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Perché studiare fonetica e fonologia?

  • Per migliorare l’acquisizione della lingua madre.
  • Per l’apprendimento delle lingue seconde.
  • Per fare studi di variazione e mutamento.
  • Per logopedia e linguistica clinica, per correggere eventuali disturbi del parlato.
  • Per linguistica forense, per stabilire se una persona, in base ai tratti fonetici, è la stessa che ha commesso un tale reato.

Significato e significante

Prima di parlare della distinzione tra le due, bisogna ricordare i concetti di significato e significante. I segni linguistici sono dotati di una proprietà: la biplanarità, cioè ci sono due piani compresenti in un segno: 1) qualcosa 2) qualcos’altro.

Quindi, il significante è la parte immediatamente percepibile, l’espressione. Invece il significato è l’informazione veicolata dalla parte percepibile, il qualcos’altro, il contenuto.

Nella maggior parte dei casi, non c’è un legame naturalmente motivato tra il significato e significante. L’associazione nella maggior parte delle volte è convenzionale, il significante non ha niente a che fare con le caratteristiche dell’oggetto/animale. Questa è la proprietà dell’arbitrarietà.

Ovviamente ci sono delle eccezioni, onomatopee, fonosimbolismo, la branca delle scienze foniche che studia come i suoni di una parola possono interagire con il loro significato: ad esempio la lettera “i” può rimandare a cose piccole, ideofoni, BUM! nei fumetti.

Sempre sul fonosimbolismo, sono state fatte degli esperimenti e ricerche, ad esempio bouba e kiki: veniva chiesto a dei parlanti di associare le due parole a delle forme e molti collegavano la prima a una forma curva, la seconda a dei quadrati.

Doppia articolazione

Il significante è articolato su due livelli diversi: questa proprietà si chiama doppia articolazione. La prima articolazione: il significante di un segno linguistico è scomponibile in unità più piccole, dette morfemi. Sono dotate di significato e vengono usate per formare altri segni, bell-o; bell-ezza.

Con la seconda articolazione, i morfemi sono scomponibili a loro volta in unità minori: i fonemi. Non sono dotate di significato proprio, ma combinandosi formano le unità di prima articolazione.

La doppia articolazione è una proprietà importante del sistema linguistico, perché permette l’economicità di funzionamento della lingua e la combinatorietà. Ciò significa che possiamo formare un numero potenzialmente infinito di segni usando un numero limitato di unità minime.

Quindi la seconda articolazione si trova al di sotto del livello della soglia della significazione, perché i fonemi non sono dotati di significato. Lo studio della 2 articolazione costituisce l’oggetto delle discipline chiamate scienze foniche.

Derivano il loro nome dalla parola greca per voce e si occupano delle unità minime di 2 art in cui possono essere scomposte le parole considerate nella loro forma orale. Queste unità minime vengono studiate sia per quanto riguarda le loro caratteristiche individuali sia nelle loro reciproche interazioni quando si trovano all’interno della catena parlata.

L’operazione di scomposizione delle parole in unità più piccole porta ad identificare, per ogni lingua storico naturale, una serie di elementi costitutivi che tendono a ripresentarsi in combinazioni sempre diverse per formare tutte le parole di quella lingua.

Le scienze foniche sono in stretto collegamento con la linguistica del parlato, che si occupa di tutte le manifestazioni orali della lingua, non solo del livello fonico ma anche del livello morfosintattico, testuale, pragmatico.

Non è sempre banale individuare gli elementi che compongono una parola nel parlato. Basta pensare agli analfabeti, che non sono in grado di segmentare le varie parole quando parlano. Questa difficoltà spiega anche la presenza di due discipline separate all’interno delle scienze foniche: la fonetica e la fonologia.

Fonetica e fonologia

Se diciamo mango e mando, la nasale non è uguale: in un mango è velare e in mando è dentale. Indichiamo questa informazione quando facciamo la trascrizione fonetica, ma in quella fonematica non risulta.

Nella fonetica, se due suoni sono oggettivamente diversi, allora sono e vanno contati come due suoni, foni, diversi. Al contrario, nella fonologia se in una determinata lingua due suoni, pur essendo oggettivamente diversi, dato che non possono essere usati per distinguere due parole diverse, vanno considerati varianti di un solo elemento, fonema.

La fonetica chiama foni le unità foniche ricavate in base al principio della diversità, vengono trattati come due foni diversi. La fonologia chiama fonemi le unità individuate in base alla distintività.

E.g. mando vs mango, in ita le due consonanti nasali saranno due diversi foni in fonetica ma sono riconducibili ad un unico fonema, in fonologia.

