Archivistica II – 17/03/2021
Dimensione storiografica nella ricerca storica
Abbiamo analizzato gli aspetti più significativi della dimensione storiografica. Lo studioso che voglia compiere un percorso corretto nella ricerca storica non può prescindere da valutazione della storiografia (valutare quanto è stato detto e scritto) e valutare le caratteristiche delle fonti a disposizione.
Strumenti di ricerca su archivi di comuni e comunità
Di cosa ci possiamo servire per una ricognizione su archivi di comuni e comunità? (Strumenti di ricerca e mezzi di corredo)
Ripasso: mezzi di corredo archivistici
I mezzi di corredo archivistici forniscono supporto indispensabile per fruizione di informazioni e documenti. Possono essere contemporanei alla nascita dell’archivio, oppure definiti in fase di versamento/riordino archivistico. Possono essere classificati in:
- Primari:
- Elenchi
- Inventari analitici
- Sommari
- Guide
- Sussidiari:
- Rubriche
- Repertori
- Complementari:
- Trascrizioni
- Regesti
Strumenti a disposizione dello storico
Gli strumenti che ha a disposizione lo storico sono ormai molteplici, moltiplicati anche dalla possibilità di accedervi online. Fino a che punto la trasposizione online riesce a fornire o potenziare le informazioni raccolte tradizionalmente? Spesso si tratta di mezzi di corredo (inventari, guide o elenchi) prodotti in maniera tradizionale e riproposti in formato pdf; non molto di più. Forse conviene investire per aumentare mezzi di corredo, anziché cercare di migliorare all’infinito quelli che già ci sono, rendendoli più dinamici.
Archivi di comuni e comunità
Il contesto di cui ci stiamo occupando è quello degli archivi – in qualche misura – riconducibili a comuni e comunità. Primo strumento di grande importanza e rilevanza è la Guida generale degli Archivi di Stato italiano. Uno strumento iniziato a produrre nel corso degli anni Sessanta (realizzato nell’arco di alcuni decenni) che ci permette di avere una guida schematica, attentamente ponderata nelle sue articolazioni, di tutti gli archivi di stato Italiano distribuiti in ordine alfabetico.
Attentamente ponderata perché vi fu (a metà anni Sessanta) un dibattito sui criteri di descrizione. Primo tentativo (in un contesto come quello italiano, ricchissimo di documentazione) di normalizzazione della descrizione archivistica. Cercare di portare la descrizione archivistica a canoni unitari, in modo che fossero unitariamente affrontate nei vari fondi archivistici. Tramite la guida possiamo avere uno specchio della situazione degli archivi che ci interessa analizzare, conservati nei maggiori istituti italiani (gli Archivi di Stato).
Considerazioni sugli archivi comunali
Primo: Attenzione alla titolazione dei fondi archivistici: generalmente noi troviamo “archivio del comune di” (per intenderci), il che non corrisponde sempre e necessariamente a una proprietà di questi archivi. Dentro gli Archivi di Stato vi sono archivi ivi confluiti per versamento (Archivi di Stato avevano legittimità a ricevere questi archivi → generalmente tutti archivi delle magistrature di antichi stati pre-unitari cessati); ma, in alcuni casi, dei fondi archivistici riferibili ai comuni sono arrivati negli Archivi di Stato a titolo di deposito. Significa che il soggetto non ha perduto la proprietà.
Il fatto che gli archivi comunali si trovino negli Archivi di Stato può significare che questi archivi comunali siano quelli di antichi stati-Repubbliche o forme giuridiche, confluite negli archivi di Stato o – che in epoche tarde rispetto alla produzione (Otto-Novecenteschi) – siano finiti come titolo giuridico in maniera diversa. A noi adesso interessa meno questo aspetto: bisogna entrare dentro questi archivi. Ma, a livello di gestione e aspetti conservativi-giuridici, l’archivista deve tener presente anche questa dimensione.
