Concetti Chiave
- L'empirismo sostiene che l'esperienza è la fonte delle conoscenze e rifiuta le idee innate, come evidenziato dalla frase di Locke.
- Il razionalismo, fondato da Cartesio nel '600, considera le idee innate come fondamentali per la comprensione della realtà, indipendentemente dall'esperienza.
- Le correnti filosofiche di empirismo e razionalismo, sebbene diverse, presentano analogie, come l'interpretazione meccanicistica della natura e l'importanza della ragione.
- Le differenze tra i filosofi del '600 possono essere analizzate senza considerare empirismo e razionalismo come opposti assoluti, ma piuttosto come categorie interconnesse.
- Le idee innate nel razionalismo sono fondamentali per apprendere altre conoscenze, mentre l'esperienza è vista come non sufficiente per la comprensione senza un'intelletto preesistente.
Empirismo, dal greco empeiria, "esperienza", designa l’orientamento di quelle dottrine filosofiche che:
1) individuano nell’esperienza la fonte e l’origine delle conoscenze, negando la presenza delle idee innate;
2) ritengono che la conoscenza proceda dalla sensazione al concetto: nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu (detto ripreso da Locke);
Indica in età moderna la corrente filosofica, disomogenea al suo interno, che ha in Locke, Guglielmo da Ockham e Hume i suoi maggiori esponenti. Per gli empiristi l’esperienza è sia la fonte della conoscenza sia la prova della verità e della falsità di una tesi. L’esperienza diventa quindi l’auctoritas moderna.
Principi del razionalismo
Razionalismo indica tutte quelle filosofie per le quali la realtà è interpretabile attraverso un principio intelligibile, la cui evidenza non è di tipo empirico ma razionale. Il termine indica un orientamento di pensiero sviluppatosi nel ‘600 (con Cartesio come fondatore) il quale fonda l’universalità e la necessità delle conoscenze sulla garanzia del patrimonio delle idee innate.
Solo grazie a queste idee innate possiamo apprendere le altre cose. L’esperienza da sola non conta nulla: essa infatti fornisce informazioni che si inseriscono in concetti già presenti nell’intelletto. Il testo originario di critica all’empirismo è il "Teeteto" platonico in cui si afferma che i dati sensoriali non hanno significato se non assunti da un'"anima" già in possesso, a priori, di forme ideali o concettuali che le forniscono di interpretare l’esperienza.
Confronto tra empirismo e razionalismo
In età moderna Leibniz aggiunge al motto tipico del razionalismo "nisi intellectus ipse". Sulla base di uno schema di Hegel, che raggruppa tutti i pensatori sino a Kant nelle due categorie, si è soliti interpretare tutta la filosofia moderna, come animata dal contrasto razionalismo – empirismo. Lo schema va interpretato alla luce dei pensieri dei singoli filosofi, senza considerare razionalismo e empirismo correnti opposte. Tra di essi vi sono differenze, ma anche analogie. Un’analogia, evidente soprattutto tra il pensiero di Locke e di Cartesio, è la tendenza comune all’interpretazione meccanicistica della natura e alla matematizzazione del metodo scientifico; altra analogia è l’importanza assunta dalla ragione che elabora i contenuti che gli empiristi riconducono all’esperienza, e che i razionalisti ritengono innati nel pensiero. Per alcuni studiosi è parso più conveniente riunire i principali filosofi del ‘600 sotto l’etichetta di razionalisti, distinguendo poi al suo interno empiristi e non empiristi, i quali a loro volta sono innatisti oppure non innatisti.
Domande da interrogazione
- Qual è la principale differenza tra empirismo e razionalismo?
- Chi sono i principali esponenti dell'empirismo moderno?
- In che modo Leibniz ha contribuito al dibattito tra razionalismo ed empirismo?
L'empirismo sostiene che l'esperienza è la fonte della conoscenza, negando le idee innate, mentre il razionalismo afferma che la realtà è interpretabile attraverso principi razionali e idee innate, come evidenziato nel testo.
I maggiori esponenti dell'empirismo moderno sono Locke, Guglielmo da Ockham e Hume, i quali considerano l'esperienza come la prova della verità e della falsità di una tesi.
Leibniz ha arricchito il motto del razionalismo con "nisi intellectus ipse", evidenziando l'importanza dell'intelletto nella conoscenza, e contribuendo a una visione più complessa del confronto tra le due correnti filosofiche.