PROSPETTIVE DI GENERE NELL’ARTE
CONTEMPORANEA:
19 LA LEGGE ITALIANA CONSIDERA LA CONTRACCEZIONE REATO CONTRO LA STIRPE.
66
19 NEL DIRITTO DI FAMIGLIA L'UOMO HA ANCORA L'ESCLUSIVO DIRITTO ALLA PATRIA POTESTA'.
67
19 APPROVAZIONE DELLA LEGGE SUL DIVORZIO.
70
19 LEGALIZZAZIONE DELLA PILLOLA CONTRACCETTIVA.
71
19 REFERENDUM SULL'ABROGAZIONE DELLA LEGGE SUL DIVORZIO VINCONO I NO, LA LEGGE RIMANE.
74
19 NUOVO DIRITTO DI FAMIGLIA: STESSI DIRITTI E UGUALI DOVERI PER I CONIUGI.
75
19 APPROVAZIONE DELLA LEGGE SULLA PARITA' DEL LAVORO: UGUALI DIRITTI UGUALI SALARI.
77
19 LEGALIZZAZIONE DELL'ABORTO: APPROVATA LA LEGGE 194.
78
19 ABROGATE LE NORME DEL CODICE PENALE CHE PREVEDONO IL DELITTO D'ONORE.
80
19 REFERENDUM PER L'ABROGAZIONE DELLA 194 . VINCONO I NO, LA LEGGE RIMANE.
81
19 LA VIOLENZA SESSUALE VIENE RICONOSCIUTA COME REATO CONTRO LA PERSONA E NON CONTRO LA
96
20 ACCESO DIBATTITO SUL DISEGNO DI LEGGE PER IL RICONOSCIMENTO LEGALE DELLE COPPIE DI FATTO
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20 INTERVENTI DELLA CHIESA E DI ORGANIZZAZIONI DIVERSE, PER LA MORATORIA DELLA LEGGE 194
08
LEZIONE DEL 01/10/2025:
Analizzeremo anni ’60 e ’70, due decenni vicini tra loro con continuità dal punto di
vista della ricerca artistica, ma anche con delle grandi procedure legate anche alla
nascita del neofemminismo italiano.
I gruppo politico in Italia: 1966, molto piccolo; quindi, in realtà non il fenomeno dei
gruppi del neofemminismo italiano si fanno datare agli anni ’70. C’è una cesura tra i 2
decenni che può essere individuata da una parte della sfera politica, cioè l’idea che il
neofemminismo si diffonde soprattutto nel territorio nazionale, con le sue idee e
questo ha un riflesso molto forte nelle pratiche artistiche ed un altro momento di
cesura è il passaggio di Carla Lonzi da storica e critica d’arte a militante con la
fondazione nel 1970 del gruppo Rivolta Femminile.
I parte del corso analizza le pratiche ’63 – ’70, ’63 è un anno cardine per molte
ragioni nell’arte italiana, anche per la nascita del gruppo 70, nasce nel 1963, che si
incrocia anche con la performance, prende questo nome perché guarda al futuro.
Nasce a Firenze ma in realtà fa parte di una costellazione di ricerche verbo visive che
alla fine degli anni ’50 si diffondono in Italia, perché è interessante da guardare da un
POV di storia dell’arte?
Perché è uno dei primi gruppi italiani all'interno del quale la presenza delle donne è
massiccia, nella costellazione della poesia visiva, molto più che altri fenomeni degli
Arte Povera.
anni ‘60 italiani, ex. Quindi massiccia presenza di donne con opere con
una forte presa di posizione politica anche se non si era ben sviluppato il femminismo.
