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DIRITTO DELL’UNIONE EUROPEA 16 DICEMBRE
Il riferimento che abbiamo fatto ieri al lavoro autonomo in quanto un contratto di
lavoro che stabilisce il confine della dell'ambito di applicazione della disciplina del
lavoro subordinato, oggi è opportuno soffermarsi sul lavoro autonomo per via. Sempre
maggiori implicazioni e delle sempre maggiori interconnessioni che questa fattispecie
tende ad avere con quella che poi è la nostra, l'oggetto appunto della nostra
trattazione. Ossia con il contratto di lavoro subordinato. Allora ieri abbiamo abbiamo
parlato di qualificazione. Soprattutto con riferimento a quelle zone grigie, cioè quei
contratti di lavoro che nella pratica, quindi quei rapporti di lavoro che nella pratica non
è è difficile ricondurre alla fattispecie di lavoro subordinato o alla fattispecie di lavoro
autonomo. E abbiamo stabilito tutta una serie di para. Tre che in qualche modo, anche
se non in maniera dettagliatissima, ci consentono oggi di fare. Di stabilire una linea di
confine, per chiarire meglio questa linea di confine e anche per capire queste
interconnessioni che di fatto stanno rendendo fumo. Cosa questa linea di confine
appare opportuno soffermarsi sul lavoro subordinato, sul lavoro autonomo abbiamo
anche detto poi che la subordinazione questo ieri a chiusura di lezione, abbiamo detto
che la subordinazione, per quanto ancora esistente, come nozione abbia acquisito nel
corso degli anni specialmente. L'entrata in vigore della normativa legislativa sul lavoro
agile quindi sono smart working delle caratteristiche che sono proprie e tipiche del
lavoro autonomo, così come abbiamo visto che il lavoro autonomo in alcuni casi ha
acquisito caratteristiche che invece sono proprie del lavoro subordinato. Allora
partiamo dalla definizione di lavoro autonomo. Che cosa abbiamo detto ieri? Che cos'è
il lavoro autonomo? Il concetto di lavoro autonomo si desume dalla. Dalla riferimento
alla subordinazione si considera lavoro autonomo tutto quell'insieme di contratti di
lavoro che sono privi del. Della subordinazione. Ora abbiamo dei riferimenti legislativi?
Assolutamente sì. Questi riferimenti legislativi ci sono e si trovano ancora una volta nel
codice civile del 1942, che è, come sappiamo, il codice civile vigente. Allora questi
riferimenti legislativi? Si trovano nel Libro quarto del codice civile e poi nel libro quinto.
Nel libro quarto abbiamo quelle che vengono normalmente considerate come le
fattispecie tipiche di lavoro autonomo e sono il contratto di mandato, il contratto di
trasporto, il contratto di deposito, il contratto di agenzia e il contratto di mediazione.
Nel libro quinto sempre del codice civile abbiamo invece il contratto d'opera al quale
abbiamo fatto riferimento ieri e che è definito dall'articolo 2222 del codice civile e poi
il contratto d'opera intellettuale articolo 2002, definito dall'articolo 2002 e 2229. Del
codice civile ieri ho detto che il concetto di lavoro autonomo si desume in qualche
modo dall'articolo 2222, perché c'è lì un riferimento proprio all'assenza di
subordinazione, anche se poi in realtà il 2222 concerne più in maniera più specifica. Il
contratto d'opera? Anche se poi, in realtà il suo ambito di applicazione viene esteso
oltre i confini dello del contratto d'opera, tanto da attrarre al suo interno tutta una
serie, tutte quelle ipotesi di tutti quei casi di contratto di lavoro autonomo che non
trovano. Che non hanno fondamento giuridico nelle nelle figure tipiche, quindi nei
contratti tipici che abbiamo nominato in precedenza, che sono appunto quelli
contenuti nel Libro quarto del dello del codice civile, e poi il contratto. Dopera
intellettuale che abbiamo detto, come ho detto prima, e definiti dall'articolo 2229
sempre del codice civile, la caratteristica, diciamo il minimo comun denominatore di
tutte queste figure contrattuali? Esatto, dal fatto che sono escluse dall'applicazione
della normativa sul lavoro subordinato, quindi della normativa legislativa sul lavoro
subordinato, perché? Fondamentalmente perché sono prive del appunto, come ho
