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Il medioevo

Il termine medioevo (Media Aetas) viene coniato nel XV secolo dagli umanisti con connotazione negativa rispetto alla luminosità dell’età corrente. Chi visse nel medioevo non era consapevole di essere in questo periodo ma avvertiva di far parte dell’antichità; Dante infatti, parlando dei due soli, parla sia di Papato che di Impero Romano. Nel 500 continuerà a mantenere una connotazione negativa da parte dei protestanti che intendevano riformare (migliorare) la Chiesa.

Il termine medioevo non è accettabile per diversi motivi:

  • Non è un periodo omogeneo, uguale nel corso del tempo.
  • Non è un periodo che caratterizza tutto il mondo ma solo l’Occidente.
  • Non inizia in ogni territorio nello stesso momento.

Il termine verrà utilizzato per riferirsi a questo periodo storico grazie a Cellario, un insegnante di storia, che nel 600 organizzò un corso di storia diviso in tre anni: antico, medioevo, moderno (dal rinascimento in poi, a cui seguono la storia post-moderna e contemporanea).

Datazioni del medioevo

Ci sono diverse datazioni per questo periodo:

  • 476 d.C. (caduta dell’Impero Romano d’Occidente) - 10 ottobre 1492 (scoperta dell’America), la più utilizzata ma si tratta di momenti che non costituiscono momenti di vera apertura o chiusura.
  • 476 d.C. - 1453 (caduta dell’Impero Romano d’Oriente).
  • Inizio 313 (editto di Costantino con la quale si dà libertà al cristianesimo, legato all’idea di medioevo come età di vera fede).
  • Inizia con la nascita dell'Islam nel VII secolo.
  • Fine del medioevo verso la fine del XIII secolo, o nel 1348.

La genesi del cristianesimo

Questa religione nasce in un contesto giudaico, per poi arrivare a Roma, divenendo infine forma mentis delle nuove civiltà. Non è nata da Gesù, anzi potremmo chiamarlo Paolismo, da Paolo il reale fondatore. Ha invece come punto di riferimento Gesù e coloro che fondano questa setta sono interpreti del suo messaggio.

La figura del Gesù storico

Non abbiamo molto se non quello che viene raccontato. I primi documenti della cristianità sono le lettere di Paolo 35 anni dopo la morte di Gesù. A seguire abbiamo i vangeli sinottici (cioè simili di Matteo, Marco e Luca) e i vangeli apocrifi.

Abbiamo anche fonti non cristiane: romane e ebraiche.

  • Romane: Annali di Tacito, riguardo l’incendio di Roma; Lettera 96 di Plinio il giovane a Traiano nell’anno 111 d.C.; Vita di Plauto, scritta da Svetonio in cui si fa riferimento ad un certo “crestos”; Luciano di Samosata, morte di peregnino, un cristiano che quando fu arrestato venne difeso dagli altri cristiani e questo è rivelatore, secondo l’autore, della loro ingenuità.
  • Ebraiche: Antichità giudaiche di Giuseppe Flavio, essendo un ebreo ribelle contro Roma decide di scrivere la storia degli ebrei in latino, pensando che avrebbe guadagnato il rispetto da parte dei romani, trattandosi di una storia antica. Si parla di: Giacomo, fratello di Gesù, dei miracoli compiuti da Gesù e la sua messa a croce per mano di Ponzio Pilato. Talmud di Babilonia, in cui si dice che Gesù fu giustizia alla vigilia di Pasqua perché praticava la stregoneria. Ci sono alcune tesi contro la verginità di Maria, ma da lei nasce un certo Pantera.

Cristo, ovvero “l’unto del signore”, titolo che fino alla conquista dei babilonesi era attribuita agli imperatori ebrei (che erano anche sacerdoti) e anche il titolo di Messia significa propriamente “re degli ebrei”. Secondo i musulmani Gesù non può essere figlio di Dio, in quanto Dio essendo tale non può farsi in tre.

Gesù nasce il 25 dicembre (o marzo secondo il primo calendario) nell’anno 1, non 0 perché inizialmente secondo la matematica del tempo lo 0 non esisteva. La data non è causale poiché riprende le date prese in prestito da altri culti e perché vicina al solstizio d’inverno. Muore all’età di 30 anni circa, o meglio tra i 28 e i 36 anni. Queste date furono stabilite a Costantinopoli nel VI secolo dal monaco Dionigi il piccolo.

