APPARECCHIATURE RM
ESAME ORALE 3 domande con argomento a scelta:
1 contrasto
1 imaging (strato, codifica e sequenza)
1 sicurezza
La risonanza magnetica è la tecnica d’eccellenza per lo studio dei tessuti
molli, essa infatti, permette di studiare non solo l’anatomia ma anche la
funzionalità degli organi.
Questa tecnica non utilizza radiazioni ionizzanti e prevede tante e differenti
tipologie di contrasto dell’immagine.
Durante l’esame il paziente viene posto in un campo magnetico stazionario
(B0). Successivamente vengono inviati una combinazione di onde RF e campi
magnetici variabili nel tempo e nello spazio. In questo modo il paziente
emetterà un segnale di onde RF rilevato e usato per ricostruire le immagini.
CENNI DI FISICA DI BASE
All’interno delle cellule che compongono i tessuti del nostro organismo sono
presenti delle molecole d’acqua. Ogno molecola d’acqua è costituita da 2
atomi di H e uno di O.
Il nucleo dell’atomo H è costituito da un solo nucleone, il protone, ovvero una
particella con carica elettrica positiva. Attorno al nucleo, orbita un elettrone.
Queste particelle (così come anche i neutroni), hanno una proprietà chiamata
SPIN: è una proprietà della materia come la massa o la carica elettrica ed è
una proprietà fisica misurabile.
Lo si può pensare come un momento angolare ad intensità costante, come
una particella che ruota attorno al proprio asse.
Bisogna tenere presente che lo SPIN è quantizzato, e la sua intensità è
definita dal numero quantico s. Al valore di spin è collegato il numero di stati in
cui la particella può essere osservata: se I è il valore dello spin, il n° di stati è
2I+1. (Per l’H I=1⁄2 quindi 2 stati: ±1⁄2.)
Le particelle componenti il nucleo (protoni e neutroni) e gli elettroni, presi
singolarmente, hanno spin 1⁄2 .
MAGNETIZZAZIONE MICROSCOPICA
Sappiamo quindi che il protone è una particella a carica positiva dotata di spin, ovvero
assimilabile ad una rotazione intorno ad un asse proprio, e, secondo le leggi della fisica,
particelle cariche in movimento danno origine a campi magnetici.
Alla luce di questi elementi si può quindi concludere che il protone è
caratterizzato da un campo magnetico e può essere rappresentato
come una piccola calamita con un polo Nord ed un polo Sud. Si dice
infatti che il nucleo di idrogeno possiede una magnetizzazione
microscopica (mm)
In assenza di un campo magnetico esterno i
nuclei di H non presentano una
magnetizzazione netta, in quanto gli SPIN sono
orientati in maniera casuale e caotica nello
spazio e nel tempo.
Quando, invece, un protone è posizionato
all’interno di un campo magnetico lo spin
tenderà ad allineare se stesso con il campo
magnetico esterno, proprio come un magnete,
e si potranno distinguere 2 configurazioni:
Quando un insieme di spin è posto in un campo magnetico esterno
(B0), ognuno di essi si può trovare in ognuna delle due
configurazioni
A temperatura ambiente, la differenza tra il n° degli spin ad energia
più bassa (stato favorito), e il n° di spin ad energia più elevata
(stato sfavorito) è molto piccola e dipende dalla forza del campo
magnetico applicato.
Per dare un’idea approssimativa, su circa 10 milioni di protoni orientati in senso antiparallello
ve ne sono circa 10.000.070 protoni orientati parallelamente (7ppm) in un c.m. di 1,5T.
MAGNETIZZAZIONE MACROSCOPICA
L’insieme delle magnetizzazioni microscopiche, sommandosi secondo le regole della
meccanica vettoriale, fornisce un vettore risultante definito
magnetizzazione macroscopica (MM)
Il vettore MM ha in questa condizione la stessa direzione e verso delle linee di forza del
campo magnetico esterno (B0) e viene pertanto definita magnetizzazione longitudinale
(MML).
La configurazione che si è venuta a determinare, con la formazione di una MML, può essere
definita di equilibrio in funzione dell’introduzione del Campo Magnetico Statico (B0), in
quanto favorita energeticamente.
PRECESSIONE
I vettori di spin, quando posti in un Campo magnetico esterno, danno luogo ad
un moto di precessione: rotazione della particella intorno al proprio asse
(spin) e, contemporaneamente, intorno ad un asse secondario, ovvero alla
direzione del campo magnetico esterno. L’angolo tra i due assi è costante.
