Introduzione
La definizione “L'uomo non è affatto un essere semplice” di Plotino è anche la convinzione delle scienze che lo studiano. La stessa Bibbia è testimone del mistero dell'uomo e la teologia non può non interessarsi all'uomo dove in Genesi 2,26-27 leggiamo che l'uomo è stato creato ad immagine e somiglianza di Dio.
La teologia nel corso della storia ha analizzato la figura dell'uomo fino ad arrivare all'antropologia teologica che gli studiosi ritengono che sia la disciplina che cerca di rendere criticamente comprensibile e credibile quanto la fede dice sull'uomo in rapporto alle comprensioni che di esso offrono non solo le antropologie filosofica e religiosa, ma anche le scienze biologiche e le neuroscienze.
Si può comprendere l'uomo a partire dall'evento Gesù Cristo che è l'immagine escatologica di Dio. Non si può scindere l'evento cristologico dall'antropologia, tra loro c'è una relazione, per comprendere l'uomo bisogna partire da Gesù.
Elezione e predestinazione nelle Scritture
Antico Testamento
Nell'AT si attesta che il popolo di Israele legge e interpreta le sue vicende sempre in riferimento all'esperienza della elezione-alleanza. L'azione di Dio nell'eleggere Israele è un'azione gratuita, Israele viene scelto non perché meritevole ma perché Yhwh lo ha amato, e il privilegio dell'elezione pone Israele nella speciale condizione di popolo santo partecipe di un rapporto particolare con Dio rispetto a tutti gli altri popoli; esso è un popolo che appartiene soltanto a Dio perché Dio lo ha separato e lo ha unito a sé in modo speciale e il segno di tale coscienza è la circoncisione.
Ovviamente l'esperienza dell'esilio babilonese suscita dubbi e crisi interiori alimentando incertezze circa l'elezione, la deportazione sembra aver distrutto il rapporto che lega Yhwh a Israele, poi però avremo un'inversione di marcia da parte di Yhwh che restituisce una relazione possibile con il suo popolo. Il ritorno nella terra promessa chiede un rimodellamento del rapporto esistente tra Yhwh e il popolo di Israele: si impone la necessità di una corrispondenza più forte da parte del popolo che deve cercare Dio con tutto il cuore e osservare i suoi comandi.
Risulta chiaro che l'esperienza dell'elezione è la base della coscienza di Israele di essere popolo voluto da Dio, un popolo privilegiato non solo per se stesso ma a servizio di tutti gli altri popoli.
Nuovo Testamento
L'elezione interessa anche i discepoli di Gesù, come Israele ha sperimentato l'elezione da parte di Yhwh così anche la comunità dei discepoli della nuova alleanza sperimenta la sua elezione nell'evento di Gesù Cristo.
Vediamo nei sinottici come il tema dell'elezione sia strettamente legato alla persona e all'opera di Gesù, Gesù è l'eletto, colui nel quale le promesse di Dio giungono al loro compimento e la salvezza da Israele si apre a tutte le genti.
Nel Vangelo di Giovanni la riuscita del processo salvifico di Dio in Gesù Cristo è resa evidente nell'esperienza della chiamata dei discepoli, questi vengono scelti da Gesù e diventano partecipi del progetto salvifico.
L'elezione espressa da Paolo invece è data da quanto egli dice in merito a Dio, perché Dio è colui che elegge e predestina secondo criteri che rivelano amore e misericordia, tale disegno consiste nel libero e amorevole volere di Dio di salvare tutta l'umanità per mezzo di suo figlio Gesù.
L'elezione (predestinazione): lo sviluppo storico-teologico
Sant'Agostino
A partire da Agostino l'idea di predestinazione mostra dei problemi, lui riflette sul rapporto grazia di Dio e libero arbitrio dell'uomo e sostiene l'idea che la predestinazione non sia altro che l'atto di Dio, fondato esclusivamente sulla sua misericordia e sul suo agire libero, che salva dalla massa dannata, la condizione dell'uomo in seguito al peccato originale, alcuni umani.
Agostino si preoccupa anzitutto di salvaguardare il primato e la gratuità della grazia di Dio, dove i giudizi di Dio sono assolutamente liberi e nessun uomo potrà mai giudicare il suo operato di giustizia.
Ovviamente la discriminazione operata da Dio, per cui alcuni si salvano e altri rimangono nello stato di perdizione, non è coerente con la volontà salvifica e universale di Dio.