Gesù si stacca dalle istanze rivoluzionarie, affermerà infatti “Date a Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio”, infatti, secondo un racconto, ci fu un censimento al quale i genitori non si sottrassero. Gesù è sicuramente vissuto ma non abbiamo alcuna cronologia della sua vita.

Primo cristianesimo

Il primo cristianesimo vede una spaccatura tra:

  • Nazzaristi, che avranno una rottura più difficile con gli ebrei, ma sarà più semplice dopo la morte di Giacomo negli anni 60 del I secolo.
  • Ellenisti, rompono subito con gli ebrei.

La lingua da loro utilizzata è il greco, anche se Gesù parlava aramaico. I cristiani con i loro testi vogliono dimostrare che il loro Gesù avvera tutte le profezie proprie del Messia.

La sinagoga come centro di produzione

Sia il giudaismo della diaspora che quello giudaico hanno come punto di riferimento il tempio e la sinagoga. Questa sarà centro di produzione di testi che fanno parte o meno del canone:

  • Ebraico: si compone di 24 libri, risalente al II secolo e porterà alla Bibbia ebraica.
  • Cristiano: si compone di 44 libri (27 Antico Testamento) risalente al IV secolo e porterà alla Bibbia cristiana.

Mostrano grande attenzione all’idea di un mondo dopo la morte e dell’imminenza del male, secondo gli esseni loro erano gli unici che sarebbero stati salvi poiché non erano stati “contaminati”.

Giovanni Battista

È il propugnatore di una corrente dai caratteri simili a quella degli esseni, ma a differenza di quest’ultima pensa che si possa salvare attraverso il battesimo, la metanoia. È un personaggio che rompe con il mondo, rifiuta tutto ciò che non è naturale, non a caso viene rappresentato vestito con pelli di cammello. È critico nei confronti dei giudaici, poiché non dà ascolto a ciò che viene detto nel tempio e i suoi stessi indumenti sono uno schiaffo morale nei loro confronti, in quanto consideravano la pelle di cammello contaminata.

Gesù a differenza di Giovanni è meno critico nei confronti del giudaismo, anche se è molto più vicino al giudaismo sinagogale; viene narrato un episodio in cui trovandosi ad Emmaus crede all’interpretazione della bibbia ebraica. Gesù considera il tempio come una istituzione da rispettare, infatti in un altro episodio Gesù entrerà in un tempio e da qui caccerà i mercanti. Gesù non ritiene imminente la fine del mondo, ma al contrario in un passo di Marco affermerà che il Regno di Dio è arrivato. Per essere salvato, infine, occorre amare il prossimo e non escludersi dal mondo.

L'importanza delle prime comunità cristiane

È un errore pensare al cristianesimo come una organizzazione ben strutturata che ha il vescovo alla cima, ma dobbiamo pensare al cristianesimo come ad un arcipelago di comunità con diverse dottrine, diversi testi di riferimento e con diverse modalità organizzative. Da questo punto di vista è interessante la vicenda di quel modello di comunità che si afferma in Frigia, Turchia, Asia Minore, intorno alla figura di Montano e alla cosiddetta eresia montanista: un modello in cui è centrale il ruolo dei carismatici, uomini o donne che si sentivano ispirati dallo spirito santo (il carisma) e ritenevano di essere in contatto diretto con dio e di dare degli orientamenti morali e spirituali.

Questa posizione incontrò la resistenza e diffidenza di altre comunità cristiane. Si tratta di comunità in collegamento tra loro e spesso ritengono necessario provvedimenti di carattere disciplinare-correttivo per contrastare certe tendenze. In alcune comunità inizia ad essere centrale la figura dell’episcopos, del vescovo, che assumeva il controllo della comunità. L’episcopos venivano designati tramite la vox populi. Già in questi anni accadeva, soprattutto quando queste comunità iniziano a diventare importanti e diventare vescovo significava assumere una posizione molto importante di gestione di un grande patrimonio, di le proprie “truppe cammellate” in piazza, come accadde con l’elezione da Damaso I.

