Appunti di relazioni tra pari ed interventi nella scuola
Lez 2: Il gruppo dei pari
All'interno dei gruppi vi sono due fenomeni che hanno luogo: l'individuo influenza il gruppo (selezione) e il gruppo influenza l'individuo (feedback, valutativo, di persuasione e di modellamento). Quando si parla di omofilia si intende quella tendenza a somigliarsi tra i membri di uno stesso gruppo. Questo avviene per due diversi processi: associazione selettiva o selezione (le persone osservano le persone e poi scelgono selettivamente) e socializzazione (ci si avvicina, ci si frequenta e si diventa sempre più simili). Perché ciò sia possibile è necessaria un'interazione frequente e significativa. Tali meccanismi di influenza riguardano sia i comportamenti negativi (di devianza, antisocialità, criminalità, abuso di sostanze, ecc.) sia quelli positivi (prosociali, di volontariato, ecc.).
All'interno del gruppo ogni membro svolge un ruolo, che può essere molto diverso rispetto ad altri ruoli della vita quotidiana (figlio, genitore, lavoratore, ecc.). Solitamente vi è una vera e propria gerarchia all'interno del gruppo. Lo status sociale non rappresenta una vera e propria caratteristica individuale, necessariamente stabile nel tempo e nei diversi contesti, ma anzi dipende dal gruppo in cui esso viene misurato e può cambiare da un gruppo all'altro. In altri termini, lo status rappresenta la relazione tra l'individuo e un determinato gruppo (Coie e Cillessen, 1993), misurato tramite le tecniche sociometriche.
Chi vuole continuare a far parte del gruppo deve rispettare le norme. Più le abilità sociali sono sviluppate, più si è capaci di adattarsi all'ambiente ed adattarsi alle norme. Per indagare le dinamiche all'interno nei gruppi dei bambini è frequente il metodo delle nomine (sociografia). Esso consiste nel sottoporre domande ai bambini come: "Con chi vorresti fare questo compito di geografia?" Oppure: "Con chi vorresti giocare a ricreazione?" Da qui si delineano un numero di scelte o rifiuti nei confronti dei compagni, i quali a loro volta possono sceglierci o rifiutarci. Certe volte le nomine possono essere "pesate" e messe in ordine di preferenza, ottenendo così un grafico più complesso.
Esempi di domande sociometriche
- Scelta negativa (rifiuti): Tra i tuoi compagni/e di classe, con chi non vorresti svolgere la ricerca di geografia?
- Tra i tuoi compagni/e di classe, con chi non vorresti giocare durante l'intervallo?
Una possibile situazione sociometrica di un alunno/a:
- Reciprocità di scelta: numero di scelte fatte e corrisposte
- Reciprocità di rifiuto: numero di rifiuti fatti e corrisposti
- Indice di espansività: rapporto tra il numero totale delle scelte (S) espresse dal soggetto e il numero totale dei rifiuti (R) espressi dal soggetto. Quando l'indice di espansività (S/R) è < 1, assume un valore negativo, mentre quando è >1, assume un valore positivo (es., 10/7=1.4).
- Indice di percezione di stato: nelle scelte rapporto esistente tra il numero di scelte di cui un individuo ritiene di essere stato oggetto ed il numero delle scelte realmente ottenute. Un individuo ha una buona percezione della qualità delle proprie relazioni in fase di avvicinamento con gli altri (scelte) quanto più il valore di questo indice si avvicina a 1.
Pensare di essere rifiutati ed essere effettivamente rifiutati è diverso dall'essere rifiutati e pensare di essere scelti. Indice di percezione di stato: nei rifiuti rapporto esistente tra il numero di rifiuti di cui un individuo ritiene di essere stato oggetto ed il numero di rifiuti realmente ottenuti. Un individuo ha una buona percezione della qualità delle proprie relazioni in fase di allontanamento dagli altri (rifiuti) quanto più il valore di questo indice si avvicina a 1.
