Semiotica (2022/23) | Rosa Ginevra
Semiotica
La discriminazione
Lezione 1 (19-09-22)
Introduzione al corso
La discriminazione: società e istituzioni
Contesto sociale = situazione in cui vari esseri umani interagiscono. Vi possiamo riconoscere degli elementi meramente sociali, cioè fatti riguardanti il comportamento delle persone coinvolte, e degli elementi istituzionali, cioè fatti riguardanti le norme e le regole effettive nel dato contesto. Si parla di norma effettiva quando essa genera degli stati deontici (= diritti e doveri) vincolanti per individui/gruppi.
Istituzione = pratica sociale codificata da regole effettive nel dato contesto.
La discriminazione concerne sia la sfera meramente sociale, sia la sfera istituzionale. In che modo? Per capirlo partiamo dalla discriminazione intesa in senso individuale (= che coinvolge le capacità cognitive), nelle sue 3 principali concezioni: neutrale, comportamentale e morale.
- Discriminare in senso neutro (discriminazione-N) = significa individuare una pluralità di individui in virtù del presunto modo in cui sono diversi dagli altri. Richiede capacità cognitive (percettive/di pensiero) per individuare un gruppo target (= soggetto della discriminazione-N) attraverso l’attribuzione (non necessariamente corretta) di proprietà rilevanti. Tutto ciò non ha conseguenze morali o sociali in senso profondo, anche se potrebbe provocare delle problematiche: nel momento in cui individuiamo un gruppo di persone questo sarà il gruppo target soggetto alla discriminazione.
- Discriminare in senso comportamentale (discriminazione-C) = significa trattare qualcuno in un certo modo sulla base del suo essere soggetto della discriminazione-N. Comportamenti discriminatori-C portano alla formazione di gruppi sociali salienti, cioè importanti per la struttura delle interazioni sociali attraverso vari contesti sociali (= rimangono gruppi socialmente interessanti anche se presi in considerazione in più contesti diversi). La discriminazione-C può anche avere delle conseguenze morali: può essere un’azione moralmente giustificata o moralmente ingiustificata; un’altra distinzione è tra discriminazione-C positiva e negativa: nel primo caso si vogliono avvantaggiare i soggetti della discriminazione e nel secondo caso li si vogliono svantaggiare.
- Discriminare in senso morale (discriminazione-M) = significa discriminare in senso comportamentale in una maniera moralmente ingiustificata. Tipicamente, consiste nell’individuare un gruppo sulla base di caratteristiche moralmente irrilevanti, e ciò ha poi delle conseguenze comportamentali moralmente rilevanti. Per questo tipo di discriminazione è rilevante il contesto: più nello specifico, la discriminazione-M si intende in relazione a un contesto c e nei confronti di un gruppo g quindi si discrimina dal pov comportamentale il g in una maniera che in c è moralmente ingiustificata. Casi interessanti di discriminazione-M sono quelli in cui, a causa di un comportamento discriminatorio-M sistematico, si creano situazioni di ingiustizia sociale per il gruppo g.
Le vie della discriminazione
- Gruppi target (spesso socialmente salienti): etnie, generi, comportamenti sessuali, classi sociali, ecc. Spesso sono connessi a stereotipi, che di per sé non sono per forza negativi ma che devono poi essere rivalutati sulla base di informazioni ottenute successivamente riguardo al tema in esame.
- Troviamo forme dirette (ad es. razzismo esplicito) e forme indirette (ad es. atteggiamenti diffusi, linguaggi, ecc.) di discriminazione-M.
Misure anti-discriminatorie
- Misure educative: ad es. istituzionali, sociali
- Misure impositive: ad es. le Quote rosa, le forme di censura, ecc.
Comunicazione e discriminazione
La comunicazione tra individui è una forma base e diffusa di interazione sociale. Si usano segni e processi interpretativi di comunicazione; parliamo anche di prodotti culturali, come prodotti artistici, di moda, ecc.
Discriminazione e disaccordo
Ci può essere disaccordo rispetto all’esistenza o meno di una discriminazione in un dato contesto. Questo anche perché sentirsi discriminati non implica essere davvero discriminati. Troviamo anche un disaccordo di secondo livello, perché ci si chiede se sia legittimo o meno avere tale disaccordo su cosa sia discriminazione e cosa no.
