Archivistica II - 29/03/2021
Statuti come parte dell'archivio della comunità
Statuti come parte dell’insieme dell’archivio della comunità; la più antica traccia di uno statuto è un frammento palinsesto (fogli pergamenacei raschiati e poi riutilizzati) → frammento di un fascicolo, riutilizzato per la redazione di un digesto (testo politico); la scrittura è littera textualis (tipicamente libraria) → le caratteristiche grafiche di scrittura nell’arco di tempo così ristretto non aiutano molto nella datazione (confermano solo che era una tipica scrittura in uso a inizio XIII secolo); Pietro Monaldi, in carica dal 1226; probabilmente poco posteriore; studi sulla tradizione statutaria senese collocano intorno al 1231 una stesura a seguito di revisione; testo che non ci dice molto sul piano dei contenuti, sia per la scarsa quantità di pagine salvate, sia per le condizioni (molte rubriche illeggibili, molte note da stesure posteriori);
Statuti raramente testi originari di una stesura ex-novo → spesso testi stratificati che contengono normativa anteriore (utili per vedere se una certa norma era già in vigore prima o non); statuto del 1262 → celebre per l’edizione di Ludovico Zdekauer → probabilmente fu una delle periodiche revisioni; gli statuti tendono a stabilire annualmente una commissione che integri il testo vigente con le disposizioni che (durante l’anno) erano andate a integrare o correggere il testo statutario di base → riscritture periodiche (messe in bella), per avere sottomano un testo aggiornato; dunque risultato di un lavoro di riscrittura (statuto del 1262) → concluso nel luglio del 1263 (nei registri della Biccherna c’è il pagamento) → riferimento alle rubriche (chiamate così perché sono in rosso), i titoli delle varie parti in cui si articola lo statuto; il giuramento del podestà è il classico incipit dello Statuto → si impegna a rispettare la fede cattolica + altri impegni (di carattere civile, laico e operativo);
Evoluzione statutaria dei decenni successivi
- Se lo statuto del 1262 si colloca in piena epoca ghibellina, gli eventi che portano alla trasformazione politica del comune di Siena fanno da prodromo a quella che sarà la stesura di statuti di carattere guelfo;
- 1260 Battaglia di Montaperti → vinta da Siena → data storica dell’identità senese;
- 1262 → compilazione statutaria;
- 1266 → morte di Manfredi;
- 1268 → morte di Corradino di Svevia (ultima propaggine dell’epopea ghibellina in Italia) per mano delle truppe di Carlo d’Angiò;
- Dal 1274 inizia pacificazione tra guelfi e ghibellini che porterà all’accantonamento della compagine ghibellina (riassorbimento ghibellino nella compagine senese);
- 1287 primo statuto del governo dei Nove, in cui compare la definizione di questi novem gubernatores, il cui governo rimarrà come uno dei più importanti della storia senese; (costruzione palazzo pubblico, allargamento mura, ampliamento duomo, Simone Martini … → sviluppo economico e urbanistico);
- 1309-1310 → volgarizzamento dello statuto allora vigente, che va sotto il nome del notaio Ranieri di Ghezzo Gangalandi → 2000 rubriche divise in 6 distinzioni → legato in Biccherna affinché sia a disposizione di tutti: Importanza sul piano linguistico dello statuto → prima edizione (inizio ‘900) fu promossa come proposta di testo di lingua italiana;
- Alcuni studi (anche recenti) panoramiche su volgarizzamenti in lingua italiana due-trecenteschi → Statuto di Montieri (1219): statuto in volgare che gli studiosi ritengono possa addirittura essere stato il testo base da cui far poi derivare uno statuto in lingua latina;
- Prima dello statuto del 1309-10 c’è lo statuto dell’arte dei lanaioli e carnaioli, dello Spedale della Scala (1305) … l’interesse in area senese per la traduzione volgare è molto ampio;
- La quasi totalità delle norme vigenti possono essere recuperate → testo molto importante sul piano della interpretazione, meno dal punto di vista giuridico → littera textualis → miniature e decorazioni; testo codicologicamente rilevante;
- Come questo statuto è arrivato a noi? Probabilmente fu disperso probabilmente nel periodo in cui l’archivio delle Riformagioni ebbe momenti di dispersione durante l’occupazione francese a inizio ‘800 → non sappiamo dove possa essere finito; sappiamo, invece, che a
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