In molti casi sono artiste che non militano e che non militeranno neanche dopo, che
non aderiscono in senso stretto alla militanza neanche negli anni ’70, ma che nelle
loro opere hanno un modo irriverente nei confronti degli stereotipi di genere, per
questo sono diventate artiste molto guardate sia in Ita che all’estero. EX: Marcucci, La
Rocca, ad oggi sono al Moma, a Parigi, negli ultimi 10 anni hanno avuto una grande
attenzione storiografica, molto più che in passato. Sono studiati sia gli inizi degli anni
’70 sia i cambiamenti, le evoluzioni e che posizioni politiche hanno preso.
Sempre nell’ambito della verbo visualità spicca il nome di Mirella Bentivoglio, sia come
artista che curatrice, a lei si devono alcune delle prime mostre di sole donne, famosa è
rimasta una Biennale del ’78, attraverso lei vedremo le relazioni con gli spazi
espositivi. Vedremo come le artiste militanti e quelle come lei che non è mai stata
militante affrontano il rapporto con le istituzioni dell’arte, rapporto spesso conflittuale,
non sempre accogliente, ma con eccezioni e supporti.
Insieme alla poesia visiva altra tendenza è quella legata alla Pop art: capiremo in che
termini possiamo usarlo in ITA, quali artisti ITA possono entrare nel termine. Vedremo
come la storia dell’arte non segue solo traiettorie filologiche ma anche altri percorsi.
Biennale ’64 importante: viene premiato anche artisti italiani come la
scuola di piazza del popolo sono presenti in più sale, vedremo quante donne anche
hanno partecipato.
Concetti chiave: non tutte le artiste donne trattano soggetti riferibili al femminile,
“questioni femminili”, Tina Maselli è un esempio eclatante: ritrae camion e altre cose
non considerate appannaggio femminile. Questo confronto serve per spiegare un
concetto banale, ma ancora oggi stenta ad essere compreso, cioè che non tutte le
donne parlano di donne.
Solo adesso alcune figure stanno spiccando, come Busanel, Laura Crisi. Anche Busanel
prima dell’installazione ha un esordio nella pop art.
Quindi poesia visiva, anni ’60, pop art: prima parte del corso. Integreremo storia
dell’arte e storia contemporanea, date importi e eventi. Gruppi femministi sono stati
diversi e importanti per la carriera di alcune artiste. Ci sono temi molto a cuore di
alcune artiste. Importante comprendere pratica politica per capire profondamente la
pratica estetica. Tipo la discriminazione verso le artiste madri anche nei gruppi
femministi, tipo gruppi con spazi che non avevano zone per far giocare i bambini.
L’analisi formale è il sottofondo rispetto alla parte politica. La forma ovviamente ha un
senso, ma parliamo del ritorno dei contenuti, che è stato fondamentale per il
femminismo. Siamo con artiste in cui spesso la forma estetica ha valore molto meno
importante del messaggio politico, vedremo opere a metà tra attivismo e l’estetica.
Quindi è qualcosa che tornerà in tutto il corso.
Vedremo: mostre femministe, problema ghetto: se fai mostre solo con artiste donne o
x donne. Cercheremo di capire come si pone la critica rispetto a questo problema. Le
forme di oppressione e discriminazione che spesso vanno a braccetto.
Molti movimenti legati a doppia discriminazione, di classe, razza, abilismo e disabilità
ci sono stati già prima, negli anni ’60 e ’70, a volte è poco generoso quindi dire che
quei due decenni non erano aperti su questo. Anche unione tra movimento femminista
e movimento lesbo.
Una grande cesura negli studi è il 2010, per quanto riguarda Lonzi, negli ultimi 15 anni
c’è stata una fioritura eccezionale dell’arte italiana del ‘900. Molte artiste degli anni
2000 hanno usato Lonzi come riferimento culturale forte delle loro opere, Mariella
Senatore, Chiara Fumai, sono tante le artiste che sono oggi tra i 40 ed i 50 anni, che si
sono affacciate all’arte tra il 2007 – 2008 in poi, un novero di artiste che guardano a
C.L., che portò con sé Carla Accardi poiché fondarono il movimento insieme. Vedremo
anche l’attività politica.
