Estratto del documento

Filmografia

  • Nanuk l'eschimese (Robert Joseph Flaherty 1922)
  • L'uomo con la macchina da presa (Dziga Vertov 1929)
  • Citizen Kane (Orson Welles 1941)
  • Nodo alla gola (Alfred Hitchcock 1948)
  • Mon Oncle (J. Tati 1958)
  • Soy Cuba (Michail Kalatozov 1964)
  • Doc sul film Mammuth siberiano di V. Ferraz
  • Comizi d’amore (Pier Paolo Pasolini 1964)
  • Effetto notte (La nuit américaine) F. Truffaut (1973)
  • Barry Lyndon (Stanley Kubrick 1975)
  • Shining (Stanley Kubrick 1980)
  • I misteri del giardino di Compton House (Peter Greenaway 1982)
  • Tokyo-Ga (Wim Wenders 1985)
  • Documentari a scelta Sicilia, Sardegna, Calabria regia V. De Seta
  • Festen (Thomas Vinterberg 1998)
  • La scienza segreta (Secret Knowledge) D. Hockney 2001
  • Arca russa (Aleksandr Sokurov 2002)
  • Rivoluzione digitale (Christopher Kenneally/Keanu Reeves 2012). Side by side
  • Birdman (Alejandro González Iñárritu 2015)
  • Fish & Cat (Shahram Mokri, 2013)
  • Loving Vincent (D. Kobiela, H. Welchman 2017)
  • Anna Karenina (J. Wright 2012)
  • Delicatessen Jean-Pierre Jeunet, C’era una volta il west
  • Oltre il giardino Hal Ashby
  • Segreti di stato Paolo Benvenuti

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Nanuk l’esquimese

Di Robert J. Flaherty (1922)

Documentario sulla vita di Nanook e della sua famiglia in un villaggio inuit nei pressi della Baia di Hudson. La loro vita quotidiana, la caccia, le giornate negli igloo, la costruzione dei kayak, il baratto delle pelli conciate, fino all'arrivo del terribile inverno polare.

A metà tra film antropologico e documentazione. Uso della macchina da presa come strumento di scoperta. Alternativa al cinema spettacolare che caratterizzava quegli anni.

Flaherty si opponeva all’oggettività della macchina da presa, semplice apparecchio di registrazione che ci poteva dare della realtà soltanto l’aspetto esteriore. Egli voleva che il cinema, in una certa misura, fosse compartecipe della vita dell’uomo, di cui poteva mettere in luce e diffondere l’autenticità.

I protagonisti della storia sono pienamente coscienti della presenza della cinecamera e agiscono di conseguenza, esprimendo il più possibile se stessi, si basava sulla coscienza che l’intervento della macchina da presa sulla realtà la modifica, e che proprio questa realtà «modificata» dall’osservatore a fornire gli elementi più validi per mettere in luce la sua autenticità.

L’uomo con la macchina da presa

Di Dziga Vertov (1929)

Racconta della giornata, dall'alba al tramonto, di un cineoperatore che riprende per lo più scene di vita quotidiana per le strade di Mosca, alla ricerca di inquadrature a sensazione, sopra, sotto o a fianco di treni in corsa.

Rivela l'artificiosità del mezzo cinematografico, distruggendo la disponibilità dello spettatore all'identificazione, alla partecipazione, all'illusione con una serie di espedienti tecnici ed espressivi: presenza del cineoperatore nell'immagine, film nel film, montaggio, trucchi, dissolvenze incrociate, ricorso all'accelerato e al rallentato, allo split screen, alle sovrimpressioni, al movimento rovesciato, ecc. Il risultato finale è un attacco all'illusione dell'arte e all'arte come illusione. È un accanito richiamo dello spettatore a sé stesso, per scuotere il suo equilibrio passivo e toccarlo a livelli più profondi.

Gli unici elementi su cui lavora sono: il montaggio l'elemento nuovo ed esclusivo, assieme al movimento ed alla musica.

La forza del film di essere un documentario, ma senza raccontare una storia, senza seguire una dimensione narrativa (discostandosi dalle altre arti come la letteratura e il teatro e creandone una del tutto nuova), sostituendola con il ritmo, modulandolo, con la musica, le analogie, le connessioni di tipo metaforico e tematico. Per eliminare la storia ha dovuto usare un linguaggio nuovo, sperimentale.

