Analisi del movimento umano
L'analisi del movimento umano ha come obiettivo principale l'osservazione scientifica di un determinato gesto motorio. Attraverso procedure specifiche, l'analista raccoglie dati qualitativi, legati alle caratteristiche visive del movimento, e quantitativi, espressi tramite misurazioni numeriche, per descrivere e comprendere a fondo gli elementi chiave dell'azione.
Prima di procedere con qualsiasi misurazione, è fondamentale che il valutatore conosca e definisca con precisione l'abilità da studiare. Questa definizione non deve basarsi solo sulla sua esperienza personale, ma deve fondarsi su un'attenta revisione della letteratura scientifica. In questo modo è possibile individuare il modello ideale di esecuzione, definendo i pattern fondamentali del movimento, ovvero le traiettorie e le attivazioni ideali. Una volta stabilito questo modello teorico, diventa possibile misurare l'azione reale del soggetto e confrontarla con quella ideale per valutarne la correttezza.
L'analisi del movimento si concentra principalmente su due macro-aspetti: il risultato dell'azione e la modalità di esecuzione.
Quando si valuta il risultato dell'azione, l'attenzione è rivolta all'efficacia del gesto rispetto allo scopo da raggiungere. Spesso questa valutazione avviene attraverso criteri dicotomici, cioè scelte nette come "riuscito o fallito". Un esempio classico è quello di un giocatore di basket che esegue dei tiri liberi: la sua abilità viene misurata semplicemente contando il numero di canestri realizzati o sbagliati. In questo caso si utilizza una scala di valutazione numerica discreta, e i dati raccolti vengono elaborati tramite la statistica descrittiva. In particolare, si utilizzano le misure di tendenza centrale, come la media, per individuare i valori attorno ai quali si concentrano i risultati e capire il livello di abilità generale del soggetto.
Quando invece si analizza la modalità di esecuzione, l'attenzione si sposta sul "come" il movimento viene compiuto, studiando le caratteristiche spazio-temporali (cinematica) e le forze coinvolte (dinamica). Questo approccio permette di identificare i pattern di prestazione e include anche lo studio dei processi interni del corpo. Le moderne metodiche di analisi consentono infatti di misurare le attività fisiologiche, metaboliche, neurologiche ed emotive del soggetto prima e durante il movimento.
In questo contesto emerge il concetto di semplessità, descritto dal neurofisiologo Alain Berthoz. La semplessità è la straordinaria capacità biologica degli organismi viventi, e in particolare del sistema nervoso, di trovare soluzioni rapide, eleganti ed efficaci per gestire situazioni motorie estremamente complesse, sfruttando l'esperienza passata e anticipando il futuro.
Nell'analisi del comportamento motorio, la misura del tempo si concentra principalmente su due aspetti: il tempo di reazione e la durata del movimento. Il tempo di reazione è l'intervallo che passa tra la comparsa di un segnale improvviso, visivo o sonoro, e l'inizio effettivo del movimento, ed è fortemente legato alle capacità cognitive e neuromuscolari dell'atleta. Questo parametro si divide a sua volta in due fasi:
- Tempo di reazione premotorio: è il periodo tra lo stimolo e la prima attivazione elettrica del muscolo. Dura solitamente tra i 40 e gli 80 millisecondi e rappresenta il tempo necessario al cervello per elaborare la risposta. Può essere misurato solo tramite l'elettromiografia (EMG), che registra il segnale mioelettrico.
- Tempo di reazione motorio: è il breve ritardo elettromeccanico che intercorre tra l'attivazione elettrica del muscolo e l'inizio visibile del movimento meccanico.
La durata del movimento è invece il tempo totale che impiega il gesto per svilupparsi dall'inizio alla fine. Oltre al tempo, lo spazio è un'altra misura cruciale, poiché in molte discipline il risultato dipende dalla distanza percorsa da un atleta o da un attrezzo. Il rapporto tra queste due componenti genera la velocità. La velocità è un fattore critico da controllare durante la valutazione, poiché esiste un fenomeno noto come compromesso velocità-accuratezza: se un atleta esegue un movimento a una velocità eccessiva, la precisione del gesto tende a ridursi, mentre per ottenere la massima precisione è spesso necessario ridurre la velocità.
