Indice documento
- Definizione e distinzione tra Antropologia culturale e sociale ………………………………………… PG 2
- Il concetto di cultura ……................................................... PG 6
- Dalla “razza” alla “etnia” ……............................................ PG 16
- L’Etnocentrismo …………………………………………………………………. PG 25
- I metodi usati nella ricerca antropologica ……………………………. PG 30
- L’osservazione sul campo: l’osservazione partecipata ………………………………………… PG 34
- Il Culturalismo …………………………………………………………………… PG 36
Definizione e distinzione tra antropologia culturale e sociale
Che mestiere fa l’antropologo?
È un mestiere che non è molto conosciuto, infatti non presente nel nostro percorso di studi.
Che cos’è l’antropologia culturale?
L’“Antropologia” è una parola frutto dell’unione di due parole di origine greca: anthropos, essere umano, e logos, discorso, pensiero, parola → quindi, il termine “Antropologia” indica <<la Scienza dell’essere umano, considerato sia come soggetto, o individuo, sia in aggregati, comunità, situazioni>>, definizione Treccani, rendendola, di fatto, una branca umanistica.
Ma il “culturale”?? Questa espressione deriva dal latino colere, indica la cura, il coltivare, l’onorare, il venerare… oltre ad una serie di significati traslati, es. il prendere cura di ciò che abbiamo coltivato.
L‘Antropologia è una scienza di carattere umano che studia la varietà dei modi di vivere dei gruppi umani, dei gruppi all’interno dei quali nasciamo, viviamo o che non identifichiamo, che ha delle caratteristiche proprie, sia statiche che dinamiche, sia che esse siano statiche o dinamiche; attraverso l’Antropologia possiamo avere la trasmissione culturale, ossia l’acquisizione e la capacità di poter intervenire per esperire e, soprattutto, per trasmettere la cultura alle generazioni future.
- L’Antropologia può essere di carattere empirico: lo studio si può concentrare su un determinato campo, attraverso un’esperienza diretta, pratica, da parte dell’antropologo, es. vivendo in un posto per un certo arco di tempo, a contatto con le persone del posto → è strettamente legato alle relazioni sociali, alle tradizioni del loco, della strumentazione materiale che si usa.
- Un altro aspetto dell’Antropologia è che si tratta di una scienza comparativa: si usa dall’1800 in poi, quando i primi studiosi esaminavano dei resoconti governativi o scritti da missionari riportando delle descrizioni delle popolazioni locali con cui questi erano venuti a contatto, es. il colonialismo europeo → tendenzialmente, gli antropologi studiano le diverse culture confrontando due o più culture diverse, es. Canada e Thailandia, sia dal punto di vista storico e geografico che politico, religioso.
- L’Antropologia ha anche un aspetto interpretativo: questo aspetto si afferma a partire dal ‘900, quando, attraverso la ricerca sul campo, vengono alla luce tutta una serie di elementi che devono essere analizzati ed interpretati, spiegando la natura di tali elementi, come una “traduzione”.
Che cosa studia l’antropologia culturale?
L’antropologia culturale studia, tra le altre cose, i sensi comuni, es. “Paese che vai, usanza che trovi”, “Tutto il mondo è paese”.
Com’è possibile che abbiamo usanze così differenti? Le nostre società hanno delle caratteristiche così diverse le une dalle altre, tanto da poter essere anche in contraddizione tra di loro.
- Questo esame può riguardare le usanze quotidiane: il mangiare, la routine.
- Può riguardare i valori culturali, sociali o religiosi.
- Può riguardare la struttura urbana dei territori, centri abitati, paesaggi urbani.
Le 4 specializzazioni dell’Antropologia negli Stati Uniti
Negli Stati Uniti d’America, l’Antropologia culturale è una branca scientifica a mo’ di “termine ombrello” che contiene anche la Paleontologia, la Geologia ecc., quindi è un ambito di studio molto vasto.
Allo stesso tempo, in Europa, e anche in Italia, è presente, sì, una grande vastità di studi antropologici ma questi rimandano direttamente all’Antropologia; si ha avuto un particolare sviluppo dell’ambito antropologico in Gran Bretagna ma, ancora prima, in Francia, due paesi che, per secoli, hanno posseduto tantissime colonie in diverse aree del mondo.
