Seminario "Le democrazie illiberali" 14 marzo
Lo scopo è quello di mostrare da un punto di vista giuridico cosa avviene in questi paesi cd delle "democrazie illiberali".
Le transizioni
Solo in un secondo momento i giuristi hanno iniziato a interessarsi delle transizioni. La transizione è l’intervallo che si estende tra un regime politico e un altro. È il ponte che unisce un regime politico ad un altro. Ma non è l’unico tipo di transizione che esiste quella democratica. Vi è anche la transizione autocratica (passaggio da un regime liberale ad uno fascista). Vi può poi essere una transizione da un regime autoritario ad un altro regime autoritario (in Afghanistan). Oppure vi è la transizione da un regime autoritario ad un regime ibrido (es. Marocco, Giordania).
Samuel Huntington è autore di un volume dal titolo "La terza ondata", processi di democratizzazione nel XXI secolo. Quando Huntington parla di democratizzazione parla di un periodo di tempo in cui molti paesi hanno abbandonato un regime autoritario in favore della democrazia.
Le tre ondate di democratizzazione
- 1828-1926: Caratterizzata dalla graduale situazione del mondo politico, soprattutto per ciò che riguarda il diritto di voto. Parliamo di tre ordinamenti in particolare: Inghilterra, Francia e USA. Nel 1870 viene riconosciuto negli USA il diritto di voto agli afroamericani; nel 1920 alle donne.
- 1943-1962: Caratterizzata dalla sconfitta militare di alcuni regimi autoritari. In questa seconda ondata abbiamo l’installazione di democrazie anche in alcuni paesi africani e asiatici. In Italia, Germania e Giappone queste transizioni hanno effettivamente successo. Nei paesi africani e asiatici invece la democrazia non dura, e si ritorna con "l’ondata di riflusso" ad un nuovo regime autoritario.
- 1974: Viene meno il regime in Portogallo di Salazar. Pochissimi mesi dopo c’è anche la fine del regime dei colonnelli in Grecia, e l’anno dopo muore Francisco Franco. Durante gli anni '70 molti altri paesi dell’Europa orientale, così come paesi africani effettuano una transizione verso un regime democratico.
Huntington pubblica il libro nel 1981. Gran parte della letteratura dava per scontato che la democrazia avrebbe avuto successo globalmente. Nel 1992 viene pubblicato il saggio "La fine della storia e l’ultimo uomo", in cui si dice che l’espansione della democrazia sarà inevitabile, ci sarà un vero e proprio successo della democrazia.
All’inizio del nuovo millennio il numero degli ordinamenti democratici continuava a salire, fino ad arrivare al 2005 in cui il numero di regimi che possono essere qualificati come democratici erano maggiori.
Frido Mouse e la democrazia globale
Frido Mouse è un’organizzazione che ogni anno si occupa di identificare qual è, in ciascun paese del mondo, l’effettivo godimento dei diritti fondamentali. Esso dice che a partire dal 2006 il numero degli ordinamenti democratici ha cessato di aumentare. Negli ultimi 16 anni sono aumentati i regimi democratici. Frido Mouse parla di regimi liberi, non liberi e solo parzialmente liberi. Frido Mouse dice che il 38.4% della popolazione mondiale vive in paesi non liberi. Il 41,3% in paesi parzialmente liberi e solo il 20% in paesi liberi.
Il concetto di democrazia difettosa
"Regresso della democrazia", "fallimento della costruzione", "democrazia difettosa". È un concetto che è ben consolidato sia a livello di relazioni internazionali che a livello di letterature. Nel 2010-2011, le Primavere Arabe hanno portato alla pubblicazione di saggi che descrivono la quarta ondata. Questi autori non hanno tenuto in considerazione la seconda caratteristica: non si sa quale sarà la fine di questi processi. Sappiamo quando iniziano questi processi, ma non quando finiranno. Non sappiamo se la transizione sfocerà in una democrazia o in un regime autoritario. La Tunisia era l’unico paese arabo definito come libero, ma anch’esso è diventato "parzialmente libero".