La prospettiva cibernetica di Bernshtein
Il fisiologo Nikolai Bernshtein ha evidenziato uno dei problemi centrali della coordinazione motoria, noto come il "problema dei gradi di libertà". Il corpo umano è un sistema immensamente complesso, formato da una moltitudine di muscoli, articolazioni e fibre nervose. Ognuno di questi elementi rappresenta una variabile indipendente che può muoversi in modi diversi, e la combinazione di tutte queste variabilità crea i gradi di libertà del sistema. Questi gradi possono essere studiati sia a livello macroscopico, velocità, accelerazione e direzione dei segmenti corporei, sia a livello microscopico, attività del sistema nervoso e fattori biochimici.
La sfida principale per chi impara un nuovo movimento è capire come controllare questo enorme numero di possibilità. Secondo Bernshtein, il sistema nervoso centrale non sarebbe in grado di governare da solo una tale complessità se dovesse inviare un comando separato per ogni singolo muscolo o articolazione. Per spiegare come l'essere umano risolva questo problema, lo scienziato ha proposto un modello di apprendimento motorio diviso in tre stadi evolutivi.
Nel primo stadio, definito stadio iniziale o di congelamento dei gradi di libertà, il principiante si trova in difficoltà di fronte alle troppe variabili. Per semplificare il compito, il sistema nervoso mette in atto una strategia inconscia e biomeccanica detta freezing: "congela" alcune articolazioni per escluderle dal movimento, concentrandosi solo su quelle essenziali. Questo bloccaggio articolare avviene contraendo contemporaneamente i muscoli agonisti e antagonisti di un'articolazione. Un'altra strategia tipica di questa fase è la simmetrizzazione, ovvero l'esecuzione di movimenti identici e speculari con entrambi gli arti, per evitare di raddoppiare le variabili da controllare. Un esempio è il principiante che calcia un pallone muovendo solo la gamba e mantenendo il busto e le braccia rigide per non perdere l'equilibrio. Sebbene efficace per iniziare, questa rigidità limita l'efficacia del gesto.
Nel secondo stadio, chiamato stadio avanzato o di liberazione e riorganizzazione, il soggetto inizia a sbloccare le articolazioni precedentemente congelate per rendere il movimento più fluido ed efficace. Per evitare di sovraccaricare il cervello con i nuovi gradi di libertà liberati, il sistema motorio crea delle sinergie, o strutture coordinative. Le sinergie sono gruppi di muscoli e articolazioni che, grazie alla pratica e allo sviluppo di vantaggiose connessioni neurologiche e riflessi, iniziano ad agire insieme come se fossero una singola unità funzionale. In questo modo, l'atleta amplia le sue possibilità di movimento ma riduce il numero di elementi effettivi che deve controllare coscientemente.
Infine si raggiunge lo stadio esperto, caratterizzato dallo sfruttamento delle proprietà meccaniche-inerziali degli arti. In questa fase l'atleta non solo ha liberato i gradi di libertà, ma impara a capitalizzarli. L'obiettivo diventa l'efficienza energetica: il sistema motorio si organizza per sfruttare al massimo le forze interne ed esterne, come la forza di gravità o l'inerzia dei segmenti corporei, riducendo lo sforzo muscolare attivo.
Anche a livelli di massima esperienza e automatizzazione, esiste sempre una variabilità esecutiva persistente: due ripetizioni dello stesso gesto non saranno mai identiche al millimetro. Questo accade perché il sistema motorio è un sistema complesso adattivo che sfrutta processi di auto-organizzazione. Di fronte a piccole variazioni dello stato muscolare o dell'ambiente, i gruppi di neuroni e muscoli si riorganizzano istantaneamente per trovare, in ogni momento, la soluzione motoria più funzionale per raggiungere il risultato voluto.
Classificazione dei movimenti
Per studiare il movimento è necessario classificarlo in categorie ben definite. Una prima grande distinzione si basa sulla struttura temporale del gesto, che si divide in tre tipologie:
- Movimenti discreti: azioni che hanno un inizio e una fine chiaramente identificabili e che di solito si compiono ad alta velocità, es. tirare un calcio a un pallone o saltare un ostacolo. Ciò che accade prima o dopo il gesto non influisce sull'analisi del movimento stesso.
- Movimenti continui: azioni in cui non è possibile individuare un momento esatto di inizio e di fine, poiché il gesto si ripete in modo ciclico per un tempo più lungo, es. la corsa o il nuoto.
- Movimenti seriali: una successione di più movimenti discreti legati in sequenza tra loro, es. una routine di ginnastica artistica. Pur avendo un inizio e una fine complessivi ben definiti, la loro durata può essere molto lunga proprio a causa della concatenazione di più gesti.
