Approfondimenti di economia internazionale
Forme di interazione tra Paesi
Esistono quattro forme di interazione tra Paesi:
- Scambio di beni (importazioni ed esportazioni): Flussi commerciali di due tipi: commercio intersettoriale, ovvero beni che appartengono a settori diversi e solitamente di Paesi diversi, e commercio intrasettoriale, ovvero beni simili che appartengono allo stesso settore merceologico;
- Movimenti internazionali di lavoro (migrazioni);
- Flussi internazionali di investimento (diretto);
- Scambio di valute: fondamentale il concetto di tasso di cambio.
Vantaggio comparato e modelli economici
Le differenze fra Paesi danno origine al vantaggio comparato: differenze nelle tecnologie (modello Ricardiano) o differenze nelle dotazioni fattoriali (modello di Heckscher-Ohlin). Questi modelli spiegano gli scambi intersettoriali. Invece, per gli scambi intrasettoriali si utilizza una teoria sviluppata da Krugman, che sfrutta l’esistenza di economie di scala interne alla produzione.
Crescita del commercio internazionale
Se adottiamo una prospettiva di medio periodo, il commercio internazionale è cresciuto rapidamente e più velocemente del PIL durante lo scorso decennio (1998-2008). Questa tendenza si è invertita nel 2001, a seguito della crisi Hi-Tech, e soprattutto durante la crisi finanziaria del 2008: da allora in poi, il commercio internazionale ha ripreso a crescere, specialmente nell’ultimo decennio (2012-2019).
Commercio internazionale e crisi finanziarie
Perché il commercio internazionale è sensibile alle crisi finanziarie?
- Quando si verificano gravi crisi finanziarie, c'è una tendenza dei Paesi a tornare al protezionismo;
- Durante le crisi, si riduce il reddito disponibile per i consumi, che di conseguenza diminuiscono. Tuttavia, non si tratta di una riduzione uniforme, ma si concentra soprattutto sui beni prodotti all’estero;
- Il commercio internazionale è più sensibile al credito esterno generato dalle banche, poiché si allarga il periodo temporale fra sostenimento dei costi e conseguimento dei ricavi.
Effetti della pandemia da COVID-19
Nei tempi recenti (brevissimo periodo), un crollo totale del commercio internazionale è stato causato dalla pandemia da COVID-19 tra il febbraio e il maggio 2020, ancor più grave rispetto alla crisi finanziaria del 2008-2009. Tre indicatori mostrano questo crollo:
- Indice dei nuovi ordini dall’estero;
- Indice globale dei trasporti in container;
- Numero di voli commerciali.
Evoluzione storica del commercio internazionale
Se consideriamo invece il lungo periodo, il commercio mondiale è cresciuto costantemente dal 1950, in misura sempre maggiore rispetto al PIL. In particolare, si nota come i prodotti manifatturieri (che non includono materie prime e prodotti agricoli) abbiano trainato la crescita del commercio globale: questo è dovuto all’aumento della ricchezza dei Paesi, che ha stimolato la domanda di beni sempre più complessi. L’aumento dell’esportazione dei prodotti manifatturieri all’inizio degli anni Novanta riflette l’inizio dell’importanza globale della Cina.
Fasi della globalizzazione
Ora consideriamo il lunghissimo periodo, dal 1870 fino ai giorni nostri. Le esportazioni mondiali di beni su PIL mostrano l’esistenza di due fasi distinte di globalizzazione:
- Dal 1870 fino al 1915 – Prima fase di globalizzazione: Liberalizzazione commerciale degli scambi, innovazioni tecnologiche che hanno ridotto i costi di trasporto (ad esempio, ferrovie, il telegrafo per le comunicazioni e la macchina a vapore). Dunque, il rapido progresso tecnico ha stimolato l’integrazione commerciale;
- Dal 1950 (dopo la Seconda Guerra Mondiale) – Seconda fase di globalizzazione: Uno strumento per garantire la pace fra Paesi è favorire le relazioni economiche. Nascono il Fondo Monetario, l’Organizzazione Mondiale del Commercio per la riduzione dei dazi imposti, la Banca Mondiale. Nascono numerosi accordi internazionali firmati dopo la fine della Guerra per ridurre dazi e barriere commerciali. Inoltre, in questa fase vengono sviluppate nuove tecnologie di comunicazione a distanza e nuovi mezzi (aeroplani) per la riduzione dei costi di trasporto.