Come possiamo vedere dallo schema riportato, nel punto di vista europeo dell’Antropologia abbiamo 2 principali sottobranche: l’etnografia e l’antropologia applicata.
- Etnografia: <<Rappresentazione scritta delle forme di vita sociale e culturale di gruppi umani>> → in passato, l’etnografia indicava lo studio delle pratiche e delle credenze di gruppi umani non occidentali, delle diverse “società ‘primitive”.
Una volta superato il pensiero evoluzionista, l’etnografia viene intesa, invece, come <<lo studio antropologico, realizzato attraverso la pratica della ricerca sul terreno e rappresentato attraverso precise modalità di scrittura, dei comportamenti sociali e culturali di un qualsiasi aggregato umano preventivamente definito in base agli interessi dell’osservatore>>.
- Antropologia applicata: con “antropologia applicata” ci si riferisce ad un <<campo di studi relativi all'applicazione di metodi e teorie volte all'analisi e alla soluzione di problemi pratici>> → il termine “applicata” viene riferito più a questioni metodologiche che teoriche, dato che gli antropologi hanno raramente tradotto i loro risultati in proposte operative concrete e immediatamente applicabili ed esperibili dalle diverse comunità professionali nei diversi campi applicativi.
Relazioni con altre discipline, scienze umane e sociali
Il nostro manuale indica un particolare avvicinamento con la Sociologia: <<un elemento comune è → che studiano le vite umane delle persone>> l’Antropologia culturale, per tanto tempo, si è occupata di aree lontane, extracontinentali, mentre la Sociologia si è più incentrata sulle società europee.
| Antropologia culturale | Sociologia |
|---|---|
| Prevalentemente società lontane storicamente e spazialmente. | Analisi delle società occidentali. |
| Metodo di ricerca: tendenzialmente qualitativo. | Metodo di ricerca: tendenzialmente quantitativo. |
| Prospettive conoscitive interessate all’indagine in profondità. | Prospettive conoscitive generalizzanti. |
| Obiettivi: comprensione, interpretazione e traduzione del lessico scientifico del punto di vista degli attori sociali sul proprio universo sociale. | Obiettivi: la risposta a questioni quasi esclusivamente interne ai discorsi scientifici occidentali. |
1) Un momento di grande periodo di trasformazioni sia dal punto di vista storico, culturale ed accademico è quello tra gli anni ’50 e ’60, attraverso la neonata globalizzazione, lo sviluppo della televisione, il poter vedere le persone dall’altra parte del pianeta!
- Per la precisione, i primi studi di tipo antropologico vennero effettuati negli anni ’40, quando gli studiosi facevano dei resoconti parlando di “terre selvagge” e di “popolazioni primitive”, quindi dal POV occidentale.
2) Mentre la Sociologia si occupa principalmente dello studio dei diversi aspetti e fenomeni della società occidentale, l’Antropologia si occupa dello studio delle culture molto distanti le une dalle altre, es. ruolo della donna in Europa e ruolo della donna in Africa: l’Antropologia si avvale dell'etnografia, quello studio statistico.
I fatti sociali
Émile Durkheim può essere considerato un pioniere dello studio accademico dell’Antropologia, lo riprenderemo nella seconda parte del corso: il suo approccio pratico al fenomeno sociale oggi è un caposaldo, soprattutto alle rappresentazioni sociali, ossia dei dati oggettivi e mentali capaci di esercitare sull’individuo una costrizione interiore → a partire dalle rappresentazioni sociali egli arriva alle rappresentazioni psichiche collettive, sovraindividuali e coercitive che coinvolgono un intero gruppo sociale.
Dagli studi di Durkheim siamo arrivati pian piano a parlare del costrutto di cultura, nozione nata all’inizio degli anni ’90 che indica quell’insieme di caratteristiche che contraddistingue un gruppo più o meno ampio: a sua volta, a partire dalla cultura, col tempo, arriviamo all’“identità”, concetto particolarmente usato, oggi, in ambito politico per screditare una minoranza, e alle “categorie”. Figura 1. Émile Durkheim.
