Fenomenologia e invaginamento empirico-trascendentale
Einshpruen. Un corpo che vuole sapere qualcosa degli atti che compie (corpo empirico, atti trascendentali). Molteplicità di darsi possibili, per un corpo.
Deittici e particelle sincategorematiche
I deittici e le particelle sincategorematiche sono enti puramente logici e "an sich", che valgono indipendentemente da chi li pensa (Jedermann), determinando quell'invaginamento tra empirico e trascendentale. Per ragioni fenomenologiche, il categoriale e il percettivo stanno insieme.
Affordances e Epoché
Affordances (Gibson): la qualità fisica di un oggetto suggerisce le azioni per manipolarlo. L’epoché è un gesto fenomenologico dal carattere operativo; non è un concetto in quanto è operativo e si fa se c'è qualcuno che lo compie. Ha senso se qualcuno la compie, permettendo di concepire il rapporto tra il modo di darsi dei mondi possibili a un soggetto possibile.
L’epoché dischiude la possibilità di articolare il rapporto tra reale e irreale, tra concetto e percetto, dati dell'esperienza in rapporto a dato categoriale interno all'esperienza stessa. E sono entrambe forme.
Scommessa husserliana e intenzionalità
Scommessa husserliana: capire come si dà l'oggetto possibile e vedere la struttura eidetica degli atti percettivi e cognitivi. Husserl ci arriva con la nozione di intenzionalità. In virtù dell'intenzionalità, soggetto e oggetto sono fusi. L'intenzionalità è la correlazione tra i due poli visibili nell'epoché.
L'intuizione originariamente offerente è una sorgente legittima di "ogni di conoscenza". Ciò che si dà originariamente nell'intuizione in carne ed ossa è da assumere come esso si dà, ma anche nei limiti in cui esso si dà.
Husserl trova nell'articolazione di questo darsi un'origine temporale; ecco perché non c'è il dato, ma un dato entro un discorso che storicizza il decorso percettivo-temporale. Ma il tempo della coscienza è fluido in quanto flusso, non è fatto da istanti.
Fluificazione del dato e l'epoché
Tentativo di fluificare il dato a partire dalle lezioni degli anni '20. In nuce, nelle lezioni del 1905 si trovano gli strumenti per la fluificazione del dato. Con l’epoché vediamo gli eide, le strutture interne, che permettono di riconoscere un oggetto uguale a se stesso. Ma la fissazione di questo dipende dalla fluidità in un decorso percettivo. Cogliere quindi la natura logica che permette la correlazione.
Soggetto trascendentale e intersoggettività
Per definire l'esistente, devo presupporre una logica (identità, unità, ecc.). Il soggetto trascendentale nell’epoché è un soggetto possibile, plurale, intersoggettivo. Il soggetto trascendentale è un soggetto storico.
Riconosco di essere un'istanziazione possibile del soggetto trascendentale. "Ogni atto percettivo ha sedimentata in sé la storia percettiva dell'umanità". I soggetti sono interrelati e la comunanza del mondo si dà nella stessa struttura che percepiscono gli altri (strutture eidetiche comuni).
Il soggetto trascendentale è l'intersoggettività (non l'io penso). Ogni esperienza che l'individuo fa nel mondo implica l'esperienza che tutti i soggetti fanno nel mondo. Intersoggettività quindi vuol dire mondo comune. Ogni conoscenza si dà in una comunità "ogni intermonadica".
Conoscere è avere un mondo comune. Un elemento oggettivo di un'esperienza percettiva ha un orizzonte percettivo che rimanda alle esperienze possibili mie e di un altro.
Ontologia e fenomenologia
Parlando ontologicamente, ogni fenomeno è fin da subito membro di un intero di apparizioni possibili della stessa cosa; la soggettività di queste apparizioni (fenomeni) è l'aperta soggettività. La soggettività del fenomeno è l'aperta intersoggettività.
Ogni Erscheinung è sempre una Selbstgegebenheit. Originaria immediata degli oggetti si chiama percezione. L'autodatità. Il fenomeno è autodatità, il darsi nel mondo nelle forme possibili del darsi. Fenomenologicamente c'è una fusione di soggetto e oggetto.
Nella percezione, percepisco un'autodatità che nell’epoché si dà nell'orizzonte aperto dell'intersoggettività. Quindi mi scopro soggetto possibile in una comunità di soggetti possibili.
