55. Prevenzione Incendi e Chimica della Combustione
1. Quadro Normativo e Obiettivi della Prevenzione
Il Decreto Legislativo 8 marzo 2006, n. 139 disciplina il riassetto delle disposizioni relative alle
funzioni e ai compiti del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. Ai sensi della normativa, la
prevenzione incendi è definita come una funzione di preminente interesse pubblico finalizzata a
conseguire, con criteri applicativi uniformi sul territorio nazionale, i seguenti obiettivi:
Sicurezza della vita umana e incolumità delle persone.
Tutela dei beni e dell'ambiente.
Tali scopi vengono perseguiti attraverso la promozione, lo studio, la predisposizione e la
sperimentazione di norme, misure, provvedimenti e modalità di azione atti a prevenire l'insorgenza
di un incendio o a limitarne le conseguenze.
Gli obiettivi si dividono in:
Sicurezza primaria: focalizzata sulla salvaguardia dell'incolumità delle persone.
Sicurezza secondaria: mirata alla riduzione delle perdite materiali e all'ottimizzazione del bilancio
economico mediante analisi costi-benefici.
Misure di Prevenzione e Protezione
Il perseguimento della sicurezza primaria e secondaria avviene attraverso due tipologie di
interventi:
1. Misure di prevenzione: finalizzate a limitare l'insorgenza dell'incendio. Si basano sulla
conoscenza approfondita delle cause di innesco e della dinamica del fenomeno.
2. Misure di protezione: dedicate a mitigare le conseguenze di un incendio già in atto. Si
suddividono a loro volta in:
Protezione passiva: riguarda le caratteristiche strutturali e costruttive dell'edificio (es.
o resistenza al fuoco dei materiali, compartimentazione).
Protezione attiva: presuppone l'intervento di un impianto automatico o di un operatore (es.
o sistemi di estinzione, idranti, formazione del personale, uso di estintori).
Le cause di incendio più comuni includono: stoccaggio e manipolazione non idonea di sostanze
infiammabili, accumulo di sostanze combustibili, negligenza nell'uso di fiamme libere o apparecchi
generatori di calore, carenza di manutenzione e pulizia delle apparecchiature, difetti degli impianti
elettrici, ostruzione delle vie di ventilazione e il fumo di sigaretta.
2. Il Fenomeno della Combustione e l'Incendio
La combustione è una reazione chimica di ossidazione rapida tra una sostanza combustibile e
una sostanza comburente (tipicamente l'ossigeno presente nell'aria), accompagnata da sviluppo di
calore, fiamme, fumo e luce.
L'incendio si differenzia dalla combustione ordinaria (come quella controllata che avviene
all'interno di un motore a combustione interna) in quanto si configura come una combustione non
controllata che si estende senza limitazioni nel tempo e nello spazio.
Il Triangolo della Combustione e i Meccanismi di Innesco
Affinché si verifichi la combustione, è necessaria la compresenza contemporanea e in proporzioni
opportune (stechiometriche) di tre elementi essenziali:
1. Combustibile
2. Comburente
3. Innesco
Se uno solo di questi elementi è assente, la combustione non può avere luogo. L'innesco
rappresenta l'apporto di energia termica necessario a portare il combustibile alla sua temperatura
di accensione. Nel caso di combustibili liquidi, l'innesco agisce sulla frazione vaporizzata in
corrispondenza del punto di infiammabilità.
Le modalità di innesco si dividono in:
Accensione diretta: una fiamma o un materiale incandescente entra in contatto diretto con il
combustibile, trasmettendogli il calore necessario (es. un fiammifero, una scintilla elettrica o
elettrostatica, un mozzicone di sigaretta).
Accensione indiretta: il calore viene trasmesso al combustibile a distanza mediante i meccanismi
fisici di conduzione, convezione o irraggiamento (es. i gas caldi di un incendio che salgono verso i
piani superiori o l'irraggiamento termico generato da fiamme distanti).
Innesco per attrito: generato dallo sfregamento meccanico tra materiali, spesso dovuto a una
lubrificazione insufficiente o alla scarsa manutenzione di macchine rotanti.