Semiotica (2022/23) | Rosa Ginevra
Lezione 2 (20-09-22)
Modulo A: La semiotica tradizionale
La semiotica tradizionale è un insieme di riflessioni di tipo filosofico, che però non comprende solo la filosofia come disciplina, ma anche la linguistica, la sociologia, ecc. La riflessione sociologica si concentra su cosa sono i segni, che ci servono per comunicare tra di noi e che fanno parte dell’essenza della società e dell’essere umano stesso.
Modello del codice
La semiotica tradizionale si basa su un modello di comunicazione chiamato “modello del codice”. In maniera generale, un modello è un costrutto teorico che cerca di cogliere un qualche fenomeno: in questo caso, il modello cerca di farci capire che cos’è la comunicazione.
Immaginiamoci due persone, Michela ed Anna. Il modello dice che, quando la comunicazione avviene, una persona (ad es. Michela), che ha un contenuto mentale, lo trasferisce con un segno linguistico (= parlando) ad un’altra persona (Anna): quindi, Michela produce un segno (sta parlando) che è accessibile ad Anna attraverso l’udito. Vi sono però dei problemi immediati, che Eco, che ha criticato questo modello, individua. Il modello prevede un trasferimento da Michela ad Anna, ma nella comunicazione non trasferiamo semplicemente quello che abbiamo in mente, perché quando parliamo di trasferimento parliamo di qualcosa di metaforico = trasferiamo una metafora del contenuto che abbiamo in mente. Anna, inoltre, non deve solo ascoltare le parole di Michela, ma deve anche riuscire a ricevere il messaggio attraverso il codice di decodifica: il problema è che il codice deve essere lo stesso, o quantomeno simile, per far sì che entrambe si capiscano. Il modello non ha alla base una teoria che spiega come le due persone parlino la stessa lingua e che una delle due sappia che l’altra parla la stessa lingua, ma anche quando abbiamo questa teoria essa non rafforza comunque il modello del codice. Infatti, affinché non si creino questi problemi, alla base deve esserci una conoscenza comune. Eco prende come esempio la parola “cane”, che in italiano indica un animale, ma che in latino significa “canta”: se gli interlocutori non sanno qual è il codice di decodifica, uno dei due potrebbe non tradurlo in latino, ma lasciarlo in italiano, non capendo che in realtà l’altra persona gli stava parlando in latino. Quindi, riprendendo l’esempio, Anna deve sapere che Michela sa che lei parla la stessa lingua: se entrambe non sanno che stanno parlando attraverso il codice italiano, allora non sanno che devono codificare la parola in quel modo.
Eco su segno e semiosi
Eco distingue le inferenze naturali e le equivalenze arbitrarie, che sono due tipi di collegamenti tra segno e suo significato. L’equivalenza arbitraria è quella del modello del codice, che porta alla decodifica di qualcosa che è arbitrario (es. del cane); mentre l’inferenza naturale è ad es. il collegamento tra il fumo e il fuoco (se vedo il fumo immagino sia scoppiato un incendio) = la connessione tra il segno e il suo significato è giustificata da elementi naturali.
Varietà di segni
Chomsky spiega come le lingue siano dei sistemi di segni che sono prodotti storici, arbitrari e convenzionali. Quindi i segni non includono solo quelli naturali, ma anche quelli convenzionali, iconici/analogici: il segno ha delle sue caratteristiche intrinseche e non c’è un codice che ci dice di interpretarlo in quel modo, ad es. in diagrammi e disegni il disegno di un omino disegnato ha delle caratteristiche intrinseche che ci fanno capire che rappresenta una persona.
Eco distingue poi gli emblemi e i simboli, segni che, per la loro storia, rimandano a quello che significano (ad es. falce e martello per il comunismo).
Estensione e intensione
Cosa hanno quindi in comune i segni? I segni hanno una funzione minima, cioè “stanno per qualcos’altro” e vengono interpretati in base al codice con il quale vengono decodificati. Il codice, quindi, è qualcosa che determina l’intensione del segno, ovvero l’istruzione per la decodifica (= insieme di regole); dato il contesto, si determina poi l’estensione (intensione + contesto), cioè a che cosa quel segno si riferisce.
