Concetti Chiave
- L'Ermetismo si sviluppa a Firenze, caratterizzato da un linguaggio difficile e da un verso libero, rifiutando la storia per esplorare l'essenza dell'io.
- Salvatore Quasimodo, esponente dell'Ermetismo, utilizza un linguaggio astratto nelle sue poesie, con influenze dalla nostalgia per la Sicilia e temi di insoddisfazione.
- Giuseppe Ungaretti, attraverso la sua opera "L'Allegria", esplora il mistero della vita con l'uso dell'analogia, riformulando la tradizione poetica del XIX secolo.
- Le liriche di Ungaretti si concentrano su temi come il tempo, la guerra e la vita, con riflessioni che oscillano tra il dolore personale e quello collettivo.
- Opere come "Il Dolore" e "Il Porto Sepolto" di Ungaretti evidenziano la ricerca di significato nella sofferenza e nella bellezza della poesia, attraverso immagini evocative.
redir: https://www.skuola.net/appunti-italiano/novecento/900-contesto-storico/ermetismo.html
L’ERMETISMO
L’Ermetismo eredita la tradizione della lirica del primo novecento, per l’uso del verso libero. Si sviluppa a Firenze, che oltre ad offrire l’appoggio editoriale con riviste come “Solaria” o “Letteratura”, ha un luogo di incontro, il caffè delle Giubbe Rosse. Il termine ermetismo appare nel 1936 con Francesco Flora, un critico accademico, che pubblica il libro “La poesia ermetica”, però fa considerazioni superficiali, invece il saggio di Carlo Bo “Letteratura come vita” apparso sul “Frontespizio” contiene i fondamenti della poesia ermetica, ossia la poesia come vita, cioè la realtà più intima dell’io, quindi la letteratura non va intesa come un semplice mestiere ma come una strada per la conoscenza di noi stessi; la letteratura inoltre si identifica con l’io profondo del soggetto, ne ricerca l’essenza, la verità ontologica, che porta a un rifiuto di tutto ciò che è esterno all’uomo, quindi al rifiuto della storia, poiché bisogna cogliere l’essenza del soggetto, che corrisponde all’essenza della poesia, uno stato di grazia, religioso. Per quanto riguarda il linguaggio, la chiusura nell’io comporta a un certo individualismo, quindi la scelta di un linguaggio arduo, difficile, le composizioni sono brevi, scarne, essenziali, il verso è libero e senza punteggiatura, è molto frequente l’analogia poiché coglie realtà misteriose, e per questo scopo viene usata la parola allusiva ed evocatrice. Il termine ermetismo quindi era sinonimo di indecifrabilità dato il difficile linguaggio, ma la parola rinvia anche alla tradizione ermetica, di Ermete Trismegisto, compositore di libri magici, alla quale si rifà anche la tradizione orfirica (dal nome di Orfeo che scese negli Inferi per ricondurre la sposa Euridice sulla terra). Il rifiuto di confrontarsi con la storia portò alcuni a criticare l’ermetismo ma comunque gli autori si giustificarono affermando che così facendo non erano soggetti o condizionati dall’avvento del fascismo.
SALVATORE QUASIMODO
Quasimodo nasce a Modica, trascorre l'intera infanzia e giovinezza in Sicilia dopodiché si trasferisce a Roma dove svolge diversi lavori e studia le lingue classiche. Egli poi conosce Montale e Bonsanti, il quale gli pubblica le prime poesie su "Solaria", dove esce anche la raccolta "Acque e terre" che tratta della nostalgia per la terra siciliana e per l'infanzia, "Oboe sommerso" che tratta dell'insoddisfazione del presente, e altri componimenti. Egli è un grande esponente dell'Ermetismo, infatti nelle sue poesie la parola tende all'astrazione, è concisa, ci sono molte analogie, poi con "Poesie nuove" instaura un mutamento, più evidente nelle raccolte del dopoguerra come "Con il piede straniero sopra il cuore", "Giorno dopo giorno" ecc. dove il verso si allunga, diventa più lineare e i temi si ampliano.
Vediamo qui quanto Quasimodo sia un esponente dell'Ermetismo, la parola ha un significato profondo, l'espressione è concisa. Il primo verso esprime la solitudine dell'uomo >, che pure si trova quindi al centro delle cose. Il secondo verso invece è caratterizzato dal verbo >, che può star ad indicare trafitto da un raggio di sole, quindi fonte di calore, ma allo stesso tempo trafitto significa dolore, e infatti l'ultimo verso > rimanda alla fine di tutto.