L’asse di rotazione dello spin ruota a sua volta attorno all’asse di B0,
mantenendo l’angolo tra i due assi costante
Prendiamo come esempio una trottola: oltre attorno al suo asse la trottola
ruota attorno ad un'asse centrale z.
In assenza di attrito la componente z dell’asse della trottola non cambia. La
componente z può essere positiva o negativa.
Quello che si conserva e su cui si basa il ragionamento ora compiuto è quindi
la componente (proiezione) dello spin lungo la direzione del campo magnetico
esterno (ovvero lungo z)
Perciò, inserendo un nucleo di H all’interno di un campo B0 la componente Z
non varia più → moto di precessione
Il moto di precessione è, inoltre, caratterizzato dalla frequenza di
precessione, ovvero dalla velocità di rotazione attorno all’asse secondario.
Essa dipende dall’intensità del campo magnetico all’interno del quale sono
inseriti i nuclei ed è data dall’equazione di Larmor:
Questo comporta che per una determinata intensità del
campo magnetico esterno, nuclei differenti possono essere
distinti sulla base di diverse frequenze di risonanza. Per le
intensità di B0 attualmente in uso in campo medico, la
frequenza di precessione dei nuclei di H assume i seguenti
valori:
RISONANZA MAGNETICA
Una volta posto un corpo all’interno di un campo B0, l’invio di un piccolo
campo magnetico oscillante con direzione perpendicolare a B0 e freq uguale
a quella di Larmor, induce un assorbimento di E da parte del corpo stesso.
Questo fenomeno è detto Risonanza Magnetica
Dalla fisica, infatti, è noto che è possibile variare la proiezione dei vettori di
spin lungo la direzione del CMS (componente longitudinale) introducendo un
piccolo (rispetto a B0) campo perturbante B1 che ruota in un piano ortogonale
a B0
Tale variazione è massima quando B1 ruota nello stesso verso del vettore di
spin e con la medesima frequenza
Per originare campi B1 si ricorre alle onde elettromagnetiche, di energia E=hv,
dove v è la frequenza di Larmor. (si parla anche di onde a RadioFrequenza,
per le frequenze impiegate)
Cosa succede a livello microscopico ai nuclei di H?
La radiazione pari alla frequenza di Larmor induce una transizione tra i due
livelli di energia (e quindi i due allineamenti) del nucleo di H.
Cosa succede a livello macroscopico ai nuclei di H?
Si ha una diminuzione della MML e la formazione di una
Magnetizzazione Macroscopica Trasversale (MMT), ovvero,
una componente del vettore M non nulla sul piano
perpendicolare a B0. Sul piano ortogonale alla direzione del
CMS abbiamo spin protonici che continuando nel loro moto
di precessione, sono in fase tra loro.
Una volta terminato l’impulso di RF, il sistema di spin tenderà a tornare allo
stato di equilibrio, con il pieno recupero del vettore MML e l’azzeramento della
MMT. I nuclei di H, quindi, daranno origine ad un processo di recupero della
situazione iniziale, emettendo a loro volta onde e.m. con frequenza pari alla
frequenza di Larmor. Avremo quindi due processi:
1. Recupero Magnetizzazione Longitudinale (Rilassamento
Longitudinale o spin-reticolo)
2. Azzeramento Magnetizzazione Trasversale (Rilassamento
Trasversale o spin-spin)
RILASSAMENTO LONGITUDINALE
Con Rilassamento Longitudinale si intende il processo di recupero della
magnetizzazione longitudinale mediante scambi di energia termica fra i
protoni (spin) e l’ambiente molecolare circostante, detto reticolo (in inglese
“lattice”). Il processo di rilassamento spin-lattice è
parametrizzato dal tempo T1, detto tempo di
rilassamento longitudinale, ovvero il tempo
che impiega la MML a recuperare il 63%
della sua magnetizzazione iniziale, partendo
da zero.
Reticolo
Ogni H ha un intorno a sé complessi molecolari (acqua, lipidi, proteine) di
varia forma e grandezza a cui diamo il nome di reticolo
Il reticolo è sottoposto a moti rotovibrazionali che dipendono dalle
- DIMENSIONI
- STATO DI AGGREGAZIONE
- TEMPERATURA
I moti sono più rapidi quando
- MINORI SONO LE DIMENSIONI DEI COSTITUENTI
- Più FLUIDO è LO STATO DI AGGREGAZIONE
- MAGGIORE è LA TEMPERATURA AMBIENTE
• H2O nel tessuto biologico: molecole di H2O libere o variamente legate con
sistemi lipidici o proteici
Sulla base delle interazioni con il reticolo il processo potrà essere più lento o
più veloce.
