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Appunti anatomia umana 9/03/2021

Introduzione

Le cellule sono presenti in qualsiasi organismo pluricellulare o unicellulare. Il termine più generico per definire il concetto di cellula è un sistema che ha degli scambi con l’ambiente esterno. La cellula possiede una delimitazione con l’ambiente esterno chiamata “membrana” che allo stesso tempo non impedisce alla cellula di poter scambiare con l’esterno.

Un lavoro tipico di qualsiasi entità biologica è di rinnovare. Tutte le nostre cellule sono soggette ad alterazioni, vengono continuamente rinnovate prima che si distruggano, per effettuare ciò hanno bisogno di recuperare all’esterno oltre ai materiali anche energia. Una cellula eterotrofa prende entità molecolari per trarre energie e compiere il rinnovo, prendendo energia dall’esterno, in questo caso dal sole. In un organismo pluricellulare si differenziano (cellule) per le loro funzioni.

Abbiamo parlato precedentemente anche di un ambiente extracellulare.

Definizione di organo

Un termine gerarchicamente più elevato, sappiamo che più tessuti insieme formano un organo. L’organo è un’entità, “struttura”, spesso formata da più tessuti o anche uno (ad esempio le ossa e i muscoli), mentre stomaco e rene ad esempio sono composti da più tessuti. La caratteristica principale di un organo è di poter essere identificabile in maniera macroscopica quindi visibile a occhio nudo.

Lo stomaco, ad esempio, è collegato all’esofago ma la sua forma particolare mi permette di identificarlo a occhio nudo e quindi isolabile da aspetti morfologici. Sono disposti in un'organizzazione chiamata sistema, ovvero più organi raggruppati in base ad analogia di struttura e funzione. I sistemi che condividono una stessa finalità si possono chiamare apparati; quindi, più sistemi possono essere raggruppati nella misura in cui concorrono a una funzione vitale complessa unica.

Il sistema osseo e muscolare insieme forma l’apparato locomotore con finalità di movimento. Come ben sappiamo, il sistema osseo è composto da osso e muscolare da muscolo che sono ben differenti ma insieme creano una struttura superiore: l'apparato.

Scheletro

Lo scheletro è una struttura di sostegno, composta da elementi ossei, che insieme rappresentano “gli organi” di questo sistema. La funzione è di offrire leve per azione muscolare. Il muscolo attraverso la contrazione ci dà il movimento ma la direzione e l’escursione è compito dell’osso o meglio delle superfici ossee che entrano in contatto tra di loro.

In mancanza di determinate ossa “incastrate” non potrebbe esserci movimento solo con la contrazione muscolare. Direzione e ampiezza delle direzione sono di determinismo osseo, i punti di contatto prendono nome di articolazioni.

Lo scheletro inoltre è anche responsabile di offrirsi a forze di carico ponderali ovvero peso o carico a ridosso del soggetto. In parole semplici si crea un sovraccarico di peso che deve assolutamente essere scaricato a terra dal sistema scheletrico determinato da una struttura bipede retta che impone uno scarico a terra su soli 2 arti inferiori invece che 4 come nei quadrupedi. Questo sovraccarico di fatto non è altro che un peso aggiuntivo che in qualche modo devono essere gestito.

  • Vi sono casi di malformazioni scheletriche che non permettono il corretto scarico a terra.

Forze reattive

Parliamo di forze reattive che si generano quando ad esempio camminiamo, ogni volta che premiamo col piede a terra vi è una forza contraria che va dissipata. L’osso è composto da tessuto osseo che ha come particolarità di essere altamente mineralizzato. Le cellule hanno prodotto una matrice extracellulare altamente mineralizzata che rende la composizione come “murata” ma attraverso delle propaggini o canalicoli riescono a comunicare tra di loro. All’interno della massa ossea ci sono profili vascolari che vengono incastrati durante la fase formativa.

Da un punto di vista strutturale possiamo avere osso compatto e osso spugnoso. L’osso compatto è formato da cilindri mentre in quello spugnoso vi è la presenza di trabecole che rendono il tutto più ramificato. In alcune ossa la porzione compatta si riduce così tanto per dare all’osso uno spessore più sottile, questo in base alla sua posizione e funzione. Il tessuto compatto si forma in femore e tibia dove appunto il peso è maggiore; quindi, deve avere maggiore ampiezza e resistenza mentre nel caso contrario la porzione compatta si riduce e aumenta quella reticolata rendendo l’osso non più debole ma più dinamico.