All'inizio della sociometria, la popolarità veniva considerata un continuum unidimensionale che andava da popolare a rifiutato. Successivamente (si vedano, ad esempio, gli studi di Dodge – anni Ottanta) ci si è resi conto della necessità di differenziare individui molto diversi tra loro all'interno della categoria dei bambini poco popolari:
- Rifiutati: sono apertamente rifiutati dai compagni
- Trascurati (neglected): possono non essere popolari ma non sono apertamente rifiutati
Bambini popolari
- Fisicamente attraenti
- Molte interazioni diadiche
- Alti livelli di gioco cooperativo
- Desiderio di condividere
- Abili nel sostenere un'interazione
- Visti come buoni leader
- Poco aggressivi
Bambini rifiutati
- Molti comportamenti distruttivi
- Polemici e antisociali
- Estremamente attivi, loquaci (talkative)
- Frequenti tentativi di approcci sociali
- Poco gioco cooperativo, scarso desiderio di condividere
- Molte attività solitarie
Bambini trascurati
- Timidi
- Raramente aggressivi, si ritirano di fronte alle manifestazioni di aggressività degli altri
- Pochi comportamenti antisociali
- Non assertivi
- Molte attività solitarie
- Evitano le interazioni diadiche
- Passano molto più tempo in grandi gruppi
Lez 3: Punti di debolezza dei sociogrammi
- Gli schemi semplificano la realtà, che è complessa per sua natura
- Categorie eterodeterminate
- Manca la concezione di dinamismo e tempo: si tratta di una fotografia di quel preciso momento e non tiene conto del cambiamento, della dinamica del gruppo, della sua storia.
Strutture relazionali nel gruppo dei pari
Due strutture distinte, ma non necessariamente contrapposte:
- Affiliazione: tutte quelle dimensioni che permettono la coesione, caratterizzata da cooperazione, legami affettivi, armonia, amicizia tra i membri. Riflette la somiglianza tra i membri.
- Dominanza: non per forza concepita negativamente. Caratterizzata da competizione, conflitto, inimicizia. Riflette le relazioni di potere tra i membri del gruppo. Costruisce gerarchie (status) ed è la differenza naturalmente (quasi inevitabile) esistente nella posizione, rispetto al controllo e all'accesso delle risorse, tra i membri di uno stesso gruppo. Le risorse soddisfanno dei particolari bisogni.
Esempi di risorse per cui si compete nel gruppo:
- Relazioni sociali (es., attenzione, affetto, status)
- Compagni di gioco e di relazione (es., pari e adulti)
- Stimolazione fisica e cognitiva (es., un gioco, una relazione intima)
Tra gli individui socialmente dominanti si possono trovare:
- Competitori efficaci (o controllori coercitivi): usano la forza e l'aggressione come strategie privilegiate per ottenere una posizione di dominanza e risorse.
- Bravi cooperatori (o controllori prosociali): raggiungono gli stessi risultati attraverso strategie positive.
- Controllori bistrategici.
Hawley (1999; 2007): Evolutivamente, partendo da età molto giovani, il comportamento sociale si manifesta attraverso strategie coercitive (18 mesi - 3 anni). I comportamenti successivi si differenziano e si accompagnano strategie coercitive a strategie prosociali (teoria della mente, empatia). Dai 4 ai 7 anni si utilizzano sia tecniche coercitive che prosociali. Dopo gli 8 anni chi usa solo strategie coercitive viene definito "bullo" mentre chi usa strategie prosociali viene definito "leader".
Con popolarità percepita si intende uno status basato non su caratteristiche di accettazione, ma di influenza sociale, centralità e visibilità. All'aumentare dell'aggressività percepita diminuisce la preferenza sociale, ma allo stesso tempo si viene anche percepiti come popolari (anche se non si piace agli altri). La posizione di un individuo in un gruppo può essere definita non solo dal grado in cui è accettato e benvoluto (popolarità sociometrica), ma anche dal grado in cui risulta visibile rispetto agli altri membri del gruppo ed è influente sulle opinioni e le decisioni del gruppo (Purkhust & Hopmeier, 1998).
Lez 4: Matteo vs Tommaso: cos'è il bullismo?
Matteo
- Presenta una compromissione in altre aree
- Situazione più strutturata
- Coinvolgimento genitori, insegnanti e pari
- Comportamento di tipo reattivo
- L'aggressione deriva dalle difficoltà personali che prova (difficoltà di autoregolazione)
Tommaso
- Coinvolgimento dei pari
- Alto funzionamento nelle altre aree
- Bullo?
Sulla base delle funzioni del comportamento, l'aggressività si differenzia in:
- Ludica: ha funzione evolutiva e sociale. Si tratta di giochi turbolenti.
- Reattiva: determinata da una reazione psicofisica (aumento battito cardiaco, contrazione muscoli ecc). Si tratta di un comportamento spinto dalla rabbia provata sul momento, rispetto ad un torto subito.
