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Il potere della religione e della magia nella vita dell’uomo: dall’animismo all’epoca moderna

Anno accademico 2020-2021 1

Indice

  • 1. Prefazione 3
  • 2. Il “punto zero” della religione: l’animismo 3
  • 2.1 Il concetto di mana 4
  • 3. La magia attraverso vari sguardi 4
  • 3.1 Magia e stregoneria nella cultura Navajo 6
  • 3.2 Le religioni magiche: la Wicca 7
  • 4. Religione come coesione sociale 9
  • 5. Acculturazione e trasformazioni religiose: movimenti sincretistici e millenaristici 11
  • 5.1 I movimenti di rivitalizzazione: la “Danza dello Spirito” 11
  • 5.2 I culti del cargo 12
  • 6. Bibliografia 15

2

1. Prefazione

“Nella storia del pensiero complesso si è verificato spesso che le prime astrazioni teologiche e filosofiche formulate dalle società umane agli albori di una civiltà fossero in genere rivolte agli sconfinati spazi celesti piuttosto che al mondo terreno. Questo perché nulla può manifestare 1 l’idealizzazione del supremo meglio del cielo, davanti al quale tuttora ci sentiamo come bambini.”

Sin dalle sue origini la religione è stata un tema centrale dell’antropologia culturale. Ma come potremmo definire il concetto proprio di religione?

Non è facile rispondere a questa domanda, ma possiamo dire che senza la risposta, osservando il comportamento di un indigeno delle isole Figi o di un cattolico italiano, non saremmo in grado di distinguere le pratiche religiose da quelle non religiose.

Gli studiosi della religione attribuiscono ad essa due funzioni: la prima è di tipo semantico-affettiva, in quanto attraverso di essa l’individuo cercherebbe risposte ad interrogativi di tipo metafisico ed esistenziale, quali il senso della vita umana e il perché della sua breve durata. La seconda è una funzione cognitiva, poiché consente di individuare le cause di quanto accade nel mondo naturale e 2 in quello umano, concetto che viene ripreso dall’antropologo Tylor.

2. Il “punto zero” della religione: l’animismo

Verso la fine dell’Ottocento, a seguito delle teorie scientifiche coniate da Charles Darwin, si sviluppa un nuovo approccio teorico, definito evoluzionismo, che ha segnato la storia dell’antropologia. L’antropologo britannico, appartenente a questa nuova corrente, inserì le sue teorie evoluzionistiche nello studio della religione, definita come la credenza nell’esistenza di esseri spirituali per spiegare il verificarsi di certi fenomeni attribuendo a loro la responsabilità.

Elabora il concetto di animismo, riconosciuto come lo stato primordiale della religione, la sua origine, la sua forma elementare, il suo “punto zero”. Dal latino anima, connesso con il greco ἄνεμος, «soffio», «vento», parte vitale e spirituale di un essere vivente, comunemente ritenuta distinta dal corpo 3 fisico, denominatore comune a tutte le religioni, postula l’esistenza di un principio vitale all’interno di ogni cosa.

I protagonisti di questo studio sono le popolazioni definite dall’evoluzionismo “primitive”, le quali attribuiscono agli spiriti, o anime, l'origine della vita umana, immaginate come fantasmi, ombre, in grado di trasmigrare da individuo a individuo, dai morti ai vivi, da piante e animali in oggetti inanimati e viceversa.

I vari spiriti che popolano la natura, le grandi divinità politeistiche e monoteistiche che successivamente si sviluppano, rappresentano, dunque, una sorta di anima dei fenomeni naturali o addirittura l’anima dell’intero universo. Tylor interpretò queste credenze come un tentativo di spiegare l'esperienza del sogno, 4 della morte, la differenza tra un corpo vivo e uno morto. L’antropologo riteneva che l’uomo primitivo ricavasse dai sogni l’ipotesi che gli esseri umani fossero dotati di un doppio spirituale, di un secondo sé, definito phantom.

Considerato come un “culto dell'anima”, irrazionale, basato sulle esperienze comuni e quotidiane, esso sarebbe alla base, secondo Tylor, di un’“evoluzione” del pensiero religioso che dovrebbe terminare, passando attraverso religioni sempre più strutturate, con lo sviluppo della figura di un essere creatore, supremo, dunque Dio, ciò che noi chiamiamo “monoteismo”.

Tylor sostiene inoltre che questi spiriti possano essere personalizzati: possono possedere pietre o animali, o altri elementi naturali; si arriva dunque a venerarli per ottenere favori, come una sorta di idolatria. Gli dei, successivamente, prendono forma da questo processo: gli spiriti vengono quindi divinizzati e si sviluppa così il politeismo. Inizialmente gli dei rappresentano le specie naturali, identificati come divinità del Sole, della Luna, dell’acqua; successivamente questi spiriti rimandano a ideali astratti come dei della fertilità, della pace, della guerra. Per Tylor il politeismo è un tratto comune delle società premoderne, che segna il passaggio dallo stadio della selvatichezza a quello della barbarie.

Il monoteismo è, infine, l’ultimo stadio religioso, inteso come culto di una divinità suprema, identificato da Tylor come credenza dei popoli civilizzati, che rappresenta il compimento di questo processo.