Una seconda classificazione fondamentale si basa invece sulla stabilità dell'ambiente in cui il movimento si svolge:
- Movimenti aperti (Open Skills): si eseguono in un ambiente instabile, mutevole e imprevedibile, es. gli sport di situazione come il calcio o il basket. Il successo dell'azione dipende dalla capacità dell'atleta di percepire i cambiamenti esterni e adattare rapidamente il proprio programma motorio variando parametri come la velocità.
- Movimenti chiusi (Closed Skills): avvengono in un ambiente stabile, costante e ampiamente prevedibile, es. il bowling, il tiro a segno con bersagli fissi o il biliardo. In questo caso il successo dipende esclusivamente dalla perfetta programmazione iniziale del movimento. Poiché i fattori esterni non variano, un eventuale errore non è imputabile all'ambiente, ma a un problema interno al programma motorio del soggetto: l'atleta potrebbe aver scelto un programma motorio sbagliato per l'obiettivo, oppure potrebbe aver scelto il programma corretto ma impostando valori errati. Un esempio classico si ritrova nel bowling: il gesto tecnico può essere coordinato benissimo, ma se il sistema motorio invia ai muscoli la forza calibrata per una palla da 3 kg invece che per una da 5 kg, il lancio risulterà inevitabilmente errato.
Tecnologie di analisi del movimento umano
L’analisi strumentale ha lo scopo di raccogliere informazioni quantitative per descrivere e oggettivare un determinato compito motorio. Per farlo, si utilizzano dispositivi in grado di tradurre le grandezze biomeccaniche — come posizioni, velocità, accelerazioni (cinematica) e forze (dinamica) — in segnali elettrici, correnti, tensioni, resistenze. Questi dati vengono poi digitalizzati, elaborati dal computer e interpretati dal valutatore. I principali ambiti scientifici coinvolti sono la biomeccanica, la fisiologia articolare, la sensoristica e la biochimica, mentre i campi di applicazione spaziano dalla medicina riabilitativa e la prestazione sportiva fino al cinema, effetti speciali e computer character animation, l'ambito militare e la danza.
Nella scelta della strumentazione si distingue tra tecnologie da campo e tecnologie da laboratorio. Le tecnologie da campo sono più economiche e versatili perché non standardizzano il movimento, lasciando il soggetto libero di muoversi nel suo ambiente naturale, a scapito però di una minore accuratezza. Le tecnologie da laboratorio garantiscono invece la massima precisione e protocolli altamente standardizzati, ma decontestualizzano il gesto e richiedono spazi fissi.
Il sistema visivo umano è naturalmente capace di percepire il movimento focalizzandosi su pochi punti chiave del corpo. Per trasferire questa capacità a un computer si effettua la motion capture, un processo che cattura, memorizza e rende riutilizzabili elettronicamente la posizione e l’orientamento di un oggetto o di segmenti corporei nel tempo. Per tracciare questi punti si usano telecamere e piccoli marcatori posizionati su precisi repere anatomici, oppure sensori geometrici applicati con fascette, noti come sistemi Notch.
L'uso della tecnologia applicata al movimento offre enormi vantaggi, tra cui una maggiore accuratezza, oggettività e affidabilità dei dati, consentendo inoltre di integrare simultaneamente diversi sistemi, come pedane e telecamere, e generare report immediati. Di contro, gli svantaggi principali riguardano i costi elevati, la necessità di competenze specialistiche per calibrare e interpretare i dati, e il potenziale condizionamento psicologico o fisico sul soggetto dovuto all'applicazione dei sensori. Inoltre, i sistemi considerati gold standard, i laboratori multifattoriali integrati, costringono a eseguire i test in ambiente chiuso.
Sistemi inerziali di motion capture e gait analysis
I sistemi inerziali rappresentano un'alternativa portatile, economica e complementare ai tradizionali sistemi ottici da laboratorio. Essi misurano la cinematica del movimento integrando i segnali provenienti da tre elementi: gli accelerometri, per le accelerazioni, i giroscopi, per le velocità angolari, e i magnetometri, per l'orientamento rispetto al campo magnetico terrestre. Sebbene siano estremamente versatili sia all'aperto che al chiuso, presentano una minore accuratezza nelle componenti di rotazione e traslazione rispetto ai sistemi optoelettronici da laboratorio.
