Città italiane per la storia
14/09
Gli elementi che danno la possibilità di definire un luogo come centro urbano sono in genere:
- Reticolato stradale
- Servizi per la collettività
- Densità di popolazione
I greci, fino ad otto secoli prima di Cristo fondano “poleis” o città-stato e portano ampie
conoscenze nell’ambito dell’urbanistica in quanto ogni insediamento aveva caratteristiche
specifiche. In particolar modo la colonizzazione greca è caratterizzata da un forte bisogno di
esplorare e scoprire nuovi stimoli culturali. Si colonizza in sostanza per creare un altro “dove”.
Tuttavia, nel sud Italia non ci saranno mai insediamenti complessi come quelli dei greci;
Nella penisola italiana in questo periodo storico coesistevano i greci, gli etruschi e i punici (o
Cartaginesi), le cui culture urbanistiche si influenzavano a vicenda. Nel VI secolo Roma comincia
a competere con queste popolazioni.
I primi re di Roma erano etruschi.
La Sicilia era, in questo periodo storico divisa a metà: la zona occidentale era nelle mani dei
punici, mentre la zona orientale era controllata dai greci.
A Morgantina, sito archeologico in Sicilia, sono stati trovati un insieme di elementi fenici, greci,
locali e romani. L’insediamento è caratterizzato da un'organizzazione di tipo ortogonale, con
strade principali (plateiai) e secondarie (stenopoi), ovvero una rete stradale di tipo Ippodameo;
vi erano anche distretti di luoghi pubblici dove si esercitava la politica lungo le strade. Morgantina
era dotata anche di due agorà. Si trattava del fulcro della città utilizzato per riunirsi e per prendere
delle decisioni (per i greci ekklesiasterion → ekklesia = riunione → gradinate sulla quale si
discuteva);
L’agorà era dotata sui lati di porticati con botteghe e negozi chiamati “Stoà”.
A Morgantina aveva sede anche un teatro ellenistico.
Con l’occupazione dei romani la Polis venne progressivamente trasformata in un oppidum
romano utilizzato dalle varie legioni di passaggio per la Sicilia. Fu costruito in questo periodo
nell’agorà un “macellum”, un edificio per il mercato di generi alimentari di diverse forme.
19/09
Le Poleis sono Città-stato, non sono all’interno di uno stato e subalterne al governo di esso, ma
sono esse stesse uno stato autonomo. La colonizzazione greca scinde i legami con la madre
patria. La magna Grecia non dipende più, per esempio, dalle poleis greche e le colonie non sono
più portatrici degli elementi culturali che avevano in madre patria. Questo è un carattere
specifico della Grecia ed è una profonda differenza dalla colonizzazione etrusca o cartaginese.
Tutte e tre le popolazioni realizzano insediamenti nuovi, ma le motivazioni sono diverse: se per i
greci si tratta di lasciare la madre patria e non fare più ritorno, per i cartaginesi e gli etruschi si
tratta di fondare avamposti commerciali strettamente legati, a livello economico soprattutto,
con la madrepatria. Si tratta dei cosiddetti “emporia”.
Nel 509 a.C. il mediterraneo è affollato da diversi popoli, Roma ha dimensioni modeste ma, in
questo anno, si verifica il passaggio da monarchia a repubblica a seguito di una violenza fatta nei
confronti di una nobildonna romana di nome Lucrezia. Questo oltraggio effettuato dal figlio
stesso del re scatena una ribellione. Lucrezia prima racconta la vicenda al padre e poi si toglie la
vita. In realtà c’era un sentimento di profondo dissenso nei confronti del sovrano che oltre ad
essere inviso alla classe aristocratica, era etrusco e non romano. Tarquinio, non a caso definito
il superbo, era considerato quasi come un despota e viene cacciato da Roma.
Da questo momento in poi Roma sarà governata da due consoli dotati di “par potestas” (pari
importanza e potere) e in carica per un anno. Questi consoli vengono eletti da assemblee
popolari chiamate “comizi centuriati”. Non è una democrazia moderna, il potere di eleggere
spettava ai cittadini più ricchi e influenti. Viene istituita per questo motivo la carica del censore,
il cui ruolo era stabilire a che classe di reddito ogni cittadino romano era iscritto.
Altra carica importante era quella del dittatore, nel caso di scontri particolari come lotte civili,
assumeva poteri enormi esautorando i consoli e le altre cariche della repubblica.