Montano decise di contrastare i vescovi dell’Asia Minore rivolgendosi al vescovo di Roma, il papa (ma non era il solo ad essere chiamato così), il quale assolve Montano e dichiara legittimo quell’ordine. Allora gli altri vescovi cercano una voce più autorevole che possa smentire il vescovo di Roma, si rivolgono allora ad Ireneo di Lione, che per smontare l’autorità del vescovo di Roma ricorre al pronunciamento dei martiri, non sono coloro che muoiono per la fede ma nelle comunità cristiane dei primi tempi erano martiri coloro che venivano incarcerati (che avessero commesso o no qualcosa) che godevano una sorta di aura di autorevolezza morale che li mettevano nella condizione di dire cosa fosse bene e cosa no, e decidono infine che queste comunità carismatiche non vanno bene. La vicenda di Montano ci dice che la donna abbia un determinato ruolo ma soprattutto che le prime comunità cristiane sono tante, sono diverse, hanno diversi modi di strutturarsi e hanno diversi principi di autorità spesso in lotta tra loro. Inoltre, il fatto che Montano si rivolga al vescovo di Roma mette in evidenza la sua iniziale autorevolezza, ma che dovrà aspettare molto tempo prima di prendere effettivamente piede.

Un’altra vicenda è quella di Marcione, un mercante in lotta con alcune comunità locali, si converte, va a Roma e dà vita ad una scuola caratterizzata da un orientamento dottrinale di estremismo paolino. Paolo aveva professato la fuoriuscita del movimento giudaista dal cristianesimo, ma alla morte di Paolo si riprende la tradizione ebraica (infatti la Bibbia si rifà a quella ebraica), ma Marcione vuole rifarsi esclusivamente a Paolo e arriva a condannare come diabolico tutto ciò che l’ebraismo aveva consegnato. Il dibattito che si aprì con il suo pensiero portò Marcione alla condanna, ma il suo pensiero si diffuse.

Negli anni delle prime comunità si aveva bisogno di una autorità che identificasse cosa fosse eresia (il termine greco era il nome delle scuole, senza una connotazione negativa), cosa fosse orthe doxa, e cosa eterodossia, ma questa autorità la avremo solo con il primo concilio ecumenico del 325 riunito da Costantino che è anche la prima affermazione della Chiesa al servizio dell’Impero.

Inizialmente le comunità avranno diverse autorità, abbiamo visto in Frigia le carismatiche, o i presbiteroi una sorta di consiglio, o il didascalos ad Alessandria d’Egitto prima dell’episcopos. Quando la figura del vescovo prenderà piede, per evitare che fosse screditato, nasce la diadokè ovvero una genealogia reale o non che nasceva dagli apostoli o da inviati dagli apostoli di cui erano eredi i vescovi.

Il cristianesimo e il paganesimo

Le comunità cristiane nascono soprattutto nelle comunità ebraiche, le quali accettavano anche i non ebrei. Ma già nel II secolo vedremo anche una diffusione del cristianesimo negli ambienti militari, ci sono infatti dei resti di una chiesa in una fortezza in Mesopotamia al confine con i Parti. Il fenomeno cristiano fu però ridotto agli inizi poiché il mondo ellenico romano accettava la professione di altri culti ma era molto legato alle tradizioni.

Il paganesimo assumerà questa nozione quando il cristianesimo attuerà la sua conquista, assumerà una connotazione negativa in quanto religioni dei pagus “villaggi” quindi di persone sostanzialmente ignoranti, ma allo stesso modo sotto questo nome i cristiani inseriscono un gran numero di culti. Dobbiamo ricordare che l’impero era diviso in civitas e ogni città aveva il proprio culto dominante. Queste religioni erano caratterizzate tutte dalla pax deorum, quindi cercare in ogni modo di non offendere il dio (ira deorum) e di garantirsi la loro benevolenza e protezione.

Quando i Romani faranno le loro conquiste ci sarà una romanizzazione dei culti barbari, come per esempio il dio celtico Lug (da cui deriva il nome della città di Lione) che viene associato per esempio ad Apollo. L’Impero Romano conosce nel I, II, III secolo la presenza di molti culti soprattutto di matrice orientale, ma ai romani non piacevano riti come sacrifici umani, o teste mozzate appese alle porte, infatti il rito di Cibele che sarà uno dei culti dominanti (poiché incontrava il favore imperiale di Claudio) insieme al cristianesimo, nel corso del II e III secolo incontrerà la reazione di molti proprio per i suoi aspetti cruenti, come per esempio il rito del taurobolium per cui il fedele si piazzava in un cunicolo sormontato da una grata su cui veniva buttato un toro che veniva sgozzato e il fedele veniva inondato da questa pioggia di sangue, oppure i galloi (sacerdoti che erano eunuchi) i quali durante una celebrazione raggiungevano l’estasi e si eviravano. Stesso discorso vale anche per il culto dei baccanali che volevano essere inserite dagli Scipioni, ma considerato poco elegante. I romani erano molto più inclusivi perché non avevano quella identità che invece era dei Greci. C’è una dimensione comunitaria della religione, ci deve essere una divinità unica nella città, ma allo stesso tempo una dimensione personale della religione.