Un'applicazione specifica di questa tecnologia è il G-Sensor, un sensore inerziale che viene posizionato in vita al paziente tramite una cintura ergonomica per eseguire la gait analysis, l'analisi del cammino. Questo strumento misura le rotazioni del bacino e i parametri spazio-temporali del ciclo del passo — definito come l'intervallo tra il contatto al suolo di un piede e il successivo contatto dello stesso piede. Il sensore invia i dati via bluetooth a un computer, generando un report immediato che permette di confrontare la camminata in diverse condizioni, ad esempio prima e dopo l'applicazione di un'ortesi.
Tramite i sistemi inerziali, come il G-Sensor, vengono somministrati diversi protocolli di test:
- Analisi del cammino (Walk test): spesso associato all'elettromiografia, prevede che il soggetto rimanga fermo in piedi per alcuni secondi, fase di stabilizzazione, e poi cammini a velocità naturale in linea retta per almeno 7 metri, garantendo l'acquisizione di almeno 5 cicli del passo completi. Misura la velocità, principale indicatore di problematiche, la postura dinamica del bacino e la ripetibilità dei passi.
- Timed Up and Go Test (TUG): è un test fondamentale per valutare l'equilibrio dinamico, la mobilità funzionale e il rischio di caduta. Il paziente parte da seduto, si alza, cammina per 3 metri, esegue una rotazione di 180° e torna a sedersi. Il sensore, posto sopra le spine iliache, analizza la fluidità delle transizioni e i cambi di direzione.
- Turn Test: utilizzato soprattutto per monitorare l'evoluzione di patologie degenerative. Il soggetto cammina per 6 metri, almeno 5 cicli del passo, esegue una curva a 180° con un raggio di 1 metro e torna indietro. Permette di evidenziare le crescenti difficoltà nei cambi di direzione legati alla malattia.
- Six Minutes Walking Test (6MWT): valuta la resistenza muscoloscheletrica e cardiovascolare su una prova continuata di 6 minuti, eseguibile sia su un percorso rettilineo di 30 metri, avanti e indietro, sia su tapis roulant. Fornisce indici di simmetria, propulsione e cinematica del bacino.
- Run: analizza la corsa su tapis roulant a velocità di regime costante, estraendo i parametri spazio-temporali e l'indice di simmetria dinamica.
- Protocollo Jumps: consente di valutare la forza esplosiva ed elastica degli arti inferiori e la rigidità muscolo-tendinea, stiffness, attraverso specifiche tipologie di salto:
- Countermovement Jump (CMJ): salto verticale con contromovimento, eseguito sia con le mani ai fianchi sia con la spinta delle braccia (CMJAT), oppure in forma ripetuta (RCMJ).
- Squat Jump (SJ): salto verticale partendo da posizione isometrica di accosciata, o eseguibile anche con un bilanciere sulle spalle caricato pari al peso del soggetto (SJBW).
- Drop Jump (DJ): salto verso l'alto eseguito immediatamente dopo essere caduti da uno gradino o plinto.
- Stiffness Test (STIFF): test specifico per misurare la rigidità e la capacità di rimbalzo elastico delle strutture muscolo-tendinee.
Protocolli G-Sensor associati ad elettromiografia di superficie
L'integrazione tra l'analisi cinematica del sensore inerziale, G-Sensor, e l'analisi dell'attività elettrica muscolare fornita dall'elettromiografia di superficie, tramite sistemi wireless come il FreeEMG 1000, permette di oggettivare la funzionalità neuromuscolare e il controllo motorio attraverso specifici protocolli clinici.
Static posture
Questo protocollo valuta la cooperazione e la simmetria muscolare tra il lato destro e sinistro del tronco durante il mantenimento isometrico e prolungato, da 30 secondi a un minuto, di una postura statica, sia in posizione eretta che seduta. Il sistema utilizza da 4 a 8 sonde posizionate simmetricamente rispetto alla linea mediana del tronco.
Il report clinico si basa principalmente sull'indice ARV (Average Rectified Value), che stima l'ampiezza del segnale elettrico muscolare calcolando il valore medio del segnale rettificato. Attraverso questo indice, il software calcola il contributo energetico percentuale di ciascun muscolo rispetto all'attività totale. Il confronto diretto tra muscoli omologhi controlaterali evidenzia immediatamente la presenza di asimmetrie, fo
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Analisi del movimento e del controllo motorio, anno 2
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