BIOLOGIA VEGETALE 2024/2025
Le piante utili all’ uomo
• come alimenti (agricoltura)
• Regolatrici composizione atmosfera (fotosintesi)
• Contro l’erosione dei terreni e delle coste
• Per fabbisogni energetici
• Come risorse rinnovabili (legno fibre tessili)
• Per guarire (piante medicinali)
Botanica: studio delle piante (dal greco botane che significa erba, pianta)
Botanica generale: caratteri comuni delle piante
Botanica sistematica: classificazione del regno vegetale, caratteristiche dei singoli gruppi
Biologia vegetali: anatomia e fisiologia della pianta
La pianta: un laboratorio chimico straordinario
In una pianta sono presenti migliaia di composti con ruolo definito
Metaboliti primari: costituenti generali nel processo foto sintetico utili per i processi vitali della
pianta (carboidrati, lipidi, proteine e acidi nucleici, acidi carbossilici, aminoacidi). Fungono da
precursori per i metaboliti secondari.
Metaboliti secondari: costituenti chimici della pianta, con una distribuzione più limitata rispetto ai
primari, sintetizzati da cellule specializzate con rese molto basse (composti fenolici, terpenoidi,
alcaloidi)
• Possono essere specifici di una specie di un genere o di una famiglia botanica.sono coinvolti nel
processo di evoluzione
• Possono essere utilizzati come marker per la classificazione sistematica
Piante medicinali: terminologia
Pianta medicinali: è ogni vegetale che contiene, in uno o più dei suoi organi, sostanze che possono
essere usate a fini terapeutici o che sono i precursori per emisintesi farmaceutiche
Pianta officinale: ogni pianta impiegata nelle officine farmaceutiche (laboratorio o industrie) per la
produzione delle specialità medicinali, sono elencate nella F. U delle varie nazioni. Nella F. U
italiana le piante officinali sono 66 . La circolare M. S n1 dell 9-01-1981 consente al solo farmacista
ed in farmacia le vendite e la preparazione in dose forma medicamentosa di prodotti semplici o
composti a base di piante medicinali a comprovata attività
Droga: pianta medicinale e o officinale o parte della pianta (bulbi, radice, foglie, eccetera.) O un
suo estratto, più ricchi in principio attivo e utilizzati a scopi farmaceutici (in inglese drug) l’inglese
drug significa farmaco droga Spezia.
Nuova terminologia: materia prima vegetale di interesse farmaceutico
Tempo balsamico: momento in cui una qualsiasi pianta raggiunge il massimo contenuto in principi
attivi.
Es.: Digitalis lanata ha T.B. al 2° anno di vita. Può essere indicato con i numeri romani che si
riferiscono al mese; es. T.B. II: il tempo balsamico della pianta è in febbraio.
In un una pianta sono presenti migliaia di composti, con ruolo definito
• Metaboliti primari: costituenti generati nel processo fotosintetico, utili per i processi vitali della 1
pianta (carboidrati, lipidi, proteine, acidi nucleici, acidi carbossilici, amminoacidi). Fungono da
precursori per i metaboliti secondari.
• Metaboliti secondari: costituenti chimici della pianta, con una distribuzione più limitata rispetto
ai primari, sintetizzati da cellule specializzate con rese molto basse (composti fenolici, terpenoidi,
alcaloidi). Possono essere specifici di una specie, di un genere o di una famiglia botanica. Sono
coinvolti nel processo di evoluzione. Possono essere utilizzati come marker per la classificazione
sistematica.
Relazione pianta uomo:
• Principio attivo: sostanza presente nella pianta, attiva dal punto di vista farmaceutico o biologico.
• Fitocomplesso : insieme di più principi attivi della pianta; può essere più efficace del singolo
principio attivo per fenomeni di sinergismo.
L’importanza della classificazione
Classificare: fare ordine raggruppando elementi in categorie omogenee.
Tassonomia o Scienza della classificazione: stabilisce i criteri per raggruppare in un ordine logico
le diversità del mondo naturale.
La Sistematica è una scienza in continua evoluzione. Inizialmente i vegetali venivano classificati in
base all’uso (medicinale, alimentare, tintorio, ecc.), in seguito a caratteri morfologici,
infine a caratteri filogenetici legati all’origine e all’evoluzione di una specie.
Oggi prevale il criterio morfologico-filogenetico. Le piante medicinali possono essere catalogate,
in base alla necessità, secondo criteri morfologici (struttura della pianta o della droga), chimici
(contenuto di principi attivi), farmacologici (attività)
ed evolutivi.