Merleau-Ponty e l'opacità del pensiero
Merleau-Ponty: Se pensiamo il pensiero, scopriamo l'opacità del pensiero rispetto a se stesso. La non trasparenza del soggetto a se stesso in termini di fondazione è un guadagno, poiché significa non poter dominare l'intersoggettività. Impossibilità di dominare l'orizzonte entro il quale si pensa, e quindi la questione ha rilevanza trascendentale.
Tra il soggetto costituente e il soggetto costituito si dà l'opacità, cioè per pensare devo già pensare. Se enuncio giudizi sul mondo, sono già dentro catene di giudizi (dati da me o da altri), per cui mi muovo in un circolo, mi muovo nell'enciclopedia (Einshpruen).
Posso pensare perché c'è un intelletto che è già da sempre in atto. Quando entro nel pensiero, attualizzo qualcosa già attualizzato dentro di me, enciclopedia per esempio, quando entro nel pensiero mi muovo in un circolo. Fare l'esperienza fenomenologica che pensiero significa entrare nella circolarità che è il trascendentale che nella fenomenologia non si dà fuori dai pensieri, ma è il continuo autoriprodursi del pensiero, è qualcosa di storico legato all’intermonadicità (in quanto flusso).
La soggettività è indeclinabile perché è l'elemento irriducibile (come corpo ecc.). La fenomenologia è il tentativo di tenere conto di questo elemento irriducibile (senza scadere nel psicologismo, anzi, parlando dell'infondatezza del fondamento come elemento ineliminabile). M-P invita a revisionare l'ontologia, ovvero rapporto soggetto-oggetto, ovvero discutere del rapporto con la "La filosofia non è scienza giacché la scienza permette di sorvolare. La filosofia scienza è un insieme di domande in cui colui che interroga è chiamato anch'esso a formulare la stessa domanda."
La filosofia secondo Merleau-Ponty
La filosofia per Merleau-Ponty si fa domande in prima persona proprio per ragioni trascendentali (anche per ragioni trascendentali legate all'elemento irriducibile). Se dico soggetto trascendentale, devo pensare che quel che penso rimanda a pensieri che non sono miei, e allora recuperare il tema dell'intersoggettività.
Sorvolare vuol dire impossibilità di dare conto delle proprie osservazioni (il fisico deve sorvolare sulla fisica perché non è il suo compito dire "chi sono io mentre faccio fisica"). M-P dice che la fenomenologia serve per mostrare la struttura intima delle operazioni del fisico, i suoi "atti percettivi".
"C'è un pensiero in circolo in cui la condizione e il condizionato, riflessione e irriflesso, hanno una relazione reciproca, in cui la fine è nell'inizio e l'inizio è nella fine (zig-zag). Si tratta di tenere conto della riflessione totale" - E scopro che il pensare dipende da quell'elemento passivo implicito negli atti percettivi (passivo ovvero impersonale). Elemento impersonale non legato alla mia coscienza, passività.
M-P riprende l'idea fenomenologica secondo cui non ha senso parlare del soggetto, ma della correlazione soggetto-oggetto ovvero dell'intenzionalità. L'intenzionalità serve a dire che c'è la correlazione, laddove l'intenzionalità è il dispiegarsi temporale del soggetto (la coscienza è il tempo in quanto flusso). E in forza di questo possiamo interpretare ciò che viene detto sul mondo dalle scienze.
Husserl e le critiche alle scienze
Husserl ingiustamente criticato come nemico delle scienze, per H si tratta di capire gli atti intenzionali che portano a costruire gli enunciati veri della scienza (che è l'ultimo di tanti strati che rimandano all'intersoggettività, stratificazioni che vanno dal decorso percettivo all'enunciato del vero, per cui l'ultimo strato è l'enunciazione della teoria scientifica. Perciò la fenomenologia in un certo senso è una cautela filosofica).
H dice che la scienza è luogo di verità che però non ricostruisce quella stratificazione fenomenologica, e della quale M-P lo dice con l'idea del sorvolo. In fenomenologia non ci sono oggetti ma relazioni (parla di due fisici London e Bauer, che mettono in dubbio che ogni oggetto abbia un'esistenza individuale).
- Oggetto x
- Apparecchio y
- Osservatore z
Qui c'è Husserl: rapporto tra una teoria (elemento eidetico categoriale) e un elemento oggettuale (empirico osservabile) per cui oscilliamo tra un polo trascendentale e uno empirico. Tra i due c'è un rapporto di Vereinzelung (istanziazione, natura processuale, porre in atto qualcosa), per cui la Vereinzelung è il darsi dell'Etwas, in quanto uno, qualcosa che percepisco (la x nel testo di M-P).