L'involuzione liberale
Come avvengono questi processi di involuzione liberale? La risposta ce la danno due autori americani: Tom Ginzburg e Huq. Spiegano cosa avviene negli ultimi anni quando vi sono queste transizioni. Vi sono due strade:
- Il percorso veloce: Si riferisce al collasso autoritario. È un processo immediato, in cui nel giro di pochissimo tempo vi è un vero e proprio collasso autoritario. Ad esempio in Cile, con il colpo di stato. Il colpo di stato è il collasso autoritario di cui parlano gli autori. Per molti decenni, fino a 20 anni fa, il colpo di stato era lo strumento principale per l’istituzione di regimi illiberali. Oggi non avviene più. Rispetto alle decine di colpi di stato che avvenivano fino a non molto tempo fa, oggi sono molto più radi (es. Myanmar, l’anno scorso). Tra il 2020 e il 2022 ci sono stati diversi colpi di stato.
- Un cammino lento di erosione democratica: Si intende un processo di decadimento dei tre elementi costitutivi della democrazia: elezioni, diritti fondamentali e stato di diritto. Non c’è un collasso democratico, ma c’è una corrosione lenta. È avvenuto in Polonia, in Ungheria e nella Russia di Putin, il Brasile.
Democrazie illiberali: un concetto chiave
Democrazie illiberali diventa un concetto chiave grazie all’articolo di un politologo americano. È un concetto molto complesso. È un’espressione per riassumere l’idea di regime ibrido, cioè di un regime in cui convivono elementi tipici di una democrazia, tra cui ‘elezioni libere e competitive’, ma dall’altro lato elementi tipici di un regime non democratico, come debole separazione dei poteri, debole affermazione dei diritti fondamentali. Spesso anche in seguito all’elezioni di questi leader, continuano ad esserci un importante grado di libertà. Ad es. Orban ha perso elezioni a livello locale, a Budapest. Kaczyński non ha mai ottenuto la maggioranza unitaria per poter modificare la costituzione.
Le elezioni sono fondamentali per il leader populista, che vuole consolidare il potere proprio attraverso le elezioni. Qui ci sono le elezioni, il leader vuole avere l’appoggio del popolo per ottenere i suoi fini. Tradizionalmente, fino a pochi anni fa, la classica dicotomia era quella tra regimi democratici e non democratici, adesso questa distinzione non è più sufficiente. Il Marocco è dal 1999 che può essere qualificato come regime ibrido. La Russia di Putin ormai è 30 anni che può essere definita come regime ibrido, così come la Turchia. La tradizionale bipartizione non è più sufficiente. Bisogna aggiungere anche il terzo genus, quello delle democrazie illiberali.
Sono purtroppo poche le sedi in cui si parla delle crisi di queste democrazie. È diventato quasi un vanto dire che l’ordinamento non è democratico. 17 marzo
Il populismo
È stato analizzato, esaminato da tantissimi. Due testi importanti: Io, il popolo e Oxford. Il populismo è un fenomeno che troviamo già forte nel corso della seconda metà dell’800. Gli studiosi lo identificano come un processo di reazione contro i processi di democratizzazione oppure parlavano di populismo riferendosi ai fenomeni di trasformazione della democrazia.
Il populismo nasce in Russia e in USA; il significato che esso assume in questi due paesi è totalmente diverso. In Russia ha rappresentato la voce degli intellettuali che immaginavano una comunità agraria incontaminata. In USA invece il populismo nasce per difendere la costituzione. Il populismo è anticasta. Il populismo attecchisce successivamente in America latina dove acquisisce una particolare forza. L’idea del populismo in America latina era quella di difendere le fasce medie della popolazione. È proprio in America latina che per la prima volta il populismo diventa una vera e propria forza di governo; il populismo sale al potere.
Quando parliamo di populismo bisogna distinguere due aspetti: il populismo come protesta e il populismo come forza di governo. Infine, ai primi del ‘900, il populismo arriva anche in Europa. Esso arriva soprattutto con la crescita esponenziale del nazionalismo. Questa forma di populismo diventerà in alcuni casi in regimi autoritari (nazionalsocialismo in Germania e fascismo in Italia). Non necessariamente il populismo si trasforma, può rimanere anche a cavallo di autocrazia e democrazia. Il populismo è un processo che si differenzia a seconda di dove si colloca. Alcuni autori ritengono che infatti si debba parlare di populismi e non di populismo.