• Genere salvia: circa 1000 specie
• Famiglia: lamiaceae o labiate: 236 generi e piu di
6000 specie
L’unità tassonomica elementare delle piante è la
specie, indicata da un binomio secondo la
nomenclatura binomia di Linneo:
Organismi fotosintetici e acqua
Tallophyta
• Organismi il cu corpo è denominato tallo
• Nel tallo l’acqua può passare in qualsiasi punto della super\cie (equilibrio statico). Tipico di piante
acquatiche.
Cormophyta 2
• Organismi il cui corpo è denominato cormo.
• Nel cormo l’acqua entra e fuoriesce da zone diverse del corpo (equilibrio dinamico), specializzate
all’assorbimento e alla traspirazione. Tipico di piante terrestri.
Tallophyta:
- Batteri
- Alghe azzurre (cianobatteri)
- Alghe
- Funghi
Cormophyta:
- Briophyta—> piante terrestri non vascolari: sono le piante terresti più semplici, comprendono i
muschi
- Pteridophyta—> piante terrestri vascolari: presentano tessuti vascolari per il trasporto di acqua e
Sali minerali (hanno trachee e tracheidi)
Cromofite di interesse farmaceutico:
Spermatophyta
Spermatofite (o Fanerogame): Piante vascolari che producono il seme. Il seme è costituito
dall’embrione (in condizioni di vita latente, può sopravvivere a lungo), sostanze di riserva
(necessarie allo sviluppo della plantula) e tegumenti (protezione). Il seme deriva dall’ovulo
(sporotecio femminile) in seguito alla fecondazione.
Angiospermae:classificazione 3
La classificazione delle Angiospermae ha subito
revisioni in seguito a nuovi studi, soprattutto
biomolecolari.
Monocotiledoni e dicotiledoni
Cotiledone: foglia embrionale carnosa, presente nei
semi delle Angiosperme
Organismi autotrofi: capaci di sintetizzare le molecole
organiche necessarie partendo da sostanze
inorganiche.
Organismi eterotrofi: incapaci di sintetizzare le
molecole organiche necessarie partendo da sostanze
inorganiche, quindi le trovano in altri organismi.
Saprofiti: prendono le sostanze da organismi in decomposizione, non viventi; Es. batteri che
determinano la putrefazione, lieviti, muffe, funghi responsabili della decomposizione
Parassiti: prendono sostanze da organismi viventi Nel regno animale abbiamo organismi eterotrofi
nel regno vegetale abbiamo sia eterotrofi che autotrofi
Cos’è una pianta?
Una pianta è un organismo molto diverso da un organismo animale.
• Non dipende dagli animali, è un organismo autotrofo (si nutre di sostanze inorganiche e usa come
fonte di energia la luce solare).
• È ancorato al terreno, la sua crescita è indefinita, presenta massima superficie e minimo volume,
si integra fortemente con l’ambiente, reagisce agli stimoli ambientali.
• Le sue cellule sono più complesse di quelle animali, i tessuti sono più semplici, gli organi sono
pochi (foglia, fusto, radice) ma più plastici, produce metaboliti primari e metaboliti secondari.
• La sua cellula è totipotente, ossia capace di generare un intero individuo.
Teoria cellulare
• Tutti i viventi sono formati da una o più cellule
• Le cellule sono le unità fondamentali di ogni organismo
• Tutte le cellule derivano da altre cellule.
La struttura attuale delle cellule deriva dall’evoluzione di organismi viventi fin dai primordi della
vita sulla Terra e dall’intersecazione delle linee evolutive. La ricostruzione dell’albero evolutivo è
sempre in continuo cambiamento in relazione allo sviluppo di nuove conoscenze.
Ipotesi endosimbiontica
Nel precambriano (~4.6 miliardi di anni fa) un batterio aerobio è stato inglobato da un batterio
anaerobio, con mutuo vantaggio. Nel tempo il materiale genetico del batterio ospite è stato
inglobato nel nucleo del batterio ospitante, dando origine alla cellula eucariotica.
La cellula vegetale
È l’unità biologica che sintetizza e/o accumula i principi attivi. Produce metaboliti di due tipi:
primari (indispensabili alla vita cellulare);
• secondari (non indispensabili, ma funzionali all’ecologia/relazioni).
• 4
Tipica degli eucarioti è la compartimentazione: i processi metabolici avvengono in organelli
delimitati da membrane semplici o doppie; nei procarioti, invece, le reazioni avvengono nel
citoplasma o sulle membrane. La compartimentazione aumenta la superficie interna utile agli
scambi e rende i processi più efficienti.
Cellula vegetale vs cellula animale
Le cellule vegetali variano per forma e sono in media più grandi (≈30–50 μm; esistono cellule
giganti come le fibre di canapa) rispetto a quelle animali (≈10–20 μm). La cellula vegetale possiede
parete cellulare, plastidi e vacuolo e mostra differenze anche in apparato di Golgi e reticolo
endoplasmatico. In genere contiene un nucleo, circa ~20 plastidi, numerosi corpi del Golgi, circa
700 mitocondri, vacuolo, cloroplasti, parete e circa 500.000 ribosomi.