La fonetica

  • Tratta della componente fisica, materiale, della comunicazione verbale, cioè dei suoni delle lingue prodotti dall’apparato fonatorio umano.
  • È il livello relativo alla sostanza dell’espressione, ovvero il modo con cui i suoni linguistici sono prodotti, trasmessi nell’aria e percepiti.
  • La sua unità minima di analisi è il fono.

La fonologia

  • Si occupa della funzione distintiva delle unità della comunicazione verbale.
  • Studia l’organizzazione e il funzionamento dei suoni nel sistema linguistico.
  • È il livello relativo alla forma dell’espressione, analizzando il significante linguistico tramite le procedure previste dalla 2 art.
  • La sua unità minima di analisi è il fonema.

Fono e fonema

I suoni producibili dall’apparato fonatorio umano, rappresentabili in una casella della classificazione dell’Alfabeto Fonetico Internazionale, IPA, rappresentano potenziali suoni del linguaggio chiamati foni. Il fono è la realizzazione concreta di un qualunque suono del linguaggio.

Nell’insieme dei foni materialmente producibili nelle diverse lingue solo alcuni sono pertinenti da avere un valore distintivo. Quando i foni hanno in una data lingua valore distintivo, cioè si oppongono sistematicamente ad altri foni nel distinguere e formare le parole di quella lingua si dice che funzionano da fonemi.

Il fonema è l’unità minima di 2 art del sistema linguistico, più precisamente è una classe astratta di foni, dotata di valori distintivi, cioè tale da opporre una parola ad un’altra in una data lingua. Nelle trascrizioni, sono racchiusi tra barre oblique, /b/, mentre i foni si indicano tra parentesi quadre [b].

La prova della commutazione

Per individuare i fonemi si applica la prova della commutazione.

Si confrontano due sequenze di suoni che si distinguono per almeno un segmento fonico, fono. Se il passaggio da un segmento all’altro corrisponde a un cambiamento di significato, allora i due segmenti sono considerati come la realizzazione di due fonemi distinti, sono in opposizione.

Due segni linguistici, parole/morfemi, i cui significati si distinguono per la commutazione di due suoni formano una coppia minima. Ad ex, in italiano [l] e [r] commutano in posizione iniziale di parola, lana vs rana, in posizione intermedia, calo vs caro, e in posizione finale, mal e mar, quindi trovandosi in opposizione, /l/ e /r/ sono fonemi dell’ita.

La fonetica

Abbiamo detto che è lo studio della realizzazione fisica dell’atto di parola, della sua trasmissione e della sua percezione. È la scienza che studia i suoni prodotti, trasmessi e percepiti dagli esseri umani per comunicare verbalmente.

Le fasi di base del processo comunicativo audio verbale:

  • Ideazione e produzione del messaggio.
  • Trasmissione del messaggio in un mezzo.
  • Ricezione e interpretazione del messaggio.

Queste tre fasi ci aiutano a distinguere tre approcci fonetici: articolatorio, acustico e percettivo.

Fonetica articolatoria

Fonetica articolatoria: studia la fase di produzione dei foni, descrivendo i movimenti compiuti dai vari organi dell’apparato fonatorio e le posizioni da essi assunte per ottenere il relativo suono. Il parlato è analizzato in quanto risultato di una specifica gestualità articolatoria che lo produce fisiologicamente. Infine, assume il punto di vista del parlante, non dell’ascoltatore.

Fonetica acustica

Fonetica acustica: studia la fase di trasmissione dei foni e descrive le caratteristiche fisiche e la composizione delle onde sonore con l’aiuto di tecniche e apparecchiature specialistiche che scompongono il suono nelle sue componenti e lo trasformano in tracciati spettrografici.

Il parlato è analizzato in quanto emissione sonora trasmessa da un parlante all’altro e dotata di una specifica codifica fisica, visibile tramite l’utilizzo di strumentazione specifica. Assume il pdv del mezzo di propagazione del suono.

Fonetica uditiva e percettiva

Fonetica uditiva e percettiva: si occupano della fase della ricezione del suono, analizzandolo in quanto stimolo che eccita le cellule nervose e attraverso i recettori esterni arriva al cervello dove viene codificato chimicamente.

Studiano la reazione delle strutture anatomiche dell’orecchio ai diversi foni, alla trasmissione dell’info dal cervello all’orecchio e la codifica di tale informazione all’interno di specifiche aree cerebrali che riconoscono i foni e la loro successione e interpretano il messaggio, ricollegando il significante al significato. Assume il punto di vista dell’ascoltatore.

Alfabeto fonetico internazionale

È fondamentale avere un alfabeto accettato da tutta la comunità scientifica. Lo studio della fonetica e in generale del parlato, ha come oggetto la lingua orale, ma la trasmissione delle conoscenze scientifiche avviene attraverso pubblicazioni scritte.

