Siddhartha di Hermann Hesse: domande e temi principali
Domande generali
- Chi è la donna che Siddhartha incontra prima di Kamala?
La donna vicino al ruscello.
- Perché Siddhartha rifiuta la donna che lavava i panni e non Kamala?
- Cosa fanno i Samana e chi sono?
Asceti girovaghi.
- Perché Siddhartha si unisce ai Samana?
- Che addestramento seguiva presso i Samana?
Vogliono abbandonare l’io.
- Siddhartha e la spersonalizzazione
- Capitolo 4
- Le varie tappe del percorso di Siddhartha che portano alla fine del romanzo
- Chi ha deciso di lasciare i Samana?
- Idea di Siddhartha di imparare attraverso sé stesso e non attraverso delle dottrine
- Quanti capitoli sono?
- Che scelte fa Siddhartha?
- Come finisce il romanzo?
- Perché avviene il primo congedo (quello dal padre)?
- Come si dice “romanzo di formazione”?
Bildungsroman.
Colui che cerca
"Der Suchende", un sostantivo che si può applicare alla perfezione al protagonista di questa storia. Un uomo che non si accontenta della superficie delle cose ma vuole, ragionando, capire sé stesso, il mondo e i rapporti che vi intercorrono. L’India descritta da Hesse non è individuata e concreta ma metafisica; il colore locale è affidato alla suggestione dei nomi e delle figure, ai Ricercatori dell’Assoluto.
I capitoli non sono numerati, ma hanno solo il titolo. Sono 12 e richiamano i 12 Apostoli e i 12 mesi dell’anno: rimando al ciclo della vita, dunque l’opera trasmette una concezione di ciclicità, rimando all’immagine dell’uroboro: serpente che si morde la coda, ripresa da Nietzsche e trasmette l’idea dell’eterno ritorno e dell’eternità. Il motivo centrale del romanzo è la ricerca di sé stessi nel proprio IO per impadronirsene. Altro elemento importante è la contrapposizione tra vivere e sapere.
Parte 1
Capitolo I – Il figlio del Brahmano
Ci viene presentato il protagonista dell’opera, che è figlio di un bramino e racconta la sua infanzia e come lascia la casa paterna. Il romanzo descrive tutta la sua vita. Diviso in tre parti principali, in cui la differenza tra tempo della narrazione e tempo narrato è molto alta. La prima parte narra la giovinezza di Siddhartha e in poche pagine si dipanano molti anni della vita del protagonista (descrive l’infanzia e la crescita di Siddhartha: già da piccolo discute con i saggi, tutti hanno grandi speranze in lui, ma lui stesso non è contento di sé). La seconda parte si focalizza su quelli che sono i dubbi di Siddhartha riguardo alla sua attuale vita di Brahmino (dubbi sulla religione e sul senso della vita/mondo che la sua religione gli ha insegnato; quindi ha dei dubbi su sé stesso e sulla vita che sta conducendo): sente che questi non hanno più nulla da insegnargli e che, nonostante questo, il suo “recipiente di saggezza” non s’è riempito. Sente di dover cambiare la sua vita. Terza parte: congedo dalla casa paterna. Vede degli asceti, i Samana, e decide di unirsi a loro, sono il motivo che fa scoppiare la crisi nella decisione di prendere un’altra strada e provare un altro tipo di vita (ascetismo). Il tempo narrato si assottiglia ancora di più e vi è un ampio uso del discorso diretto. Emerge la volontà passiva di Siddhartha, che persegue i suoi propositi senza azioni attive: egli attende che il padre gli conceda il permesso di andare, cosa che accade.
In tedesco è posto un accento anche alla luce in contrasto con le tenebre, in una sorta di allusione alle origini del mondo che sono descritte anche nella Genesi della Bibbia: Schatten Sonne yin yange, una contrapposizione tra luce e ombra, tra lo e lo che si perde nel testo italiano. In questo capitolo ritroviamo una prolessi legata al futuro di Siddhartha, presentata attraverso lo sguardo di altri personaggi, ad esempio il padre che lo vede come Brahmino, le donne lo vedono come possibile sposo (anche queste ragazze appartengono alla casta dei brahmini. All’epoca si sposavano tra appartenenti alla stessa casta), Govinda lo vede come Brahmino eccezionale. Tuttavia, il fatto che questa prolessi sia espressa da altre figure del romanzo, non ci permette di sapere se queste aspettative si verificheranno; se fosse detto dalla voce narrante saremmo sicuri che le aspettative si verificheranno.