- Proattiva: non c'è una reazione psicofisica. È un'azione pianificata, una reazione a freddo. Si agisce in maniera proattiva perché si ritiene di poter ottenere qualcosa. Si possono distinguere l'aggressività:
- Strumentale: uso della forza per raggiungere un fine materiale o immateriale. La forza è il mezzo per ottenere ciò che si desidera.
- Bullismo: uso della forza per ottenere un beneficio non tangibile. Il bullismo è un fenomeno contestualizzato nel gruppo, non può essere risolto allontanando il bullo ma si tratta di un vero e proprio problema relazionale. Il bullo non è una figura stereotipata dal punto di vista fisico e attitudinale e nemmeno dal punto di vista della storia familiare. Bensì, tutti possono essere dei bulli, non vi sono caratteristiche stereotipate. Il bullo agisce poiché ha due principali sicurezze: è capace di ottenere ciò che vuole e sa insinuare paura negli altri.
"Bullying is any unwanted aggressive behavior(s) by another youth or group of youths who are not siblings or current dating partners that involves an observed or perceived power imbalance and is repeated multiple times or is highly likely to be repeated. Bullying may inflict harm or distress on the targeted youth including physical, psychological, social, or educational harm" (Gladden, Vivolo-Kantor, Hamburger, & Lumpkin, 2014).
Insieme di comportamenti aggressivi messi in atto da uno o più studenti verso altri compagni di scuola caratterizzati da:
- Intenzionalità: il bullismo non è accidentale, bensì vi è una vera e propria intenzione dietro il comportamento.
- Persistenza nel tempo: il bullismo non è un singolo episodio, bensì si ripete nel tempo e può durare giorni, mesi ed anni. Ecco perché è importante intervenire il prima possibile.
- Disequilibrio di potere: il bullismo può essere definito come un abuso sistematico di potere. Lo squilibrio di potere può essere dal punto di vista sociale, delle risorse e dello status all'interno del gruppo.
Il bullismo è un'aggressione di tipo prevalentemente proattivo:
- Non provocata
- Non impulsiva
- Goal-oriented
- "A sangue freddo"
- Con bassi livelli di rabbia ed arousal
I vari tipi di prepotenza possono essere distinti in 4 gruppi:
- Violenza fisica: picchiare, tirare i capelli, distruggere oggetti, rubare, fare lo sgambetto. È più visibile agli altri rispetto alle altre forme.
- Violenza verbale: minacce, insulti, provocazioni, dare nomignoli offensivi. Questa forma emerge in particolare dalla fine delle elementari ed ha il suo picco in preadolescenza ed adolescenza. Vi è una maggiore prevalenza di violenza verbale tra ragazze.
- Violenza relazionale, sociale, detta anche covert: è la forma più subdola e meno riconoscibile dall'esterno da parte degli adulti. Si basa sul fare terra bruciata intorno alla vittima, influenzando gli altri a non parlarci e farci amicizia, spesso diffondendo false voci. La vittima ne risulta isolata.
- Cyberbullismo: ha le caratteristiche del bullismo, ma avviene in un ambiente relativamente nuovo: l'internet.
Altre forme che può assumere il bullismo in età o contesti differenti:
- Sexual harassment: parole e comportamenti non graditi, disturbanti, fastidioosi e imbarazzanti, ma non così gravi da essere considerati come violenza sessuale.
- Bullismo razzista: la vittima viene attaccata in quanto appartenente a un paese, religione, lingua e cultura diverse.
- Bullismo omofobico: la vittima viene attaccata in quanto avente un orientamento sessuale non eterosessuale, vero o presunto.
- Nonnismo: si sviluppa in relazioni verticali, basate sul fatto di essere più anziani. Strutturalità, rigidità e autorità favoriscono l'emergere di questa forma.
- Mobbing: forma più verbale, tra colleghi o capo e dipendente. Demansionizzazione ed emarginazione.
Bullismo stabile:
- % minore
- Spesso con insorgenza più precoce
- Maggiori probabilità di esiti disadattivi
Bullismo transitorio:
- % maggiore
- Natura più temporanea
- Più soggetto a meccanismi di influenza sociale
Il secondo principio della Dichiarazione dei Diritti dei Bambini (ONU, 1959) afferma che: "The child shall enjoy special protection, and shall be given opportunities and facilities, by law and by other means, to enable him/her to develop physically, mentally, morally, spiritually and socially in a healthy and normal manner and in conditions of freedom and dignity".
