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Archeologia: domande e risposte

  • Cos’è l’archeologia? Strumento concettuale per conoscere il passato tramite lo studio delle testimonianze materiali giunte (da quel passato) fino a noi;
  • Perché l’archeologia è in continuo mutamento? Perché cambia la percezione che noi stessi abbiamo del nostro tempo. Non dobbiamo mai dimenticare che noi studiamo il passato con la mentalità di uomini che vivono nel mondo loro contemporaneo. Avremo sempre e, inevitabilmente, una “percezione” su di esso;
  • In cosa la storia differisce dall’archeologia? La storia ha come primaria fonte di conoscenza testi scritti di varia natura e, come oggetti di conoscenza, uomini, ambienti, attività descritti nelle fonti usate / l’archeologia non si limita allo studio di testi scritti, ma amplia il proprio orizzonte conoscitivo a qualsiasi resto materiale proveniente dal passato; ha come oggetti di conoscenza, uomini, cose, ambienti, indipendentemente dall’essere registrati o meno in una fonte scritta (preistoria, donne, bambini, strati sociali inferiori…);
  • Rapporto storia e archeologia (storia e archeologia si contaminano tra loro; entrambe sono determinate storicamente (sono prodotto della contemporaneità). Es. stessa traccia che si può leggere in modi diversi a seconda di approcci diversi. Entrambe hanno un oggetto di conoscenza e un percorso di ricerca almeno in parte comune. Le loro conclusioni sono necessariamente temporanee, in quanto dipendono dalla quantità di informazioni che da quel passato ci arriva e dalla nostra capacità di riuscire a interpretarle);
  • Rapporto tra archeologia e antropologia nell’indagine di W. Rathje: lo studioso voleva spiegare come fosse possibile effettuare un’analisi conoscitiva di tipo antropologico a partire dallo studio della cultura materiale, in particolare dall’analisi della spazzatura. L’archeologia parte da fonti involontarie, lavora su scarti involontari delle persone (o anche volontari, ad es. sepolture)

Metodologia e professione archeologica

  • A cosa serve la metodologia della ricerca archeologica? La disciplina riflette su metodi e pratiche operative con cui noi costruiamo informazioni a partire dalle fonti (peraltro irripetibili) storiche o materiali e che noi utilizziamo nella lettura delle tracce, nella raccolta dei dati e nella loro interpretazione. La disciplina aiuta a delimitare un perimetro disciplinare e a sviluppare un dialogo fra archeologia e discipline affini al fine di produrre un accrescimento conoscitivo e un miglior uso delle fonti. Relativamente al perimetro disciplinare, aiuta a focalizzare l’attenzione su un determinato aspetto del nostro obiettivo conoscitivo, secondo il principio di convenienza euristica (concentrare l’attenzione su ciò che posso davvero conoscere e che, dunque, richiederà una conoscenza metodologica accurata. Quando scaviamo e facciamo un buco stiamo muovendo la nostra conoscenza come la pallina di Calder; non possiamo pretendere di ritrovare 50 manufatti e di ricostruire, a partire da questi, la storia economica del passato). Bisogna essere relativamente sicuri di usare un metodo adeguato alla conoscenza della fonte. Usare approccio che dà maggior sicurezza e minor rischio, in relazione all’oggetto che voglio analizzare;
  • Quando nasce la figura dell’archeologo? (tra anni Settanta e Ottanta con primi grandi cantieri urbani);
  • Chi è l’archeologo? (chi sa delle cose – formazione – e chi sa fare cose – esperienza)
  • Cos’è il patrimonio culturale? (Insieme delle testimonianze ereditate dal passato che, indipendentemente dalla persona che ne detenga la proprietà, sono identificate come riflesso di idee, credenze e pratiche costantemente in evoluzione. Comprende tutti gli aspetti che derivano dall’interazione uomo-ambiente. Vari punti di vista: occidentali tendono a considerarlo statico, cercando di mantenerlo il più possibile uguale a com’era in origine; orientali considerano dinamico…)
  • E la comunità patrimoniale? (Insieme di persone che attribuiscono valore a un’idea (in questo caso patrimonio culturale) e che desiderano preservarla e tramandarla alle generazioni future);
  • Cosa ci si aspetta dagli archeologi? (individuare, documentare, analizzare paesaggi, siti, monumenti… / tutelare, valorizzare beni, siti… / svolgere attività di ricerca e comunicazione!! dell’archeologia e delle discipline affini);

