano nettamente contrari, dunque si cerca un compromesso: si stabilisce una nuova cornice che si chiama UNIONE EUROPEA che comprende tutte le attività che i governi degli Stati membri vogliono svolgere insieme. Comprende tre pilastri:

  1. Primo pilastro: comprende ciò che c'era nellavecchia comunità ovvero il trattato CEE, CECA e Eurotom. Qui hanno molta importanza le istituzioni, che decidono per quanto riguarda le materie contenute nel primo pilastro. In questo pilastro si vota a maggioranza. (Si accontentano gli Stati che non volevano attribuire nuove competenze dell'unione).
  2. Secondo pilastro: si prevede una collaborazione tra Stati che riguarda la politica estera e la sicurezza comune. Si collabora ma i governi mantengono comunque un ruolo decisivo e in questo caso si usa sempre l'unanimità.
  3. Terzo pilastro: riguarda la cooperazione di polizia o giudiziaria in materia politica e, all'inizio, anche l'immigrazione. Collaborano mantenendo il loro potere governativo. il trattato dell'Unione Europea dettava le regole per il secondo e il terzo pilastro.

Questo sistema era complesso per questo motivo si è cercato di semplificarlo e renderlo più efficiente, attraverso la stipulazione di nuovi trattati. Il primo trattato è il Trattato di Amsterdam (viene scritto nel 1997 ed entra in vigore nel 1999) in cui si stabilisce che una parte delle materie che erano sul terzo pilastro passano nel primo, ciò significa che alcune materie, come l'immigrazione, entrano a far parte del primo pilastro. Dunque gli Stati cedono alcuni poteri alla UE. Il primo pilastro si espande e diventa più forte. Il problema dei tre pilastri si attenua. C'è poi una seconda cosa che il trattato di Amsterdam compie, ovvero, viene fatta una tabella di conversione per "semplificare" questo sistema, anche se in realtà non è così.

Dopo il trattato di Amsterdam c'è il Trattato di Nizza del 2001 (entrato in vigore nel 2003). La prima cosa che fa questo trattato è:

  1. Riforma le istituzioni per migliorare il funzionamento del sistema, anche per il fatto che già si sapeva che sarebbero entrati a far parte dell'unione altri 10 Stati (nel 2004 gli Stati membri sono 25), dunque c'era bisogno di una riforma.
  2. Proclamazione della carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea in cui si elencano principi e diritti in modo aggiornato. un'organizzazione internazionale, come la comunità, a un certo punto si rende conto che le materie affidate alla comunità vanno a toccare i diritti fondamentali delle persone, questo perché aumentano le competenze. Con il trattato di Nizza questa carta viene proclamata dalle istituzioni più importanti (commissione europea, parlamento europeo e consiglio europeo) e ciò significa che affermano di voler rispettare, ma ancora non è entrata nel trattato e non ha quindi una forza vincolante.

Siamo in un periodo detto di riforma permanente poiché ci sono molte riforme. Nel dicembre del 2001 si ha la "dichiarazione sul futuro dell'Unione Europea", di cui il primo aspetto riguarda il fatto che i capi di Stato e di governo guardavano i risultati del processo di integrazione europea, dunque sia una visione retrospettiva secondo la quale si guarda al passato e poi al futuro decidendo le innovazioni (si è partiti dall'integrazione economica che però aveva anche una valenza politica). L'obiettivo era la pace e acquistare uno spazio nelle relazioni internazionali. L'idea per il futuro è quella di rilanciare il ruolo dell'Europa, non solo dal punto di vista economico, ma di tutela della pace e di promozione dei diritti umani. C'è la volontà di includere nel processo di integrazione aspetti sempre più lontani dall'integrazione economica, dunque si parla anche di diritti umani. La svolta è che non devono essere solo i governi scrivere i trattati ma vogliono metodo democratico nella redazione di quest'ultimi. Si decide di convocare una CONVENZIONE (intesa come confe...).

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Scienze giuridiche IUS/14 Diritto dell'unione europea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessia.bardelli25 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di istituzioni di diritto dell'unione europea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Adinolfi Adelina.
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