Soprattutto oggi, abbiamo a che fare con tantissimi simboli, credenze e valori anche contrastanti tra loro: i simboli, es. la bandiera italiana, hanno un carico emotivo potentissimo per la popolazione, visto che questa interiorizza dei sentimenti, ricordi, desideri e valori personali attorno a quell’oggetto, rendendolo praticamente “sacro”; tuttavia, queste contraddizioni possono portare a delle discussioni più o meno accese riguardo questi simboli e, nei casi più estremi, andandoli a danneggiare, es. il dare fuoco alla bandiera italiana, il pezzo di stoffa, è un reato, punito dalla legge → questo danno non è tanto un danno fatto nei confronti dell’oggetto fisico tanto quanto lo è sull’insieme di concetti ecc. che questo oggetto rappresenta.
Come sottolinea Palumbo, un fenomeno deve avere 3 caratteristiche fondamentali per essere considerato “fatto sociale”: generalità, coercitività, esternalità.
L’altro e l’altrove
L’Altro è un individuo al di fuori da noi, che a noi è estraneo, portatore di un bagaglio personale e culturale diverso da noi; tuttavia, ad un certo punto, l’Altro possiamo diventare “noi”.
L’“immaginario”, cinema, pubblicità, televisione, social media
Come abbiamo visto i tantissimi film, serie tv e, ora, anche sui social media, le rappresentazioni dell’Altro di stampo razzista persistono e tendono anche ad “espandersi” da un ambito ad un altro: ad esempio, all’inizio del conflitto russo-ucraino, il Politecnico di Milano aveva deciso di eliminare l’esame di Letteratura Russa allo scopo di non diffondere il punto di vista propagandistico della Russia di Putin; alla fine, però, dopo essere scoppiato, giustamente, lo scandalo, PoliMI ha rimesso l’esame nel Piano di Studi del CdL Lingue → in questo caso, il pensiero di PoliMI era partito dall’ambito bellico per “espandersi” sino alla vera e propria cultura, l’esame di Letteratura Russa.
Il concetto di cultura
La vera natura della “cultura”
Per poter studiare approfonditamente la cultura, è bene partire dall’uso che facciamo di questo concetto, oggigiorno: nella nostra società, la “cultura” fa parte sia dell’ambito politico che dei social e, secondo gli studi di diversi antropologi nel corso degli ultimi due secoli, comprende sia l’aspetto fisico, il corpo e le diverse maniere di usarlo all’interno di un dato gruppo, che l’aspetto politico, economico, religioso e popolare.
1. Concezione elitaria, idealistica ed etnocentrica della cultura: indica <<quel patrimonio di conoscenze che l’individuo accumula nel corso della sua vita legate all’istruzione>>.
- Assumiamo un atteggiamento “elitario” in quanto sono le persone che hanno abbastanza denaro a poter studiare.
- Assumiamo un atteggiamento “etnocentrico” in quanto, oggi, sono le persone che vivono nei paesi più ricchi a potersi permettere di studiare, sia imparare a scrivere, leggere e a fare di conto che andare all’Università.
- Assumiamo un atteggiamento “idealista” in quanto abbiamo sezionato la conoscenza in tanti parti e il settore “cultura” è un settore ben preciso, es. nel sito di RaiCultura è presente una stringa comprendente dei campi rispettivamente di: Arte, Letteratura, Storia, Musica, Cinema, Teatro, Scienza, ecc. → sulla base di cosa l’essere umano è in grado di poter suddividere la cultura?
2. Concezione ristretta, settoriale e autonoma di “cultura”: la cultura è distinta da altri ambiti del sapere e delle attività umane, all’interno di macrocategorie, figlie dei propri tempi dati da uno specifico modo di intendere la conoscenza all’interno di un gruppo.
3. Concezione antropologica di “cultura”, non selettiva, globale: a livello antropologico, tutti quanti abbiamo una cultura, anche a livello personale → tutto ciò che noi abbiamo appreso nella vita quotidiana, vivendo insieme agli altri, le regole del vivere civile, l’imitare, i valori personali, è una produzione culturale, in quanto bisogna imparare, scoprire, confrontarsi ecc.