Agostino rispondendo ad alcune lettere di Prospero fa pensare ad una doppia predestinazione perché il vescovo d'Ippona precisa che la predestinazione riferisce circa la cosiddetta “chiamata degli eletti”, ma neanche lui crede nella doppia predestinazione infatti non se lo sa spiegare anche se la sua tesi lascia pensare questo.
Godescalco
Discepolo di Agostino riguardo alla predestinazione, che in Godescalco sarà doppia predestinazione, dice che Dio sceglie dall'eternità i suoi eletti, ai quali concede la pace e la vita eterna, così come sceglie i dannati ai quali concede la morte eterna, andando quindi contro la dottrina la quale non ammette alcuna diminuzione dell'agire salvifico di Dio nei confronti degli uomini.
Suscitando l’ira di Rabano Mauro e di Incamaro di Laon, ribadiscono nel sinodo di Magonza la dottrina tradizionale la quale non ammette alcuna diminuzione o parzialità dell’agire salvifico di Dio nei confronti dell’uomo.
Godescalco verrà condannato in qualità di eretico, ma dalla sua prigione continuerà a scrivere sul tema della predestinazione e il suo pensiero si diffonderà non mettendo fine alla disputa, coinvolgendo personaggi di rilievo. La conclusione della disputa si ha con il sinodo di Quiercy nell'853 in cui si giunse ad una conciliazione generale: a non tornare più sull'argomento.
Predestinazione nella Scolastica
L'eredità di Agostino coinvolge i grandi autori medioevali della Scolastica tra cui Tommaso d'Aquino.
Tommaso, domenicano, sposta la questione verso un orizzonte rinnovato che vede la predestinazione in rapporto all’intelletto di Dio in relazione al suo fine, connessa all'idea della provvidenza, cioè a Dio spetta di predestinare gli uomini, Dio ti aiuta a salvarti con l'aiuto della grazia perché l'uomo da solo non ce la fa. Manca ancora il riferimento cristologico.
Dun Scoto, scuola francescana, pone l'accento sulla volontà di Dio indipendentemente dall'uomo.
Predestinazione nell'età moderna
L'età moderna propone fatti di rilievo come la riforma luterana e il concilio di Trento ma in merito al tema della predestinazione bisognerà attendere il periodo post-conciliare per avere discussioni forti ma possiamo fare un riferimento a Giovanni Calvino che sosteneva la doppia predestinazione: i figli di Adamo vengono o gratuitamente eletti o definitivamente respinti.
Dopo il concilio di Trento avremo due scuole di pensiero che fronteggiano il tema della predestinazione:
- Punto di vista di Molina (molinismo): la grazia viene offerta da Dio come sufficiente per l'agire dell'uomo, ma diventa efficace solo quando è accolta dalla libertà dell'uomo.
- Punto di vista di Banez: Dio offre la grazia a tutti, una grazia sufficiente ed efficace già in partenza. L'agire di Dio è sovrano, Banez dà pieno potere a Dio.
Manca ancora il riferimento cristologico.
Predestinazione nell'età contemporanea
Bisogna attendere l'età contemporanea dove il problema della predestinazione viene ripreso in chiave cristologica, alla luce della Rivelazione. Il contributo è dato da Karl Barth, teologo e pastore riformato svizzero, il quale riflette su Gesù Cristo quale soggetto e oggetto dell'elezione-predestinazione, è in lui che Dio rende concreto il suo progetto di elezione salvifica.
In secondo luogo Barth ritiene che l'elezione-predestinazione di Gesù sia strettamente connessa all'elezione-predestinazione della comunità, che riunisce sia Israele sia la chiesa, e alla elezione-predestinazione del singolo individuo, colui che nella fede scopre come Dio lo abbia eletto in Gesù Cristo.
L'elezione (predestinazione), la riflessione sistematica
L'elezione della comunità
Nella Scrittura l'agire di Dio è sempre annunciato come un agire benevolo indipendentemente dai meriti dell'uomo. L'elezione non può essere considerata un possesso, ma un dono ricevuto e costituisce la stessa comunità che apprende di essere stata voluta da Dio, prima ancora della creazione, in quanto Dio ha sempre voluto. L'agire di Dio è rivolto a tutti i popoli che sono destinati alla salvezza, lasciando libero l'uomo di scegliere.
L'elezione del singolo nella comunità e come chiamata alla diaconia
Però non basta la massa ci vuole il singolo che deve mettersi al servizio dell'intera creazione e con la consapevolezza di essere amato da Dio muove la comunità a comprendere la propria chiamata come evento per la salvezza e quella degli altri.
