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Introduzione al corso

Definizioni di architettura

Dato lo stesso tema di progetto, ogni progettista può dare una diversa interpretazione e l’insieme finale dei risultati ne comprende di molto diversi. Definizione di architettura di Adolf Loos: se in un bosco troviamo un tumulo, lungo sei piedi e largo tre, disposto con la pala a forma di piramide, ci facciamo seri e qualcosa dice dentro di noi: qui è sepolto qualcuno. Questa è architettura.

Analizzando questa definizione troviamo tutti gli elementi necessari per fare architettura:

  • Un luogo ovvero il bosco, che rappresenta natura selvaggia
  • Una misura precisa, paragonabile a quella dell’uomo
  • Un’azione, una volontà umana nel definire quella costruzione

L’architettura è trovare la forma adeguata per una determinata funzione e anche attribuirgli una caratteristica di riconoscibilità che susciti un sentimento, un riscontro emotivo. Definizione di architettura di Le Corbusier: l’architettura consiste, mediante l’uso di materiali grezzi, nello stabilire rapporti emotivi. L’architettura è al di là dei fatti utilitari. L’architettura è un fatto plastico. L’architettura è il gioco sapiente, corretto e magnifico dei volumi sotto la luce.

“Uso di materiali grezzi” significa che l’emozione non deve essere data dalla particolarità del materiale, ma vissuta e percepita grazie alla composizione degli elementi. L’architettura è composizione di elementi semplici che attraverso le relazioni che stabiliscono tra le parti, definiscono il tutto.

Tre esempi di progetti

Tre concorsi con oggetto edificazione di una chiesa, tutte e 3 funzionalmente e dimensionalmente simili. La chiesa è un luogo sacro della religione. In un luogo sacro ci si sente automaticamente di dover stare in silenzio, di avere un atteggiamento consono alla sacralità. Questo comportamento è dovuto sia a ragioni di educazione sia per una questione innata di rispetto verso spazi con determinate caratteristiche di ampiezza e rapporti dimensionali.

1. Concorso 1979 per quartiere Gallarate

L’interpretazione è stata quella del percorso. Le chiese storicamente sono state orientate in senso ovest-est per dare un senso di percorso che dagli inferi porta verso la luce. Un’idea di avvicinamento alla sacralità, perfezione, verità, è stata qui interpretata come una revisione dell’impianto basilicale, ovvero rettangolare longitudinale.

Ripresa dell’idea di aula sacra rappresentata da Sant’Ambrogio, costruita con un sagrato esterno al quadriportico, un quadriportico originariamente destinato ai non battezzati. Nel quadriportico c’è una seconda facciata di ingresso, a capanna, e l’interno dell’aula ha una tripartizione che corrisponde a quella del quadriportico. Una chiesa si fonda sul rapporto che c’è tra due parti dell’edificio: il presbiterio e l’aula. L’assenza di una di queste due cose comporta l’impossibilità di definire un edificio come chiesa.

La chiesa gallaratese è caratterizzata dagli stessi elementi di Sant’Ambrogio:

  • Reinterpretazione del quadriportico come una corte aperta su un lato, verso la natura (giardino che ci sarebbe dovuto essere)
  • Unica grande navata
  • Percorso di avvicinamento

La chiesa è un luogo delimitato, che delimita un dentro-fuori e questo è sottolineato da una doppia muratura che circonda l’aula. L’abside è un riferimento all’abside prospettico di Santa Maria presso San Satiro.

2. Concorso per la chiesa di Santa Maria di Loreto a Bergamo, 2000

Il luogo è ad alta densità edificatoria, nella parte bassa di Bergamo con una chiesa già esistente che sarebbe stata utilizzata da lì in poi come cappella feriale. Il rapporto tra presbiterio e aula è stato interpretato in modo differente, costruendo un rapporto di centralità che raccontasse che il sacro è dato da un percorrere ma non in un’unica direzione. In tante direzioni diverse è possibile raggiungere l’altare.

L’edificio è a croce che non è inteso dal punto di vista della religione cattolica ma è una conseguenza dei ragionamenti fatti. Il rapporto col fianco della chiesa esistente definisce il sagrato e altri edifici perimetrali consistono nelle opere parrocchiali. L’idea di centralità è trasmessa con 4 muri a L più alti dell’edificio, rappresentativi e che fortemente definiscono una centralità, che è il luogo del presbiterio.

Questo richiamo tra una navata principale e un transetto vuole raccontare la possibilità di ospitare i fedeli anche nelle braccia del transetto che corrispondono anche alle direzioni principali che il luogo instaura col paesaggio, punti di riferimento lontani. Per aumentare questa riconoscibilità sopra al presbiterio si apre un lucernario. La cupola oggi è una “forma retorica”: è difficile giustificare l’uso della forma architettonica della cupola in una architettura moderna perché ha acquisito un valore storico molto forte. La sua capacità di individuare un fulcro, un luogo centrale, è importante e si può riprodurre, in questo caso attraverso la convergenza dei quattro spigoli di questi muri a L (rivestiti di marmo per sottolinearne l’importanza, il decoro dell’edificio) e tramite un lucernario zenitale sull’altare.

3. Complesso parrocchiale San Carlo Borromeo a Roma 2006-2011

In un luogo “senza forma”: un quartiere residenziale all’esterno del grande raccordo anulare. In questo luogo si era auto costituito un centro di incontro, lì i bambini andavano a giocare a pallone perché non c’erano altri posti di incontro. Si è posto il problema del ruolo collettivo che ha l’edificio chiesa, è un luogo dove una collettività si riconosce e trova un punto di riferimento. Il suolo dove giocano i bambini è rialzato e definisce quindi un perimetro molto preciso e può diventare un riferimento.