detto prima, del vincolo di subordinazione, quindi. Qual è il succo? Il succo è che. Se
dovessimo limitarci alla definizione di lavoro autonomo, una definizione molto blanda
che è quella appunto che poggia sull'assenza del vincolo di subordinazione, allora
potremmo dire che l'ambito di applicazione della disciplina legislativa sul lavoro
subordinato. È molto chiaro e molto ben definito. In realtà non è così. Non è così
perché tra le due fattispecie, da qualche decennio a questa parte si stanno verificando
degli scambi reciproci, come ho detto prima, che tendono a rendere la questa linea di
confine molto difficile da individuare. Il il presupposto del lavoro autonomo è dato EE
quindi il presupposto del lavoro autonomo e quindi della mancata applicazione della
disciplina legislativa sul lavoro subordinato è costituito dalla presunta parità
contrattuale tra le parti del rapporto, vale a dire tra il committente. Del lavoratore
autonomo. In realtà abbiamo visto ieri in maniera molto veloce che anche il alcune
tipologie di contratto di lavoro autonomo presentano delle sono si presentano delle
situazioni in cui i lavoratore, soprattutto i lavoratori. Lavoratore autonomo,
caratterizzato da monocommittenza, si pensi alle partite IVA, che che operano, che
agiscono, che lavorano per conto di un unico committente. Faccio l'esempio può che
può essere anche astratto, però dà l'idea, rende l'idea, l'esempio dei degli autisti. Che
di Amazon, che. Ci portano tutti i giorni a casa, abbiamo vediamo spesso i furgoni
Amazon prime che ci portano a casa i prodotti che noi acquistiamo attraverso la
piattaforma di Amazon, Ebbene. Fino a prova contraria, anche secondo poi quello
adesso la legislazione italiana sui rider è molto complessa però. Fino a qualche anno fa
questi lavoratori erano considerati lavoratori autonomi e anche oggi ancora non
adesso, lasciando da parte le pronunce della giurisprudenza della Corte della Corte di
Cassazione, che in realtà ha un po ribaltato i riferimenti legislativi. La legge comunque
la legge in materia è entrata in vigore nel 2019 con un decreto legge tende a tende,
stabilisce che questi Raider sono o lavoratori. Eh, organizzati. Vedremo poi in che cosa
significa, che cosa intendiamo con l'espressione lavoratori e terrorizzati oppure
lavoratori parasubordinati o autonomi. Quindi la legge è molto, molto, molto blanda,
quindi tutt'altro che precisa questo proposito però. Questo riferimento legislativo ci
aiuta a capire perché ci il il motivo per cui, o meglio, ci aiuta a farci un'idea chiara
proprio dal punto di vista pratico di della tipologia di lavoratori autonomi che si
trovano in condizioni di. Di inferiorità economica, oltre che evidentemente contrattuale
rispetto al committente, lavoratori che noi abbiamo davanti agli occhi proprio perché li
vediamo operare nei nostri confronti per conto di Amazon e lavoratori che se noi non
studiassimo il diritto del lavoro. E non ci ponessimo questi problemi, probabilmente noi
considereremmo come subordinati alla stregua di tutta una serie di altre figure
contrattuali che con le quali in figure contrattuali persone non legate da rapporti di
lavoro subordinato al proprio datore di lavoro. Nelle quali noi interagiamo
quotidianamente. Questo appunto per sottolineare che il contratto di lavoro autonomo,
nonostante la presunzione di parità contrattuale tra le parti, si caratterizza invece
nella pratica in virtù di una serie di casi di situazioni di inferiorità. Economica del
lavoratore autonomo rispetto al committente. Allora Eh, se fino ad un certo periodo di
tempo, sostanzialmente fino agli anni 60 del secolo scorso, la distinzione tra lavoro
autonomo e lavoro subordinato è stata netta, ad un certo punto si è. A livello
legislativo si è cominciato a intravedere il principio di quella che oggi è
un'interconnessione, allora è importante fare questi riferimenti legislativi, perché
intanto stiamo parlando di disposizioni legislative in parte ancora vigenti, quindi
disposizioni legislative che regolano ancora oggi, nonostante sia decorso del tempo.