Documentazione comunale
Secondo: Quando parliamo di documentazione comunale, tendiamo a distinguere documenti sciolti (solitamente su pergamena), che chiamiamo solitamente fondi diplomatici, da documentazione (pergamenacea, ma soprattutto cartacea), che corrisponde alle varie articolazioni degli antichi comuni italiani. Questa differenziazione (un insieme di pergamene, rispetto a una sequenza di filze e registri), riflette la differenza fra forme di tesaurizzazione e forme di archivio sedimento.
Gli archivi diplomatici sono, in realtà, archivi tesauri degli antichi comuni e comunità. Il resto della documentazione è l’archivio sedimento di quegli stessi comuni e comunità.
Fondi diplomatici
I fondi diplomatici. Si costituiscono – in vari casi (soprattutto quelli toscani) – all’interno degli Archivi di Stato, sulla base di un modello di Bonaini (uno dei padri dell’archivistica italiana). Ad imitazione di Bonaini si sono comportati vari archivisti toscani e non solo. Composizione di raccolte e collezioni in senso tecnico-archivistico, mettendo insieme fondi diplomatici (cioè antichi archivi tesauri) provenienti da istituzioni diverse e disponendoli in ordine cronologico.
Fondi diplomatici bonainiani sono collezioni. Se andassimo a tirar fuori un sacchetto di una delle buchette che compongono l’Archivio diplomatico dell’Archivio di Stato di Siena troveremmo pergamene provenienti dal Comune di Siena, ma anche di altri comuni, provenienti da istituzioni ecclesiastiche, religiose e di vario tipo, documenti provenienti da privati e così via. Neppure oggi, pur sulla base di strumenti disponibili, fare statistica precisa di quanta documentazione comunale c’è dentro gli archivi diplomatici.
Valutiamo alcune situazioni
- Grandi città:
- Bologna → importante città notarile, importante comune → storia articolata, che la porterà all’interno dello Stato pontificio → moltissima documentazione di età medievale proveniente dall’antico comune → ha risentito dell’impostazione bonainiana per l’organizzazione degli archivi sedimento (l’impostazione data da Bonaini “negli archivi non si cercano le materie, ma le istituzioni” portò a una ri-articolazione dei fondi archivistici arrivati negli Archivi di Stato, rimanipolati sulla base di un criterio istituzionale; nel caso senese, ad es. troviamo l’archivio del Consiglio generale, l’archivio della Biccherna… tutti fondi archivistici intitolati a uffici e istituzioni; originariamente così non era);
- Firenze → classico archivio bonainiano → articolazione di tipo istituzionale → quando affrontiamo documentazione comunale, possiamo partire idealmente da quella che è la parte più forte sul piano istituzionale (gli statuti della città e delle città soggette), per poi passare alla politica internazionale del comune (i “capitoli”; nel caso senese i capitoli comprendono anche libri iurium, come a Firenze) e poi le parti più prettamente contabili e amministrative → emerge per qualità e quantità il “Diplomatico”, il primo formatosi in Italia, già in epoca lorenese con Pietro Leopoldo (144.000 pergamene → produzione prevalente in età medievale; dal Quattrocento in poi la produzione su pergamena è limitata a documentazione particolarmente solenne, mentre quella notarile – che abbonda – tende a contenersi e ridursi su carta, all’interno dei protocolli dei notai);
- Genova → materiale comunale molto risalente → non grandi fondi diplomatici, ma fondi notarili molto antichi (evoluzione economica rapida e che accelerano processo di produzione documentaria; qui abbiamo le tracce più antiche del notariato italiano → studi di Costamagna);
- Lucca → tipico archivio bonainiano → organizzatore fu Salvatore Bongi → modello lucchese bongiano è quello bonainiano per eccellenza (tutta la serie di inventari redatti da Bongi sono considerati vero e proprio punto di riferimento della tecnica della descrizione archivistica) → archivi ben strutturati istituzionalmente (anche qui peccati archivistici) → perché questo modello ha funzionato così bene? Perché il Comune di Lucca (poi Repubblica lucchese) è arrivato fino al periodo napoleonico: il consolidamento di modelli istituzionali longevi favorì la regolarità della produzione documentaria → archivio facilmente strutturabile sulla base di mezzi di corredo eccellenti → non enorme quantità
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