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La cinesiologia

La cinesiologia è lo studio del movimento umano in tutte le sue forme sia a livello quantitativo che qualitativo. Disciplina che ha lo scopo di porre le basi per le attività motorie dell'uomo.

  • Formativo: studio del movimento dei bambini
  • Ricreativo: quotidiano
  • Correttivo: correggere atteggiamento e postura

Scompone e ricompone ogni singolo movimento valutando le forze che agiscono e vanno contro quel movimento.

Analizza i principi e i meccanismi fisiologici, biomeccanici e psicologici.

La comunicazione del movimento è non verbale.

Il principio chiave è l'adattamento attraverso l'esercizio.

Il corpo è il veicolo principale della nostra vita.

Adattiamo il movimento attraverso un adattamento all'ambiente.

Biomeccanica

  • Statica: corpo fermo, studia quali forze ci permettono di stare in quelle posizioni
  • Movimento:
    1. Cinetica: studia le forze che permettono quel movimento (forza d'attrito)
    2. Cinematica: studia il movimento in termini di accelerazione, decelerazione e range di movimento, cosa succede a quell'articolazione

La motilità è la capacità del movimento interno.

La mobilità è la capacità motoria che permette al corpo di muoversi.

Per passare da uno stato di quiete a uno di moto o viceversa servono una o più forze.

Se c'è solo una forza il nostro corpo sarebbe libero di muoversi nella direzione e nel verso di quella forza.

Quando un corpo è soggetto a più forze quel corpo si muove con la somma di quelle due forze. Se le due forze hanno la stessa intensità il corpo rimane fermo.

La forza può deformare un corpo. Ha sempre un effetto statico e dinamico. L'effetto statico si divide in:

  • Compattante: crea delle pressioni a livello dell'articolazione
  • Dislocante: crea una diminuzione di pressione

Le componenti statiche hanno un effetto dinamico a monte o a valle.

Le forze positive permettono la fluidità del movimento mentre quelle negative si oppongono.

La componente statica si modifica influendo sugli attriti interni.

L'effetto statico può avere un effetto dinamico a livello di un'altra articolazione.

Forze esterne

  • Gravità
  • Includono elementi: quelli atmosferici
  • Attrito
  • Generali

Ogni elemento è soggetto alla forza di gravità.

Radente in cui i corpi strisciano uno sull'altro.

Volvente in cui il corpo rotola su una superficie.

Viscoso perché è immerso in un fluido.

Forze interne

  • Muscolare: le contrazioni. Agisce per realizzare quel movimento. Controlla e regola un movimento di un'altra forza muscolare. Mantiene in equilibrio un segmento
  • D'attrito: positivi i negativi a seconda di cosa causano

Muscoli monoarticolari perché agiscono solo su un'articolazione mentre quelli poliarticolari agiscono su più articolazioni.

Volta plantare

Composta da tutte le ossa del piede. È robusta per contrastare le forze esterne ed è elastica e mobile per adattarsi al terreno.

Mentre camminiamo la volta plantare mette in atto delle contrazioni muscolari.

Deve trasmettere tutte le informazioni di appoggio e adattarsi al terreno.

Il nostro piede è chiamato seconda pompa vascolare.

Flessione dorsale di 10°.

Flessione plantare di 20°.

In flessione dorsale estrema mi vengono in aiuto gli estensori delle dita mentre in flessione plantare la volta aumenta e le dita vengono in aiuto.

La volta plantare è l'insieme di elementi osteoarticolari legamentosi e muscolari del piede, assicura la migliore trasmissione possibile del peso del corpo verso il suolo. Viene considerata come se fosse una semicupola. Durante la nostra vita la volta plantare si modifica. Viene denominata come se fosse un sistema a molla perché quando comprimo si schiaccia e quando rilasso ritorna normale. Quando la volta accetta il carico l'arco interno non tocca mai sotto. È considerata come se fosse un ponte perché ha bisogno di essere bloccata lateralmente da due elementi:

  • Calcagno
  • Testa del 1 e 5 osso metatarsale

La volta è formata da 3 archi (2 longitudinali e uno trasversale):

Arco longitudinale interno

Calcagno, osso 1 metatarsale. Composto da 5 segmenti ossei:

  1. Calcagno
  2. Astragalo
  3. Scafoide
  4. Cuboide cuneiforme
  5. Metatarsale

La chiave di volta è lo scafoide. L'arco è sollevato dal suolo di 15/18 mm. Ho bisogno dei legamenti (calcagno astragalico e calcagno scafoideo) e una muscolatura in grado di resistere alla forza. Arco più lungo, elastico e si deforma maggiormente. Struttura muscolare più robusta. Le forze che arrivano dalla tibia si portano nella parte posteriore mentre quelle posteriori si trasmettono in avanti.