In questa lirica sono evocate le immagini della guerra, si apre con una lunga domanda sul significato della poesia in un mondo sconvolto dalla guerra, specificamente si riferisce all'occupazione di Milano da parte delle truppe naziste. La risposta è negli ultimi tre versi, in cui il silenzio del poeta è la protesta contro le atrocità commesse. Quasimodo usa la prima persona plurale >, quindi va verso una nuova direzione poetica, che riscopre valori come la solidarietà collettiva.
Ungaretti nasce ad Alessandria d’Egitto, dove i genitori gestivano un forno di pane, ma il padre morì in un lavoro di scavi. Egli inizia a occuparsi di letteratura leggendo i maggiori scrittori, da Leopardi a Nietzsche, successivamente si reca a Parigi dove ha modo di approcciarsi alla poesia decadente e simbolista. Nel 1914 va in Italia per arruolarsi volontario nella guerra, e viene inviato a combattere sul Carso, dove scrive “Il porto sepolto” e “Allegria di naufragi” che vengono raccolte nel volume “L’Allegria”. Quando si trasferisce a Roma aderisce al fascismo sperando in una solidarietà nazionale maggiore, e scrive “Sentimento del tempo”, dopodiché gli viene affidata la cattedra all’ Università di S. Paolo in Brasile, e prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale subisce anche molti lutti familiari che lo portano a scrivere “Il dolore” e altre raccolte.
L’ALLEGRIA
Ungaretti riordinò le sue poesie e diede loro il titolo “Vita di un uomo” per sottolinearne il carattere autobiografico, che però non va inteso in senso tradizionale poiché non è una narrazione della vita dell’autore, ma ha un senso religioso, illumina l’essenza stessa della vita, svela significati nascosti. Per questo egli usa l’analogia, ossia una figura retorica che accomuna due elementi non aventi nulla in comune. Ungaretti sostiene che la letteratura dell’800 aveva cercato di conoscere il reale in modo analitico, con collegamenti chiari e comprensibile, come le rotaie o i ponti, invece il poeta dell’ermetismo metterà a contatto immagini lontane, con l’analogia appunto. Il poeta dunque è una sorta di sacerdote della parola, è privilegiato perché riesce a cogliere nessi segreti delle cose, e tramite la poesia illumina questi nessi segreti mettendo in evidenza il mistero del mondo. Come tutti gli ermetici distrugge il verso tradizionale a favore di quello libero, e per quanto riguarda i modelli lessicali egli riprende Petrarca e Leopardi per quanto riguarda la scelta di termini astratti.
L’Allegria ha attraversato tre fasi editoriali, la prima fase del 1916, con il nome “porto sepolto” che allude al segreto della poesia, nascosto in un abisso nel quale il poeta deve immergersi, la seconda fase nel 1919 con il nome “Allegria di naufragi” che rispecchia un ossimoro, l’allegria e la distruzione, e un’ultima nel 1931 con il titolo “L’allegria” qui la distruzione viene eliminata forse per sottolineare l’elemento positivo del precedente ossimoro. L’opera è suddivisa in 5 sezioni e le tematiche più importanti sono: il senso della vita, senso che in Ungaretti va letto in chiave cristiana; la sua adolescenza trascorsa in Alessandria d’Egitto, il deserto, il miraggio, le cantilene arabe; l’esperienza della guerra che lo costringe a vivere nel confine fra la vita e la morte; il tema del naufragio che riprende l’”Infinito” di Leopardi (e il naufragar m’è dolce in questo mare) e del viaggio.
IL SENTIMENTO DEL TEMPO
Le poesie del sentimento del tempo sono diverse da quelle dell’allegria, poiché queste ultime miravano a fissare l’attimo, l’istante in cui si manifesta il mistero della vita, qui invece il tempo è inteso come continuità, come durata. L’autore stesso ha illustrato le tre tematiche fondamentali da cui emerge questa visione del tempo: tempo come profondità storica; tempo effimero in relazione con l’eterno; tempo come invecchiamento. Lo scenario delle liriche è Roma, perché l’autore le scrisse durante il suo soggiorno nella capitale, ma anche perché con i suoi monumenti antichi esprime meglio il tempo come durata, il tempo che fa perire anche le civiltà più illustri. Inoltre è ricca di opere barocche, che hanno un senso acuto dello scorrere del tempo e meglio rimandano alla metamorfosi della natura, all’incessante trascorrere delle ore e delle stagioni. Infine nelle numerose liriche compaiono alcune divinità della mitologia greco-romana, da Crono ad apollo e a Giunone. L’intera sezione centrale infatti si chiama “La fine di Crono”, Crono è il padre di Giove, simbolo del tempo. Sul piano tecnico, la novità consiste nel recupero di forme tradizionali come l’endecasillabo poiché viene influenzato da Leopardi e Petrarca, anche per quanto riguarda la concezione del tempo, infatti Leopardi sente la fine di una civiltà giunta al culmine della sua evoluzione, mentre Petrarca deve ripristinare il mondo classico attraverso la memoria dell’antico. Tra i motivi più significativi abbiamo il tema del viaggio e della nave, della morte e dell’amore, e il motivo dell’invocazione alla luna.
