Lezione 02/03
Riassunto lezione precedente
Le risposte furono quindi — anche quelle dei comuni e delle corporazioni — inadeguate, sia da un punto di vista quantitativo (ovviamente non riuscirono a soddisfare tutta la sete di norme che impegnava la società), sia da un punto di vista qualitativo. Perché?
Perché le norme prodotte dalle istituzioni erano norme prive di sistematicità, cioè non erano inserite all’interno di un sistema, erano disorganizzate.
E in una società che aveva vissuto grossi cambiamenti, e che aveva bisogno di un complesso normativo organico, il carattere della sistematicità sarebbe dovuto essere fondamentale.
Quindi era una società che aveva bisogno non di una normativa disorganica e disomogenea, ma di una normativa organizzata, con una struttura.
A questo punto interviene la scienza giuridica.
La scienza giuridica, abbiamo detto, andrà a risolvere — e ci riuscirà — i due problemi rimasti:
- Colmare le lacune che comuni, corporazioni e anche la Chiesa non erano riusciti a disciplinare.
- Dare una struttura portante, cioè elaborare un impianto di fondo che riuscisse a dare coerenza unitaria a tutta quella miriade di fatti di normazione prodotti quotidianamente.
Come svolse questo compito la scienza giuridica?
Lo fece attraverso la rilettura dei testi giustinianei.
In un primo momento, la lettura dei testi giustinianei; poi, a partire dal 1200, anche la rilettura dei testi della Chiesa.
Intanto limitiamo il nostro discorso alla riscoperta dei testi giustinianei.
La riscoperta dei testi giustinianei
La prima cosa da chiarire è questa: come si deve intendere questa riscoperta?
Sicuramente non si può parlare di “rinascita”, perché non rinacque nulla e non risorse nulla. Nella storia nulla può rinascere una seconda volta.
Quindi:
- Non rinacque un ordinamento romano.
- Non risorse l’ordinamento giustinianeo.
- Non risorse l’esperienza giuridica romana, che era morta secoli prima.
In cosa consiste allora la riscoperta?
La riscoperta consiste nel far tornare in circolazione il prodotto che quell’ordinamento aveva creato: cioè il corpus giustinianeo, le raccolte che Giustiniano aveva fatto compilare dalla commissione di esperti per riformare il diritto.
Quello che torna in circolazione sono i testi giustinianei, cioè i testi che erano stati il materiale normativo dell’ordinamento giustinianeo.
Questi testi non vanno confusi con l’ordinamento giuridico romano, perché l’ordinamento romano era morto da secoli.
Questo materiale — i testi della compilazione giustinianea — fu oggetto di una rinnovata lettura.
E fu proprio questa lettura, non il diritto romano in sé, il fatto veramente nuovo.
Il fatto nuovo che caratterizzò l’esperienza giuridica basso-medievale fu la rilettura dei testi giustinianei.
E questo perché non fu una semplice lettura, ma una lettura creativa.
Gli istituti e la normativa contenuti nei testi giustinianei vennero adattati all’esperienza giuridica medievale.
È questo adattamento, questa lettura nuova, il fatto veramente nuovo.
Quindi questi testi furono uno strumento utilizzato dalla scienza giuridica basso-medievale per:
- Colmare le lacune rimaste.
- Dare un sistema, una struttura portante, ai fatti normativi prodotti quotidianamente da comuni e corporazioni.
È chiaro che la scoperta dei testi giustinianei è un fatto di rilevanza eccezionale.
Irnerio e la scuola di Bologna
Chi riscoprì questi testi?
La scoperta dei testi giustinianei è stata attribuita a un personaggio chiamato Irnerio.
Si dice che Irnerio sia colui che riscoprì i testi giustinianei e iniziò a rileggerli.
Non lo fece da solo, ma insieme a giovani che volevano imparare.
Ecco che quindi Irnerio, oltre a essere colui che riscoprì i testi giustinianei, fu anche colui che fondò la prima università d’Europa, cioè l’Università di Bologna.
La scuola di Bologna, la scuola dell’Università.
Si dice che la scuola di Bologna, l’Università di Bologna, sia la prima università d’Europa.
Abbiamo visto che, nel diritto dell’alto Medioevo, il diritto veniva insegnato nell’ambito delle arti liberali, cioè non era una scienza autonoma.
Con Bologna, invece, il diritto diventa una materia a sé stante e, per la prima volta, viene insegnato al di fuori delle arti liberali, proprio nella scuola di Bologna. Cosa fa Irnerio?
Nel giro di pochi anni, dopo secoli di dimenticanza — perché nell’alto Medioevo l’unica parte del Corpus Iuris Civilis che aveva circolato un po’ di più erano le Institutiones, essendo un manuale più semplice — Irnerio riscopre i testi originali, i testi integrali della compilazione giustinianea.
Il Codex aveva circolato, ma nella forma di epitome, cioè in forma riassunta, non nella versione originale.
Irnerio nel giro di pochi anni riscopre i testi originali, i testi integrali della compilazione giustinianea e, per la prima volta, li rilegge con un occhio nuovo, con un occhio diverso.
Questa rilettura, che inizia con Irnerio, non rimane un gesto isolato, ma inaugura una grande stagione della storia giuridica europea: l’età del diritto comune.
L’età del diritto comune si apre con Irnerio e arriverà fino alla Rivoluzione francese, fino al Codice Napoleonico.
Sarà proprio il Codice Napoleonico a soppiantare, a sostituire il sistema del diritto comune.
Chi era Irnerio?
Chi era Irnerio?
Lo sappiamo: probabilmente — non è certo — Irnerio è morto intorno al 1130.
Il suo nome compare per la prima volta nella cerchia della contessa Matilde di Canossa.
Matilde di Canossa è stata una grande donna del periodo medievale: andate a cercarla, perché è un esempio di donna che esce dagli schemi del suo tempo, in senso positivo.
Molto brevemente: Matilde di Canossa, vissuta a cavallo tra XI e XII secolo, fu la più valida sostenitrice della politica papale.
Siamo nel mezzo della lotta per le investiture, e Matilde era una sostenitrice del Papa.
Irnerio compare per la prima volta nominato proprio nella cerchia di questa donna importante.
La tradizione racconta che sia stata la contessa Matilde a chiedere a Irnerio di renovare libros legales, cioè di rinnovare i libri della legge. Non è certo, è tradizione, ma questo è ciò che si tramanda.
Fatto sta che Irnerio svolse questo lavoro.
Morì intorno al 1130, quindi visse tra XI e XII secolo. La prima comparsa del suo filologo incaricato di “rinnovare”, cioè ri
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