Archeologia, storia dell’arte e obiettivi conoscitivi

  • L’archeologia fino alla metà del ‘900 (considerata disciplina ausiliaria della storia, in quanto procurava oggetti all’indagine storica);
  • Obiettivo conoscitivo / universo conoscitivo (fino alla metà del secolo scorso l’archeologo o lo storico dell’arte antica si occupava di un periodo di circa quattro secoli (forma espressiva particolare, l’arte antica); oggi le cose sono cambiate e volersi occupare del passato in senso globale, senza distinzioni di genere, classi sociali… ci mette davanti un sapere che non può essere compreso in senso assoluto; non possiamo arrivare a un sapere “reale” pensando di voler conoscere tutta la storia del mondo antico);
  • Alexander Calder e la metafora della mutevolezza dell’opera d’arte (immaginiamo una sfera rossa, che corrisponde al nostro cervello e alla nostra volontà conoscitiva; poniamo che questa sia collegata a una sfera più piccola tramite una bilancia, che rappresenta la nostra conoscenza che finisce sul terreno. Un operatore, munito di un cotton fioc determina il movimento di un oggetto, che finisce nel terreno e che, sempre in maniera del tutto casuale, intercetta tracce. Tra le due sfere c’è una relazione biunivoca: la sfera rossa più grande determina il movimento di quella più piccola. A seconda del colpo che la sfera piccola dà al terreno (pratica operativa), dunque alle tracce, la sfera rossa (il nostro cervello, la nostra conoscenza) si muove e si arricchisce. Ciò che troviamo cambia noi e il nostro modo di percepire il passato). La metodologia è il filo che tiene insieme la sfera rossa (volontà conoscitiva, o livello superiore di conoscenza), bilancia (conoscenza a terra) e sfera piccola (pratica operativa)

Fonti, tracce e interpretazione

  • In ambito storico e archeologico si può parlare di analisi conoscitive che si concludono con “verità” ultime? No! Esse sono sempre frutto di interpretazioni, fluide, temporanee e flessibili;
  • Sono più utili le fonti materiali o orali? Qual è la più vera? Sono entrambe vere, nessuna delle due esercita un primato sull’altra. Entrambi possono offrirci informazioni diverse che, combinate, restituiscono una visione globale. Es. Tucson project: fonte orale dice che abitanti della città non bevevano molta birra; fonti materiali ci dicono il contrario. Società in cui menzogna è pratica condivisa (immagine sociale più globale);
  • Dicotomia traccia / resto (ciò che noi vediamo è una traccia lasciata da qualcun altro o ciò che rimane di quella traccia)