IL DOLORE
Il dolore è una raccolta che si fa voce del tormento personale, a causa della morte del fratello e del figlio di nove anni, e del tormento collettivo, a causa della guerra. Qui l'autore si limita ad osservare, e il Dolore può esser definito il libro più vicino al Canzoniere di Petrarca, poiché è una sorta di diario poetico. La raccolta successiva è "La terra promessa" che inizialmente doveva essere un ampio progetto, ma è rimasto un abbozzo: un melodramma che avrebbe dovuto rappresentare lo sbarco di Enea, le sue imprese gloriose, l'amore e la morte di Didone. "Il taccuino del vecchio" invece è per la maggior parte composto dagli "Ultimi cori per la terra promessa", che stabiliscono un ideale rapporto di continuità con l'opera precedente.
TUTTO HO PERDUTO – lettura
è la lirica che apre il "dolore", sotto forma di una confessione autobiografica in cui il poeta denuncia la perdita dell'infanzia, egli non può più > ossia tornare alla fanciullezza felice, che non ha il peso del passato, ma ha un rapporto sereno con il presente, simbolo di questa fanciullezza felice è il >, elemento di liberazione. Il grido viene ripreso anche nell'ultima strofa, ossia vi sono dei > di liberazione che rimangono in gola duri come delle rocce.
IL PORTO SEPOLTO – lettura
Il componimento si propone di cogliere l'essenza della poesia, il mistero che nasconde. Il primo verso allude a un'immersione rituale nelle acque primigenie, a cui segue la risalita alla superficie, un gesto di rinascita, in cui la poesia viene finalmente sparsa nell'atmosfera luminosa della terra. Negli ultimi versi inoltre > si risolve in >, che può essere considerato uno spazio infinito e indefinito (come quello dell' "Infinito" Leopardiano), e un mistero profondo della vita.
VEGLIA – lettura
è una poesia scritta al fronte, qui viene trattata la tematica della guerra, è composta di due strofe, la prima di 13 versi in cui si sofferma sul descrivere questo corpo morto di un uomo che gli è accanto, e lo descrive in tutta la crudeltà della guerra, con participi passati, per ribadire il senso di orrore quasi ossessivo. Gli ultimi tre versi invece sono una conseguenza di ciò che ha visto, poiché dall'orrore e dal dolore nasce il suo senso di attaccamento alla vita.
Domande da interrogazione
- Qual è l'origine e il significato del termine "ermetismo"?
Il termine "ermetismo" appare nel 1936 con Francesco Flora, ma il suo significato profondo è esplorato nel saggio di Carlo Bo, che lo associa alla poesia come espressione della realtà intima dell'io, rifiutando la storia e cercando l'essenza del soggetto (testo).
- Come si caratterizza il linguaggio della poesia ermetica?
Il linguaggio della poesia ermetica è arduo e difficile, con composizioni brevi e scarne, uso di analogie e parole allusive, riflettendo un individualismo e una chiusura nell'io (testo).
- Quali sono i temi principali delle opere di Salvatore Quasimodo?
Le opere di Quasimodo trattano temi come la nostalgia per la Sicilia, l'insoddisfazione del presente e la guerra, con un'evoluzione stilistica che passa da versi concisi a composizioni più lineari e ampie (testo).
- In che modo Giuseppe Ungaretti esplora il concetto di tempo nelle sue poesie?
Ungaretti esplora il tempo come continuità e durata, affrontando temi come la profondità storica, il tempo effimero e l'invecchiamento, utilizzando Roma come scenario per esprimere queste idee (testo).
- Qual è il significato della raccolta "Il Dolore" di Ungaretti?
"Il Dolore" è una raccolta che esprime il tormento personale e collettivo dell'autore, riflettendo sulla perdita e sulla guerra, e si presenta come un diario poetico che si avvicina al Canzoniere di Petrarca (testo).