<<La cultura è un insieme dei comportamenti, abilità, tecniche, pratiche, dei modi di pensare, saperi, credenze, concezioni, e delle forme di organizzazione sociale, parentela, istituzioni, poteri, così come dei prodotti del fare, del dire e del sentire umani>>.
Una nuova concezione di cultura
Edward B. Tylor (1832-1917), nel suo Primitive Culture (1871), descrive così la “cultura”: << […] intesa nel suo ampio senso etnografico, è quell’insieme complesso che include le conoscenze, le credenze, l’arte, la morale, il diritto, il costume e qualunque altra capacità e abitudine acquisita dall’Uomo in quanto membro di una società>>.
Siamo gli unici animali culturali? No: gli studi sugli animali “allo stato brado” di diverse specie hanno portato alla luce una varietà di intelligenze che permette sia la costruzione di strutture architettoniche, es. il tasso del miele, o, addirittura, di vere e proprie società, es. le balene, i delfini, le formiche, i primati → gli animali, essendo o prede o cacciatori, hanno avuto la necessità di sviluppare una grande plasticità cerebrale, così da trovare delle “strategie” adatte volta per volta per raggiungere il proprio scopo, es. come vediamo dall’immagine, per poter aprire una noce, i primati vanno presso un grosso masso e battono la pietra piccola contro il guscio di noce, secondo specifiche angolazioni in modo da rompere il guscio di noce. Figura 2. Edward B. Tylor.
Anche per quanto riguarda l’Uomo possiamo dire che ha fatto delle scoperte di tipo culturale, anche nella Preistoria: l’Homo Habilis è stato colui che ha scoperto il fuoco e, di conseguenza, del cuocere la carne prima di mangiarla → attraverso la cottura, l’Homo Habilis ha potuto constatare che la carne non solo dava una maggior sensazione di sazietà, quindi di benessere, ma, soprattutto, quanto la carne cotta desse maggior energia nel corpo e, di conseguenza, più possibilità di cacciare o scappare da un predatore.
Processo di costruzione e di decostruzione della cultura
- Nella prima metà del XIX secolo, Tylor permise la nascita dell’Antropologia culturale, sostenendo che tutti hanno la stessa possibilità di apprendere cultura, avendo le stesse capacità cognitive, lo stesso sviluppo biologico e cerebrale indipendentemente dall’etnia, dalla lingua e dal luogo di provenienza.
- Allo stesso tempo, troviamo degli aspetti del pensiero di Tylor che oggi troviamo superati, come l’idea che non tutti gli esseri umani hanno lo stesso livello di sviluppo culturale, dei popoli che, pur avendo le stesse capacità cognitive degli europei, si trovavano in società allo stato primitivo, evolutivamente più arretrati, ergo inferiori rispetto agli europei.
Scuola di Evoluzionismo Antropologico.
La nozione di cultura per Franz Boas (1858-1942)
Egli viveva in Germania, per poi trasferirsi negli Stati Uniti, incentrandosi dapprima sullo studio delle popolazioni delle tribù native americane poi sullo studio delle popolazioni eschimesi, nella parte artica del Canada: i suoi studi volevano indagare se il luogo dove vivono, il nord del Canada e Circolo Polare Artico, influenza la loro società, la loro lingua ecc. e quanto → ciò che egli scoprì è che i membri di queste tribù artiche comunicavano gli uni con gli altri comunque tramite un linguaggio verbale e fisico → confrontando le osservazioni ottenute dagli studi delle due diverse etnie ha scoperto che queste popolazioni avevano delle metodologie di comunicazione specifiche, critica nei confronti del metodo comparativo, usato dall’Evoluzionismo unilineare di Tylor. Figura 3. Franz Boas.
L’eredità di Boas - la Scuola Culturalista. Alla fine del 1800, nasce la Scuola Culturalista, tra i cui allievi principali abbiamo Alfred Kroeber e Ruth Benedict.
- Alfred Kroeber (1876-1960): così come Boas, Kroeber afferma che ogni comportamento sociale
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