Segni linguistici - 1
I segni linguistici sono parole ed enunciati (l’aggregazione delle parole in unità), centrali nelle interazioni sociali, e sono convenzionali. Hjelmslev, padre della semiotica tradizionale, dice che la lingua è un sistema di segni in base all’uso ma un sistema di figure in base alla struttura: le figure sono elementi che, in base a come si combinano, significano qualcosa e che costituiscono i segni linguistici, ad es. le parole.
In italiano, l’ordine delle parole è essenziale, quindi la struttura della frase SVO serve per dare un significato preciso: la frase strutturata “Il cane mangia Luca” è diversa da “Luca mangia il cane”.
Segni linguistici - 2
Gli enunciati e gli atti linguistici sono costituiti da parole che, isolate, non permettono la comunicazione; la stessa parola può entrare in diversi enunciati, quindi i codici, che sono insiemi di parole, sono insiemi di istruzioni contestuali per la combinazione. Avviene infatti un’interazione fra elementi minimi (figure e parole) ed elementi completi (enunciati e atti linguistici); il codice indica come quella parola può entrare nell’enunciato. Le parole vengono usate per creare un enunciato, che dipende dal significato delle parole stesse, il quale deve essere conosciuto per capire tale enunciato ad es. con le parole “attento” e “cane”: se conosciamo il loro significato, riusciremo a dare la giusta interpretazione all’enunciato “Attento al cane!”.
Segni linguistici - 3
Il livello più ampio è quello del testo, un insieme di comunicazioni che fa sì che gli enunciati possano prendere i significati in base alle parole da cui sono composti. I segni acquistano contenuto in virtù della loro opposizione con altri segni.
Possono sorgere delle domande: esiste un modello che sia estendibile a tutti i segni linguistici? E la percezione può essere usata come una decodifica di un segno? Sicuramente dipende dalla convenzionalità e dall’esperienza dell’individuo che percepisce.
Lezione 3 (22-09-22)
Codici forti e codici deboli
Eco distingue tra codici forti e deboli. In generale, abbiamo un rapporto di tipo logico tra segno e suo significato “se A, allora B”/“B è la causa di A”. Nel caso delle inferenze naturali, il legame tra segno e contenuto è dato da leggi naturali (fumo segno di fuoco se A = fumo, allora B = fuoco: B è causa di A); per i segni che si usano nella comunicazione ordinaria, il legame dipende da leggi sociali (convenzioni, codici). Si parla di legami forti quando essi non sono di tipo convenzionale, quindi nel caso delle leggi naturali, mentre le leggi sociali sono di tipo debole.
Il legame forte può essere di tipo fisico o logico possiamo parlare del segno A come della condizione sufficiente di B e di B come della condizione necessaria di A (il fumo è una condizione sufficiente affinché si possa percepire il fuoco, mentre il fuoco è una condizione necessaria affinché ci sia il fumo). Allo stesso modo, A è un segno prognostico di B e B è un segno diagnostico di A.
Ciò vale anche per la comunicazione linguistica, quindi quando c’è un legame di tipo debole, in particolare quando abbiamo degli elementi che lo possano rendere di tipo forte, come la condivisione dello stesso codice se A = “cane”, allora B = sta pensando a un cane. “A” indica quello che viene detto ed è:
- Segno prognostico di cosa si vuole comunicare o fare
- Segno diagnostico di cosa si ha in mente.
Come si arriva ad un codice
Per capire cosa viene detto e poter dire qualcosa a nostra volta, dobbiamo disporre di un codice: come ci si può arrivare? Secondo Eco, l’unico tipo di ragionamento che può aver successo per ottenere un codice è di tipo abduttivo. L’abduzione è uno dei 3 schemi inferenziali, cioè tipi di modi in cui possiamo ragionare, che sono:
- Deduzione: in questo schema abbiamo la sequenza “regola caso risultato”. Questo tipo di schema non può spiegare come A e B siano arrivati a condividere lo stesso codice.
- Induzione: in questo schema si parte da un insieme di risultati e si formula poi una regola: “risultati regola”. Con questo schema si può arrivare ad un ampliamento della conoscenza, ma si potrebbe anche giungere ad una conclusione sbagliata. Si parla di problema dell’ostensione: dalla mera osservazione del caso non si ha poi una sola maniera di arrivare ad una regola e ciò è particolarmente problematico nel caso dei segni convenzionali (linguaggio) = niente ci garantisce che solo una ipotesi sia quella corretta.