Da collettivo d’arte femminile, che non è un collettivo d’arte, però ci dà il là per
parlare ad un fenomeno anni ’70: collaborazione e la nascita dei gruppi femministi.
Anche Lea Vergine, Bentivoglio, cercheremo di comprendere le differenze, le posizioni,
le credenze, diversissime tra loro.
Ci sarà attenzione per la fotografia e collettivi femministi di fotografe.
LEZIONE DEL 06/10/2025: GRUPPO 70
Poesie e no
Lo spettacolo fu presentato per la prima volta il 4 aprile 1964 al Gabinetto
Scientifico Letterario «G.P. Vieusseux». Prevedeva la lettura di poesie di Giovanni
Giudici, Angelo Guglielmi, Francesco Leonetti, Eugenio Miccini, Elio Pagliarani,
Lamberto Pignotti, Giovanni Raboni, Roberto Roversi, Gianni Toti, accompagnate dalle
musiche di Sylvano Bussotti e Giuseppe Chiari. Nello stesso anno fu messo in scena al
Piccolo Teatro Città di Livorno, dal Centro artistico Il Grattacielo, con cui in quel periodo
collaborava Lucia Marcucci. Lo spettacolo andò in scena con la regia di Enrico Sirello. Il
copione era composto da testi di Giudici, Guglielmi, Leonetti, Miccini, Pagliarani,
Pignotti, Raboni, Roversi, Toti, Vivaldi, cui si aggiungevano brani da autori classici
come Esopo e Shakespeare, liberamente combinati con “estratti” prelevati da riviste e
quotidiani («Il Corriere della Sera», «L’Espresso») e dal «Codice della strada», oltre a
filmati (uno spezzone tratto da “La vita di Hitler”), canzoni di moda, e quattro brani
musicali di Sylvano Bussotti e Giuseppe Chiari.
Dopo queste due prime rappresentazioni lo spettacolo fu messo in scena direttamente
dai componenti del Gruppo 70 (Lamberto Pignotti, Eugenio Miccini, Lucia Marcucci), cui
si aggiunsero anche Antonio Bueno ed Emilio Isgrò, che parteciparono alla
Poesie
manifestazione tenutasi alla libreria Feltrinelli di Roma nel 1965, con il titolo di
e no 3. Poesie e no
A quest’altezza cronologica, si struttura come uno spettacolo
multimediale nel quale vengono attivati differenti linguaggi artistici, mescolati per lo
più a materiali di provenienza bassa. Alla lettura di testi di Pignotti e Miccini, si alterna
la declamazione di notizie giornalistiche e sportive, di articoli del codice della strada,
slogan
di di vario tipo, e di brani di romanzi rosa o fantascientifici, ricombinati in un
insieme volto a provocare e stravolgere lo spettatore; a ciò si accompagna
l'esecuzione delle partiture di Giuseppe Chiari registrate su nastro magnetico a cui si
frappongono spezzoni di canzonette popolari, e suoni concreti. Sulla scena vengono
eseguite contemporaneamente alcune azioni pittoriche realizzate da Lucia Marcucci
che nel corso dello spettacolo affigge manifesti da lei creati, per poi strapparli, e
vengono proiettati film sperimentali; inoltre alla tecnica cinematografica si richiama
esplicitamente il montaggio dei differenti materiali, eseguito attraverso
sovrapposizioni, dissolvenze, sequenze, riprese. Oltre alle prime rappresentazione del
1964, si segnalano alcune sedi e date della manifestazione, alla cui realizzazione
contribuirono in vario modo e in tempi diversi, Lamberto Pignotti, Eugenio Miccini,
Lucia Marcucci, Ketty La Rocca, Luciano Ori, Emilio Isgrò, Antonio Bueno, Giuseppe
Verba Picta. Interrelazione tra testo e immagine nel patrimonio
Chiari. (Progetto
artistico e letterario della seconda metà del Novecento )
Quindi abbiamo una fuoriuscita dagli spazi tradizionali dell'arte, al di fuori del modello
della galleria e un'apertura per spazi alternativi aperti alla multidisciplinarietà. Di
questi eventi abbiamo poca documentazione e su questo le motivazioni sono
molteplici, ma sicuramente la più forte la individua in un’intervista recente Lamberto
Pignotti quando dice “ noi in realtà non avevamo una piena consapevolezza
dell'importanza della fotografia per storicizzare degli eventi o anche per
”, è un gruppo che nasce con delle performance anche estemporanee,
pubblicizzarli
che hanno poca documentazione, spesso artigianale, amatoriale, si tratta di fotografie
che non lasciano intuire o capire perfettamente cosa sta avvenendo sulla scena, quindi
da questo POV sono molto più utili per la ricostruzione di questi eventi le
testimonianze dei pochissimi artisti ancora in vita, Pignotti quest’anno fa 100 anni.