Viene descritto un locus amoenus, esotico (ad esempio si fa riferimento ad una buccia di banana che rimanda a questo luogo esotico), che tuttavia va in contrasto con la sua interiorità, egli infatti non portava gioia nel cuore. Cominciò a pensare che non aveva più nulla da apprendere da suo padre e dagli altri saggi Brahmini, sebbene il suo spirito non fosse pieno e il suo cuore ancora inquieto. Segue poi una riflessione interiore di Siddhartha, quindi per un attimo ci si sposta nella sua coscienza; è nelle sacre scritture, in particolare i versi del Rig-Veda (libro di religione del sanscrito, stilato dalle dottrine dei vecchi testi brahminici), che si sviluppa l’inquietudine interiore.
Dopo la riflessione interiore, si torna a una dimensione esteriore con il momento di meditazione di Siddhartha e Govinda, e recitano i versi. In seguito vi è la comparsa dei Samana, asceti girovaghi, da cui Siddhartha rimane colpito: «spirava da loro un’aura di cheta passione […] di devozione fino all’annientamento, di spietata rinuncia alla personalità». In questo momento il protagonista comunica a Govinda la sua decisione di diventare un Samana, una decisione irrevocabile alla quale non permetterà a nessuno di opporsi, nemmeno al padre.
Qui comincia la terza parte del congedo: una scena in cui prevale la dimensione scenica e il discorso diretto; ritroviamo anche alcuni salti temporali. Il padre si oppone alla richiesta di Siddhartha, che rimane immobile nella sua posizione per ore a dimostrazione della sua volontà; una forza di volontà che non è ribellione ma fermezza nei propri propositi, una potenza che nella sua passività esprime la sua forza. Il padre ogni ora va a controllare il figlio che resta sempre nella stessa posizione (grazie a questi salti temporali di ora in ora passa una notte); alla fine gli concede il permesso e lo invita a tornare qualunque sia l’esito della sua ricerca.
Ambientazione: descrizione del luogo in cui è vissuto Siddhartha (casa, bosco Sal, fiume). La dimensione esotica è sottolineata dal bosco di Sal e dal fico; essendo un’opera scritta per un pubblico tedesco, il fico è un albero perlopiù sconosciuto su suolo straniero. OM: parola che ricorre spesso; elemento di meditazione profonda.
Capitolo II – Presso i Samana
Siddhartha e Govinda si uniscono ai Samana. Siddhartha si rende conto che la vita è dolore ed ha solo una meta: divenire vuoto d’ogni bisogno e desiderio, così da giungere al suo IO più profondo, una meta che spera di raggiungere con le privazioni e le rinunce dei Samana. Hanno come obiettivo primario quello di abbandonare la propria personalità e il proprio IO alla ricerca del Nirvana.
Pratica la spersonalizzazione (abbandonare il proprio IO per proiettarsi al di fuori di sé nel tutto): diventa airone, carogna di sciacallo, pietra; esce fuori da sé per rimaterializzarsi nelle parti del tutto. Tuttavia egli non riesce a uscire dal cerchio ininterrotto delle vite ed è costretto, sempre, a rientrare in sé stesso. Questo risveglia i dubbi in Siddhartha. Si rende conto dunque che la fuoriuscita dall’IO praticata dai Samana non è diversa da quella che puoi perseguire in una bettola di malaffare (riferimento anche al bordello, in tedesco), con l’ubriacatura o con l’orgasmo sessuale. Questo dirà a Govinda comunicandogli di voler lasciare anche i Samana: il più vecchio di questi non ha mai raggiunto il Nirvana né ci riusciranno loro; non hanno trovato altro che un metodo di concentrazione che concede uno stordimento temporaneo ma che li tiene prigionieri in un cerchio tanto simile a quello dal quale essi cercano di sfuggire, al Samsara (ciclo delle rinascite).
Nirvana: l’uomo che muore senza aver raggiunto l’Atman, ovvero il Nirvana è soggetto alla trasmigrazione dell'anima che lo condanna ad un ciclo infinito di assunzione di forme, che sono fonte di dolore. Il Nirvana si raggiunge alla morte con l’abolizione del Samsara.