Dal IV secolo a.C. è il senato a stabilire le dinamiche della colonizzazione romana attraverso la
“lex agraria”. I coloni erano sempre cittadini alfabetizzati, colti e soprattutto grandi oratori:
erano in grado di partecipare alle assemblee, prendere parola e dibattere. Nel III secolo a.C.
l’influenza di Roma nel mediterraneo cresce progressivamente grazie ad un efficace strategia di
espansione. Le risorse necessarie per questa rapida colonizzazione provengono in massima
parte dai bottini ricavati dalle guerre contro le popolazioni che abitavano il resto della penisola.
Uno dei mezzi per ricompensare i veterani dell’esercito era tramite la distribuzione dei terreni
catturati con le guerre di espansione. Bologna, per esempio, un tempo “ager gallicus”, nasce
tramite coloni impiantati in un centro abitato che era chiamato in epoca etrusca “Felsina” e verrà
poi ribattezzata dai romani “Bononia”. Era ovviamente il senato a stabilire quanti coloni
dovevano andarsi a stabilire nelle nuove terre, che lotti andavano affidati ai singoli e in che
quantità. Roma sollecitava ed incoraggiava le élite locali a prendere parte alla vita pubblica delle
colonie favorendo la nascita di città popolate sia dai sottomessi sia dai nuovi coloni. La
romanizzazione consisteva sostanzialmente un mix fra popolazione locale e latini/romani.
Una differenza sostanziale tra la colonizzazione greca e romana sta infatti nel fatto che i romani
avevano come obbiettivo quello di mantenere la conquista. Era una macchina organizzatissima:
c’erano figure chiamate “agrimensori”, ovvero coloro che tracciavano le strade ed erano
incaricati della lottizzazione dei territori di nuova occupazione.
La città di Kusa, poi divenuta Cosa sotto la dominazione romana e oggi Ansedonia, diventa nel III
secolo un porto. Si tratta di un centro abitato sul mare chiuso alle spalle dagli appennini il che lo
rende perfetto per essere un centro economico ben difeso. La città è di forma poligonale, in
quanto segue l’orografia del territorio, ed è dotata di una cinta muraria in opera poligonale e
un’aerea sopraelevata [le mura sono una “res sacra”, hanno un valore religioso, si pensi alla
leggenda di Romolo e Remo dove un fratello viene ucciso per aver oltrepassato un confine
tracciato]. Qui aveva sede l’acropoli con il tempio capitolino da cui partiva una strada che
terminava nello spazio pubblico per eccellenza della città romana ossia il “forum”. Il foro di Cosa
ospitava tutti gli edifici funzionali alla vita pubblica. Il “comitium” era un luogo per assemblee
pubbliche con gradinate curvilinee. La “basilica” era un edificio polifunzionale, aveva pianta
rettangolare ed era spesso utilizzata per funzioni giudiziarie o finanziarie. La “curia” era l’edificio
in cui aveva sede il senato locale costituito dai magistrati del luogo. Non a caso la curia
sovrastava il comitium. La popolazione locale non era esclusa insomma dalla vita politica ma
c’era una sorta di mediazione tra élite locale e conquistatori.
La Gallia cisalpina è la parte di Italia contenuta tra le alpi e gli appennini. Il Po divideva la regione
in Gallia Transpadana e Gallia Cispadana. La Gallia in cui ora si trova la Francia era nota invece
come Gallia transalpina poiché posta oltre le alpi. La Gallia cisalpina non era ovviamente
occupata solo dai galli (boi soprattutto) ma anche dai liguri e veneti. Nel 268 a.C. i romani
arrivano a Rimini, già insediamento umbro-etrusco poi sottomesso. Una volta conquistati tutti i
centri principali dell’Emilia-Romagna, i vari insediamenti vengono collegati con la Via Emilia.
22/09
Ci sono due processi cardine della romanizzazione: la colonizzazione ovvero inviare coloni in
zone già sotto il controllo di Roma e la creazione di un network di strade che collegavano le varie
terre occupate dall’impero. La Via Emilia, costruita per volere del console Marco Emilio Lepido,
è una di queste e unisce “ariminum”(Rimini), centro preesistente all’arrivo dei romani, e
“placentia”, l’attuale Piacenza. [I nomi delle città erano derivati da elementi naturali limitrofi alle
città, “ariminum” deriva dal fiume “ariminus” detto oggi Marecchia]. Erano i soldati stessi che,
nei periodi in cui non erano in servizio, venivano usati come operai per la costruzione di strade.
Nelle città romane le strade più importanti erano il cardo e il decumano. Le altre strade, di
dimensioni minori, erano parallele a queste e chiamate cardi o decumani minori a seconda della
loro direzione.