Muscolo tibiale posteriore si inserisce nello scafoide ed è un supinatore del piede. Quando si contrae non agisce su tutto l'arco ma solo su un'estremità, lo scafoide viene portato sotto l'astragalo e la contrazione va ad agire a livello anteriore.

Muscolo peroneo lungo scende lateralmente alla gamba, passa sotto al malleolo laterale e poi si incrocia sotto il piede e si va ad inserire nel 1 osso metatarsale. È un muscolo pronatore e agisce solo sulla parte anteriore. Fa traslare posteriormente il 1 osso metatarsale sul primo cuneiforme e l'osso scafoide sull'astragalo.

Muscolo flessore comune delle dita è estrinseco e agisce a livello anteriore.

Flessore proprio dell'alluce funziona come se fosse una corda di un arco, passa sotto la tuberosità dell'astragalo e la mensola del calcagno.

Muscolo adduttore dell'alluce è intrinseco del piede e agisce sulla parte posteriore e anteriore dell'arco avvicinandoli.

Muscoli che appiattiscono l'arco:

  • Estensore proprio dell'alluce che fa traslare il 1 metatarso leggermente in avanti
  • Tibiale anteriore abbassa le ossa appiattendo l'arco ed è un flessore dorsale

Il piede piatto è molto mobile ma ha poca resistenza perché fatica a trasmettere le forze di reazione al suolo. Sulla pianta dei piedi entrano in gioco i flessori e il tibiale posteriore, il tricipite si inserisce nel calcagno per proteggere l'arco spostando il calcagno lo fa incurvare maggiormente. All'inizio della flessione plantare l'arco si appiattisce solo successivamente quando sono sulla punta l'arco aumenta.

Arco longitudinale esterno

Calcagno, 5 osso metatarsale. Appoggia al suolo solo con i tessuti molli. Composto da 3 segmenti ossei:

  1. Calcagno
  2. Cuboide
  3. 5 osso metatarsale

Arco meno flessibile e più robusto. Mantenuto in sede dal legamento calcaneo-cuboide-metatarsale plantare.

Muscolo peroneo lungo scende lateralmente, impedisce che la parte anteriore del calcagno ceda. Muscolo peroneo breve agisce sulla parte anteriore, si inserisce alla base del 5 osso metatarsale e abbassa il metatarso che inarca l'arco laterale.

Quando atterro sul calcagno il cuneo dell'astragalo rompe il calcagno. Un atterraggio sulle punte o con poca ammortizzazione il calcagno si incunea e frattura la parte della chiave di volta. La chiave di volta è a livello del cuboide e del calcagno e va ad opporsi al peso che arriva dall'alto.

Muscolo abduttore del 5 dito: avvicina al centro la parte anteriore e posteriore aumentando la concavità.

Muscolatura che va ad appiattire l'arco:

  • Peroneo terzo
  • Estensore comune delle dita
  • Tricipite

L'arco subisce delle variazioni quando invece che appiattirsi diventa più curva. Viene chiamato piede cavo ed è un piede rigido, si adatta meno al terreno e assorbe meno gli urti.

Arco trasversale anteriore

1-5 osso metatarsale. Appoggia al suolo con la 1 e la 5 testa metatarsale e con i tessuti molli. La chiave di volta è la 2 testa metatarsale. Protetto dai legamenti interossei metatarsali e dalle espansioni del fascio trasversale dell'abduttore del 1 dito. Angolo diafisi del 1 osso metatarsale con il terreno di 18/25°. 2 osso di 15°. 3 osso di 10°. 4 osso di 8°. 5 osso di 5°.

Nella volta plantare ci sono 2 incurvature (non appoggiano al suolo):

  1. Intermedia: formata dal cuboide e dalle 3 ossa metatarsali. Dà mobilità a livello del piede, ci permette degli ampi movimenti ed è sostenuta dal peroneo lungo
  2. Posteriore: formata dal cuboide e lo scafoide. Permette tutti movimenti del piede (pronazione, supinazione), ci permette di adattarci al terreno ed è sostenuta da espansioni plantari del tibiale posteriore

Quando il peso arriva dall'alto si distribuisce sui piloni d'appoggio anteriore. Il tallone è quello che riceve più peso. La metà del peso va a livello posteriore, l'altra metà a livello anteriore sul 1 (2/3 del peso) e 5 (1/3 del peso) osso metatarsale.

Deformazione dell'arco interno: quando il peso arriva dall'alto l'astragalo si trasla un pochino (bloccato dal flessore proprio dell'alluce) posteriormente e si appiattisce un po', il calcagno si abbassa anteriormente, lo scafoide si solleva e si spinge contro il 1 cuneiforme che sposta il 1 osso metatarsale.