Il femore, ad esempio, è un osso di struttura. Il corpo vertebrale dove lo spessore dell’osso compatto è molto bassa e quindi abbiamo quasi solo una parte reticolare. Altro elemento sostanziale è che l’osso nell’ambito del corpo umano non è nudo ma bensì ricoperto di periostio dove sono evidenziati i profili vascolari, quindi altamente vascolarizzato. Il periostio è composto da collagene (connettivo denso) riveste tutto l’osso ed è innervato.

L’osso è innervato di tipo sensibile ma ne posso ascoltare l’integrità. Incrinature, fratture ecc. viene stirato o rotto il periostio ed essendo innervato mi dà le segnalazioni di dolore. Quando si sbatte la tibia causa molto dolore, nella parte frontale non è presente una porzione muscolare anteriore e quindi nel momento di urto si crea un trauma molto forte.

Nel periostio sono presenti osteoblasti per la rigenerazione delle cellule dell’osso. Nella sua dimensione di vivo è costantemente in rimaneggiamento fase di erosione e deposizione di fronte ad un trauma osseo è molto più ampia. Ma in situazione normale l’osso monitora continuamente cambiamenti ecc. di massa o forma. Tutte le volte che le forze in gioco vanno a cambiare per intensità o direzione, in quel caso l’osso reagisce e cambia la sua conformazione grazie ad erosione e deposizione.

Gli osteociti danno dinamismo continuo, osteoblasti invecchiano prima quindi in individui di maggiore età si può arrivare ad una situazione di erosione e non più deposizione. Dal punto di vista morfologico si può raggruppare tutto in ossa lunghe e corte, tutti gli altri elementi ossei è proprio la vertebra un osso irregolare. Se la diafisi è il corpo dell’osso la testa prende il nome di epifisi. La posizione delle due teste prendono il nome di massimale e distale rispetto al cranio (ovvero il punto più alto).

Epifisi massimale o distale sono termini assoluti, abbiamo massimale e distale in base all’osso esaminato. L’elemento fondamentale che è alla base del concetto locomotorio, sono i punti di contatto, ovvero incontro fra due elementi ossei.

Le articolazioni

Le articolazioni si caratterizzano in:

  • Sinartrosi

Articolazione sinartrosi punto di incontro fra due elementi ossei e saldate in continuità ovvero tra osso e osso ci sta qualcosa che li lega e non spazio vuoto (ad esempio un tessuto fibroso o cartilagineo) sta di fatto che devono essere legati in continuità. Le sinartrosi si vedono una sottoclassificazione in base all’elemento istologico che caratterizza la situazione. La sutura è di tipo fibrosa, circonda e riveste la superficie ossea, è possibile la creazione di uno spazio, ci sono ma sono anche temporanei per poi evolvere in una fusione.

Ad esempio nel cranio abbiamo questa situazione in ambito neonatale, i suoi vari pezzi vengono incollati, il cranio in ambito neonatale non è compatto come si pensa ma in realtà otterremo una serie di ossa scollegate tra di loro tenute insieme da un tessuto connettivo. Il motivo per cui a seguito di parto più difficili si possono formare delle deformità oppure scalettature, può capitare e la situazione risana ma questo ci fa capire che abbiamo mobilità ossea.

A livello del cranio giovanile troviamo le fontanelle zone molto morbide che corrispondono a zone vuote prive di osseo (zone di sutura) in alcuni casi possiamo sentire pulsazioni. In questa zona in alcuni punti è talmente estesa che rendono facilmente palpabili queste zone che saranno destinate a scomparire a seguito alla crescita delle ossa. Nel momento in cui scomparirà arriveremo ad una fase finale di saldatura che rende il cranio in adulti compatto.

  • Sindesmosi

Tipico delle coppia di ossa lunghe che si legano da una membrana interossea che permette movimento, sono tenuti insieme ma non sono immobilizzati, facendoci vedere come il muscolo a volte non si inserisce sull’osso ma si inseriscono su legamenti e membrana dove non è richiesta una potenza contrattile elevata, però hanno una superficie più ampia cui legarsi.