Tutta una serie di figure che andremo a esaminare. Poi ci servono proprio per capire
quanto sia malleabile questa linea di confine e quanto sia importante per noi
conoscere il lavoro autonomo. Perché questa adesso è una mia, diciamo una mia
previsione. Da studiosa del diritto del lavoro posso dire oggi che non mi sorprenderei
se. Tra qualche anno, forse tra qualche decennio, considerata la lentezza
dell'evoluzione della legislazione italiana, considerate che la legislazione
tendenzialmente si adatta alla realtà. Quindi prima cambia la realtà, poi la legge si
adatta. Beh, la legge italiana è molto lenta. Il legislatore è lento in generale in tutti i
paesi, in Italia più che altrove. Ebbene, io non mi sorprenderei. Se un giorno questa
linea di confine venisse a cadere, perché oggi già oggi abbiamo gli esempi, esempi
che, come vi dicevo, cominciano a manifestarsi già negli anni 70. Infatti il primo, il
primo tentativo del legislatore di dare rilevanza giuridica. A queste ipotesi di lavoro
autonomo, che nella pratica sono caratterizzate da uno statuto, da una situazione di
inferiorità economica del lavoratore rispetto al committente, il legislatore quindi
comincia a. Ha, diciamo a intravedere la necessità di riconoscere loro di riconoscerle,
appunto, anche formalmente a livello legislativo, con la modifica dell'articolo 409 del
codice di procedura civile da parte della legge numero 533 del 1973. Allora qui
andiamo, dobbiamo capire l'articolo 409 e seguenti del codice di. Gli articoli 409
seguenti del codice di procedura civile riguardano il processo del lavoro, quindi il
processo del lavoro che caratterizzato da una regolamentazione specifica. Rispetto al
processo civile in generale. Ebbene, nel 1973 il legislatore ha modificato l'articolo 409
estendendo la normativa sul processo del lavoro fino ad allora applicata solo ed
esclusivamente alle controversie derivanti dai contratti di lavoro subordinato,
estendendola ad una serie di altre figure. Contrattuali non non riconducibili diverse
distinte dal lavoro dal contratto di lavoro subordinato, vale a dire il contratto di
agenzia, il contratto di rappresentanza commerciale e poi il contratto di collaborazione
coordinata e continuativa, quello che noi conosciamo come. Il contratto di
collaborazione coordinata e continuativa ha una serie di caratteristiche che sono
ancora oggi descritte dall'articolo. 409 del codice di procedura civile. La peculiarità di
queste figure è l'esigenza del datore di è legata all'esigenza, diciamo è il presupposto
che ha, che sta alla base dell'esigenza del del legislatore dell'epoca di estendere la
disciplina legislativa, la disciplina codicistica sul processo del lavoro subordinato.
Anche a queste figure e in che cosa consiste questa particolarità? Consiste nel fatto
che queste figure si caratterizzano, consiste, riguardano, quindi regolano, o meglio si
riferiscono a relazioni giuridiche in cui il lavoratore, pur non essendo subordinato, si
trova in una condizione di. Libri economico rispetto al committente e soprattutto
svolge la sua attività lavorativa in una maniera che se secondo modalità che ricordano
molto da vicino il lavoro subordinato. Infatti, quali sono le caratteristiche della
collaborazione coordinata e continuativa? Lasciamo perdere. Il contratto di agenzia, il
contratto di rappresentanza commerciale che sono figure a se stanti, a noi interessa il
Co Co, il contratto di collaborazione coordinata e continuativa. Ebbene, le sue
caratteristiche si desumono dalla dalla locuzione che viene utilizzata per definirlo e
sono la continuità. Il coordinamento e la prevalente personalità. Che cosa vuol dire
continuità? Vuol dire che i lavoratori, il collaboratore coordinato e continuativo, è
chiamato a svolgere la sua attività lavorativa non una tantum, ma seguendo un ma
con una certa continuità nel corso del tempo, quindi sostanzialmente in maniera non
occasionale. Questo è il primo aspetto. Il secondo aspetto è costituito invece dalla
coordinamento. Il coordinamento ricorda un po la collaborazione del lavoro
subordinato, quella che abbiamo visto ieri, e si riferisce al CPA, nesso che Lega il
collaboratore coordinato e continuativo con l'organizzazione. Produttiva del
committente o comunque con il committente a seconda delle situazioni. Il terzo
elemento invece, dato dalla prevalente personalità dell'attività lavorativa. Che cosa
vuol dire? Vuol dire che quello che emerge nella nell'ambito della collaborazione tra il
CO, il collaboratore e il committente. Risulta essere il non tanto il, i macchinari, i
capitali o altro, quanto la. Il fatto che l'attività lavorativa si svolta personalmente dal
committente. Almeno per la maggior parte, questo vuol dire che, in sintesi, in realtà il