Il problema inizia a sorgere quando alcune religioni private iniziano a contestare la religione comunitaria, come accade per il cristianesimo che si rifiuta di compiere i riti pagani, motivo che causa le persecuzioni, poiché i pagani ritenevano che il mancato sacrificio potesse causare la ira deorum. Nel III secolo infatti giungono molte pestilenze, carestie, invasioni barbariche, lotte civili e la colpa ricadrà sui cristiani. Gli imperatori saranno visti come garanti della pax deorum e non a caso avranno il titolo di pontifex, che faceva sia riferimento al fatto che dovessero essere il ponte tra la vita e la morte sia al progetto ingegneristico che si connotava di una certa sacralità, questo titolo etrusco diventa una magistratura.

Quando Augusto dà origine all’Impero Romano questo diventa uno dei titoli dell’imperatore romano, che accumula tutte le cariche che prima erano divise. Ecco allora che Decio decide di attuare la persecuzione dei cristiani (i quali consideravano le divinità pagane come delle presenze demoniache e il cui culto condannava alla dannazione) per ristabilire la pace degli dei. Ma non solo i cristiani si sottrassero, ma anche altri culti come quello del dio Coccodrillo e che vengono così messi in ombra da Decimo. Gli ebrei non sono colpiti da queste persecuzioni per l’autorevolezza datagli dall’antichità.

Linea temporale persecuzioni

  • 251: Decio
  • 258: Valeriano
  • 260: Editto di Gallieno
  • 303: Diocleziano

Proprio in questi anni nasce l’accezione di traditore, inizialmente il traditor è colui che consegna. Si arriva da consegnatore a traditore ai tempi di Diocleziano quando ai vescovi viene ordinato non solo di fare i sacrifici ma anche di consegnare i testi sacri che venivano gelosamente conservati su cui si basava la costruzione dell’identità cristiana. Colui che consegnava questi testi è appunto chiamato traditor, da cui deriva l’accezione attuale.

Nel mondo pagano si avverte l’esigenza di volgersi al monoteismo poiché ingentilirsi un dio o una dea significava incattivirsene un’altra, e non bastò avvicinare la figura di Zeus a quella di Apollo, ammettendo la sua superiorità rispetto a Zeus (non a caso II, III e IV secolo conoscono un boom oracolare, ce ne parla lo stesso Plutarco un sacerdote di Apollo che affermerà che a Delfi negli anni 80 del I secolo non si venera molto il dio Apollo, per poi essere testimone del boom). Un'altra divinità venerata era Asclepio, dio della medicina, che portava la gente ad addormentarsi e sognare, questi sogni in seguito dovevano essere interpretati. Il mondo dei sogni era molto importante, una delle prime opere sulla interpretazione dei sogni è quella di Artemidoro di Daldi.

L’editto di Caracalla del 212, cioè l’estensione a tutte le regioni dell’impero della cittadinanza, avrà come sua motivazione l’omologazione della religione e il cristianesimo si presterà proprio a proporsi come una religione universale, a differenza di altri culti rivolti solo ad alcuni membri delle comunità. Il culto degli imperatori, che nasce nel I secolo, è un modo di andare in questa stessa direzione.

Parentesi evergetismo e crisi del III secolo

Dobbiamo tener conto anche del fenomeno dell’evergetismo, cioè la costruzione di templi, di acquedotti, di terme, o giochi di gladiatori o il circo da parte degli aristocratici poiché l’Impero poteva provvedere solo all’esercito e all’annona cioè alla nutrizione gratuita del popolo romano. Si assumevano questa responsabilità per conquistare un ruolo di potere nella gestione della cosa pubblica, ma soprattutto nella gestione della riscossione delle tasse, e si accedeva a questa posizione tramite una votazione. Questo sistema della riscossione delle tasse aveva un rovescio della medaglia, poiché se su 150 se ne prendevano 50 dovendone dare 100, su 100 se ne prendevano 80, ma all’Impero sempre 100 dovevano versare. Con la crisi del III secolo i cosiddetti curiales invece di fare a gara tra di loro come in questo periodo decideranno di scappare, arrivando così alla crisi dell’evergetismo.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/01 Storia medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher SerenaGioffry di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia medioevale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università del Salento o del prof Somaini Francesco.
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