Questa x è distinta da qualcosa che è anche un uno e sta negli atti percettivi (ecco Vereinzelung, il darsi unitario dell'Etwas). Questo qualcosa è un'istanziazione di qualcosa che è eidos, ovvero mi si dà la struttura eidetica che è la relazione (istanziazione eidetica dell'Etwas in quanto percepito).
Quindi qualcosa che percepisco è un'istanziazione dell'Etwas uberhaupt, dove atto percettivo e oggetto si danno assieme. La Vereinzelung è l'intuizione categoriale. Husserl descrive la connessione tra soggetto che percepisce e oggetto percepito che è riconoscibile in quanto istanziazione di un eidos.
In definitiva, tra polo empirico e trascendentale c'è la Vereinzelung ovvero l'istanziazione eidetica dell'Etwas percepito (percepisco l'Etwas uberhaupt). M-P parla degli oggetti della fisica che sono oggetti statistici, di volta in volta identifichiamo uno statuto ontologico dell'oggetto in quel momento per noi.
E lo stesso Husserl dice una cosa simile: per l'oggetto percepito ci sono gradi di probabilità della specificità che la possibile percezione è la migliore. Oggettualità è frutto del decorso percettivo (urtext filologia).
Ed è il soggetto conoscente che definisce l'oggettualità: e noi siamo dentro al flusso per cui "z" è l'osservatore che sta dentro il sistema e mai fuori (Husserl dice che io sto nel flusso percettivo e non c'è un io distaccato da questo). Noi siamo sempre interni anche nella fisica, come dice M-P. L'oggettività è frutto di un osservatore di secondo ordine (chi sta dentro l'esperimento di fisica, fa altro e poi torna a fare le operazioni di fisica e torna ad essere un osservatore di secondo ordine che avrà uno statuto di oggettività che presenterò alla comunità intermonadica degli scienziati coi quali siamo in comune noi in quanto lettori).
"L'operazione di misurazione è impegnata: ogni operazione nel mondo non è mai estranea all'azione del misurante" (si può dire perché è una costruzione di teoria quindi interviene la relazione tra i due poli). Ogni operazione ha il suo commitment ontologico e l'azione del misurante cioè dipende dal tipo di "impegno" che ha, a seconda del quale vede questo o quest'altro. Diverso è il commitment quando faccio altro dalla fisica.
Husserl dice che il soggetto empirico e quello trascendentale sono lo stesso, e se c'è corpo c'è intersoggettività, c'è storia. Ed è per questo che l'esperienza non è totalmente concettualizzabile (ecco perché le metafore sono ineludibili).
Funzione psi e pratica fenomenologica
Funzione psi: triangolazione di un oggetto x. Il trascendentale e le pratiche. Descrizioni concrete delle nostre pratiche nelle quali si tratta di mostrare la logica interna che governa le pratiche stesse. Mostrare le connessioni (Zusammenhang) pratiche che si svolgono in un flusso.
Soggetto che declina se stesso a partire da pratiche locali (commitment) proprio per mostrare la connessione tra il polo ontologico e quello epistemologico che sono sempre interconnesse (a seconda se dormo, sono sveglio ecc., a seconda del commitment). E si tratta poi di mostrare come questo polo soggetto-oggetto si dipani nel tempo (temporalità del ricordo, degli oggetti, e omnitemporalità degli eide).
E il soggetto trascendentale è già da sempre nel flusso, non è un soggetto statico. Per cui mostrazione fenomenologica della collazione degli atti percettivi mai riducibili a un presente puntuale (ogni atto percettivo porta con sé un'alterità, quello che viene prima e dopo). Riconosco la legalità dei miei atti che attribuisco anche all'altro, che perciò si scopre intersoggettività, compresenza degli altri.
L’epoché si esercita nella stessa fenomenologia e deve retroagire sugli stessi atti che devono essere messi in campo dalla fenomenologia. Si tratta di mostrare che il fondamento nel suo non essere presupponibile funge da presupposto nel suo non essere presupponibile. L'analisi del presupposto deve intaccare la struttura della presupposizione stessa. Quando Husserl fa il fenomenologo opera ai margini della filosofia e questo comporta che il margine sia interno ed esterno alla filosofia stessa.