Autocombustione (o riscaldamento spontaneo): fenomeno biologico o chimico-fisico (es. in un
cumulo di carbone o di foraggio) in cui l'aumento della pressione interna e la mancanza di
dissipazione termica portano la sostanza a raggiungere autonomamente la temperatura di
accensione.
3. Parametri Descrittivi della Combustione
Temperatura di Accensione
È la temperatura minima alla quale la miscela combustibile-comburente inizia a bruciare
spontaneamente, senza ulteriore apporto esterno di energia da parte di una sorgente di innesco.
Temperatura Teorica di Combustione
Rappresenta la temperatura massima raggiungibile dai prodotti di combustione di una determinata
sostanza in condizioni di combustione adiabatica (ovvero ipotizzando un sistema perfettamente
isolato in cui tutto il calore prodotto dal potere calorifico inferiore rimanga confinato all'interno dei
fumi, senza alcuna dispersione verso l'esterno). Poiché nessun ambiente reale è perfettamente
isolato, tale valore rimane puramente teorico.
Aria Teorica di Combustione 3
Esprime il volume di aria espresso in metri cubi ( ) necessario per ottenere la combustione
∘
completa di un'unità di materiale combustibile in condizioni normali ( kPa, C). Una
= 100 = 25
combustione si definisce completa quando tutti i prodotti intermedi vengono totalmente ossidati
(es. la completa trasformazione del monossido di carbonio, CO, in anidride carbonica, CO ). La
2
misurazione volumetrica richiede la specificazione di pressione e temperatura, poiché la densità
dell'aria varia al variare di questi parametri.
Potere Calorifico
È la quantità di calore prodotta dalla combustione completa dell'unità di massa (o di volume) del
3
combustibile. Si misura in MJ/kg o in MJ/m . Si distingue in:
Potere calorifico superiore (PCS): include il calore di condensazione del vapore d'acqua
generato dalla combustione.
Potere calorifico inferiore (PCI): non computa il calore di condensazione del vapore d'acqua, che
si disperde allo stato gassoso.
Temperatura (o Punto) di Infiammabilità
È la temperatura minima alla quale un combustibile liquido emette vapori in quantità tale da
formare con l'aria una miscela infiammabile in presenza di un innesco. In questo fenomeno non è il
liquido in sé a bruciare, bensì la frazione gassosa (vapori) da esso liberata sulla superficie libera.
Limiti di Infiammabilità e di Esplosività
Definiscono il campo di concentrazione (espresso in percentuale volumetrica di vapore nella
miscela aria-combustibile) entro il quale è possibile l'accensione e la propagazione della fiamma:
Limite inferiore: concentrazione minima al di sotto della quale la miscela è troppo "povera" di
combustibile e la combustione non si innesca.
Limite superiore: concentrazione massima al di sopra della quale la miscela è troppo "ricca" di
combustibile (carenza di comburente) e la combustione non può autosostenersi.
I limiti di esplosività seguono lo stesso principio, definendo l'intervallo di concentrazione al di fuori
del quale non si verifica una deflagrazione/esplosione.
4. I Prodotti della Combustione
I prodotti generati da un incendio si dividono in quattro categorie principali:
1. Gas di combustione: l'esatta composizione dipende dalla natura chimica del combustibile e dalla
disponibilità di ossigeno. Oltre a composti ordinari non tossici o scarsamente tossici come CO e
2
H O, si possono sviluppare gas altamente tossici o letali, quali il monossido di carbonio (CO), il
2
biossido di zolfo (SO ), l'acido cianidrico (HCN), il biossido di azoto (NO ) e ossidi di azoto generici
2 2
(NO ).
2. Fiamme ed emissioni luminose: rappresentano l'emissione di luce legata all'alta temperatura
raggiunta dalle sostanze reagenti. Lo spettro di emissione e il colore della fiamma dipendono
direttamente dalla temperatura dell'incendio e dalla natura (gassosa o solida) delle particelle. Nei
combustibili gassosi l'emissione si presenta a righe spettrali definite.