Nella città di Piacenza sono ancora ben visibili dall’alto il cardo e il decumano e le vie minori e
ovviamente il foro, luogo pubblico dove si concentravano i più importanti edifici della vita
comunitaria e edificato, come a Kusa e secondo la tradizione urbanistica romana, all’incrocio
tra cardo e decumano.
La città romana, non solo Piacenza, ospitava luoghi di aggregazione come i teatri. A partire dal I
secolo a.C., e soprattutto in quello dopo, abbiamo un numero imponente di costruzioni relative
all’aggregazione sociale e allo spettacolo.
L'Italia era abitata da decine di popolazioni diverse ognuna con la propria cultura e religione
politeista. Il pantheon romano era estremamente variegato poiché spesso le divinità delle
popolazioni sottomesse venivano assimilate al suo interno. In generale i romani accolgono gli
Dei altrui non per un profondo rispetto, ma perché contrapporsi alle divinità locali nella mentalità
latina equivaleva ad inimicarsela. Inoltre, eliminare il culto di un certo Dio avrebbe potuto dar
vita a ribellioni. I templi locali per questo motivo non vengono distrutti, ma adattati al culto dei
romani.
Per accordare Aquileia e Genova viene realizzata la Via Postumia. Tutti i centri abitati preromani
posti in mezzo vengono riorganizzati secondo l’urbanistica romana. Vengono realizzate reti
stradali, fognarie e idriche, in ogni città viene edificato il foro e i principali edifici legati al culto e
alla vita pubblica. Contemporaneamente vengono realizzati impianti produttivi come le fornaci
per la produzione di vasellame. Per avere entrate costanti e per la realizzazione di servizi per la
comunità viene pensato poi per ogni città anche un sistema di tassazione.
[Evergetismo: i personaggi politici di un certo livello erano obbligati a investire risorse personali
per la realizzazione di opere pubbliche. Sostanzialmente risorse personali erano usate per la
collettività e il personaggio politico diventava l’equivalente di un benefattore]
Tra le ultime aeree raggiunte dai Romani nella penisola ci sono le zone occidentali al di sopra del
Po, si tratta di una zona chiamata “Transpadana” e fondamentale per espandersi anche oltre le
alpi. Qui vengono fondate da Augusto “Augusta Pretoria Salassorum”, poiché un tempo abitata
dalla popolazione dei Salassi, e “Augusta Taurinorum” ovvero “Augusta dei Taurini” [i Taurini
erano una popolazione esistente prima dell’arrivo dei Romani]. In entrambi i casi, i romani
arrivano in villaggi senza una rigida urbanistica e hanno piena libertà. Ad Augusta Pretoria
vengono costruiti un teatro, dedicato alla tragedia e alla commedia, e un anfiteatro, finalizzato
ad accogliere spettacoli gladiatori. Ovviamente la parte della popolazione che andava a teatro
era diversa da coloro che invece si recavano all’anfiteatro. Entrambi vengono eretti a ridosso
delle mura. La scelta non è casuale, da un lato c’è la volontà di ridurre il flusso di persone che
entravano in città che rischiavano di intasare le principali vie. Dall’altro, trattandosi di costruzioni
imponenti, entrambi funzionavano come delle mura. La cinta muraria era dotata di porte
rivestite di marmo, non erano solo un elemento difensivo, ma erano delle sorte di biglietto da
visita, servivano per celebrare l’identità romana in quanto si trattava del primo elemento
architettonico visibile nella città. Contemporaneamente, le porte funzionavano come dogane e
servivano per monitorare chi entrava nella città.
26/09
Per i romani era un must creare una griglia urbanistica tipo scacchiera creata attraverso incrocio
fra cardi e decumani minori.
Il foro di Aosta aveva forma rettangolare, cosa non comune a tutta la penisola italiana. Su uno
dei lati lunghi aveva sede la basilica, mentre sul lato opposto c’era la curia. Al centro si ergeva
la platea forense mentre in fondo al foro si trovava, in posizione soprelevata, l’area sacra. Si
tratta in particolar modo di due edifici gemelli, uno identico all’altro e simmetrici rispetto
all’ingresso. Tutta l’aerea era circondata da un criptoportico in cui erano collocate una serie di
taberne [Il criptoportico era talvolta usato come granaio e spesso era sotterraneo, ma non è
questo il caso].
Al di fuori della città c’era un suburbio, organizzato in maniera precisa come la città dentro le
mura. I romani cercavano sempre di organizzare anche quella parte di centro abitato che era
fuori dalle mura. Questa zona era infatti fondamentale per la produzione di quelle materie prime
che venivano successivamente lavorate dentro la città.
