Lezione 1
Tre grandi periodi analizzati nel programma
- Renaissance = termine non creato dai protagonisti di quegli anni ma creato successivamente. Il Rinascimento italiano corrisponde al 400, quindi al quindicesimo secolo, mentre la Francia vive quel periodo di rinnovamento nel 500, quindi un secolo più tardi. I protagonisti si impegnano per differenziarsi dal secolo precedente, sono consapevoli di questo rinnovamento ma sono gli storici dell'800 che utilizzeranno il termine Renaissance.
- Barocco = momento di passaggio, termine che viene dalla storia dell'arte (conferma del grande legame tra letteratura, storia e arte). Il termine veniva utilizzato in particolare per indicare l'arte del Bernini, il "Grand Siècle".
- Classicismo = chiamato il secolo che rende la Francia potente in tutta Europa grazie soprattutto alla figura del sovrano, ovvero Luigi XIV, le roi soleil. Luigi XIV sale al trono nella seconda metà del secolo e porta ordine fondando la monarchia assoluta, il potere assoluto del re. La monarchia assoluta costituisce un importante argomento politico che diventa anche argomento letterario perché l'unicità e la regolarità che impone il potere politico la si cerca anche a livello letterario e linguistico. Il francese che studiamo oggi nasce infatti nel 600, secolo in cui nascono le regole che vengono imposte alla lingua. Verso la fine del 600 viene pubblicato il Dictionnaire Français, compito già appoggiato precedentemente da Richelieu e Mazarin, già negli anni 30 del 600. Di grammatica e lingua si inizia a parlare negli anni 30 con la creazione dell'Académie française, una delle maggiori istituzioni che ancora oggi regola la cultura e la lingua francese. "Défense et illustration de la langue françaises" di Du Bellay — una delle tante opere che saranno analizzate — punta a difendere e a illustrare (dare lustro) la lingua francese. Ovviamente con difendere si intende difendere dal latino, considerato superiore al francese poiché quest'ultima era una lingua relativamente nuova e povera ed era compito dei poeti darle lustro. Paragona la lingua francese a una pianta, che se coltivata e seguita può crescere e dare dei frutti.
Essais di Montaigne — autore della seconda metà del 500 — scrive un'opera composta da tre libri, il primo pubblicato nel 1580. I Saggi sono una raccolta di capitoli su argomenti di diversa natura, una riflessione sull'essere umano attraverso vari argomenti. "De l'amitié". Leggere capitolo 28 del primo libro.
Lezione 2
La lingua è strettamente legata al processo politico e storico di evoluzione. La lingua è espressione di una cultura della storia, la lingua non è solo un insieme di parole ma un processo evolutivo legato a un contesto storico-sociale. Importante è quindi anche la traduzione, l'esercizio che permette di trasportare, di tradurre un pensiero, un significato o un'idea (la traduzione è la lingua del mondo, Umberto Eco).
"Défense et illustration de la langue françaises" è il manifesto, il documento che sancisce la nascita di una lingua legata a una nazione, a un territorio. La definizione del territorio francese, così come lo si conosce oggi, nasce proprio nei primi anni del XVI secolo. In francese moderno la Francia è soprannominata l'Hexagone, costituitosi proprio in questo periodo, soprattutto grazie a Francesco I di Valois, colui che definisce e riordina il territorio francese dal punto di vista geografico e linguistico, poiché era anche un grande studioso, uomo di grande cultura che riconosce il ruolo della cultura e della lingua nello sviluppo del paese. Non a caso Francesco I è spesso "père des lettres", citato dagli autori di quegli anni, come lui stesso si cimenta in poesie. Importante è l'editto che emana nel 39, l'Editto di Villers-Cotterets, che stabilisce che le leggi del paese dovevano essere redatte in lingua volgare. Il sovrano decide quindi che la lingua volgare è lo strumento con il quale comunicare con i sudditi, dà quindi un'impronta nazionalistica e di unità al paese; è una decisione politica poiché anche il suddito che non conosce il latino, che non si è istruito, sa di avere un sovrano che comunica in una lingua che lui conosce e comprende. Non è questa una decisione di secondo ordine.