3. Fumi: costituiti da un insieme di particelle solide (combustibile incombusto sospeso a causa della
carenza di ossigeno) e particelle liquide (goccioline d'acqua condensate). Se i fumi caldi contenenti
∘
vapore d'acqua si raffreddano a una temperatura inferiore a C a pressione atmosferica,
100
l'acqua condensa conferendo al fumo una colorazione bianca. L'analisi visiva e termica dei fumi
permette ai Vigili del Fuoco di risalire alla tipologia di combustibile coinvolto e di selezionare
l'agente estinguente più idoneo.
4. Calore: causa l'innalzamento termico di tutti i materiali circostanti ed è il principale responsabile
della propagazione geometrica dell'incendio, in quanto trasferisce energia termica ai combustibili
attigui fino al raggiungimento della loro temperatura di accensione.
56. Sicurezza Antincendio: Prevenzione, Protezione e Danni
La sicurezza antincendio si articola in due macro-obiettivi:
Sicurezza primaria: finalizzata alla salvaguardia dell'incolumità delle persone.
Sicurezza secondaria: finalizzata alla tutela dei beni materiali e delle strutture.
I danni derivanti da un incendio si classificano in base al target interessato: danni all'uomo e
danni alle strutture/materiali.
1.1 Effetti dell'incendio sull'organismo umano
I principali danni a carico dell'uomo interessano l'apparato cardiorespiratorio e l'epidermide. Essi
sono riconducibili a tre fattori principali:
Anossia: drastica riduzione dell'apporto di ossigeno alle cellule. Poiché la combustione
consuma l'ossigeno presente nell'atmosfera, la concentrazione di si riduce
2
drasticamente.
Soglia critica: Se la concentrazione di ossigeno nell'aria scende sotto il 14% (rispetto al 21%
ordinario), sopraggiunge il decesso per asfissia.
Tossicità dei fumi: la combustione incompleta genera monossido di carbonio ().
L'emoglobina presenta un'altissima affinità con il legandosi a esso e impedendo il
,
trasporto di ossigeno. Il tempo massimo di esposizione prima del decesso dipende dalla
percentuale di gas presente. Oltre a e la combustione può liberare gas
, ,
2 2
altamente tossici a seconda del materiale combustibile, della temperatura e della
ventilazione (es. , , ).
,
2 2 3 2
Azione termica e ustioni: il calore si propaga principalmente per convezione (l'aria calda
lambisce il corpo) e irraggiamento. La resistenza termica del corpo umano dipende
dall'umidità dell'aria:
Aria secca: tolleranza fino a 150°C per brevi periodi.
o Aria umida (presenza di vapore acqueo tolleranza massima di 60°C, poiché il
):
o 2
vapore condensa sulla pelle cedendo il proprio calore latente di evaporazione.
Superficie corporea: se le ustioni (classificate in 1°, 2° e 3° grado in base alla
o profondità) coinvolgono più del 60% dell'epidermide, il decesso è altamente
probabile.
2. Propagazione Termica e Comportamento dei Materiali al Fuoco 4
La trasmissione del calore per irraggiamento segue la legge della quarta potenza (Δ ). La densità
2 2
di potenza termica irradiata (/ ) decresce con il quadrato della distanza ( ) dalla sorgente.
2.1 Effetti della potenza termica sull'uomo
Le conseguenze sulla salute variano in base al flusso termico ricevuto:
40 kW/m²: probabilità di sopravvivenza pari all'1%.
1.8 kW/m²: soglia di comparsa di ustioni di primo grado.
1.4 kW/m²: limite di sicurezza per un'esposizione prolungata di una persona vestita.
2.2 Comportamento al fuoco dei materiali strutturali
Se l'energia termica assorbita supera la capacità di resistenza del sistema, si verifica il collasso
strutturale:
Mattoni pieni: vetrificano e fondono solo dopo un'esposizione prolungata.
Foratini: presentano una resistenza sensibilmente inferiore.
Calcestruzzo armato: sub
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