Nelle pubblicazioni, i linguisti devono descrivere fenomeni del parlato usando come veicolo la scrittura. Quindi c’è veramente la necessità di avere un alfabeto attraverso cui possiamo rappresentare nella forma scritta e nel modo più oggettivo possibile le caratteristiche dei foni. Ecco perché esiste l’alfabeto fonetico internazionale, IPA.

Trascrivere in fonetica significa rappresentare in una forma grafica il suono del singolo fono, di una sillaba, di una parola, di un sintagma o una frase. La trascrizione è necessaria perché la normale forma grafica non riesce a rendere efficacemente l’effettiva forma fonica. Essa può essere molto dettagliata, trascrizione stretta, o più sintetica, trasc. larga.

Con l’IPA si può:

  • Trascrivere la forma fonica reale, una specifica, concreta sequenza di suoni pronunciata da un parlante in un dato contesto.
  • Trascrivere la forma fonica ideale, cioè una sequenza di suoni tipica di una varietà linguistica, considerata indipendentemente dalla realizzazione concreta.

L’IPA è un sistema basato su una classificazione fonetica di tipo articolatorio, elaborato allo scopo di rappresentare in maniera univoca ciascun fono di qualsiasi sistema linguistico. Ogni suono è rappresentato in una casella della tabella IPA.

Nella tabella possiamo vedere le consonanti polmonari: nelle righe possiamo trovare il modo di articolazione e nelle colonne il luogo di articolazione. Gli spazi lasciati bianchi sono impossibili da articolare. In questa tabella non ci sono le affricate.

Consonanti non-polmonari

Esistono anche le consonanti non-polmonari, ma non sono attestate in ita.

I primi sono i click: sono suoni prodotti in assenza di movimento respiratorio, sono presenti in alcune lingue dell’Africa. Poi ci sono i suoni implosivi, sono prodotti aspirando l’aria. Infine abbiamo gli eiettivi, prodotti espirando l’aria orofaringea.

Esiste poi tutta una serie di simboli: sono suoni molto rari nelle lingue del mondo.

A destra c’è quella arrotondata, Voiceless: sorda; voiced: sonora. H=aspirata. Le prime 5 sono quelle che troveremo e useremo di più.

Potremmo anche trovare il diacritico sillabico: quando in una parola ci sono solo consonanti e non vocali, allora si usa questa per dire di produrre un suono vocalico.

Tratti soprasegmentali

Ci sono poi i tratti soprasegmentali: l’accento secondario non lo metteremo in quanto il libro non ne parla mai, in genere si dovrebbe mettere soprattutto nelle parole composte.

Se ci aspettavamo che la locale fosse più lunga ma il parlante che analizziamo la produce breve, allora metteremo half long. Anche il syllable break si dovrebbe inserire dappertutto nella trascrizione stretta. Linking serve quando ci aspettavamo un confine sillabico ma non è stato prodotto.

Ci possiamo anche aspettare: ↑=upstep ↓=downstep e / ↗.↖

Fonetica articolatoria: approfondimento

Approfondiamo lo studio della fonetica articolatoria: studia la fase di produzione dei foni, descrivendo i movimenti compiuti dai vari organi dell’apparato fonatorio e le posizioni da essi assunte per ottenere il relativo suono. Il parlato è analizzato in quanto risultato di una specifica gestualità articolatoria che lo produce fisiologicamente.

Sappiamo che la produzione di suoni avviene in concomitanza con la respirazione e normalmente l’aria entra ed esce come vuole, nella fonazione, i movimenti degli articolatori interferiscono con il flusso respiratorio: ad ex restringendo il passaggio dell’aria o imprimendogli una vibrazione. Infine, assume il punto di vista del parlante, non dell’ascoltatore.

L’apparato fonatorio umano

L’apparato fonatorio umano: l’insieme di organi del corpo umano che partecipano alla produzione dei suoni delle lingue. È costituito da organi che appartengono primariamente agli apparati respiratorio e digerente. Il loro adattamento come organi fonatori rappresenta un’evoluzione successiva.

È costituito da corde/pliche vocali e da organi fissi/mobili. Le corde vocali si trovano nella laringe, all’altezza del Pomo d’Adamo e sono due membrane che si possono allontanare o accostare, lo spazio tra le corde è la glottide.

Organi fissi

  • Denti.
  • Alveoli, la zona del palato in cui sono infissi i denti superiori.
  • Palato duro.

Organi mobili

Poi abbiamo gli organi mobili: la lingua, di cui si considerano la punta, la lamina, il dorso e la radice, le labbra e il velo del palato, o palato molle, che termina con l’ugola.