Insieme una serie di volantini, brochure e interventi sulle riviste che raccolgono
interventi importanti che raccolgono convegni di apertura, di esordio del movimento,
quindi per bisogna usa come erano fatte queste serate bisogna usare fonti che non
sono né video, né foto.
Qui ho inserito una descrizione ancora un po' più dettagliata delle varie edizioni, quello
che mi interessa segnalare è questo progetto di ricerca verba? Pitta, progetto portato
avanti anche dall’università di Firenze mette insieme molto rappresentazione relativa
alla verbo visualità degli anni ’60, quindi accedere a questo repertorio di immagini e di
informazioni disponibili online gratuitamente può essere interessante.
La I collana della poesia visiva viene pubblicata nel ‘65, viene curata da Pignotti, che
viene contattato dalla Editore San Pietro, attivo a Bologna e grande sostenitore e
promotore della poesia visiva, vedete il titolo della collana, IL DISSENSO, quindi fin
dall'inizio è molto esplicita, si tratta tavole sciolte, non si tratta di libri in senso stretto,
ma tavole sciolte raccolte in questi contenitori, delle tavole di queste dimensioni
sembrano un po' delle cartoline, all'interno delle quali trovate 5 schede per ogni
artista, una breve presentazione critica fatta dall’artista stesso e quindi è chiamato a
rendere esplicita la poetica e l'introduzione più generale di Mignotti. Sono nomi che
appartengono a mondi anche un po' diversi, Miccini, Pignotti, Sgrò, che per un breve
periodo si associa al Gruppo 70, partecipa alle attività del gruppo, poi perché abbiamo
Balestrini, che appartiene al Gruppo 63, stessa cosa per Giuliani quindi abbiamo
degli Artisti in questo momento abbiamo un’apertura di Pignotti rispetto all’inclusività
della poesia visiva.
Abbiamo anche d’Oliva, che partecipa come artista, i suoi esordi appartengono a
questa fase dell’arte italiana, che sono in continuità con il lavoro del gruppo 70. Già da
questa fase ha un doppio ruolo perché espone sia con dei Collage all'interno delle
mostre di poesia visiva, sia presenta agli artisti ad esempio a Napoli in occasione di
una mostra alla galleria di Napoli, quindi ha già un interesse duplice, però
essenzialmente al momento è un artista poeta verbo visivo, la multidisciplinarietà si
esplica anche attraverso la cine – poesia, per cine poesia si intende un uso della
cinematografia sperimentale basata essenzialmente sul montaggio di pellicole trouve,
sapete che Balchello già praticava, nel 1964 insieme ad Alberto Grifi, produce La
verifica incerta, ma anche in USA, ci sono tanti antecedenti in realtà già negli anni
’30 e ’40 legati al cinema di pellicole.