College des trois langues. Francesco I fonda negli anni 30 il College de France, un'istituzione scolastica che si pone tra liceo e università. In questo college si studiavano latino, greco e ebraico, le tre lingue dell'antichità, aspetto importante perché sta a significare che il sovrano è consapevole dell'importanza dello studio del passato e dell'antichità. Il 500 infatti rifiuta e condanna il medioevo e si sostiene di dover imitare i latini, il passato. L'istituzione del college esiste ancora con il nome di College de France. Il college ovviamente è rivolto a una categoria di poche persone colte e a questi vien chiesto uno sforzo importante ovvero che la cultura dell'antichità trasmessa grazie al latino, al greco e all'ebraico possa essere tradotta e trasportata nel nuovo paese che sta nascendo.
Di questa consapevolezza politica e nazionale si trova riscontro nell'opera di Du Bellay, perché si propone una nuova forma letteraria che dimostri la rinascita di quel periodo rispetto al medioevo ed è molto forte nell'opera la presenza dello spirito nazionalistico e la difesa di un territorio ben preciso, di cui si scrive sopra. Questa forza percepita dalla Francia porta poi anche a un'espansione territoriale e Francesco I intraprende infatti una forte politica espansionistica soprattutto verso l'Italia e il Mediterraneo. Inoltre, la Francia si sentiva il paese baluardo contro l'islam, quindi i turchi e per questo la conquista dell'Italia, che si presenta anche facile, è un punto di forza per dimostrare la potenza. Tutti i francesi di quegli anni quindi si sentono consapevoli di questa grandezza.
Estratti su Unistudium
Erasmo da Rotterdam
Erasmo da Rotterdam è una figura di primo piano dell'Umanesimo europeo, è stato un teologo e filosofo umanista olandese. Autore di alcuni testi famosissimi come Elogio alla follia, commenti ai Vangeli e Adagia, una raccolta di proverbi e modi di dire antichi raccolti e commentati da Erasmo. In alcuni casi il commento è una pagina, in altri è un vero e proprio saggio. Erasmo nasce a Rotterdam ma sente di dover perfezionare i suoi studi e quindi va in Italia e nel 1506 ottiene un dottorato in teologia a Torino. Intorno al 1507/1508, Erasmo si trova a Venezia, ospite di Aldo Manuzio, grande editore del 500 con sede a Venezia. Nel 500 la stampa era stata inventata da poco (1453-55) e porta a una rivoluzione culturale in quel periodo. L'editore del tempo era un uomo di grande cultura e Aldo Manuzio stampava libri di grande cultura, per questo ospita grandi umanisti a casa sua, per chiedere consiglio e confrontarsi su quali libri pubblicare. Dopo Venezia, Erasmo si dirige a Roma e in Inghilterra. Erasmo vuole rinnovare e cambiare, senza però arrivare a quello scontro e a quella rottura che ci sarà con la Riforma Protestante e che porterà alla tragedia delle guerre di religione in Francia. Erasmo usa anche l'ironia, come nell'Elogio alla follia, ripresa anche da Montaigne ad esempio, una cultura semplice che mira alla verità e alla concordia, cercando di evitare quindi lo scontro tra le confessioni. Erasmo è anche uno degli autori messi all'indice, cioè inseriti nell'Indice dei libri proibiti. Ciò che propone Erasmo è una critica del presente che non prevede una rottura ma una possibilità di criticare attraverso l'esempio degli antichi, dei greci, dei latini e della Bibbia per eliminare quegli stolti, come li chiama lui, che non permettono una convivenza felice. In Erasmo c'è una ripresa della saggezza degli antichi, della classicità combinata all'eredità del testo biblico, paganesimo e Bibbia che si intrecciano per dar vita a una sapienza nuova che è in grado di sottolineare la vanità delle cose terrene per portare gli esseri umani un gradino più sopra.