Nel caso di un tessuto il reticolo può essere considerato omogeneo e il
processo di rilassamento dipenderà dalle proprietà rotovibrazionali delle
molecole, ma soprattutto dallo stato di aggregazione del tessuto.
Se il tessuto è solido o liquido (es liquido cerebro-spinale o osso) il processo
sarà “lento” (T1>1s), se invece è molle (es grasso), il processo sarà “veloce”
(T1 circa= 400 ms).
I protoni hanno un campo magnetico che varia
continuamente alla frequenza di Larmor. Anche nel
reticolo abbiamo campi magnetici che variano
continuamente.
Lo scambio di energia avviene quando le
fluttuazioni dei campi magnetici nel reticolo hanno
frequenze uguali o quantomeno prossime a quella
degli spin (ovvero la frequenza di Larmor)
RILASSAMENTO TRASVERSALE
Con Rilassamento Trasversale si intende il processo di azzeramento della
magnetizzazione trasversale mediante interazioni spin-spin.
Il processo di rilassamento spin-spin è parametrizzato dal tempo T2, detto
tempo di rilassamento trasversale, ovvero il tempo che impiega la MMT a
perdere il 63% della sua magnetizzazione iniziale.
Il rilassamento spin-spin non comporta
scambi di E con il reticolo ma induce la
perdita di coerenza di fase fra i protoni,
ovvero introducono una fase relativa nei
moti di precessione e ,pertanto,
velocizzano l’azzeramento di MMT.
Il processo è dovuto a due fattori intrinseci alla struttura in esame:
- Oscillazione delle molecole del reticolo a frequenze prossime a quella
di Larmor (vedi Rilassamento T1)
- Non omogeneità dei campi magnetici locali all’interno dei tessuti ovvero
piccoli campi magnetici delle molecole vicine che non sono distribuite
uniformemente e troppo lente per annullarsi reciprocamente.
Il processo viene velocizzato nei casi di tessuto molle (muscoli, grasso) e
rallentato nel caso dei liquidi
RELAZIONE FRA I TEMPI DI RILASSAMENTO
Come già detto, i rilassamenti
dipendono dalle proprietà dei
tessuti all’interno dei quali si
trovano i nuclei di H.
In realtà il processo di
azzeramento della MMT è
ulteriormente velocizzato da altre
causa come: presenza di
disomogeneità all’interno del CMS
dopo l’introduzione del corpo,
variazioni del CMS introdotte
accendendo un gradiente,
presenza di materiale estraneo nel tessuto…
Anche in questo caso il processo è parametrizzato da un tempo: T2* (T2 star),
per sottolineare che ci si riferisce al processo di annullamento della MMT ma
tenendo conto di fattori esterni ai tessuti.
T1 e T2 sono uguali?
T2 è più breve di T1, questo a livello
del corpo umano. Entrambi possono
variare al variare del CMS.
(guarda tabella)
CSF → liquido cerebro spinale
Ma quali sono le relazioni fra T1, T2 e T2*?
Il processo più veloce sarà T2*, seguito da T2 e, successivamente T1.
Nessun processo potrà essere più lento di T1 e più veloce di T2*
Come mai abbiamo 2 rilassamenti e non uno solo?
Durante il rilassamento spin-spin il sistema starà recuperando anche la MML,
perciò sarà composto anche da T1. Le magnetizzazioni microscopiche
devono trovarsi in fase tra di loro, queste ultime, però, possono avere delle
interazioni. L’esito di queste interazioni da un lieve sfasamento, quindi quando
H e H interagiscono hanno un piccolo sfasamento. Nonostante siano piccoli
sfasamenti, ci sono molte interazioni perciò si avrà un effetto macroscopico
sfasato.
MAGNETI
Possono essere
● Permanenti: magneti comuni costituiti da una lega di acciaio
contenente elementi delle terre rare
- Non possono essere spenti
- Economici
- Limiti nel campo magnetico massimo e nella omogeneità e
stabilità
- Configurazioni aperte
● Resistivi: si possono spegnere
- Campo magnetico generato da un solenoide attraversato da
corrente.
- Limiti nel campo magnetico massimo e nella omogenità e stabilità
- Economici all’installazione, ma importante impegno energetico
● Superconduttori: ad una certa T hanno resistenza elettrica nulla. La T
viene raggiunta tramite un criogeno.
- Leghe particolari che a temperature vicino allo zero assoluto (4 K
= -269°C) diventano superconduttive, ovvero con resistenza
nulla.