Archeologia come scienza e contributi teorici

  • L’archeologia può essere una scienza? (A questa domanda hanno provato a rispondere i preistorici di matrice anglosassone e americana, che hanno provato a interpretare le tracce archeologiche sulla base di leggi di natura. Hanno cercato di studiare gli uomini come agenti del paesaggio naturale, in cui gli uomini agiscono sempre allo stesso modo se ci sono regole assumibile come generali, e che ne determinano l’atteggiamento. Interazione di uomini e ambiente può essere studiata tramite principi generali (alla base di archeologia processuale. La disciplina (proprio modo di studiare, di vedere le cose, ha a che fare con gli uomini…) archeologica, come tutte le discipline umanistiche, crea un sapere inclusivo (che riassume, rielabora o anche contraddice quello precedente. L’archeologia può essere considerata una scienza in senso metodologico, ma non in senso galileiano del termine, ovvero secondo la riproducibilità dell’esperimento; la conoscenza archeologica è irripetibile (una volta che il buco è fatto è fatto) e non tutto ciò che esce dalla terra ha lo stesso potenziale informativo. Bisogna capire cosa è significativo e cosa no nei diversi contesti;
  • Chi è Gordon Childe e quale contributo ha apportato all’indagine archeologica? Archeologo australiano (1892-1957), noto per i suoi studi sulla preistoria europea. Fu il primo a introdurre il concetto di cultura archeologica (insieme di manufatti di un tempo e luogo specifici che possono costituire i resti della cultura materiale di una particolare società umana passata). Il concetto di cultura archeologica è stato cruciale per collegare l'analisi tipologica delle prove archeologiche a meccanismi che hanno tentato di spiegare perché cambiano nel tempo. Le spiegazioni chiave favorite dagli storici della cultura sono state la diffusione di forme da un gruppo a un altro o la migrazione dei popoli stessi. Un esempio semplicistico del processo potrebbe essere che se un tipo di vaso in ceramica avesse maniglie molto simili a quelle di un popolo vicino ma una decorazione simile a quella tipica di un altro popolo vicino, l'idea – per le due caratteristiche – sarebbe potuta derivare dai due popoli vicini. Al contrario, se un tipo di ceramica sostituisce improvvisamente una grande varietà di tipi di ceramica in un'intera regione, ciò potrebbe essere interpretato come un nuovo gruppo che emigra con questo nuovo stile). Childe ha contribuito a due dei principali movimenti teorici dell’archeologia anglo-americana (sviluppati dopo la sua morte), noti come processualismo (archeologia come branca dell’antropologia; si cercano leggi universali sulla società, credendo che l’archeologia potesse offrire informazioni oggettive sul passato) e post-processualismo (si rifiuta l’idea che l’archeologia avesse accesso a informazioni oggettive sul passato, sottolineando la soggettività di ogni interpretazione). Childe, influenzato dal pensiero marxista, non era d’accordo sul fatto che esistessero leggi così generalizzate, credendo che il comportamento umano non fosse universale, ma condizionato da fattori socio-economici (accettava la soggettività dell’interpretazione archeologica, in contrasto con l’insistenza dei processualisti, che ritenevano che questa potesse essere oggettiva). Childe è principalmente noto per lo sviluppo di nuovi concetti interpretativi e nuove spiegazioni sulla preistoria europea e del Vicino Oriente in un momento in cui la maggior parte degli archeologi si concentrava su siti e sequenze regionali. Dalla sua morte, questo quadro è stato pesantemente rivisto in seguito alla scoperta della datazione al radiocarbonio, le sue interpretazioni sono state "in gran parte rifiutate" e molte delle sue conclusioni sull'Europa del Neolitico e dell'Età del Bronzo si sono rivelate errate;

Antropologia e storia dell’arte antica

  • A cosa serve l’antropologia? Tramite il progetto di William Rathje è stato messo in luce come l’antropologia insegni a vedere le cose da un altro punto di vista, contribuendo ad una storia più ricca e aderente tramite l’uso delle fonti in maniera più coerente;
  • Rapporto tra archeologia e storia dell’arte antica. Archeologia originaria classica insegnata come archeologia e storia dell’arte greca e romana; non accade questo per archeologia medievale, diversa da storia dell’arte medievale. Il motivo è da ricercare nel periodo in cui le discipline sono nate. Questo rapporto conflittuale è nato soprattutto in tempi recenti, dopo che archeologia ha guadagnato autonomia dalla storia dell’arte, ampliando il suo orizzonte disciplinare e conoscitivo ad epoche anche non immediatamente trattate dall’
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/10 Metodologie della ricerca archeologica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lucabeagle di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia della ricerca archeologica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Siena o del prof Zanini Enrico.
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