- Abduzione (o inferenza alla migliore spiegazione): questo schema può essere visto come un ragionamento che parte da un risultato e arriva ad una connessione tra regola e caso: “risultato [regola caso]”. Significa scegliere tra tutte le ipotesi possibili quella che, in base alle nostre conoscenze pregresse, ci sembra la migliore e la più plausibile: occorre fare ipotesi su regole metalinguistiche usando indizi contestuali.
Modi di produzione segnica
Eco categorizza i modi in cui si possono produrre (= usare e interpretare) i segni, basati su:
- Ratio facilis tipi espressivi performati e convenzionalizzati: essendo segni all’interno di una rete di rapporti sociali, ci sono più indizi per capire il significato del segno
- Ratio difficilis legame stretto fra segno e significato, tipi espressivi ricavati da isomorfismo col contenuto.
Interpretazione
La condizione del segno non è solo lo “stare per qualcosa” ma anche l’essere parte di un processo di interpretazione, il quale costituisce il contenuto (che cosa il segno “sta per”) sulla base di convenzioni e apre sempre alla possibilità di revisioni o cambiamenti.
Semiotica & Semantica
I tre livelli del linguaggio
- Sintassi = livello dell’ordine delle parole e del ruolo che esse assumono nelle frasi. È lo studio dei modi in cui le espressioni linguistiche si combinano tra loro da un pov puramente strutturale. Ci sono 2 casi in cui la sintassi fallisce: sintagma malformato e ambiguità sintattica entrambi questi casi possono essere sfruttati espressivamente.
- Semantica = livello del significato delle parole. È lo studio della relazione tra le espressioni linguistiche e ciò di cui parliamo usandole. Ci sono diversi tipi di relazioni semantiche, come il riferimento (relazione tra simbolo linguistico e oggetto nel mondo) e l’espressione (per enunciati e parti di enunciati che esprimono proprietà). La semantica da sola non basta per la comunicazione, in quanto il significato colto dalla semantica non sempre è il significato realmente comunicato.
- Pragmatica = livello della pura comunicazione.
Lezione 4 (27-09-22)
La semantica formale verocondizionale
È lo studio della relazione esistente tra le espressioni linguistiche e ciò di cui parliamo usandole: lo studio è tale se si rispettano le condizioni di verità, condizioni che si devono dare nel mondo affinché la frase pronunciata risulti vera. Queste frasi devono essere enunciative, cioè complete, quindi ad es. ordini e domande non rientrano direttamente in queste condizioni.
Le condizioni di verità sono diverse dai valori di verità, cioè quelli che stabiliscono se l’enunciato è vero o falso. Lo stesso enunciato può avere condizioni di verità ma non valore di verità: quindi, è possibile conoscere le condizioni di verità di un enunciato senza conoscerne il valore di verità. Ciò, però, non va confuso con la teoria verificazionista del significato, che ha a che fare con la riflessione scientifica e che impone condizioni più restrittive su cosa sia il significato: secondo questa teoria, il significato è dato dalla procedura per verificare l’enunciato, quindi se l’enunciato non ha una procedura per verificarlo allora non avrà un significato.
Le condizioni di verità sono intese come l’intensione di un enunciato, mentre il valore di verità è l’estensione di un enunciato. La nozione che cattura ciò che un’espressione linguistica dice è quella di intensione e la nozione che cattura come il mondo risponde a tale espressione è quella di estensione.
L’intensione di un enunciato può essere vista come una funzione che prende in input situazioni possibili e che ci restituisce valori di verità, ossia una partizione dello spazio logico: se in questo spazio mettiamo tutte le possibili situazioni, una condizione di verità sarà equivalente a una funzione che, date tutte queste situazioni, mi restituisce il vero o falso questa funzione divide in 2 lo spazio logico, in una parte in cui l’enunciato è vero e un’altra in cui è falso. Es. L’intensione di “Petunia mangia l’insalata” divide lo spazio logico nelle situazioni in cui Petunia mangia l’insalata (V) e quelle in cui fa qualcos’altro (F).
Quindi l’intensione non riguarda in maniera diretta il mondo di cui parliamo, ma riguarda la partizione dello spazio.
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