«Non si può imparare nulla» dice Siddhartha, ormai convinto che la via verso l’Atman – che è il Sapere supremo – non possa venire dagli insegnamenti di alcuno. A questo punto arriva alle orecchie dei due amici la fama di Gotama, un uomo che sembra esser riuscito a spezzare il ciclo delle rinascite e di aver raggiunto il Nirvana. Govinda propone a Siddhartha di cercarlo per conoscere la sua dottrina. In fondo, non voleva Siddhartha lasciare i Samana? Siddhartha gli fa notare che, sebbene questo fosse vero, lui era comunque diffidente verso qualunque dottrina; tuttavia acconsente e comunica al vecchio Samana la loro volontà di lasciarlo. Quest’ultimo reagisce in maniera collerica, ma a questo punto viene di nuovo fuori la forza di volontà passiva di Siddhartha: per mezzo di ciò che ha imparato dai Samana stessi, ammalia il vecchio con la sua fascinazione e lo costringe ad accettare la loro scelta. Govinda, vedendo ciò, ne rimane molto colpito e afferma che se Siddhartha avesse continuato sulla via dei Samana avrebbe certamente imparato a camminare sulle acque (allusione al Cristo), ma questo a Siddhartha non interessa.
Capitolo III – Gotama
Vengono a conoscenza di Gotama (Buddha) e Govinda propone di andare da lui che è stato definito un grande santo e potrebbero, attraverso di lui, progredire nella conoscenza del mondo e di sé stessi. Siddhartha è scettico, ma acconsente. Anche questo capitolo lo possiamo suddividere in parti: «nella città di Savathi...»
La prima parte lunga circa 1 pagina e mezza: c’è un’indicazione chiara di un luogo storico (è dove il Buddha ha vissuto intorno al 500 a.C.). Gotama e i suoi discepoli si trovano nel boschetto di Jetavana, dove trovano una moltitudine di pellegrini e monaci tutti accorsi per vedere il Gotama e per ascoltare la sua dottrina. Secondo la fama, Gotama è riuscito ad arrivare dove vorrebbero arrivare i Samana, ovvero spezzare la catena delle vite, la circolarità ed è diventato per questo un beato, un santo. Tuttavia, anche lui è un maestro con molti discepoli e i dubbi di Siddhartha sui Samana rappresentano solo una parte della nuova coscienza che Siddhartha ha acquisito. L’altra è che non si può imparare niente da nessuno. Viene descritto il luogo dove arrivano e chiedono ad una donna dove sia il Buddha. La donna indica loro la via, anche se non è descritto nei dettagli perché «ognuno la conosce». Il Gotama è conosciuto e venerato da tutte le persone, sia la donna sia le masse di pellegrini che continuamente vengono a sentirlo. È un personaggio pubblico.
Viene offerto loro da mangiare perché era un’abitudine sostenere i monaci con mezzi di sostentamento (attitudine sociale-culturale: i monaci da noi sono mendicanti, mentre da loro sono persone venerate e sostenute materialmente dalla popolazione). Loro sono dei Samana e dall’esperienza che hanno avuto presso di loro resta sempre qualcosa che è gli sarà utile nella vita quotidiana. Non hanno bisogno di chiedere dove rimanere la notte perché, siccome sono abituati a dormire anche in situazioni difficili, non è un problema per loro rimanere a dormire nel bosco. Vi è un dialogo essenziale, molto stilizzato e corrisponde allo stile alto del racconto.
La seconda parte descrive invece il riconoscimento da parte di Siddhartha del Buddha. Questo rivela una certa congenialità tra i due, ovvero due anime molto vicine (congeniali). Siddhartha riconosce Gotama al primo sguardo, sebbene non fosse per nulla diverso dalle centinaia di altri monaci tutt’intorno. Hesse si concentra sulla descrizione della figura di Gotama, la quale sembra irradiare all’esterno la sua condizione di beatitudine, tutte le sue membra «esprimevano pace, esprimevano perfezione». Pur restando diffidente riguardo alla dottrina, mai Siddhartha aveva tanto venerato un uomo, pur avendolo soltanto osservato.
C’è poi la descrizione dell’apparizione suprema del Buddha (che in tedesco rende ancora meglio: vi è una descrizione che va dall’alto al basso: si usano vocali più “scure” per l’alto; per il basso si usano I ed E, considerata vocali più “luminose”; musicalità delle vocali che stanno in perfetto equilibrio. Rappresentano liricamente la perfezione dell’apparizione corporea di Gotama, questo gioco vocalico però non si può ripetere nella lingua italiana perché le parole sono diverse): viene descritta una dimensione corporea, dita penzolanti, mano che pendeva immobile; ogni suo movimento, sguardo o gesto esprimeva una perfezione che viene percepita attraverso i sensi e una pace che emana dalla sua essenza corporea. La descrizione di Buddha è centrale nel capitolo.