Questi ragionamenti sono stati uniti alle considerazioni sulla centralità del presbiterio nel rapporto con l’aula. È stato costituito un grande sagrato rialzato a cui si accede attraverso una rampa. Palladio è stato uno degli architetti che ha indagato maggiormente il rapporto tra aula e presbiterio. Ogni volta lo articola in modo differente.

Tema del percorso è presente nonostante una pianta quasi quadrata. La pianta è stata ispirata da un collage delle opere di Palladio. Il tutto converge in una C che ospita il presbiterio.

4. Concorso per il complesso parrocchiale “Santa Maria del Carmine”, Santa Maria la Carità (NA)

Reinterpretazione del progetto precedente. L’area di progetto si trova in un luogo urbano senza punti di riferimento. Occasione per costruire una sorta di isola che diventi essa stessa di riferimento. Costruzione quindi di un basamento, rialzato di poco ma con un muro che costruisce un recinto. All’interno di questo recinto la definizione del luogo è data dalla chiesa, da un giardino con altare esterno e dalle opere parrocchiali. Qui il presbiterio si incastra nell’aula e non è compreso in essa. La chiesa è dimensionalmente la metà di quella di Roma.

Rapporto tra architettura e natura

Come può essere interpretata la questione del luogo?

Il rapporto si può manifestare attraverso analogia tra forma dell’architettura e forma della natura, oppure tramite un legame diretto di confronto.

Esempi:

  • Caso in cui l’elemento architettonico viene “preso in prestito” dalla natura: tempio immerso nel verde.
  • Colonna arboriforme (Bramante nel chiostro della canonica di S. Ambrogio) o decori dei capitelli tratti dal mondo vegetale.
  • Esempio di architettura moderna: moschea di Roma di Paolo Portoghesi, che riprende la forma naturale di un palmeto. È un ambiente che nelle forme richiama l’architettura islamica, ma anche l’elemento naturale del palmeto.
  • Gli ordini architettonici dell’architettura classica nascono dall’osservazione della natura e le proporzioni tra le parti, il modo in cui venivano utilizzati, a seconda dell’architettura che costruiscono, ha un rapporto con la natura molto preciso. Il dorico per esempio è assimilato a un albero più potente, lo ionico a uno più elegante e slanciato. Anche negli elementi “secondari” il rapporto con la natura è un rapporto di trasposizione degli elementi naturali, ad esempio le gocce sotto ai triglifi sono considerate come i chiodi che fissavano la struttura lignea delle prime architetture, oppure come le gocce di rugiada che si formavano sempre sotto l’attacco della capriata con la trabeazione.

Rapporto tra architettura e natura nella costruzione della città nella storia

Un tema da affrontare costantemente è quello del rapporto tra la morfologia territoriale e la costruzione della città, cioè il rapporto tra architettura e natura nella costruzione della città. Si può scegliere di negare questo rapporto o di assumerlo come carattere fondativo di un progetto.

Analizziamo come veniva risolto in epoca greca e romana:

L’acropoli colloca gli edifici secondo regole di carattere religioso, che sono a loro volta legate a regole naturali (dove sorge il sole, dove soffia il vento). C’è un legame profondo tra le condizioni del luogo e l’orientamento che viene dato alla città e la città greca viene fondata sul rapporto che si instaura tra acropoli e agorà. Per passare tra l’acropoli e l’agorà si percorre la via sacra, che si adatta alla morfologia del terreno. Nella via sacra il rapporto con la natura è di adattamento: è l’uomo che si adatta alla conformazione del terreno e segue la via più dolce per raggiungere l’acropoli.

La città romana è l’opposto di quella greca. I romani sono degli abili costruttori, un popolo che vuole controllare e costruire la natura. Per esempio, la centuriazione agricola, che ha fortemente segnato i territori in cui l’Impero Romano era più affermato, e che ancora oggi in vaste aree è rimasta la base della partizione. Nella costruzione dei grandi palazzi e ville dei patrizi troviamo i primi esempi di costruzione di giardini (esempio: ninfeo di Villa Adriana). La via trionfale, in opposizione alla via sacra, è una via porticata, che crea di conseguenza una netta separazione tra paesaggio e costruzione umana.

Le naumachie, ovvero le battaglie navali, venivano organizzate allagando il circo di piazza Navona, nonostante avessero la disponibilità di ricrearle realmente in mare. L’edificio emblematico che racconta la differenza tra queste due culture è il teatro.

Il teatro viene costruito dai greci sfruttando sempre la morfologia del terreno (es. teatro di Epidauro): su un dislivello naturale, morfologicamente disposto ad anfiteatro, veniva costruita in pietra la cavea e la scena era l’ambiente naturale, il panorama. La natura diventava scenografia della recita. Il teatro romano è invece interamente costruito (es. teatro di Orange, teatro di Marcello, teatro di Side in Turchia di epoca greca, che era affacciato sul mare e successivamente i romani hanno costruito una scena che blocca la visuale) e sfrutta occasionalmente dei dislivelli.

Per tutto l’arco della storia la tendenza è stata quella di avere un rapporto con la natura simile a quello romano. Esempio: Cattedrale di Chatres. All’interno di un paesaggio naturale controllato dall’uomo (campi coltivati) svetta la cattedrale che ha la forza di identificare la città a cui appartiene. La cattedrale è sempre stata considerata un punto di riferimento nella natura. Anche al suo interno la cattedrale richiama gli elementi naturali, ricordo di un bosco per la luce che penetra attraverso le vetrate policrome.

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher architetturastudente di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Caratteri distributivi e tipologia degli edifici e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano o del prof Monestiroli Tomaso.
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