Le conseguenze del bullismo
- Benessere psicologico
- Salute fisica
- Benessere scolastico
- Adattamento sociale
Conseguenze per le vittime
- Maggiore incidenza di sintomi (psico-)somatici
- Alti livelli di ansia, difficoltà a concentrarsi o bassa autostima e autoefficacia in diverse aree: aspetto fisico, capacità atletiche, abilità sociali, successo accademico
- Alti livelli di depressione, solitudine
- Paura di andare a scuola, abbandono scolastico
- Maggiore frequenza di ideazione suicidaria, tentativi di suicidio, suicidio
Conseguenze per i bulli
- Presenza di alcuni sintomi somatici (ma < che nelle vittime)
- Abbandono scolastico o abuso di sostanze (alcol, droghe)
- Comportamenti criminali in adolescenza ed età adulta
- Disturbi psichiatrici in età adulta
- Coinvolti in mobbing sul lavoro, partner aggressivi nelle relazioni sentimentali, genitori aggressivi
Fattori di rischio del bullismo
- La concezione che ho degli altri
- Influenze dei pari
Fattori familiari
Relazione tra bullismo e:
- Stili parentali
- Sistema di valori nella famiglia
Gli stili educativi dei genitori
Uno dei maggiori contributi allo studio degli stili educativi dei genitori è quello della Baumrind (1971). Lo stile educativo è dato da una componente emotivo-affettiva e una componente relativa alla funzione di controllo.
- Stile educativo autorevole: Figli responsabili, indipendenti, con buona autostima
- Stile educativo autoritario e stile educativo permissivo: Figli obbedienti ma poco indipendenti, poco responsabili verso gli altri e, a volte, aggressivi e impulsivi.
Successivamente, Maccoby e Martin (1983), sintetizzando il modello della Baumrind con quelli di altri autori, hanno proposto un quarto stile educativo: stile trascurato (o negligente). Si tratta di famiglie in cui si fa di tutto per minimizzare i tempi e le energie spesi per interagire con i figli. Basso controllo e basso calore. Esito: bassa autostima ed alto rischio di delinquenza.
Sintesi dei principali fattori di rischio familiari associati al comportamento aggressivo dei figli
- Violenza domestica
- Uso della forza fisica nella gestione della disciplina
- Alti livelli di conflittualità tra i genitori
- Mancanza di coesione familiare
- Mancanza di una disciplina chiara e coerente
- Assenza di calore affettivo
- Inadeguata supervisione da parte dei genitori
- Scarso modellamento di strategie positive di problem solving
- Atteggiamenti positivi verso l'uso della forza o della violenza
- Abuso di sostanze e comportamenti criminali nei genitori
Lez 6: La componente morale
Ci si riferisce alla concezione di giusto e sbagliato. Perché è importante? Il bullismo produce sofferenza nelle persone, crescendo si impara che alcune cose sono giuste e altre sbagliate, come fare del male agli altri. Le convenzioni sono delle formalità, mentre le norme morali hanno a che fare dei valori più astratti e più profondi, come il principio di uguaglianza. Le norme morali non andrebbero violate. Da questo punto di vista il comportamento aggressivo è un comportamento immorale, perché consiste nella coercizione, ingiustizia e violenza. Cosa succede a livello di ragionamento morale che fa sì che certi comportamenti riconosciuti come immorali vengano messi in atto comunque?
Si deve distinguere tra pensiero morale ed azione morale:
- Pensiero morale: Ragionamento su ciò che è giusto e sbagliato secondo il sistema morale interiorizzato
- Azione morale: Comportamento osservabile agito da una persona in un determinato contesto sociale
Disimpegno morale
Quando parliamo di disimpegno morale, dobbiamo citare la teoria di Bandura. Partendo da una critica ai modelli tradizionali sulla moralità (moralità come processo stadiale in cui lo sviluppo avviene per una progressiva interiorizzazione delle norme morali), afferma che i modelli precedenti parlano poco del comportamento morale, che fa parte dello sviluppo morale, sapere cosa è giusto non basta, bisogna agire seguendo le norme. Bandura parte da una constatazione di fatto, da attento osservatore, che la società è piena di comportamenti immorali agiti in una quantità tale da poter pensare che manchi lo sviluppo morale in queste persone. Questo vorrebbe dire che le persone non hanno interiorizzato il pensiero morale (nonostante lo sviluppo cognitivo). I comportamenti morali non sono così legati al pensiero morale. Si può agire immoralmente ma avere una buona interiorizzazione.
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