Rallentamento dei flussi commerciali
Nel periodo intercorrente fra il 1915 e il 1950, c’è stato un forte rallentamento dei flussi commerciali dovuti alle due guerre mondiali e alla grande crisi finanziaria statunitense del 1929, caratterizzato da un ritorno al protezionismo. In questo periodo, il volume delle esportazioni di beni (in % del PIL) ritorna ai livelli del 1870.
Concentrazione del commercio internazionale
Il commercio internazionale è molto concentrato: i primi 10 Paesi esportatori generano oltre il 50% delle esportazioni totali. Si tratta di Paesi molto grandi, con un PIL elevato (determinato da popolazione numerosa, come la Cina, o PIL pro-capite elevato, ad esempio gli USA). Il PIL, ovvero la dimensione economica di un Paese, è un importante indicatore per spiegare i flussi commerciali (Paesi più grandi tendono a commerciare di più). Olanda (7°) e Belgio (14°), pur essendo Paesi abbastanza piccoli, hanno caratteristiche geografiche che rendono favorevole il commercio internazionale: l’accesso al mare, con i due porti più importanti d’Europa (Anversa e Rotterdam).
Al contrario, i Paesi remoti, ad esempio Nuova Zelanda e Indonesia, ovvero lontani dai centri principali di attività economica (Europa – USA – Cina), non presentano importanti flussi commerciali, sottolineando l'importanza della distanza geografica. I Paesi piccoli sono relativamente più aperti al commercio internazionale, poiché i Paesi grandi tendono molto a commerciare al loro interno. Per studiare questo fattore, si utilizza l’indicatore di apertura commerciale: (importazioni + esportazioni) / PIL. Quanto più alto è l’indicatore, tanto maggiormente incide il commercio esterno sul commercio totale. Esiste una forte relazione negativa tra il grado di apertura commerciale e il PIL: il commercio incide meno su Paesi più grandi.
Geografia del commercio mondiale
Nord America, UE e Asia contano per la quota maggiore del commercio mondiale di beni. Tuttavia, la geografia del commercio sta cambiando:
- Nell’ultimo decennio, l’Europa ha perso significativamente importanza, il Nord America è rimasto costante, mentre l’Asia ha guadagnato notevolmente. La geografia del commercio si è spostata verso il continente asiatico, grazie all’affermazione della Cina, divenuta il principale esportatore manifatturiero;
- Considerando il periodo successivo al 1950, la geografia degli scambi si è spostata dal Nord America all’Europa, grazie al processo di unificazione del mercato europeo. La nascita del mercato comune europeo riduce i costi del commercio interno all’Europa, rendendo più conveniente il commercio interno piuttosto che verso l’America.
- A partire dagli anni ’70, invece, inizia l’ascesa del commercio asiatico, trainata dal Giappone. Dagli anni ’90 si afferma la Cina: cambiamento della politica economica, con l’obiettivo di incentivare la produttività. Il punto più alto viene raggiunto con l’adesione della Cina all’Organizzazione Mondiale del Commercio nel 2001, che ne riducono i dazi e le barriere agli scambi e stimolano la crescita dell’export cinese.
Una parte consistente del commercio (oltre la metà degli scambi mondiali) avviene tra Europa e Stati Uniti e internamente all’Europa. Si tratta di scambi che coinvolgono beni relativamente simili e fra Paesi con caratteristiche simili (= commercio intrasettoriale). La restante parte degli scambi (meno della metà) avviene fra l’Europa o gli USA e i Paesi industrializzati: si tratta di Paesi con caratteristiche tecnologiche diverse, che scambiano beni relativamente diversi fra di loro (= commercio intersettoriale).
L'importanza dei manufatti
L’importanza dei manufatti sul commercio totale di beni è aumentata (> 50% degli scambi totali): la crescita del commercio negli ultimi anni è stata trainata proprio dall’esportazione di beni manifatturieri, rispetto ai prodotti agricoli e alle materie prime. Nel giro di un secolo, dunque, la composizione degli scambi è completamente cambiata, a causa della crescita economica dei Paesi. Nord America, Europa ed Asia importano ed esportano principalmente manufatti. Le aree meno industrializzate, invece, importano prevalentemente prodotti manifatturieri, mentre le esportazioni sono di gran lunga inferiori.
Flussi di capitale e investimenti diretti esteri (IDE)
Per quanto riguarda le interazioni determinate da flussi di capitale, esistono due tipologie di investimenti:
- Investimento di portafoglio, con l’obiettivo di ottenere un ritorno finanziario;
- Investimento di natura produttiva, con l’obiettivo di creare una presenza produttiva in un Paese estero (= investimento diretto estero - IDE, effettuato da imprese multinazionali).