Caratteristiche del populismo
La prima caratteristica è l’opposizione alle caste (USA, ‘800). Da questo punto di vista Trump, nel discorso di insediamento, diceva che per troppo tempo un piccolo gruppo ha raccolto i frutti del governo. Questo è un discorso populista all’ennesima potenza. Innanzitutto l’anticasta, l’essere l’antipartito, l’opposizione all’estrangement (l’incapacità delle élite di fare gli interessi dei cittadini). In questo discorso di Trump troviamo il nucleo del populismo: l’ethnos (nazione), demos (popolo). Questi idea dell’antiestagement. Il primo luglio 2018 viene eletto Salvini come ministro dell’Interno. Il leader populista vuole creare questo contrasto tra popolo ed élite.
Il secondo elemento è la relazione diretta tra leader populista e popolo. Perché ci sia populismo c’è bisogno che ci sia un leader. Quando si parla di popolo, il leader populista si riferisce al suo popolo, alla parte giusta del popolo. Proprio perché il leader populista vuole realizzare questa relazione odia tutti gli ostacoli che si frappongono tra lui e il popolo. Questi ostacoli sono ad esempio i sindacati, i partiti politici tradizionali, le organizzazioni sovranazionali (come l’UE), e tutti quei meccanismi di freni e contrappesi che caratterizzano una democrazia. Il leader populista ha trovato terreno fertile; se andiamo a leggere le opinioni c’è una fortissima insofferenza per tutto ciò. Secondo un rapporto del 2020 del Censis, il 48% è favorevole ad un leader populista. Ciò è sintomatico del fatto che una parte della popolazione è stanca dei tempi della democrazia. Il populista vive di questa sfiducia.
Anche le forme sono cambiate: un tempo per riuscire a creare questo rapporto diretto era importante utilizzare il mezzo televisivo. Oggi ciò che conta è l’utilizzo dei social media, che permettono al leader di creare questa relazione diretta. Non è più necessario avere un forte partito alle spalle o avere la direzione di programmi televisivi. Chiunque, in qualsiasi momento, se riesce ad ottenere visibilità, si può perfettamente proporre come leader populista. Non c’è più bisogno di strutture forti alle spalle.
Il terzo punto del populismo è la messa in discussione della democrazia rappresentativa. L’esempio è quello del movimento cinque stelle, che ha messo in discussione il principio della democrazia rappresentativa. Il movimento cinque stelle degli esordi era un movimento che aveva posto in discussione la democrazia rappresentativa. A Bologna, in piazza maggiore, Beppe Grillo aveva mandato a quel paese tutta la classe politica. Si è passati dai modi di Grillo a una serie di proposte parlamentari per sostituire la democrazia rappresentativa con la democrazia diretta. Esempio di democrazia diretta sono le consultazioni popolari che vengono effettuate con la piattaforma Rousseau dal movimento cinque stelle, mediante le quali si è deciso se il movimento avrebbe dovuto andare al governo con Monti. Altra espressione di democrazia diretta è il taglio dei parlamentari. Si ritiene che essi siano un costo, che non facciano quello per cui sono chiamati a fare. Cosa che è avvenuta nel 2020. Negli ultimi anni, anche in seguito alla crisi del movimento stesso, l’idea della democrazia diretta è venuto un po’ meno.
Il leader populista si vuole porre come uno del popolo. Vi è l’idea del leader populista come cittadino qualsiasi. L’esempio perfetto è Salvini. Viene eletto ministro dell’interno, e gli viene rimproverato di non essere presente spesso al Viminale. Egli risponde che è in mezzo alla gente per fare i loro interessi. È il leader che non appartiene alla casta ma vuole essere come un cittadino ordinario. Il principio di rappresentanza viene sostituito con il principio di somiglianza. L’idea è “io sono come voi”. Altro leader è Putin. Il concetto di demos (di popolo) utilizzato dal populismo è un concetto che viene travolto.
Penultimo punto, il populismo si pone al di là dei partiti tradizionali. Molti di questi movimenti non utilizzano il nome di “partito”. L’idea di partito è un qualcosa che attraversa una crisi impressionante. Il movimento cinque stelle non dirà mai se è di centro destra o centro sinistra, dirà che è al di là di destra e sinistra. Una volta saliti al potere, questi partiti cessano di essere forze antipartito per diventare partiti a tutti gli effetti. Il fenomeno di transfobismo ha assunto un valore tale che si è affermato il divieto di cambiare partito.
