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Antropologia

L’antropologia è una scienza della formazione, dunque tiene conto della soggettività di chi apprende. Per l’antropologia è importante la cultura, concetto che costituisce la soggettività umana.

Metafora: i pesci stanno immersi nell’acqua come gli uomini sono immersi nella cultura. L’acqua e la cultura vengono dati per scontati e per ovvi, non c’è consapevolezza della loro importanza.

Per gli antropologi la cultura è qualcosa che tutti gli esseri umani condividono nei saperi e nelle pratiche quotidiane.

La cultura non è qualcosa che le persone hanno, ma che fanno. Non è, quindi, una cosa astratta, ma concreta.

Le pratiche e i saperi quotidiani vengono dati per scontati, ma non sono solo un’essenza che si trasmette di generazione in generazione. Sono aspetti inconsapevoli che fanno parte della soggettività e di cui ci si rende conto solo nel momento di uno scontro con una differenza fra culture.

Esempio: organizzazione della parentela, che può cambiare da cultura a cultura; regole di etichetta; routine comportamentali sono esempi di aspetti che vengono dati per scontati.

Esempi

Di seguito alcuni esempi di aspetti appartenenti alla cultura che vengono dati per scontati.

Numeri

Nella cultura cinese, ad esempio, alcuni numeri non vengono considerati in alcuni ambiti, perché sono ritenuti sfortunati o che portano sfortuna. Nella cultura occidentale, invece, sono visti come qualcosa di scientifico e quindi di neutro.

Nei numeri dei piani nei palazzi cinesi, ad esempio, non vengono inseriti:

  • Il numero 0, perché significa “nulla”;
  • Il numero 4 e tutti i numeri contenenti il 4, perché la pronuncia è simile a quella della parola “morte”;
  • Il numero 5, perché viene usato nelle negazioni, come per dire “non”;
  • Il numero 13.

Gusto ed estetica

Gusto ed estetica indicano i criteri di bellezza. Oggi tendono a essere sempre più globalizzati, ma rimangono ancora alcune differenze. Ad esempio, nella tribù dei Caduveo in Brasile, sia gli uomini che le donne erano ricoperti da disegni semi permanenti sul corpo. Gli occidentali hanno visto tale usanza come qualcosa che deturpa il corpo, che è a immagine e somiglianza di Dio. Per gli indigeni, invece, aveva uno scopo preciso: rendere evidente la differenza fra essere umano e animale. Se un corpo umano non fosse stato decorato, sarebbe stato simile a quello di un animale.

Colori

Nella cultura occidentale sono considerati come qualcosa di neutro, a causa della loro natura scientifica.

Da uno studio si notò che alcuni popoli amazzonici distinguevano i colori solo tra “chiaro” e “scuro”. Ciò non è dovuto al loro stato di primitivi, ma perché il sistema percettivo è influenzato dalla cultura, che dà ai colori determinati significati.

Nella foresta amazzonica è più importante la percezione uditiva rispetto a quella visiva, a causa della scarsa luce. I colori, quindi, sono poco distinti, mentre c’è un vasto vocabolario riguardante i rumori.

Nella cultura occidentale, invece, i colori sono molto importanti e nel marketing vengono associati alle emozioni.

Pierre Bourdieu

Pierre Bourdieu sostiene che il modo di dare le cose per scontate è una forma di potere e spesso è usata per le disuguaglianze sociali, come ad esempio il genere o la razza. Avviene la trasformazione delle cose da naturali ad artificiali.

Esempio: l’uomo è più forte della donna, fatto naturale, e quindi viene considerato come superiore, idea artificiale. Se, invece, si tenesse conto della possibilità di concepire dei bambini, la donna sarebbe considerata superiore all’uomo.

A scuola

Anche all’interno delle società sono presenti delle diversità. Di conseguenza anche all’interno della scuola ci sono differenze, che sono sempre esistite e non sono solo la conseguenza dell’immigrazione. È, quindi, importante conoscere i dislivelli presenti.

Le differenze culturali non sono insiemi chiusi e definiti, ma presentano continui mutamenti.

A causa della globalizzazione c’è la tendenza all’omologazione, ma allo stesso tempo alla volontà e al desiderio di distinguersi dagli altri.

Nella scuola, spesso le differenze diventano disuguaglianze, a partire dalla distanza fra il mondo degli adulti e il mondo dei bambini.

C’è il pericolo, inoltre, di generalizzazione. Si pensa, ad esempio, che i figli dei migranti che vivono in periferia siano poveri, ma questo non è sempre vero.

Le diversità non stanno solo nelle culture diverse dalla nostra e non derivano solo dagli immigrati. Le diversità, infatti, sono presenti anche all’interno di un’unica cultura, ad esempio diversità economiche, di genere, di apprendimento.

