La scrittura che imita la carolina
La scrittura che imita la carolina rappresenta una rottura con la gotica. Questo fenomeno iniziò nel '200 – '300 fino a una situazione in cui si ebbe una reazione anti-gotica petrarchesca. Tramite Coluccio Salutati e Niccolò Niccoli, si arrivò a una cristallizzazione del carattere tondo, proprio dell'umanistica tonda, che sarà influenzato dalla calligrafia.
Il contributo dei tipografi italiani
I tipografi italiani, come Manuzio, imitarono l'umanistica tonda, che si cristallizzò in ciò che oggi chiamiamo "Times New Roman" e "Garamond". Queste scritture si svilupparono in un periodo di grande commistione tra diverse scritture, come la cancelleresca, la mercantesca e quelle librarie, che non scomparvero da un giorno all'altro, ma si fusero per osmosi.
Il ruolo di Niccoli e Bracciolini
Niccoli e Bracciolini diffusero la scrittura "all'antiqua". Niccoli cercò di trascinare la scrittura verso una modalità che non fosse una semplice copia della carolina. Altro personaggio rilevante fu Bracciolini. Per lui, non si trattava solo di riscoprire i classici attraverso la copia, ma di un'archeologia del testo, come ricostruzione e riscoperta. Sarà lui a riscoprire testi perduti che copierà di propria mano, dando vigore alla scrittura all'antiqua.
Il libro rinascimentale
Il libro prototipo del libro rinascimentale non si limita a riproporre la scrittura all'antiqua, ma include litterae antique e antiqua, ereditate dagli umanisti. Viene data attenzione anche alla forma del libro e alla sua ornamentazione.
Il merito di Niccoli e Bracciolini
Il merito di Niccoli e Bracciolini non è semplicemente quello di riprodurre la carolina, ma di riprendere la fattura dei codici antichi, compresa la rigatura, la mise en page, la mise en texte e l'ornamentazione. Mentre esistevano i racemi di origine carolina, la vera trasformazione si verificò nei cosiddetti "bianchi girari".
Epurato il testo delle abbreviazioni gotiche, si adottarono le abbreviazioni della carolina. Bracciolini usò sempre una corsiva semi-gotica; tuttavia, a livello professionale, mantenne fede a un altro tipo di scrittura.
La ricerca di testi antichi
Bracciolini andò alla ricerca di testi antichi, dai quali poteva produrre edizioni perdute, come nel caso del monastero di S. Gallo in Svizzera. Tra i testi riscoperti, vi fu una parte del "De rerum Natura" di Lucrezio. Tra l'inizio della sua produzione e la fine, la sua grafia rimase stabile verso un'evoluzione all'antiqua. Il primo esempio databile risale al 1402-1403, quando aveva 22-23 anni. In quel periodo, adottò una scrittura piuttosto minuta, tondeggiante e chiara.