- Alti campi magnetici e alta omogeneità e stabilità
- Alta tecnologia in fase di progettazione.
- Impegno economico: all’installazione e per il mantenimento
criogeni (vd dopo).
SEGALE RM
Durante la fase di rilassamento lo spin continua nel moto di precessione
attorno all’asse del magnete.
Se poniamo una bobina con asse parallelo alla direzione dell’asse del
magnete noteremo che una variazione del flusso (ad es. variazione
dell’intensità del campo magnetico sentito dalla bobina) induce una tensione
(e pertanto una corrente) nel circuito della bobina.
Questo viene definito segnale RM → FID (Free Induction Decay)
Il FID è un segnale grezzo caratterizzato dalla frequenza di Larmor e dal
decadimento T2* e, graficamente, ha la forma di una cosinusoide smorzata
esponenzialmente.
Le apparecchiature di RM sono organizzate a “strati”. Dall’interno all’esterno
troveremo: la bobina trasmittente, le bobine di gradiente e il
superconduttore…
GRADIENTI
Il CMS può essere generato in 3 modi: con terre rare, solenoide percorso da
corrente a T ambiente, e magneti superconduttivi
Solitamente il termine gradiente viene utilizzato per indicare la differenza di
concentrazione: in questo caso si intende un campo B che varia lungo una
particolare direzione → X Y o Z .
Perché ciò avvenga serve una coppia di bobine. Per questo motivo nelle
apparecchiature RM avremo 3 coppie di bobine (coil)
Caratteristiche dei gradienti
● Intensità max: Si misura in mT/m (millitesla su metro)
● Rise time: Tempo impiegato per il raggiungimento dell’intensità
massima del gradiente. Si misura in ms
● Slew rate: Rapporto tra intensità max e rise time. Si misura in mT/m/ms
o in T/m/s
Effetto gradiente: viene accumulata una fase (angolo) di differenza
Gradiente di selezione dello strato (Gs)
L’applicazione del gradiente conferisce al campo magnetico sperimentato
lungo quest’asse valori dipendenti in modo lineare dalla coordinata spaziale
lungo la quale è applicato (x, y o z). Ad esempio, applicando un gradiente
lungo l’asse z, ovvero l’asse longitudinale del magnete, si ottengono
lungo la direzione di applicazione valori di campo magnetico crescenti da un
minimo a un massimo.
In corrispondenza del punto nel quale il gradiente assume valore nullo (null
point) il campo magnetico, mancando il contributo del gradiente, tornerà ad
assumere il valore del solo campo statico B0. L’applicazione di un impulso RF
alla frequenza di Larmor ecciterà, dunque, soltanto i nuclei sottoposti a un
valore di campo per cui si ha la condizione di risonanza, cioè quelli localizzati
sulla sezione trasversale del soggetto esaminato in corrispondenza del punto
nullo del gradiente.
Di conseguenza, il segnale prodotto corrisponderà alla sezione voluta,
stabilita dalle coordinate relative al punto nullo del gradiente.
Lo spessore dello strato ha in realtà una dimensione fisica ben precisa
stabilita a priori: l’impulso di eccitazione RF non è composto soltanto dalla
sola frequenza di risonanza, ma da una più o meno larga distribuzione
(banda) di frequenze intorno al valore di Larmor. La “pendenza” del gradiente
e la larghezza della banda RF di eccitazione stabiliscono quindi lo spessore
della sezione
Gradiente di lettura o di codifica di frequenza (Gl)
Dopo la stimolazione dei nuclei di una determinata sezione da parte
dell’impulso RF, durante la ricezione del segnale (lettura), è applicato un
gradiente di campo nella direzione x.
Di conseguenza ai diversi valori del campo magnetico lungo la direzione x
corrisponderanno diverse frequenze di precessione, e il segnale prodotto
durante il rilassamento sarà costituito dalla somma dei segnali associati alle
diverse frequenze, ricevuti simultaneamente.
Per valutare le ampiezze dei segnali corrispondenti a “linee di nuclei”
ortogonali all’asse x, dovranno essere individuate in questo segnale tutte le
singole componenti di diversa frequenza che lo avevano generato.
Si noti, in ogni caso, che tutte le forme d’onda che costituiscono il segnale
così ricevuto sono sinusoidali.
Gradiente di codifica di fase (Gf)
Successivamente all’eccitazione dei nuclei di una sezione e prima del
gradiente di lettura, viene applicato un gradiente di campo lungo una direzione
(per esempio l’asse y) che determinerà una frequenza di precessione diversa
per i n
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