Parte terza: segue la predica di Gotama, dalla quale tutti sono rapiti; tuttavia, l’accento è posto sulla perfezione della sua voce, calma e piena di pace, e non sulla dottrina in sé. La predicazione di Gotama è solo accennata, non è riportato il suo discorso. Questa parte è incentrata principalmente sulla voce di Gotama e sugli insegnamenti buddhisti, che vengono solo nominati e il loro contenuto non viene approfondito.
Quarta parte: alla fine della predica molti si uniscono al Buddha, compreso Govinda, ma non Siddhartha. Siddhartha era convinto che l’amico l’avrebbe sempre seguito, mentre Govinda era a sua volta convinto che Siddhartha avrebbe seguito il Buddha. I due saranno costretti a lasciarsi per sempre (anche se nel romanzo si rincontreranno 2 volte) e viene riportato un dialogo tra Siddhartha e Govinda.
Quinta parte: dopo essersi congedato dall’amico, Siddhartha incontra Gotama e porta avanti un dialogo con lui. Egli non riesce infatti a trovare difetti alla dottrina del Buddha, ma gli fa notare che quel percorso che Gotama ha perseguito con successo, egli stesso non l’ha imparato; la sua dottrina non può dunque insegnarlo ad altri: «Tu hai trovato la liberazione dalla morte. Essa è venuta a te attraverso la tua ricerca, ti è venuta incontro sulla tua stessa strada, attraverso il pensiero, la concentrazione, la conoscenza, l’illuminazione. Non ti è venuta attraverso la dottrina! A nessuno potrai mai, con parole, comunicare ciò che avvenne in te nell’ora della tua illuminazione!» Siddhartha non abbandona infatti Gotama per ricercare una nuova e migliore dottrina, ma per trovare quella strada che nessuna dottrina può insegnare. Lo scopo della dottrina di Gotama è «la liberazione dal dolore». È tuttavia una scelta che Siddhartha non impone come potenzialmente giusta per chiunque, ma giusta soltanto per sé e per la sua liberazione dall’IO. A questo punto Gotama si congeda da lui, e il suo sguardo e il suo mezzo sorriso rimarranno sempre incisi nella sua memoria. «Nessuna dottrina mi sedurrà mai più, poiché non m’ha sedotto la dottrina di quest’uomo», pensa Siddhartha. Il Buddha lo ha derubato del suo amico, di colui che fino ad allora lo aveva seguito ed ora seguiva lui, ma gli aveva donato sé stesso.
Capitolo IV – Risveglio
A questo punto, ritrovatosi da solo per la prima volta, Siddhartha si rende conto di non essere più il giovane di un tempo e di essersi lasciato il passato alle spalle: come un serpente ha cambiato pelle (immagine del cambiamento) e non sente più il desiderio di avere maestri e conoscere dottrine. A questo punto vi è un rovesciamento completo: Siddhartha aveva cercato l’Atman attraverso la fuga dal proprio IO, ma si rende conto a questo punto che proprio in questo IO di cui non sa nulla risiede l’Atman stesso. Ora vuole dunque conoscere sé stesso: «È da me che voglio imparare, di me stesso voglio essere il discepolo, voglio conoscermi, svelare quel mistero che ha nome Siddhartha».
Al cambio di visione verso sé stesso, cambia anche la visione rispetto al mondo esterno. La visione dei brahmani lo portava a disprezzare il mondo delle apparenze, ma ora Siddhartha si rende conto che è proprio nella molteplicità delle cose che va ricercato l’Uno. Questa nuova visione Siddhartha la considera come un risveglio, e per la prima volta scopre d’essere completamente solo, d’essere nient’altro che Siddhartha, il risvegliato. Eppure questa solitudine non è un male, ma un passo verso la meta.
Parte seconda
Capitolo V - Kamala
All’inizio di questo capitolo è descritto l’effettivo risveglio sensoriale di Siddhartha (attraverso i sensi percepisce pienamente la realtà; l’esterno entra nella sua interiorità attraverso i sensi): il mondo prima esisteva già ma lui quasi non lo percepiva, mentre ora invece ne gode con l’approccio di un bambino (spirito infantile: è curioso, apre i sensi e scopre le cose belle del mondo). Si risvegliano tutti i sensi e gli istinti, compreso quello sessuale che inizialmente osserva nel comportamento di alcuni animali. «Tutto ciò era sempre stato, ed è...»
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