In passato esistevano delle classi in cui venivano inseriti i bambini con difficoltà cognitive o sociali, che però causavano altrettante difficoltà nell’inclusione e nella comprensione.

I bambini sono dei ponti fra la cultura scolastica italiana e quella di provenienza dei genitori. Si sa, però, che i ponti possono essere fragili e quindi devono essere sostenuti e aiutati.

I figli di migranti presentano spesso difficoltà linguistiche, che vanno prese in considerazione, tenendo conto di quali sono le culture dominanti e quali sono subalterne.

I problemi linguistici, però, sono solo la punta dell’iceberg delle diversità.

Globalizzazione

Con la globalizzazione si sono accorciate molte distanze, in quanto è un movimento comune in tutto il pianeta. Allo stesso tempo, però, non omologa tutti in una sola cultura, ma produce sistemi nuovi di differenze locali che si formano continuamente.

Quindi, da un lato, porta le persone a essere simili fra loro, dall’altro rimane l’idea che essere tutti uguali sia una perdita. Sono due spinte uguali e opposte.

  • Omologazione;
  • Desiderio di essere diversi.

Socializzazione

Ogni società crea i propri individui con lo scopo di renderli capaci di vivere in società.

Un ruolo importante per i processi di socializzazione nella nostra cultura ce lo ha la scuola.

L’antropologia sociale si è accorta presto dell’esistenza dei processi di socializzazione e quindi si possono individuare delle fasi storiche.

1920-1960

Franz Boas invia la sua studentessa Margareth Mead in Samoa per una ricerca, con l’obiettivo di capire cosa significa essere adolescenti in Samoa e se crescere come adolescenti è uguale o diverso rispetto a crescere come adolescenti in America.

Negli Stati Uniti, intorno agli anni Trenta, gli psicologi affermano che l’adolescenza è l’età critica, in quanto si cresce a disagio con il proprio corpo, con la società e con la famiglia. Affermano, inoltre, che questo è un aspetto universale, appartenente a tutti gli adolescenti di tutto il mondo.

Mead, però, rifiuta l’idea di un modello universale di socializzazione e vuole fare ricerca sull’importanza dell’ambiente.

A differenza degli altri antropologi del periodo, Margareth Mead è giovane e donna e, quindi, le risulta più semplice creare un contatto con le sue coetanee in Samoa.

Mentre fa ricerca, scopre che diventare grandi in Samoa non porta, come negli Stati Uniti, ad avere paura del proprio futuro, lavoro, casa, famiglia. Non ci sono fragilità e incertezze fra gli adolescenti, perché crescono con la certezza di quello che faranno da grandi e del loro posto in società. Mead intuisce, quindi, che diventare grandi non è uguale in tutto il mondo, ma ci sono profonde differenze da considerare.

Dunque, ambienti e processi di socializzazione diversi producono individui diversi.

Negli stessi anni è importante anche l’attività di ricerca di Malinowski, che viene considerato il padre dell’antropologia.

Vive per quattro anni nelle isole Trobriand, in quanto costretto a scappare dall’Europa, essendo cittadino dell’impero Austroungarico, ma lavoratore in Inghilterra. Approfitta di questo periodo per fare ricerche e studiare le forme di famiglia.

La differenza principale che nota è che il sistema europeo di parentela tende a essere patrilineare, dunque è più importante il passaggio da padre in figlio. Il sistema patriarcale delle isole, invece, è matrilineare, quindi è importante il passaggio da madre in figlia.

Attraverso la lettura della psicoanalisi, ci sono aspetti del sistema patrilineare che non corrispondono a nessun elemento nel sistema matrilineare. Un esempio è il complesso di Edipo, ossia l’ambivalenza del rapporto con il padre da parte del figlio. Freud sostiene che questo atteggiamento è universale e quindi presente in tutti i figli maschi del mondo.

Malinowski fa un’obiezione a riguardo, perché secondo lui la teoria del complesso di Edipo si può applicare solo alle famiglie europee borghesi. Nelle famiglie delle isole, infatti, la figura portante è quella materna e i giovani maschi si confrontano con la figura autorevole praticata dal fratello della madre.

1960 ->

In questo periodo si lavora sull’infanzia e sui modelli di socializzazione: allattamento, svezzamento, educazione, iniziazione alla vita adulta.

La visione dei bambini dipende dal livello nella società: dalla gente comune sono considerati come qualcosa di bello e delicato, mentre dalla borghesia sono visti come elementi di disturbo e persone da tenere lontane dai luoghi pubblici, riservati agli adulti.

I diversi Paesi hanno diverse idee riguardo ai bambini e su ciò che saranno in futuro.

Beatrice e John Whiting fanno un confronto fra lo sviluppo infantile e l’apprendimento dei bambini appartenenti a sei culture diverse.