A livello d’organismo, le piante sono prive di mobilità attiva, possono essere auto/eterotrofe, hanno
grande superficie esterna, sviluppo embrionale indefinito (cellule totipotenti) e mancano di SNC; gli
animali hanno movimento attivo, sono eterotrofi, presentano grande superficie interna, sviluppo
embrionale che si conclude presto e un sistema nervoso centrale. 5
PLASTIDI
I plastidi sono organelli esclusivi delle cellule vegetali, localizzati nel citoplasma (spesso paralleli
alla parete), di forma per lo più ovoidale. Ogni cellula ne possiede tipicamente 10–100 (fino a
~500.000 per mm² di foglia). Sono coinvolti in fotosintesi e accumulo e sono semi-autonomi:
possiedono DNA circolare, enzimi e ribosomi 70S; si moltiplicano per scissione. Sono delimitati da
doppia membrana e derivano da proplastidi presenti nelle cellule meristematiche; quando il tessuto
si differenzia, i proplastidi si trasformano nei diversi plastidi maturi.
Proplastidi e differenziamenti
Il destino dei proplastidi dipende da organo e luce. Nelle radici (organo sotterraneo non
fotosintetico) si formano amiloplasti per la riserva d’amido; nelle parti verdi e in presenza di luce
diventano cloroplasti. Al buio la sintesi di clorofilla si blocca a protoclorofilla: lo sviluppo resta
incompleto e compaiono ezioplasti (tessuti eziolati: giallognoli, fusto allungato e fragile). Gli
ezioplasti possono trasformarsi in cloroplasti alla luce, ma non sono la forma fisiologicamente
giovanile (che resta il proplastidio).
Le interconversioni sono possibili tra leucoplasti e cloroplasti; i cromoplasti, invece, non ritornano
ad altre forme. L’epidermide in genere non forma cloroplasti neppure alla luce; anche se illuminata,
la radice sviluppa soprattutto leucoplasti.
CLOROPLASTI: dove si trovano e come sono fatti
Sono gli organelli della fotosintesi e si trovano nei parenchimi clorofilliani delle foglie e alla
periferia dei fusti giovani. Sono verdi per la clorofilla; nelle piante superiori hanno forma di lente
biconvessa (forme variabili in piante inferiori e alghe) e sono in numero di ~20–80 per cellula.
La struttura comprende una doppia membrana (esterna più permeabile; interna con permeasi; tra le
due lo spazio intermembrana), lo stroma e il sistema dei tilacoidi. Nello stroma si trovano DNA
(fibrille), ribosomi 70S, granuli di amido, plastoglobuli e molti enzimi, tra cui quelli per ciclo C3
(Calvin), sintesi/degradazione amido, sintesi acidi grassi, sintesi e conversione di amminoacidi,
sintesi di purine/pirimidine/pentosi e riduzione/assimilazione dell’azoto e del carbonio (es. nitrito
reduttasi, glutammina sintetasi, glutammico deidrogenasi NADP-dipendente). Qui è presente anche
la Rubisco, la proteina più abbondante del cloroplasto (e della biosfera).
I tilacoidi sono cisterne membranose appiattite, organizzate in grana (pile di tilacoidi piccoli)
connessi da tilacoidi stromatici più lunghi: il lume tilacoidale è continuo. Nei grana si trovano i
fotosistemi I e II, mentre nei tilacoidi stromatici prevale il fotosistema I. In queste membrane
avvengono le reazioni luminose (trasporto elettronico e fosforilazione). In media ci sono ~30–70
grana per cloroplasto, ciascuno con ~10–100 tilacoidi.
Amido primario (di assimilazione)
Durante la fotosintesi gli zuccheri prodotti possono eccedere la velocità di traslocazione e vengono
temporaneamente convertiti in amido primario all’interno del cloroplasto (granuli piccoli, vita
breve). Di notte questo amido è idrolizzato e gli zuccheri riforniscono i tessuti di riserva.
Composizione del cloroplasto
Circa 40–60% proteine, 20–30% lipidi (steroli, fosfo- e glicolipidi), 5–10% clorofille (a ~75%, b
~25%), carotenoidi (xantofille ~75%, caroteni ~25%), 2–7% acidi nucleici (RNA e DNA), sali
minerali (K, Mg, Ca, Na, Mn) e amido. 6
Clorofille
Sono pigmenti fotosintetici; la clorofilla a e la clorofilla b differiscono per un sostituente laterale (–
CH₃ nella a, –CHO nella b). Ogni molecola ha un anello porfirinico con Mg centrale (che assorbe
luce visibile) e una coda di fitolo idrofoba che ancora il pigmento alle membrane tilacoidali.
