Metodologia della ricerca archeologica
Trattare il libro come oggetto archeologico, imparando a decodificare le informazioni contenute. Comportamenti umani complessi nel produrre l’oggetto libro. Gli archeologi si occupano anche di cosa è stato scartato: questo creerà problemi interpretativi.
Che informazioni posso trarre?
- Nascita → Guardo il titolo “Progresso e archeologia” / l’autore “DJ V. Gordon Childe”. È un codice palinsesto: scritte originali a stampa + serie di annotazioni. Fa parte di una serie scientifica, di cui è il volume 29. Volumetto piccolo e fa parte di una collana editoriale famosa in quegli anni e che si proponeva di creare una biblioteca a larga diffusione anche di titoli scientifici. Il fatto che sia il titolo 29o, ci dice che ha avuto un successo.
- Nel 1953 un editore che – per principio – vende libri per guadagnare soldi pensava di arrivare a 10.000 copie di un librino di preistoria. Questo ci dice qualcosa sui valori che quella società attribuiva a… in quegli anni un editore pensava di poter contare sull’attenzione di un pubblico vasto.
- Oggi un romanzo che si pensa che venda bene (eccetto i best-sellers) viene pubblicato in prima uscita con 2.000 copie, anche perché i tempi di stampa sono più veloci, fino alla stampa on-demand. Un saggio, oggi, in Italia, esce (se esce) in 500 copie. L’editore, di queste 500 copie, cercherà di averne pagate almeno 200 da uno sponsor o autore stesso per riottenere soldi delle spese.
- Altre notazioni curiose → In alto, a destra è scritto “D. Picchi – F. V” → è la calligrafia dell’editore, che probabilmente ha scritto il nome del possessore del libro. Signor Picchi attento e puntuale → bisogno di segnare che la prima edizione del volume era del 1944. Abbiamo poi una croce e poi un’altra indicazione “v.DZA” (vedi dizionario di archeologia).
- Prima pagina → Annotazione → dedica del regalo → quella scritta sopra il canguro (in prima pagina) ci permette di dire che la copertina l’ha fatta mettere il signor Picchi → o prediligeva avere tutti i libri rilegati perché magari aveva una bella biblioteca.
Importanti prefazioni: sono chiavi di interpretazione dei libri. Sergio Donadoni: famoso egittologo. Nel 1953 poteva essere già uno studioso maturo. Cosa un archeologo importante e famoso come Donadoni poteva scrivere nel 1953 di questo libro uscito nel 1944 (nel mezzo della parte più dura della Seconda guerra mondiale). Nel caos totale che stava attraversando il mondo, queste persone continuavano a fare (disperatamente, ma in maniera assolutamente determinata) il loro mestiere. Nel 1944, chi fa uscire un librino, vuol dire che dietro c’è una filiera di pensiero che porta avanti il sistema.
Donadoni – più che focalizzarsi sul tema centrale del libro di G. Childe – sviluppa una riflessione sulla comunicazione archeologica. Lui sta parlando del 1953, quello stesso sapere super differenziato e iper-tecnico che caratterizza anche il nostro sapere attuale. Sapere definito “necessario” → bella come definizione. Archeologia come “strumento concettuale”. C’è stato un momento in cui gli archeologi anglosassoni hanno…
-
Lezioni, Metodologia della ricerca archeologica
-
Preparazione prova intermedia - Metodologia della ricerca archeologica
-
Esercizio di simulazione svolto Programmazione e controllo 12/12/23
-
Riassunto esame Metodologia della ricerca archeologica, prof. Manacorda, libro consigliato Principi di stratigrafia…