Gli IDE sono cresciuti significativamente nei decenni scorsi (con un calo negli anni 2001 e 2008 – sensibilità alle crisi finanziarie): provengono principalmente da Paesi sviluppati e sono rivolti verso altri Paesi industrializzati. Gli IDE vengono effettuati da, e implicano la creazione ed espansione di, imprese multinazionali, cioè imprese che operano con stabilimenti multipli in Paesi diversi. Tuttavia, recentemente, i Paesi in via di sviluppo hanno acquisito importanza sia come origine che come destinazione degli IDE.
Gli investimenti di natura produttiva, finalizzati ad assicurarsi una quota produttiva in altri Paesi, vengono chiamati:
- Investimenti orizzontali, se replicano l’intero processo produttivo all’estero, poiché l’impresa vuole uno stabilimento che produce internamente in loco e che lo venda ai consumatori locali. Essi riproducono esattamente all’estero le attività, per servire il mercato locale o mercati vicini direttamente anziché attraverso le esportazioni;
- Al contrario, gli investimenti verticali spostano all’estero soltanto alcune fasi del processo. Si caratterizzano per la frammentazione della produzione e localizzazione di alcuni stadi del processo in Paesi terzi, per sfruttare differenze nei costi dei fattori produttivi;
- L’ultima tipologia di investimenti, che seguono la direzione opposta (vanno da Paesi in via di sviluppo a Paesi industrializzati), vengono chiamati technology-sourced e hanno l’obiettivo di acquisire le conoscenze e le tecnologie di un’impresa già affermata.
La maggior parte degli IDE avviene tramite fusioni ed acquisizioni (circa 2/3 dei flussi IDE in entrata totali). Gli IDE Greenfield (creazione di nuovi impianti) sono più frequenti nei Paesi in via di sviluppo. Inoltre, la gran parte degli IDE è orizzontale e avviene tra Paesi sviluppati; tuttavia, recentemente gli IDE verticali sono cresciuti, andando soprattutto dai Paesi sviluppati ai PVS. Gli IDE, ancor più rispetto ai flussi commerciali, sono estremamente concentrati in Paesi ricchi. Le Isole Vergini britanniche, che si trovano fra i principali 20 Paesi, sono un paradiso fiscale: dunque, il regime fiscale del Paese è un importante fattore di scelta nella destinazione degli investimenti esteri.
Migrazioni internazionali
Per quanto riguarda le migrazioni internazionali, lo stock di migranti è cresciuto significativamente nel corso del tempo: nel mondo, oggi, ci sono oltre 270 milioni di migranti e contano circa il 3,5% della popolazione mondiale. Si tratta di una percentuale piuttosto bassa, a causa di numerosi ostacoli imposti dai Paesi e dell’elevato costo delle migrazioni (= fattore intrinseco). Le origini dei flussi migratori sono concentrate in Paesi con bassi stipendi e popolazione numerosa, mentre le destinazioni sono Paesi con elevati stipendi e popolazione meno numerosa: dunque, la differenza fra salari è la principale causa che spiega le migrazioni internazionali.
Approccio gravitazionale
Prima regolarità empirica: esiste una forte correlazione positiva tra la dimensione dei Paesi (PIL) e i volumi di commercio. I Paesi più grandi sono più ricchi e quindi spendono di più in beni di importazione. Inoltre, questi Paesi vendono di più all’estero perché producono una gamma maggiore di beni. La dimensione economica di un Paese è una determinante fondamentale dei suoi flussi commerciali.