  • Gonfosi

La troviamo tra il dente e alloggiamento alveolare, ovvero il pozzetto in cui va a posizionarsi la radice, abbiamo una sinartrosi in continuità, tra il profilo osseo e quello della radice e si costruisce una serie di piccole fibre che prendono il nome di fibra di sharpie che legano l’osso con la matrice. Queste fibre fissano il dente nel suo alloggiamento in maniera forte, è presente uno spazio che si riempire di tessuto connettivo acquoso che favorisce un’ammortizzazione ad esempio durante la masticazione; quindi, con forza senza rovinare l’alloggiamento.

  • Sincondrosi

Non abbiamo più tessuto fibroso ma cartilagineo, quindi non creando una situazione stabile, questo margine cartilagineo funziona da accrescimento. L’osso dell’anca non è unico ma formato da 3 elementi osseo: ileo, ischio e pube uniti durante la nascita da margine cartilagineo che li fisserà ma darà anche la possibilità di accrescimento.

La struttura più interessante è quella di sinfisi che si trova a livello delle vertebre e ossa pubiche (porzione anteriore dell’osso dell’anca) a livello del pube questa struttura si trasforma diventando una sindesmosi. Sinfisi vertebrale durante la genesi originaria si presenta ad avere un margine cartilagineo destinato a scomparire, ma troviamo anche un anello fibroso.

La componente del nucleo polposo (prende nome di tessuto cordoide, corda formazione essenziale e livello embrionale, ma la corda embrionale evolverà in colonna vertebrale, o meglio nel frammentarsi in vertebre, corpi vertebrali) i frammenti non scompariranno e formeranno il nucleo polposo. I punti di forza da vertebra a vertebra si ammassimale sempre nel caso della nostra situazione bipede retta.

Fornisce un cuscinetto di ammortizzazione in caso di carico o forze reattive. Nel caso di ernia al disco è causata dallo spostamento del nucleo polposo dovuto ad una malformazione o rottura dell’anello che se indebolisce rende il nucleo polposo mobile. Muovendosi i punti verso i quali si muove sono quelli posteriori, dove ci sono i nervi spinali comprimendo quest'ultimo creando analogie. (La capacità di carico delle singole vertebre non è perfetta).

In ambito di avanzamento di età tende ad assumere una posizione curvata in avanti, è una degenerazione del nucleo polposo dove i tessuti non riescono a trattenere acqua, il nucleo polposo senza acqua si assottiglia e riportando questo riferimento a tutte le vertebre andrà a causare un accorciamento in altezza e una rimodellazione della posizione andando ad avere un'inclinazione in avanti.

Appunti 10/03/2021

Diartrosi

La differenza sostanziale sta nel non essere più saldate in continuità qui abbiamo invece la contiguità, ovvero che il legame tra osso lascia spazi liberi. Due elementi ossei per quanto vicini si trovano in qualche modo devono essere tenuti insieme, abbiamo ovviamente due profili.

Nella condizione interessa due profili ossei in vicinanza normalmente corrispondono alla testa nelle ossa lunghe, sono superfici che si muovono, non sono direttamente legate e quindi presente lo spazio libero. Un manicotto esterno che a differenza delle sinartrosi tiene in posizione i due profili (capsula articolare) composta da tessuto connettivo denso che avvolge i due profili ossei. Oltre a questa struttura al suo interno si identifica e differenzia un epitelio monostratificato piatto come membrana sinoviale, responsabile della produzione di un liquido che riempie questa cavità.

Il liquido è particolare, a base acquosa isotonico, serve non solo a mantenere bagnate ma anche a creare un ambiente liquido per permette il movimento, scorrevolezza e riduzione di attrito. Viene prodotto attraverso un processo di ultra filtrazione del plasma rilasciato da un ricco plesso vascolare. Questo plesso è necessario appunto per il rilascio di plasma.

Nell’ambito delle superficie di diartrosi si struttura un componente chiamato cartilagine articolare ialina che non tutte le cellule sono disposte a nidi cellulari caratteristica della cartilagine ialina, matrice extra diafana con componenti proteiche maggiori ma gli elementi solo in profondità sono disposte a nidi cellulari in superficie iniziano a dividersi, solo nel caso di diartrosi. La cartilagine articolare è l’elemento attraverso cui il sistema osseo viene ricoperto da una struttura con superficie liscia, in quanto la superficie ossea non è mai liscia.

