Metodologia della ricerca archeologica
In archeologia si lavora per differenze: difformità tra ciò che vediamo concretamente e il panorama generale che ci sta intorno. Le cose su cui ci concentriamo sono quelle “inusuali”. Abbiamo parlato di matrice e di reperti.
Facciamo parlare le cose (inanimate) tramite domande e dare noi risposte. Avere in mente il set di domande che ci permette di estrarre informazioni. Set composto di tre cose:
- Tipologia → Cos’è quella cosa?
- Tecnologia → Di che materiale è fatta quella cosa?
- Stratigrafia → In quale momento della storia del sito (o della storia del mondo, più in generale) è stato prodotto.
Sappiamo che ha una particolare conformazione del collo, dell’orlo… sappiamo che è una Dressel 2-4. È banale tipologia! Una volta che ho capito che tipo di anfora è, posso usare questa informazione per ricavarne altre. So quando e dove quest’anfora è stata prodotta (l’ho trovata ciclicamente in alcune parti del mondo). La tipologia è il modo con cui interroghiamo gli oggetti.
Determine caratteristiche morfologiche si trovano associate a precise tipologie di anfore. Uno ha conservato lo schiarimento della superficie originario; la seconda (uguale, solo più grande) non ha conservato questa superficie schiarita (probabilmente perché ha subito alterazioni nel corso della sua permanenza nel terreno). Disegnare le cose serve a misurarle e a dare loro una forma definita.
Studio individuale e collettivo
Altra cosa è lo studio, o individuale o collettivo. Ci sono esperti di anfore che per tutta la loro vita studiano anfore e che sanno distinguere un’anfora a colpo d’occhio. Con questo sapere codificato, se trovo un’africana 3c a Vignale so che si data tra la fine del IV e la prima metà del V… so due cose fondamentali: il sito di Vignale ha vissuto almeno fino alla fine del IV secolo e che ci arrivavano ancore africane (a quell'epoca era ancora inserito in un circolo commerciale che portava anfore dall’Africa a Vignale). C’è ancora un consumo differenziato, si continua a bere vino.
Per comprare vino africano significa che:
- Commerci ci sono ancora;
- Chi aveva le anfore aveva abbastanza soldi per permettersele.
Analisi delle anfore
Per far parlare le cose bisogna essere analitici. Le prime due le conosciamo con certezza. Il terzo puntale potrebbe essere di una Dressel-1 (è un’evoluzione delle precedenti). Fatte dalle stesse fornaci, in sequenza. Ad un certo punto smettono di produrre tutte Dressel-1 e si accordano (smettiamo di produrre le Dressel-1 e produciamo Dressel 2-4).
Perché un’anfora che funziona la devi sostituire? C’è un’anfora italica (prodotta sulla costa tirrenica, la Dressel-1) e a un certo punto arriva il vino africano e si mangia il mercato… non c’è più vino da vendere… ma si comprava vino in Africa… dunque perché smettere di produrre anfore tradizionali per sviluppare forme leggermente diverse (la Dressel 2-4 ha un manico a due bastoncelli e un orlo circolare). Probabilmente c’è un motivo di praticità.
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