Questa elezione è una chiamata quindi alla diaconia, servizio, testimonianza di ciò che abbiamo incontrato, essere a disposizione di tutti, bisogna diventare luce per gli altri popoli. Questo servizio di far conoscere viene attuato quindi attraverso le singole persone elette e chiamate, si tratta di una responsabilità che può scaturire solo da una retta comprensione del mistero dell'elezione e che non esime nessun credente poiché tutti sono investiti di un ministero di grazia per la vita del mondo.
L'elezione in Gesù Cristo
Attraverso Gesù abbiamo capito l'amore di Dio, l'agire di Dio è sempre in relazione a Gesù Cristo, quindi tra l'elezione e la predestinazione vi è uno stretto rapporto. Dio elegge Gesù e compie in lui, attraverso l'incarnazione-pasqua, tutta l'opera della salvezza, Dio si muove, e per manifestare questa elezione-predestinazione manda Gesù.
Nell'elezione di Gesù si manifesta il disegno di chiamare l'intera umanità alla salvezza, questo disegno è diretto a tutti i popoli, Dio chiama tutta l'umanità, non è un popolo chiuso, ma la salvezza è destinata a tutti. Dio da sempre ha pensato di destinare le sue creature a conformarsi a suo Figlio, per diventare suoi figli adottivi, solo il rifiuto personale dell'uomo a questa chiamata può determinare la sua perdizione. La chiesa è il segno e lo strumento dell'unione tra Dio e tutto il genere umano.
L'evento dell'elezione-predestinazione è comprensibile solo a partire dalla fede, cioè l'uomo riconosce e accoglie l'eterno progetto del Padre, e la libertà dell'uomo è continuamente impegnata di fronte ad un dono che gli viene incontro, un dono che svela all'uomo il suo futuro salvifico.
Il modello è Gesù Cristo, vero Dio vero Uomo, dove il carattere salvifico è l'azione elettiva di Dio Padre attuata per mezzo del Figlio nella potenza dello Spirito Santo nei confronti dell'umanità perché Dio vuole la salvezza di tutto il creato.
Creazione nelle Scritture
Antico Testamento
Il mistero dell'elezione-predestinazione in Cristo parte dall'evento della creazione. La creazione è il primo atto salvifico di Dio, l'effetto della creazione è questo mondo creato, questo mondo noi lo consideriamo la nostra casa. Il mondo è creato da Dio ma non è Dio, gode di una autonomia perché ha le sue leggi.
Dio è felice di aver creato questo mondo bello e buono, con la potenza della sua parola crea la totalità del cosmo mediante un'azione ordinatrice del caos esistente, che non vuol dire riferimento ad una entità preesistente, il caos è una realtà di mistero, condizione di morte, riferimento cristologico.
Il mondo si comprende come il partner di Dio, in Gen 1-2, redazione sacerdotale P, Dio crea una cornice temporale secondo il progetto dei 7 giorni, ma tutta la narrazione viene incorniciata in particolare dai giorni I, luce, IV, astri, e VII, riposo.
I giorno: narra l'emissione della luce come principio di vita e di salvezza, opposta alle tenebre della notte. La creazione si manifesta come ordine del ritmo naturale di giorno-notte.
IV giorno: vede il sorgere degli astri e quindi il sorgere delle stagioni.
VII giorno: riposo, Dio ci vuole far entrare nel suo riposo. Dio si è riposato, lo ha fatto per sé questo giorno, si è riposato per incontrare l'uomo e per porre la dimora in mezzo a noi. Il settimo giorno è la dimora di Dio in mezzo agli uomini quindi l'uomo si riposa incontrando Dio, c'è il riposo di Dio e dell'uomo.
Nella cornice di questi tre giorni si situano, in stretta relazione, gli altri giorni:
II e III giorno: Dio crea la terra e il mare, la tavola imbandita, progetto compiuto da Gesù, dove l'uomo deve custodire questa dimora, questa casa.
V e VI: animali e uomo, avendo una predilezione per l'uomo perché percepisce di essere amato da questo Dio e deve essere il custode responsabile del creato.
Dio crea infatti l'uomo a sua immagine, s elem, e somiglianza, d'mùth.
Immagine: l'uomo è la statua di Dio, l'immagine vivente di Dio, proprio come una statua.
Somiglianza: non è un titolo acquisito ma bisogna conquistarlo perché devi camminare bene nella tua vita per somigliare a Dio.