Seconda regolarità empirica: un Paese commercia molto di più con Paesi vicini che con Paesi distanti di simile dimensione. La distanza riduce significativamente i flussi commerciali, poiché una maggiore distanza implica costi di trasporto maggiori e relazioni interpersonali meno intense (difficoltà nella conoscenza del mercato estero). Quest’equazione afferma che il commercio fra due Paesi sarà tanto maggiore quanto più grandi e vicini sono i Paesi stessi (= crescente nella dimensione economica e decrescente nella distanza). Quest’idea è simile all’equazione gravitazionale di Newton, a cui deve il nome. L’equazione predice molto bene la dimensione attuale dei flussi commerciali fra Paesi. Tuttavia, essa non funziona in modo perfetto, poiché a volte sovrastima o sottostima il volume effettivo dei flussi commerciali. In effetti, lo scopo principale dell’equazione gravitazionale è quello di identificare eventuali anomalie nel commercio: quando gli scambi tra due Paesi sono molto maggiori o molto minori rispetto a quanto predetto dall’equazione gravitazionale, gli economisti cercano possibili spiegazioni, ovvero, altri fattori che possono operare oltre alla dimensione e alla distanza. A tal fine, l’equazione di base viene arricchita includendo altre variabili, tra le quali:
- Misure di prossimità culturale (stessa lingua, origini coloniali), che tendono ad aumentare il commercio;
- Geografia (assenza di accesso al mare, presenza di grandi porti o aeroporti), che possono aumentare o ridurre il commercio;
- Partecipazione ad accordi commerciali (OMC, NAFTA, UE), che tendono ad aumentare il commercio, con alcune eccezioni;
- Confini, che hanno un effetto negativo sul commercio: anche quando il commercio è formalmente libero da dazi, il commercio tra regioni dello stesso Paese è maggiore del commercio tra regioni di Paesi confinanti aventi la stessa dimensione e distanza.
Modello Ricardiano
Il modello di Ricardo prevede l’esistenza di vantaggi comparati, dovuti alla presenza di differenze nelle tecnologie produttive. Spieghiamo il seguente modello con un esempio numerico, che si basa su ipotesi:
- Due Paesi: H (domestico) e F (estero);
- Due beni: W (vino) e C (stoffa);
- La produzione avviene utilizzando un unico input (fattore produttivo), il lavoro;
- Coefficienti unitari di lavoro: aHC, aHW, aFW, aFC;
- Perfetta mobilità del lavoro tra settori;
- Immobilità del lavoro tra Paesi;
- Concorrenza perfetta nei mercati del lavoro e dei beni;
- Rendimenti di scala costanti nella produzione di entrambi i beni;
- Uguali preferenze in entrambi i Paesi.
Costruiamo ora una matrice, disponendo i beni sulle righe e i Paesi sulle colonne: le 4 celle così formate contengono i coefficienti unitari del lavoro, che esprimono quanto lavoro serve in un determinato Paese per produrre un’unità di un certo bene. L’inverso del coefficiente, invece, esprime la produttività del lavoro nel settore (ad esempio del vino) in un determinato Paese. Se confrontiamo i coefficienti unitari del lavoro o il loro inverso, la conclusione è la stessa: se la produttività del lavoro è più alta, oppure se il coefficiente unitario del lavoro è minore, significa che un Paese gode di un vantaggio assoluto nella produzione di un determinato bene.
Vantaggio assoluto (VA) = Un Paese ha VA in un bene se è più produttivo dell’altro Paese in quel bene. L’aggettivo “assoluto” deriva dal fatto che abbiamo considerato un bene alla volta.
Se, invece, consideriamo entrambi i beni nello stesso momento, dobbiamo introdurre il concetto di vantaggio comparato. In quale dei due beni H è comparativamente più produttivo di F?
Vantaggio comparato (VC) = Un Paese ha VC in un bene se il costo opportunità di quel bene è inferiore in quel Paese rispetto all’altro Paese. Il costo opportunità è l’ammontare di un bene a cui si rinuncia per produrre un’unità aggiuntiva di un altro bene: un Paese ha un costo opportunità minore nella produzione di un bene se è relativamente più produttivo dell’altro Paese in quel bene.
Come si calcola il costo opportunità (CO)? Bisogna moltiplicare il coefficiente unitario del lavoro nel settore del vino per la produttività del lavoro nel settore alternativo, in questo caso della stoffa (considerare separatamente i due Paesi). Semplificando, è il rapporto tra il coefficiente unitario di lavoro nel settore del vino e il coefficiente unitario di lavoro della stoffa. Se il costo opportunità di un bene è inferiore in un Paese rispetto ad un altro, significa che quel Paese ha vantaggio comparato nella produzione di quel bene. Ciò significa che questo Paese è relativamente più produttivo dell’altro Paese in quel determinato bene. Un Paese non può avere vantaggio comparato in entrambi i beni, perché il VC dipende da differenze nella produttività relativa tra i due Paesi nei due beni. Le differenze nelle produttività relative spiegano le differenze nei costi opportunità, e sono dovute a differenze nelle...
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Crisis Management (approfondimenti)
-
Approfondimenti di Contabilità
-
Approfondimenti - economia aziendale
-
Reumatologia - Approfondimenti