Il fenomenologo deve farsi domande sull'ontologia e sull'epistemologia e non è vero che se riduciamo tutto alla misurazione chiudiamo le cose. M-P mostra l'oscillazione tra questi due poli, e che per farlo dobbiamo avere un commitment ontologico (tipo di impegno verso una certa cosa).
Il fisico invece dice che la realtà si riduce a misurazione (quindi domande ontologiche non avrebbero senso). E questo è importante per arrivare alla verità di una teoria scientifica. "Bisogna uscire dalla dicotomia", dice M-P, di uno che rappresenta e la rappresentazione. All'io-penso del fisico: mostra cosa voleva dire della filosofia trascendentale si deve sostituire l'aspetto incarnato.
Husserl nel Crisi in cui soggetto trascendentale e empirico sono lo stesso. L'io penso che deve poter accompagnare tutte le mie rappresentazioni è l'io del fisico che concretamente fa delle operazioni. Fisico in carne ed ossa che compie delle operazioni (uno dei tre poli della funzione), per cui, come dice la fenomenologia, il trascendentale è il tuo corpo.
Compenetrazione e interpenetrazione tra soggetto che descrive e ciò che viene descritto. "Le relazioni strutturali rivestono un carattere assoluto... rivestono una certa oggettività paragonata all'idea platonica."
Mimesi e metessi nei fenomenologi
I fenomenologi immaginano che mimesi (somiglianza degli eide) e metessi (partecipazione all'eide) si intreccino e che non possano essere distinti (polo empirico-trascendentale è unico). "Infatti non si rapportano a un oggetto, ma a certe forme matematiche necessarie per la descrizione dei rapporti del soggetto con l'oggetto."
Quando il fisico costruisce una teoria, ovvero descrive la realtà, descrive il proprio coinvolgimento nella realtà descritta. M-P pone il problema della referenza delle formule matematiche che usa la fisica e dice che dobbiamo vedere i rapporti di Fundierung. Per vedere gli enti della matematica dobbiamo chiederci quale sia il commitment ontologico.
Dove il commitment ontologico presuppone rapporti di Fundierung. E per fare questo M-P presuppone la concretezza dei corpi che si muovono nel mondo ("...dipende dalla situazione dell'uomo nel mondo.").
Presuppongo che a fondamento della teoria fisica ci sia una teoria matematica che ha un suo statuto ontologico. Ciò che conta è che i rapporti di Fundierung si incrociano con lo Jedermann.
Soggetto trascendentale e io concreto. Intrecci livelli di fondazione, ognuno dei quali ha un suo commitment e una sua epistemologia. Il commitment ontologico presuppone rapporti di Fundierung e i rapporti di Fundierung si incrociano con questo Jedermann. Ma lo Jedermann è anche l'io empirico che si muove nel mondo.
Quando penso e delibero, presuppongo rapporti di Fundierung. E se c'è Fundierung e non c'è Begrundung, allora c'è infondatezza. E questo vuol dire che mimesi e metessi si intrecciano, si fondono.
Il paradosso dell'infondatezza viene esposto grazie alla dialettica tra Boden e Horizont, per cui c'è un di più che va oltre la percezione; la stessa percezione è un adombramento (connessioni che si connettono tra loro).
M-P con la funzione psi dice che nessuno osserva al di fuori di questo sistema, perché ci sono io con la mia cibernetica (io "governo, piloto" le operazioni della fisica) e vediamo che c'è e non c'è inconscio, c'è attività e c'è anche passività.
Il fondamento che fenomenologicamente è l'intersoggettività, a fondamento di cui non c'è niente. E questo si articola a partire da una dialettica dell'intero e delle parti (che non sono nessi causali ma nessi fondativi di interi e parti).
Infondo anche l'intuizione categoriale spiega il rapporto di Fundierung della percezione. Pensare all'infondatezza significa avere a che fare con flussi che non hanno inizio né fine (per cui risulta che a fondamento della mente c'è la mente, per esempio, ecc.).
Non c'è una ragione che si distacca e guarda da fuori, ma siamo sempre implicati. La fenomenologia ammette che non c'è nessun accesso da parte del pensiero nell'immediatezza dell'esperienza, perché nell'immediatezza non penso (il pensiero è mediazione), e la fenomenologia tenta di descrivere questo allargando l'estetica trascendentale kantiana.
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