Ultima caratteristica è la dicotomia, che si è sviluppata da Karl Schimdt, nemico/amico. È l’idea per cui da un lato ci sono i miei amici, dall’altro lato tutti gli altri non sono dei rivali, sono proprio dei nemici. Il nemico è ad esempio l’Unione Europea, le organizzazioni sovranazionali, il giornalismo indipendente, a carta stampata, sono tutti coloro che non la pensano “come me”. Da un lato ci sono i buoni, dall’altro lato ci sono i cattivi.
Strumenti del populismo
Quali sono gli strumenti di cui si avvale il populismo? Tutti i discorsi che Putin ha fatto dall’inizio della guerra sono tutti discorsi fondati sul dato "amico/nemico".
Strumenti giuridici del populismo
Il leader populista sale al governo e ha la maggioranza per cambiare la costituzione. Appena può riforma la costituzione. La riforma costituzionale è il principale obiettivo del leader populista. Ungheria, Orban cancella la vecchia costituzione per sostituirla con una nuova. Turchia, Erdogan fa lo stesso. Russia, Putin adotta una riforma cost che gli permette di restare al governo fino al 2036. Si tratta di una riforma costituzionale non finalizzata ad un rafforzamento della separazione dei poteri, ma essa è finalizzata ad esempio a limitare alcune libertà fondamentali. Si è parlato a proposito di “abusive constitutionalism”.
Il populismo è come un parassita, si serve delle istituzioni democratiche per i propri fini, non le distrugge ma le sfigura completamente. La corte cost diventa un organo a servizio del regime, per dare una cornice di legittimità alle decisioni del regime. Il regime populista non elimina niente a livello formale (non viene eliminata la magistratura o la corte cost), ma cambia il significato. Questo è ancora più evidente quando il leader non ha la maggioranza per cambiare la costituzione, ma utilizza le leggi ordinarie.
L’esempio tipico è quello della Polonia. Kaczyński prende il potere, a quel punto riempie la corte cost di giudici a lui leali, a quel punto può adottare qualsiasi legge che formalmente è incostituzionale ma che la corte non dichiarerà incostituzionale. Vengono così adottate leggi ordinarie che contraddicono la costituzione. In tantissimi casi questi regimi populisti si collocano a cavallo tra democrazia e autoritarismi.
Elezioni: un regime populista non è autoritario, perché in un regime populista ci sono delle elezioni, che sono ragionevolmente libere. I brogli che esistono non sono in grado comunque di esercitare un impatto tale da rendere il voto un farsa (es. Orban ha perso le elezioni anni fa, in un regime dittatoriale non sarebbe mai accaduto). Il problema è che è debole la separazione dei poteri, la protezione dei diritti fondamentali, la libertà di informazione, la libertà di stampa. In un regime autoritario tout court la libertà di movimento, di espressione è sostanzialmente inesistente. Lo sciopero è considerato un reato, non c’è opposizione. Sul banco del Parlamento non ci sono persone che votano contro le decisioni del regime.
Il populismo può sfociare in un regime autoritario vero e proprio, come in Russia. In Italia, indipendentemente dalle simpatie che possiamo avere, il governo non è mai stato di stampo illiberale. Il populismo si può trovare sia all’interno di regimi illiberali (Venezuela, Russia) sia all’interno di democrazie affermate (come in Italia). Il populismo può anche innestarsi anche in democrazie consolidate. Il populismo si colloca a metà fra democrazia e autoritarismo. In alcuni casi ci può essere una deriva in senso illiberale (come in Italia con Mussolini).
Le ragioni del populismo
- Sfiducia nella classe politica – considerata corrotta, incompetente etc.
- Nazionalismo non costruttivo – con collegamento al fenomeno dell’immigrazione.
- Crisi economica – nel periodo in cui nasce maggiormente il populismo (2010) si ha la più grande crisi mondiale (2008-9).
- Crisi della democrazia rappresentativa in generale – collegato alla sfiducia nella classe politica che appunto “rappresenta”.
- La non piena realizzazione delle promesse in materia di giustizia sociale.
- Struttura del testo costituzionale – una costituzione di per sé non può impedire la costituzione di una dittatura (cit. Sadurski). Inoltre alcune strutture costituzionali non tutelano abbastanza o addirittura manca una cultura costituzionale.
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