Nel film sono presenti alcune linee narrative (come ad esempio la montatrice cinematografica a lavoro, il cineoperatore con la macchina da presa, le attività dei cittadini) che vengono continuamente mescolate e contrapposte tra loro.

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Quarto potere

Di Orson Welles (1941)

Charles Foster Kane, un magnate dell’editoria americana si spegne nel 1941 dopo essere stato per più di 40 anni uno degli uomini più influenti e potenti di tutti gli Stati Uniti.

Thompson, un cronista di una testata che sta curando un servizio speciale sulla vita del magnate cerca di scoprire l’essenza della personalità di Kane intervistando le persone che sono state più vicine e influenti nella sua vita e indagando su quale sia il reale significato di “Rosabella” (“Rosebud”), l’ultima parola pronunciata da Kane prima di morire.

Quarto potere è l'apice del deep focus come strumento narrativo. Il deep focus o pan focus è un procedimento fotografico che permette di mettere a fuoco sia i personaggi in primo piano che quelli sullo sfondo. Lunghe riprese composte in profondità per eliminare la necessità del taglio narrativo all’interno delle scene più importanti. L’azione sullo sfondo è complementare ed amplifica ciò che vediamo in primo piano.

La scena in cui Kane è ceduto dai genitori a un tutore si articola su tre piani, in primo piano la signora Kane che firma il contratto con il quale il signor Tatcher diventerà tutore di Charles, nel piano intermedio il padre in piedi e infine il bambino attraverso la finestra che gioca con la slitta.

Welles utilizza la distorsione degli obiettivi grandangolari per creare un effetto psicologico. Kane, infatti appare spesso come un gigante in primo piano separato dagli altri personaggi. L’obiettivo a focale corta combinato con un’angolazione della macchina da presa dal basso fanno sì che il soggetto tenda a dominare lo spettatore, l’attore risulta quindi più potente. Una ripresa a livello degli occhi diminuirebbe il senso di potere.

Attraverso l’uso del chiaroscuro, Thompson viene reso irriconoscibile: volta le spalle allo spettatore e di solito è al buio in un angolo. Tutto questo per rendere il giornalista un investigatore neutrale.

Nodo alla gola

Di Alfred Hitchcock (1948-1956)

Il film inizia subito dopo l’uccisione di David compiuta dai suoi due amici Brandon e Phillip, poco prima che inizi una festa nello stesso appartamento dove è avvenuto l’omicidio.

Primo film a colori di Hitchcock, girato tutto in un unico appartamento, è composto da 10 piani-sequenza, gran parte dei quali uniti tra di loro in modo da far sembrare il tutto come un’unica ripresa.

Il tempo della storia e quello del discorso (intreccio) corrispondono.

“Rope”, che è il titolo originale del film, significa semplicemente “Corda”. Questa corda, con la quale è stato commesso un omicidio, Hitchcock ce la mostra fin dall’inizio e torna continuamente in tutto il film, spesso anche in primo piano. Sappiamo da subito chi è il colpevole e dove è nascosto il cadavere, e fin dalla prima inquadratura. Un altro oggetto sempre in primissimo piano è la cassapanca che nasconde il cadavere e sopra la quale è stata imbandita la tavola per la festa. Un altro particolare è che non si vede una sola goccia di sangue.

La suspense deriva dal fatto che i vari personaggi non fanno altro che mangiare e chiacchierare normalmente, ma lo spettatore sa dell’omicidio, della corda e della cassapanca e questo rende tutto il ricevimento grottesco.

Mio zio

Di Jacques Tati (1958)

Il film parla di una famiglia francese composta da un padre ricco e molto impegnato negli affari, la madre che si dedica completamente alla pulizia della loro casa ultramoderna e infine il piccolo Gérard, a cui rimane rimane solo la compagnia dello zio Hulot, un simpatico anticonformista.

La casa della famiglia Arpel non è un luogo confortevole dove abitare, ma è una casa da ostentare, vivono solo per il gusto di mostrare agli altri. Oltre a una geometria rigorosa anche

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Vale.995 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Tecniche delle riprese analogiche e digitali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Balducci Walter.
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