Metodi di studio della fonetica articolatoria

Un metodo di studio della fonetica articolatoria, non è parte del programma, però è interessante. È Ultrasound tongue imaging, è una tecnica poco invasiva. È uno strumento che usa frequenze superiori a 20kHz, è utile soprattutto per visualizzare i movimenti e le conformazioni della lingua.

Ci sono altri strumenti che vengono usati, ad ex l’MRI, magnetic resonance imaging. Utilizza i segnali audio prodotti dai protoni all’interno dei nuclei degli atomi di idrogeno che si trovano nelle molecole di acqua e di grasso nel corpo.

I protoni emettono segnali radio che sono rilevati e usati per costruire un’immagine dei tessuti all’interno del corpo. È utile per visualizzare i movimenti e le conformazioni dei vari articolatori. Dato che i denti non contengono atomi di idrogeno, non possono essere visualizzati.

Classificazione fonetica articolatoria dei suoni

La classificazione fonetica articolatoria dei suoni si basa su 6 fattori.

Direzione del flusso dell’aria

Il primo fattore è la direzione del flusso dell’aria, grazie alla quale possiamo distinguere:

  • Suoni egressivi: usano l’aria pneumonica e sono prodotti tramite l’espirazione, quindi con un flusso d’aria egressivo.
  • Suoni avulsivi, i click: prodotti in assenza di movimento respiratorio, come i rumori di disapprovazione, i baci a stampo.
  • Suoni implosivi: glottidalizzati ingressivi, prodotti aspirando l’aria, ad ex lo sharp inhale.
  • Suoni eiettivi: glottidalizzati egressivi, con l’espulsione solo dell’aria contenuta nella cavità otofaringea.

I parlanti di lingue che usano click, lingue Khoisan, hanno proprio un palato diverso dal nostro, quindi noi neanche riusciamo a riprodurre questi suoni. I click non sono solo usati nelle lingue Khoisan, ma per vicinanza sono stati acquisiti da altre popolazioni.

Alcuni studi dimostrano che questi ultimi li usano come avoidance speech: è un concetto della sociolinguistica che descrive alcuni usi linguistici come taboo.

Lo sharp inhale invece si nota in norvegese, in alcune varietà del tedesco e in finlandese.

I suoni eiettivi sono prodotti nelle lingue cecena, tzeltal e Osage. Sono prodotti con la glottide chiusa e tipicamente sollevata. La particolare caratteristica dei suoni eiettivi è la compressione dell’aria nella cavità faringea.

L’aria viene espulsa dopo il rilascio dell’occlusione in un punto avanzato del tratto vocale, il luogo di articolazione più comune è il velo del palato.

Pliche vocali e corde vocali

Il secondo fattore su cui si basa la classificazione fonetica articolatoria sono le pliche vocali/corde che distingue tra:

  • Suoni sordi.
  • Suoni sonori.

Per i suoni sordi le corde non sono in vibrazione, ma per produrre quelli sonori sì.

Ci sono cicli rapidissimi di aperture e chiusure, provocati dalla pressione dell’aria che proviene dai polmoni attraverso la trachea e generano le vibrazioni della glottide, che corrispondono a ciò che noi chiamiamo sonorità, voicing o voice ing.

Solitamente ci sono circa 50/200 cicli di apertura e chiusura al secondo e questo numero varia secondo il genere e età, per gli uomini e per gli anziani è più basso. La vibrazione si percepisce anche al tatto: se appoggiamo le punte delle dita sul pomo d’Adamo mentre si pronuncia in modo prolungato una vocale o una consonante sorda.

Lo stato delle corde vocali ha un effetto su altre due modalità: mormorio e bisbiglio.

Con il mormorio le corde vocali sono tenute insieme, solo nella parte anteriore, mentre quella posteriore lascia passare l’aria. La parte che vibra è quella anteriore.

Per quanto riguarda il bisbiglio invece l’aria passa grazie a una fessura posteriore rimasta aperta mentre anteriormente sono serrate l’una con l’altra, quindi non vibrano.

Posizione del palato molle

Il terzo fattore è la posizione del palato molle, uvula, che distingue tra:

  • Suoni orali: il palato molle è sollevato, canale nasale chiuso.
  • Suoni nasali: il palato molle è abbassato, canale nasale aperto.

I suoni orali sono molto + frequenti di quelli nasali nelle lingue nasale. Generalmente ci sono 7 consonanti nasali, oppure 18 se consideriamo anche il contrasto tra le consonanti nasali sorde a quelle sonore e se differenziamo tra nasa

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giuliavitti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fonetica e fonologia cp e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pavia o del prof Combei Claudia Roberta.
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