Iniziano, così, gli studi scientifici di antropologia dell’educazione.

A scuola

Importanti in questo periodo sono i coniugi Spindler, che lavorano all’interno delle scuole elementari e sono i primi a ricercare nelle classi facendo uso della videoregistrazione.

Precedentemente, le interviste erano rivolte solamente agli adulti, l’opinione dei bambini non era presa in considerazione. I coniugi Spindler iniziano a intervistare anche i bambini.

Fanno una ricerca negli Stati Uniti e in seguito, avendo origini tedesche, si trasferiscono in Germania e svolgono la stessa ricerca.

Mostrano agli insegnanti e agli studenti i video delle lezioni, registrati in una tipica scuola americana. Gli insegnanti fanno una serie di commenti, confrontando il loro metodo e quello degli insegnanti in America. I bambini clown forzano il limite delle regole senza romperlo, quindi mostrano ai compagni che la regola esiste, ma la si può forzare fino a un certo punto. Da questo punto di vista, il bambino clown è di fondamentale importanza per la classe.

Quando ritornano negli Stati Uniti, mostrano le registrazioni delle lezioni in Germania e anche qui nasce un dibattito. Notano che gli insegnanti, durante il confronto con l’altra scuola, fanno delle riflessioni che prima non erano mai state fatte nelle normali interviste. Si rendono conto anche dei pregiudizi culturalmente determinati.

In America, la strutturazione della scuola è diversa rispetto a quella italiana, perché sono gli studenti a spostarsi di aula in aula e non gli insegnanti. Non è detto, inoltre, che ci siano gli stessi studenti in tutti i corsi. Ne consegue che negli Stati Uniti non c’è la stessa idea di “classe” che c’è in Italia, quindi c’è meno solidarietà e più competizione.

Etnografia dello schooling

Dal lavoro degli Spindler si sviluppa l’etnografia dello schooling a scuola. Fare etnografia a scuola significa porre l’accento sulla pratica e non sulla teoria, sui processi e sui modi di fare, sulla visione della vita scolastica da parte degli alunni e degli insegnanti.

Si utilizza l’inglese “schooling”, perché rende più l’idea di ciò che viene fatto e pone l’accento sul processo. In Italia, infatti, la parola “scuola” è un termine vasto, che può indicare diversi concetti.

Quando si fa etnografia dello schooling non si fa di fretta, ma ci si ferma anche per più giorni per osservare soprattutto come i bambini vedono lo stare a scuola e l’apprendimento. Prima di ciò, il punto di vista dei bambini non era preso in considerazione.

Clownismo

Il clownismo è la presenza di un bambino clown in classe, che a volte viene preso in giro, ma fa ridere tutti, esce dalle righe, viola le regole e costituisce spesso un problema per l’insegnante, perché trascina fuori dalle righe anche il resto della classe. È importante descrivere nei dettagli tutti i comportamenti, perché aiuta a comprendere al meglio gli studenti ed evita l’etichettamento. Un bambino clown, ad esempio, può essere scambiato per un bambino con disturbi dell’attenzione, ma in realtà riesce a stare in classe solo se ha un ambiente stimolante in modo individuale e se ha interazioni con gli altri.

C’è una tendenza a far rientrare i comportamenti del clownismo in patologie, perché si è abituati a osservare singolarmente, dimenticandosi del gruppo classe e delle dinamiche interne.

Rito

Antropologicamente parlando, non si usa il termine rito per indicare un’attività standardizzata e di routine, ma per indicare attività ricorrenti che assumono un significato particolare, che va oltre l’utilità strumentale e che rende visibili alcune categorie della cultura.

Esempio: bere il caffè a colazione è una routine; le cerimonie dei passaggi fra diverse fasi della vita, come la laurea, è un rito.

I riti trasformano le persone, spesso accompagnano i cambiamenti fisici e spirituali.

Anche all’interno della scuola ci sono riti: possono assumere caratteristiche rituali l’appello o la lettura delle regole a inizio lezione.

Anche il dono ha un significato che va oltre il semplice scambio di oggetti: è uno scambio che ha un’intenzione e crea legami. I bambini sono molto legati ai propri oggetti scolastici, ma sono anche desiderosi di prestare e a volte di donare.

Cultura, etnia e tradizione

Negli ultimi 20-30 anni l’Italia si è accorta, quasi improvvisamente, della presenza degli stranieri. Parole come “cultura”, “etnia” e “tradizione” sono entrate a far parte del linguaggio comune e hanno occupato un posto.

Nel modello britannico il principio comunitario prevale sull’universalità del diritto. Ad esempio ci sono tribunali che, anche se non hanno pieni poteri giuridici, permettono ai.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Lindaz20 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Udine o del prof Cozzi Donatella.
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