Erasme, Adage 98: Un sot dit des sottises. (uno sciocco dice sciocchezze)
Il titolo sottolinea il legame tra lingua e individuo, la lingua non è qualcosa di meccanico e fine a se stesso (dimmi come parli e ti dirò chi sei). Euripide dans les Bacchantes: «Un sot dit des sottises». Notre prophète Isaïe a exprimé cette pensée en autant de mots. Sénèque à Lucilius: «Chez les Grecs, dit-il, c’est passé en proverbe: le discours d’un homme est pareil à sa vie». Quel était ce proverbe, ce n’est pas bien clair, sauf qu’il y a un vers comme cela, répandu chez les Grecs: «Le caractère d’un homme se reconnaît à son langage». Le philosophe Démocrite dans Diogène Laërce disait que le langage est l’image de la vie en quelque sorte son ombre. On ne saurait rien dire de plus vrai que cette pensée. Car aucun miroir ne reflète mieux et plus nettement la figure du corps que le discours ne reproduit l’image de l’esprit. Et l’on discerne les hommes à leurs propos exactement comme les vases en bronze à leur sonorité. Erasme, Oeuvres Choisies, trad. J. Chomarat, Paris, Le Livre de Poche, 1991, p.337.
Nell’adagio 98 (Unistudium) Erasmo sottolinea il legame tra lingua e individuo. Dimmi come parli e ti dirò chi sei. Parte da Euripide, tragediografo greco, pubblicato a quei tempi tradotto perché pochi conoscono questa lingua, a differenza del latino. Nelle Baccanti, Euripide dice che uno stupido dice stupidità. Da qui parte Erasmo, collegandosi ad Isaia, autore biblico, senza paura di fare questo salto concettuale. Isaia ha usato infatti parole simili, ma anche Seneca nelle sue lettere. Presso i Greci, dice Seneca, è proverbio che come uno parla corrisponde a come vive. Democrito dice che il linguaggio è l’ombra della vita. Il linguaggio è lo specchio dello spirito perché nessuno specchio rispecchia meglio la figura del corpo di quanto il discorso rispecchi l’immagine dello spirito. Gli uomini si distinguono dal loro parlato come i vasi di bronzo (rif. a S. Paolo) si riconoscono da come suonano.
Frase sottolineata = il linguaggio riflette l'essenza dell'essere umano.
"Défense et Illustration de la langue française" di Du Bellay, (1549).
Figura di primo piano di un gruppo ristretto di poeti che vuole rivoluzionare la concezione della letteratura. Questo gruppo si dà un nome particolare: all'inizio la chiamano "la brigade", nome che incarna un po' l'idea di spirito rivoluzionario, successivamente si fanno chiamare "la Pléiade", nome importante e particolare. Du Bellay e Ronsard, come gli altri autori della Pléiade, difendono l'uso del volgare per la loro produzione ma non pensano a una poesia per tutti, anzi, la poesia è considerata un'esperienza così complessa che è riservata a un ristretto numero di eletti. In questo caso l'uso del volgare non implica una diffusione del sapere.
Le temps viendra – peut-être –, et je l’espère moyennant la bonne destinée française, que ce noble et puissant royaume obtiendra à son tour les rênes de la monarchie, et que notre langue (si avec François n’est du tout ensevelie la langue française) qui commence encore à jeter ses racines, sortira de terre, et s’élèvera en telle hauteur et grosseur, qu’elle se pourra égaler aux mêmes Grecs et Romains, produisant comme eux des Homère, Démosthène, Virgile et Cicéron, aussi bien que la France a quelquefois produit des Périclès, Nicias, Alcibiade, Thémistocle, César et Scipion. Défense et Illustration de la langue française, éd. J. Borel, Paris, Gallimard, 1975, I, 3, p. 208.
Du Bellay immagina che la Francia prenda in mano le redini della monarchia e che possa diventare la potenza che difenderà l'Europa e che la lingua francese, se sostenuta come aveva fatto Francesco I, una volta messe le radici, crescerà e maturerà e si innalzerà a tale altezza che potrà eguagliare quella dei greci e dei romani. Insieme alla Francia anche il francese deve innalzarsi e produrrà quindi grandi autori, così come ha prodotto grandi figure politiche.
Lettere prefatorie di Manuzio
Prefazione che introduce il testo pubblicato. Alcune prèfaces sono state scelte e pubblicate. Guarino, maestro di Manuzio, sottolinea la ricchezza del lessico greco. Sottolinea l’importanza di tradurre dal greco e in greco. Tradurre è entrare sia nel meccanismo della lingua che nel pensiero di chi ha scritto un testo. P 14/15.
In un’altra prefazione del 1495, si dice: abbiamo voluto stampare una grammatica greca tradotta in latino, perché c’è gente che non sa il greco, e questa traduzione è fatta a beneficio di chi non conosce la lingua greca. Si pone il tema della traduzione.