Le parti non abitate poste nelle campagne venivano centuriate, cioè divise in grandi lotti quadrati
assegnati in seguito ai singoli coloni. I coloni andavano a lavorare nei campi di giorno pur avendo
la propria dimora in città.
Al di fuori della città di Aosta, prima di entrare nel centro abitato attraverso le mura, ci si
imbatteva nell’Arco di Augusto. Era una sorta di invito ad entrare in città. Nella parte alta
dell’arco, detta “attico”, era ovviamente iscritto un messaggio celebrativo, o epigrafe, nei
confronti di Augusto. Si trattava di un metodo di propaganda largamente utilizzato all’epoca che
funzionava contemporaneamente come metodo di alfabetizzazione per la popolazione.
Un'incisione del 1840 lo ritrae in piena campagna, quindi ancora in zona non urbana, e privo di
attico.
Marco Vitruvio Pollione scrive il “De architectura”.
Bologna, o Bononia per i latini, era un tempo ovviamente più piccola. Nel I sec. d.C. era un
territorio di circa 50 ettari. Ancora oggi è attraversata dalla Via Emilia che corrispondeva al
decumano massimo. Il “macellum”, ovvero un mercato di tipo alimentare, era collocato al
posto della attuale Cattedrale di San Pietro.
29/09
Sul limite sud della città aveva sede il teatro, oggi non visitabile poiché inglobato in edifici privati,
mentre sotto l’attuale biblioteca sala borsa era posto il foro. Il teatro di Bologna è stato uno dei
primi edifici dell’Italia del nord ad essere autoportante, in un primo momento era largo 75 metri,
in epoca augustea, a causa della crescita notevole della città (e quindi di una richiesta di più
posti a sedere), verrà ingrandito fino a 93 metri [con l’avvento di Augusto si parla per la prima
volta di Impero Romano, è un'epoca di grande crescita]. Fuori dalle mura romane, nell’attuale
piazza delle sette chiese, erano poste invece la necropoli e il tempio di Iside. Era infatti stato
stabilito per legge che le necropoli dovessero essere poste fuori dal centro abitato. Il tempio di
Iside si è conservato in maniera limitata, dentro il complesso delle sette chiese sono ancora oggi
visibili mura di epoca romana che ne testimoniano l’esistenza e un'epigrafe che riporta una
scritta. La scritta racconta che una signora, una liberta, lasciò tutta la propria eredità per la
realizzazione di un edificio finalizzato al culto di Iside.
Si noti che Iside è una divinità egizia, siamo davanti a un'assimilazione evidente della cultura
straniera in quella romana. Lo stesso imperatore Caligola fece costruire a Roma un tempio a
Iside. L'iconografia di Iside che allatta suo figlio Horus (Iside lactans) avrà inoltre molto seguito
fra i soldati e i mercanti romani che a causa della loro professione viaggiavano molto e avevano
modo di conoscere culture e religioni diverse.
Tra gli scavi del foro fu trovata una statua di Nerone. Intorno al 60 d.C., a seguito di un incendio,
Nerone invia fondi per la ricostruzione della città che vengono in parte dedicati per il rifacimento
del teatro. Motivo per il quale gli furono dedicati una serie di opere, fra cui la statua ritrovata.
La localizzazione dell’anfiteatro variava da città a città. I centri abitati più grandi dell'Emilia
presentavano l’anfiteatro in posizioni variabili. Probabilmente anche Bologna era dotata di un
anfiteatro, oggi scomparso, ma sicuramente posto fuori dalle mura.
Il decumano massimo, ora Via Rizzoli – Via Ugo Bassi, era realizzata con basoli (blocchi) di pietra
dei Colli Euganei di forma squadrata e incastrati in maniera da formare un profilo “a schiena
d’asino” per garantire un buon deflusso delle acque. Il responsabile della pavimentazione
stradale di Bononia è Ottaviano Augusto. Augusto organizza in maniera sistematica l’assetto
amministrativo dell’impero dividendo i territori occupati in “regiones”. L’Italia viene divisa in
undici regioni, ognuna delle quali è classificata non come un nome ma con un numero. I nomi
ufficiali verranno assegnati dopo Augusto sulla base di criteri diversi. L’ottava regione, per
esempio, verrà chiamata Aemilia poiché attraversata dalla via Emilia, mentre la Liguria assunse
il suo nome per la popolazione dei liguri così come l’Umbria. La s
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