Da questo POV le neoavanguardie degli anni ’60 vanno a riprendere quella che è l'idea
del montaggio e l’applicano al cinema. VIDEO: due cortometraggi Volerà nel ’70
(1965) | cinepoesia | 16mm | 7’27” Gruppo ’70 (Antonio Bueno, Lucia Marcucci,
Eugenio Miccini, Lamberto Pignotti) e Pugni, pistole e baci (1966) | cinepoesia | 16mm
| 3’59” Lucia Marcucci e Lamberto Pignotti.
Sono cortometraggi che nascono appunto dall'unione di spezzoni di pellicole trovate,
montate insieme, la caratteristica specifica del gruppo 70 è che sono sempre lavori di
gruppo, che a differenza di altri cura anche l’aspetto pubblicitario, il logo 70 gli artisti
lo usano nella maggior parte delle loro manifestazioni, quindi si presentano sempre
all’interno dell’esperienza del gruppo.
Sono film che uniscono il repertorio del cinema hollywoodiano, classico, western e lo
vanno a rimontare in senso incongruo, evidenziando alcune discrepanze della realtà
italiana in quegli anni. In ITA l’età del boom si fa risalire tra il ’57 ed il ’67, ma in realtà
in questi 10 anni sono anni segnati da momenti anche di crisi soprattutto intorno al ’63
– ’64 l’economia italiana ha un rallentamento e iniziano a vedersi sempre di più in
maniera evidente alcune disuguaglianze tra nord e sud del pase, quindi gli artisti del
gruppo 70 insistono sul tema della disuguaglianza sociale e anche sul progresso
tecnologico (immagine razzo nello spazio), il tema dell’allunaggio, della conquista
dello spazio, tema che torna spesso nella poesia visiva, ma messo in associazione alle
piaghe della società del tempo.
Evidenzia come un paese che viaggia a ritmi diversi, da una parte la rivoluzione
sessuale dei costumi che è portata e si lega anche alle uscite, ai balli, alla musica
nuova a un certo tipo di stile e di abitudini di vita che negli anni ‘60 sono cambiati in
maniera sempre più veloce, ma dall'altra la persistenza ancora fortissima di alcuni
pregiudizi e alcune istanze che viaggiano a una velocità diversa.
Come si inserisce Lucia Marcucci all'interno di questo gruppo di poeti verbo visivi?
Lucia Marcucci, Memorie e incanti: extraitinerario autobiografico,
non giocò con le bambole, mai mi atteggiai a bambina, mai ritagliai un vestito, mai
lessi letteratura per bambini, Al contrario, l’unico che mi abbia ostacolato è stato il
mio ex-marito, Enrico Sirello. Pensi che lui disponeva di uno studio a casa, mentre io
ero costretta ad arrangiarmi in cucina. Dopo dieci anni, l’ho lasciato, ho preso mio
figlio e sono tornata dalla mia famiglia. Lucia Marcucci, 2012
Lei vede questo uscire dai canoni ancora abbastanza consolidati negli anni ‘60 di un
matrimonio tradizionale e cattolico, una delle sue rivoluzioni femministe. In varie
interviste racconta che più che abbracciare una pratica femminista ho fatto della mia
vita una rivoluzione contro i canoni borghesi imposti o quantomeno percepiti come
consoni per una donna.
In realtà la posizione di Marcucci sul femminismo è abbastanza ambivalente, anche
interessante per certi aspetti, perché non è la sola, anche La Rocca rimane ai margini
della pratica politica del femminismo, Marcucci lo fa sostenendo in diverse interviste
anche un po' un atteggiamento contraddittorio rispetto a questo, perché da una parte
è pronta a riconoscere che a parità di un uomo, a parità di bravura, per un uomo è più
semplice avere accesso all'interno del mondo; dell'altra dice che ambiva alla parità,
ma non ha alcun tipo di interesse o almeno non particolarmente forte rispetto a quello
che invece sono le istanze portate avanti negli anni ’70 e questo è abbastanza
spiegabile dal punto di vis
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