Il periostio ad esempio non è perfettamente liscio e quindi abbiamo bisogno di questo strato (cartilagine articolare). Il liquido sinoviale è vischioso, le due caratteristiche sono univoche e quindi sono da far riferimento alla Diartrosi. Esistono variazioni particolari su questa struttura, possiamo avere una capsula articolare complessa che non ha una camera unica ma viene strutturato un setto che crea una camera superiore e una inferiore, questa situazione si genera tutte le volte che i movimenti prevedono con una certa facilità che i due profili entrino in contatto l’uno con l’altro. Esempio Temporomandibolare.

Si creano dei cuscinetti di ammortizzazione che evita il danno alle cartilagini articolari. Altra variazione è la composta, che in realtà ha la sua rappresentazione nel gomito, nell’ambito della stessa camera sinoviale si affacciano tre porzioni differenti di osso, in tutti gli altri casi il rapporto è sempre a coppia. Nel metacarpo della mano e metatarso del piede abbiamo una struttura di tanti elementi ossei che sono legati tutti a coppia e abbiamo più articolazioni tutte diartrotiche. Altra condizione della capsula è la presenza di legamenti collaterali, nastri tendinei la cui numerosità, ampiezza e lunghezza varia ma sono sempre presenti e creano un rinforzo alla capsula.

La capsula non può essere troppo rigida in quanto potrebbe limitare il movimento delle ossa. Capsula articolare lassa dove la componente del tessuto connettivo e più estesa abbiamo anche situazioni in cui il sistema è al contrario. Nel primo caso abbiamo la presenza dei legamenti collaterali che si appoggiano sulla capsula stessa. Anche nell'ambito delle diartrosi, più che guardare la tipologia come nelle sinartrosi in base al tessuto, ciò che cambia sono le superfici delle ossa che cambiano e caratterizzano i movimenti che possono essere più o meno ampi.

Si crea una classificazione di base:

  • Artrodia; articolazione dove le superfici sono piatte (proprietà di compiere qualsiasi movimento e con escursioni più ridotte).
  • Ginglimo; sono delle articolazioni dove entrano in gioco superfici cilindriche e una concava che l’avvolge, movimento pendolare con ampia escursione (più noti a livello del gomito trocoide laterale e angolare).
  • Enartrosi; tipica nell’articolazione del braccio (spalla) relativa anche al femore, deve la presenza di una testa emisferica che si contrappone ad una superficie più o meno concava (testa sferica = enartrosi), a volte la concavità può essere solo accennata. La particolarità è che l’osso può compiere qualsiasi movimento e con escursioni ampie (nonostante l'ampiezza può generarsi un gioco diverso dove cambia la controparte della superficie emisferica, spalla concava ridotta che lascia libertà, arto inferiore concavità molto più accennata che abbraccia la sfera e rende meno libertà di movimento).
  • Condilartrosi; presenza superficie cilindrica che si muove su superficie piatta, può assumere diverse configurazioni di movimento (scivolare, ruotare, inclinarsi di poco, traslare) situazione particolare molti movimenti ma ognuno con capacità escursiva propria. Pollice articolazione particolare a sella un po’ concave e convesse, permette un movimento diagonale o angolato rispetto all’osso, che rende il pollice opponibile.

Lo scheletro assiale o asse portante, arto invece anche per deambulazione. L’asse responsabile nel supportare carichi reattivi e scaricare a terra gli elementi ponderali è lo scheletro assile che distribuisce i pesi lungo l’asse della colonna vertebrale. La gabbia toracica fa parte dello scheletro assiale perché in realtà ha una partecipazione meno diretta nello scarico delle forze.

Norma frontale

Cranio parte più complessa sia per morfologia che struttura. La Norma frontale sostituisce la parola visualizzazione, ci permette di valutare la peculiarità del cranio che non è un osso ma una moltitudine di elementi ossei, che hanno profili anche abbastanza complessi. Il cranio viene suddiviso in neuro cranio, porzione ovaleggiante posteriore, cranio viscerale, massiccio facciale. Non abbiamo una netta divisione.

Una delle prime particolarità del cranio è la presenza delle arcate dentali, presenti su due profili ossei inferiori mandibole, e superiore mascella. La mascella sono due che si fonderanno mentre la mandibola è unica. Vedono l’inserimento dei denti che attraverso la formazione di l...

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Scienze biologiche BIO/16 Anatomia umana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cicchetto01_ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Anatomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Piemonte Orientale Amedeo Avogadro - Unipmn o del prof Sabbatini Maurizio.
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