Frontespizio libro di Dolet "la manière de bien traduire d’une langue à une autre". Titolo = È moyen français. In questo periodo, proprio grazie alla volontà di rifarsi all'antichità, acquista un grande valore la traduzione, infatti i testi classici vengono tradotti nelle lingue dei paesi di arrivo. La traduzione è un'attività importante ma andava fatta in un determinato modo.
Nel 1540 a Lione viene pubblicato un testo con delle regole su come tradurre un testo (traduzione come oggetto di riflessione), su come usare la punteggiatura e gli accenti pubblicato dall'editore e stampatore Etienne Dolet, revisionato e autorizzato dal potere reale. Dolet è un umanista che vive a Lione e che è consapevole che la stampa in quel momento è lo strumento fondamentale per la diffusione del potere, egli infatti apre una casa editrice e stampa le sue opere. Dolet verrà condannato al rogo e bruciato insieme ai suoi libri perché fu condannato per eresia. Uno dei motivi che hanno concorso alla condanna di Dolet era proprio una pessima traduzione, tradurre dai testi antichi e tradurre un termine piuttosto che un altro, negli anni 40/50 del '500, poteva dire anche essere condannati per eresia.
Nel testo di Dolet, quest'ultimo riassume i 5 punti fondamentali per una buona traduzione:
- Il traduttore deve capire esattamente il senso e la materia di cui si sta trattando nel testo da tradurre, in questo caso un traduttore può rendere semplice anche un testo molto complicato.
- Il traduttore deve conoscere perfettamente la lingua da cui traduce e quella in cui traduce.
- Quando si traduce non si deve tradurre parola per parola, in questo caso il traduttore non conosce le lingue.
- Non lasciarsi sedurre dalla ricchezza della lingua.
- Mettere insieme le parole, sceglierle in modo intelligente per evitare goffaggini e sprechi.
Tradurre è come aver in mano una manciata di pietre preziose male organizzate. Non bastano le belle parole se non le so mettere bene insieme.
Lezione 3
Il rinnovamento di Francesco I significa opporsi al medioevo, letto come periodo oscuro, severo, che va abbandonato per qualcosa di nuovo. In realtà il medioevo non è stato un periodo buio e monotono, ma ora se ne vogliono distaccare per proporre qualcosa di nuovo che è rappresentato dall’antichità greca e latina, esempio di bellezza a cui rivolgersi per trovare nuovi modelli per questo rinnovamento. Per questo c’è bisogno di traduzioni, che riprendono testi greci e latini. I testi devono essere stampati (Manuzio), infatti presso la Sorbona è creata una stamperia. La traduzione dal greco avviene in latino o in francese (tragedie di Seneca). Tradurre un testo significa renderlo accessibile, adattandolo alla cultura dell’epoca.
Euripide, nel IV secolo, era rappresentante di una cultura pagana, molto diversa da quella del XVI secolo, e per essere compreso va adattato. Racine, grande tragediografo che riporta la tragedia in Francia, nella prefazione alla Fedra dice: "ancora una volta mi rifaccio a Euripide". Ma come faccio a far accettare al mio pubblico una regina così volgare da accusare il figliastro, e un Ippolito che rifiuta tutte le donne e muore sfracellato senza colpa? Ma il racconto è così importante che ho fatto cambiamenti: Fedra è innamorata di Ippolito, è lacerata dal suo rifiuto perché sa che ciò che chiede è sbagliato (consapevolezza inconcepibile nel racconto originale), faccio intervenire una serva e devo dare una colpa a Ippolito, lo faccio innamorare di una certa Aricia, figlia dei nemici di Teseo. Innamorandosi della figlia di un popolo nemico si macchia di una colpa, e questo adatta la sua figura al contesto culturale del tempo. La Pléiade si propone di opporsi nettamente al recente passato per tornare alle origini della cultura classica greca e latina, o leggere direttamente la Bibbia: molte traduzioni in volgare delle Sacre Scritture. San Girolamo traduce la Bibbia in latino ed è il testo adottato dalla Chiesa.
La stampa si sviluppa soprattutto a Lione, dove si sfruttava l’acqua abbondante e le materie prime per la produzione e la diffusione dei libri. Anche tanti italiani lavorano a Lione. Dolet è di Lione.
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