Noi siamo immagine di Dio e Dio crea Maschio e Femmina, per indicare la famiglia, la procreazione, perché la famiglia è immagine e somiglianza di Dio.
Tutto l'AT radica il suo messaggio credente sulla creazione che è comprensibile in questo legame di Dio con il suo popolo, la creazione viene da Dio ma come l'ha fatta non ci è dato sapere!
Nuovo Testamento
Con il NT siamo al cuore della rivelazione del mistero della creazione, quale momento primo del dispiegarsi dell'elezione-predestinazione di Dio in Gesù Cristo, evento di salvezza.
Le testimonianze più esplicite circa la lettura cristologica della creazione le troviamo in Paolo e Giovanni.
Paolo
1° Corinzi: Paolo parla degli idolotiti, delle carni degli animali sacrificati agli idoli pagani, e attesta che esiste un solo Dio, il Padre che è l'origine e lo scopo della creazione, e un solo Signore, Gesù Cristo che è il mediatore della creazione, così come lo è per la redenzione.
1° Colossesi: abbiamo la cristocentricità di Cristo, Gesù è l'immagine del Dio invisibile, l'uomo invece è a immagine di Dio e la somiglianza se la deve conquistare durante la vita. Gesù in quanto immagine di Dio svolge un'azione mediatrice nel senso che Egli rende Dio in qualche modo visibile, tangibile. Gesù Cristo in quanto immagine, primogenito di ogni creatura, principio, pienezza, costituisce il significato di tutta la creazione. L'ordine della creazione poggia su Cristo, il primato di Cristo, nel disegno del Padre “Tutte le cose sono state create per mezzo di Lui”.
1° Efesini: abbiamo l'idea della ricapitolazione. Dio ci sceglie prima della creazione al fine di essere santi e immacolati, quindi Dio ci ha predestinati ad essere suoi figli adottivi per opera di Gesù, ecco la mediazione: ricapitolare in Cristo tutte le cose.
Giovanni
Gesù è il Logos incarnato, il mediatore della creazione. Nulla è stato creato senza il Logos, il quale è colui che dona la vita, il Logos è soggetto attivo non solo della creazione ma anche della redenzione.
“In principio” (En archè) di Giovanni Cristo si vede, luce, e non è un'indicazione cronologica, mentre “In principio” di Genesi Cristo si intravede, è adombrato.
Creazione, lo sviluppo storico
La creazione nella cristianità antica
Circa la creazione la fede cristiana si è dovuta confrontare con concetti filosofici e si svilupparono tante teorie tra cui il monismo, dottrina tendente ad un unico principio, e il dualismo, dottrina tendente a due principi inconciliabili.
I padri apostolici sono rimasti fedeli al discorso teologico del tema della creazione mentre con i padri apologisti comincia il confronto della filosofia e a travasare il messaggio cristiano.
Gnosticismo
Per gli gnostici il mondo è un sottoprodotto, è l'opera di esseri inferiori che non conoscevano il vero Dio e quindi la creazione è concepita come il prodotto della ribellione delle potenze demiurgiche.
Ireneo di Lione si mette in contrapposizione e dice che la creazione è espressione di Dio e Dio non aveva bisogno degli angeli per creare il mondo e plasmare l'uomo, Ireneo afferma che c'è un solo Dio e per spiegare la trinità parla di un corpo dove braccia e mani sono la stessa cosa, Dio aveva già le sue mani, P, F, SS.
Tertulliano ribadisce che la creazione è solo opera esclusiva di Dio.
Clemente alessandrino comincia un dialogo con la cultura gnostica, cade però nei concetti filosofici parlando di trascendenza di Dio.
Origene tenta un dialogo tra filosofia e cristianesimo, ma alla fine farà anche lui filosofia, secondo il suo pensiero si ipotizzano due mondi: quello intellegibile, delle idee, coeterno a Dio e contenuto nel Verbo, e il mondo delle intelligenze pre-esistenti, creato e quindi accidentale, quello attuale, quello della risurrezione.
Pensiero di Agostino
Circa il mistero della creazione troviamo alcune riflessioni nelle Confessioni e nel Civitate Dei di Agostino. Lui era stato un manicheo, due principi bene-male. Aveva un pensiero dualista, quando si converte corregge il tiro riconoscendo un solo Dio ma comunque rimane neoplatonico, la vera realtà è il cielo e noi siamo la realtà creata imprigionati sulla terra.
Molto significative in Agostino sono due questioni legate al tema della
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