LEUCOPLASTI E AMILOPLASTI
I leucoplasti sono plastidi incolori con funzione di riserva nei tessuti non illuminati (radici, rizomi,
tuberi) e nei semi; condensano i prodotti della fotosintesi. In base alla riserva distinguiamo:
amiloplasti (amido secondario),
• lipidoplasti/elaioplasti (lipidi),
• proteoplasti (proteine, anche in cristalli aghiformi).
•
Gli amiloplasti hanno organizzazione interna più semplice dei cloroplasti (stroma con pochissimi
tilacoidi) e accumulano amido secondario derivato sia dalla traslocazione del glucosio sia dalla
demolizione dell’amido primario prodotto nei cloroplasti. Al microscopio a luce polarizzata i
granuli di amido appaiono birifrangenti con una caratteristica croce nera centrata sull’ilo (punto di
nucleazione), utile anche a fini farmacognostici. Le dimensioni variano da 1 a 150 μm e le forme
sono diverse (sferiche, ovali, poliedriche). I granuli possono essere semplici (un solo ilo) o
composti (fusione di più granuli).
L’amido è un polisaccaride di α-glucosio: i granuli sono insolubili in acqua fredda e in acqua
calda (50–70 °C) rigonfiano formando la salda d’amido. È composto da amilosio (polimero lineare
con legami α(1→4), elicoidale) e amilopectina (ramificata con α(1→4) e α(1→6)), con
amilopectina prevalente (~70–80%). Nella pianta, l’amido di radici/fusto sostiene l’attività
vegetativa (es. nuova chioma), quello del seme alimenta germinazione e sviluppo della plantula.
CROMOPLASTI: funzione, struttura e origine
I cromoplasti sono plastidi non fotosintetici ricchi di carotenoidi (caroteni e xantofille) che
conferiscono colorazioni gialle, arancioni e rosse a petali, frutti e talvolta radici (es. carota). La
colorazione ha un ruolo ecologico: favorisce l’impollinazione e la disseminazione attirando animali,
e può concorrere alla difesa (funzioni vessillari).
Dal punto di vista strutturale sono avvolti da doppia membrana e accumulano pigmenti in globuli
lipidici; hanno lipidi ~58%, proteine ~22% e RNA ~3,3%, con attività metabolica più bassa dei
cloroplasti (i cromoplasti rappresentano spesso uno stadio senescente dei plastidi). L’origine può
essere da cloroplasti (degradazione della clorofilla, sintesi di carotenoidi, perdita delle lamelle e
comparsa di globuli lipidici) oppure da leucoplasti (es. carota). La trasformazione verso cromoplasti
è irreversibile.
Tra i pigmenti, le xantofille danno i toni gialli e i caroteni gli arancioni; i carotenoidi sono
importanti anche in ambito farmaceutico (precursori della vitamina A e con attività antiossidanti). 7
IL VACUOLO
I vacuoli sono vescicole tondeggianti presenti all’interno della cellula, ripiene di una soluzione
acquosa chiamata succo vacuolare. Sono delimitati da una membrana singola, il tonoplasto, di
natura lipoproteica e simile al plasmalemma. Questa membrana è più resistente del plasmalemma
alle soluzioni di urea, il che permette di isolare i vacuoli dal citoplasma. Nelle cellule giovani, i
vacuoli sono numerosi e piccoli, ma con l’accrescimento della cellula tendono a fondersi, formando
spesso un vacuolo centrale che può occupare fino al 90% dello spazio citoplasmatico.
L’origine dei vacuoli sembra derivare dai provacuoli, piccole vescicole appartenenti al complesso
GERL (Golgi, Reticolo endoplasmatico e Lisosomi). I provacuoli avvolgono porzioni di citoplasma
come sbarre di una gabbia; i tubuli si fondono isolando completamente il citoplasma inglobato. La
membrana interna della gabbia e il citoplasma inglobato vengono successivamente degradati da
enzimi lisosomiali. I piccoli vacuoli così formati possono poi fondersi, generando vacuoli più
grandi.
Funzioni del vacuolo
I vacuoli svolgono numerose funzioni essenziali per la cellula vegetale. Tra queste, la funzione di
riserva permette l’accumulo di zuccheri, acidi organici, proteine, sali minerali e metaboliti
secondari prodotti in eccesso nel citoplasma. Queste sostanze possono essere modificate da enzimi
interni e successivamente riutilizzate dentro o fuori dalla cellula.
Un’altra funzione importante è quella di escrezione dei materiali di rifiuto: la pianta, priva di
apparati escretori, deposita i prodotti di scarto nei vacuoli, rendendoli inoffensivi. Il vacuolo agisce
anche come “tappabuchi”: durante la crescita cellulare, il vacuolo riempie gli spazi vuo
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