Deformazione arco esterno: si abbassa a livello del cuboide che spinge in avanti il 5 osso metatarsale e fa arretrare di poco il calcagno. Quando si abbassa il cuboide si apre la diastasi spostandosi a livello laterale e mediale. La testa del 2 metatarso si abbassa facendo spostare medialmente il 1 metatarso e lateralmente il 3,4,5 metatarso. La deformazione è fino a 12,5 mm.

Anche le nostre curvature subiscono delle deformazioni sotto carico:

  • Intermedia: il 1 osso cuneiforme trasla a livello mediale, il 3 con il cuboide a livello laterale
  • Posteriore: lo scafoide si porta a livello mediale

Quando il piede accetta il carico è come se la parte posteriore facesse una rotazione interna e quella anteriore una rotazione esterna.

Gli estensori comuni delle dita agiscono sull'arco laterale. L'estensore proprio dell'alluce agisce sull'arco mediale. I flessori agiscono solo sull'arco mediale.

Quando il nostro arco mediale e una parte del laterale cede sotto il peso, il piede ha un contatto quasi completo con il terreno e la distribuzione del peso viene modificata.

I muscoli interossei vanno a schiacciare la parte dei metatarsi andando ad appiattirli. I muscoli che si inseriscono nella parte dorsale hanno un effetto negativo andando ad appiattire l'arco. I muscoli nella pianta hanno un effetto positivo controbilanciando le componenti statiche della muscolatura dorsale con un'azione protettiva della volta.

La nostra volta si adatta alle asperità del terreno.

Le dita del piede si chiamano: alluce, illice, trillice, dondolo e mellino.

Locomozione

Camminare è il primo schema motorio di base che ci dà autonomia. Camminare è il modo più semplice di spostarci e traslare nello spazio. Quando si cammina si passa da una condizione statica (instabile) a una dinamica (più instabile). Sposto il mio corpo su tutti e tre gli assi. La camminata è un susseguirsi di appoggio dei nostri piedi per mantenere la stabilità mentre un arto avanza.

La camminata è il pegno della libertà individuale.

Quando il bambino conquista la bipedia, avviene un cambiamento della colonna vertebrale, la zona lombare si è trasformata da cifosi lombare a lordosi lombare, la testa si sposta, il sacro da orizzontale a verticale, il bacino da antiversione è andato leggermente in retroversione, le anche erano flesse e adesso c'è stata un'estensione causando un aumento della tensione a livello dell'anca.

L'uomo è il miracolo della bipedia. La superficie d'appoggio molto più ristretta di quella superiore. La superficie d'appoggio non è ancorata al suolo ed è molto più stretta rispetto all'altezza.

Siamo in equilibrio quando il nostro baricentro cade nel poligono d'appoggio formato dalla linea laterale anteriore e posteriore dei piedi. Il baricentro si trova a livello della S1 e S3, L5 e S1, al 55% dell'altezza. Ogni parte del corpo ha il suo baricentro. Quando la donna è in gravidanza il baricentro si sposta leggermente posteriormente.

Il primo che ha analizzato la camminata è stato Eadweard Huybridge.

La locomozione ha una fase d'appoggio monopodalico (oscillazione) e uno bipodalico.

La camminata varia a seconda della personalità, dell'umore e del mestiere che uno fa. Ognuno ha la sua camminata.

Quando si inizia a camminare si inizia con un passo iniziale. Quando inizio a camminare devo spostare il baricentro (devo contrarre gli adduttori dell'anca per spostare il bacino) lateralmente sul piede d'appoggio. Nell'arto in appoggio per mantenere l'equilibrio devo contrarre il tensore della fascia per mantenere stabile il bacino sul piano frontale. Per non far cedere il bacino che non ha più il sostegno entrano in gioco gli abduttori. Quando sollevo la gamba entrano in gioco i flessori. Il tricipite surale si contrae e rimango con il tallone appoggiato a terra. Lateralmente il grande gluteo stabilizza il bacino. Il retto femorale e l'ileopsoas gracile permettono la flessione dell'anca a livello della caviglia. Flessione dorsale del piede per non sbatterlo al terreno e sposto il baricentro in avanti. Quando cammino ho una forza propulsiva da parte dei muscoli.

La camminata è un gesto automatizzato e la nostra volontà c'è solo per partire e quando ci fermiamo.

La fase di volo è presente solo nei

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Scienze mediche MED/33 Malattie apparato locomotore

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gaiella30 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Chinesiologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Bragonzoni Laura.
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