committente può anche per un minimo di attività lavorativa alla quale, obbligato nei
confronti del committente, può anche servirsi di aiuti. Da parte di altre persone, ciò
che conta, affinché si configuri questa fattispecie, che il lavoro del committente
costituisca sia svolto per la maggior parte da lui personalmente, quindi. Un primo
riferimento, un primo 1 1 prima consapevolezza del legislatore rispetto alla necessità
di prestare attenzione, quindi, a queste ipotesi da lavoro autonomo, caratterizzate da
inferiorità economica. Lavoratore si manifesta per la prima volta nel 1973, ripeto, con
la modifica. Dell'articolo 409 del codice di procedura civile e l'estensione della
normativa sul lavoro sul processo del lavoro subordinato anche a figure di lavoro
autonomo che presentano delle analogie con il lavoro subordinato medesimo, che oggi
prendono il nome di lavoro parasubordinato. Eh, ma il secondo step dal punto di vista
legislativo, sul piano cronologico, sempre con riguardo alle collaborazioni coordinate
continuative, si ha nel 1995. Perché? Perché in quell'anno la legge numero 335
introduce quella che noi oggi ancora conosciamo e che conosciamo. La gestione
separata inps, vale a dire ehm implicante l'assoggettamento dei contratti di
collaborazione coordinata e continuativa. Essendo funzionale alla tutela del lavoratore,
ma soprattutto perché, come si evince da questa disciplina di carattere previdenziale,
la collaborazione coordinata e continuativa costa meno al. 5 introduce quella che noi
oggi ancora conosciamo e che conosciamo come gestione separata inps vale a dire
implicante la particolare contribuzione previdenziale. Sappiamo infatti che il lavoro
subordinato, la contribuzione previdenziale, è totalmente a carico del datore di lavoro.
Invece, in caso di collaborazione coordinata e continuativa, questa legge ancora oggi
vigente, prevede che un terzo un terzo di contributi siano a carico del collaboratore.
Due terzi dei contributi siano a carico del committente. Questa, questa legge ha
determinato un'esplosione proprio, un ricorso notevole rispetto al passato, alle
collaborazioni coordinate continuative, tanto che si è manifestata l'esigenza a partire
da quel periodo, da metà degli anni 90. Per il legislatore di evitare di trovare 1 1
escamotage giuridico che consentisse che consenta anzi di evitare che i committenti o
comunque gli imprenditori e datori di lavoro o utilizzino il Coco, la collaborazione la
Coco. Collaborazione coordinata e continuativa per mascherare dei rapporti di lavoro
subordinato. Perché? Perché come vi dicevo ieri, la collaborazione coordinata e
continuativa, essendo un'ipotesi di lavoro autonomo una particolare tipologia di lavoro
autonomo, non è soggetta. Alla gran parte della disciplina legislativa sul lavoro
subordinato, che talvolta è molto rigida per il datore di lavoro essendo funzionale alla
tutela del lavoratore, ma soprattutto perché, come si evince da questa disciplina di
carattere previdenziale, la collaborazione coordinata e continuativa costa meno. Al
all'imprenditore rispetto al al lavoratore, al lavoro subordinato costa meno proprio
perché un terzo dei contributi previdenziali è a carico del collaboratore, mentre nel
caso del lavoro subordinato. Di contributi, come vi dicevo, sono totalmente a carico del
datore di lavoro. Il terzo passaggio è successivo di e risale al 2003. Succede quindi è
consegue e successivo di pochi anni rispetto appunto a quello che abbiamo analizzato
adesso è sì, lo possiamo ancorare alla le al decreto legislativo numero 276 del 2003.
La cosiddetta legge Biagi, il decreto legislativo 276 del 2003 è noto come legge Biagi,
Ebbene che cosa succede? Succede che con che proprio questo? Con il il decreto
legislativo 276 del 2003, allo scopo di evitare che la collaborazione coordinata e
continuativa. Utilizzata in maniera illegittima per mascherare dei rapporti di cioè per
diciamo qualificare come autonomi rapporti di lavoro che poi nei fatti si configurano
come rapporti di lavoro subordinato, il legislatore del del tre ha ben pensato di
introdurre. Una figura contrattuale che voi conoscete sicuramente e che si configura
che costituisce una species del genus collaborazione coordinata e continuativa che
che il contratto di lavoro a progetto, quindi il contratto di lavoro a progetto, consiste in
una fattispecie di lavoro parasubordinato. In un'ipotesi di collaborazione coordinata e
continuativa che si distingue dalla dalla dalla collaborazione coordinata e continuativa
tour per l'esistenza di un progetto, un progetto all'interno del quale è il secondo.
Quella legge era dico, era uso il l'imperfetto. Che è il con la. Il
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