Note

1 Dall’Agnola M., Mitologia e Dèi dell’Antico Egitto, Milano, Edizioni FS (2019)

2 Ciattini A., Antropologia delle religioni, Roma, Carocci editore (1997)

3 Il corrispondente greco di anima è ψυχή (psyché), soffio vitale che, secondo la concezione antica, risiedeva all'interno degli esseri viventi e veniva espirato fuori al momento della morte, connessa al pensiero e al sentimento.

4 https://www.riflessioni.it/enciclopedia/animismo.htm 3

2.1 Il concetto di mana

Un esempio di animismo è il concetto del mana, di provenienza melanesiana, come forza sovrannaturale, impersonale, che si manifesta in oggetti o persone, manipolabile attraverso determinati riti. L’antropologo inglese Ian Hogbin, ritiene che il concetto di mana sia assimilabile 5 alla nostra idea di fortuna. Contrariamente esso non può essere paragonato alla magia, in quanto quest’ultima è di origine umana e deriva dalla celebrazione di determinati rituali.

Secondo l’antropologo Codrington, per le popolazioni indigene, il mana non è descritto come una forza universale insita in tutti gli oggetti, ma indica piuttosto il successo oltre la norma di un certo comportamento, e che gli esiti delle azioni umane siano imprevedibili. Nella lingua europea non vi è una soddisfacente traduzione di tale parola.

Roger Keesing, in un articolo del “Journal of Anthropological Research” (1984), svolge un’analisi etnografica del termine mana, sostenendo che nel linguaggio proto-oceanico la parola costituisce il verbo “essere efficace, potente”. Esso, essendo sostantivato, indica “un invisibile mezzo di potere 6 che lega i capi divini agli dei” (Keesing, 1984).

Oggi i Melanesiani parlano del mana soprattutto in riferimento alla potenza di Dio o alla sacralità dei capi tradizionali.

3. La magia attraverso vari sguardi

Precedente alla nascita della religione vi sarebbe la magia, considerata come tentativo di indurre forze ed entità sovrannaturali ad agire secondo la propria volontà e ottenere determinati risultati, 7 fondata sulla credenza che vi sia un legame causale tra cose simili, vincolate tra loro.

Secondo Tylor essa è “una delle illusioni più perniciose che abbia mai vessato l'umanità”, un fossile etnografico, residuo di stadi precedenti in una civiltà avanzata.

L’astrologia rappresenta un esempio di questa credenza, in quanto poggia sull’ipotesi che vi siano dei legami intercorrenti tra le costellazioni stellari e la personalità degli individui nati quando queste sono presenti.

Per l’antropologo scozzese Frazer, appartenente anch’egli all’approccio evoluzionista, la religione è adottata dagli uomini in seguito al fallimento della magia. La sua opera “Il ramo d’oro. Studio sulla 5 magia e religione”, (The golden bough), pubblicata inizialmente nel 1890 e poi ripetutamente ampliata in dodici volumi, collega il pensiero magico con quello religioso e questo con il pensiero scientifico, nell’idea che magia, religione e scienza siano le future tappe dell’evoluzione della 8 razionalità umana.

In Frazer, la visione “magica” del mondo nasce da un’acritica estensione delle idee della nostra mente, non sottoposte a controllo, a differenza del meccanismo su cui si basa la scienza, che si serve del metodo sperimentale. Da ciò deriva la celebre espressione frazeriana che 9 cita la magia come “sorella bastarda della scienza”:

“La magia è tanto un falso sistema di leggi naturali quanto una guida fallace della condotta; tanto 10 una falsa scienza quanto un’arte abortita”.

Nell'approccio evoluzionista, il pensiero religioso, mitico e magico sono nettamente opposti al razionalismo scientifico.

Secondo Frazer, ciò che differenzia la scienza dalla magia è che quest’ultima, nonostante sia in possesso di una forte logica interna, agisce su una falsa concezione di regolarità dei processi di causa-effetto, cercando dunque di manipolare le leggi della natura. Nelle pratiche magiche però queste leggi sembravano nascere da semplici associazioni di idee, per somiglianza, secondo cui il mago deduce di poter produrre una cosa semplicemente imitandola, e per contiguità, secondo la quale le cose venute una volta a contatto tra loro continuano ad agire le une sulle altre, anche dopo la separazione.

Quando l’uomo “primitivo” si rende conto del carattere fantastico e complesso di queste credenze, farà appello a esseri soprannaturali: nasce così la religione.

Quest’ultima, invece, differisce dalla pratica magica in quanto la manipolazione degli eventi e dei fenomeni viene attribuita ad esseri superiori e divinità, che potevano essere persuasi con preghiere e sacrifici, per ottenerne così il favore. In questa fase antropologica il mago perde il suo potere e prestigio sulla realtà circostante; si affida quindi al volere divino. Così, venendo a mancare la concezione di regolarità e riproduzione dei fenomeni naturali, essi avvengono attraverso leggi immutabili. La realtà non può più essere manipolata, se non attraverso preghiere, cerimonie e 11 sacrifici capaci di influenzare la volontà divina.

Bronislaw Malinowski, antropologo polacco appartenente alla corrente del funzionalismo britannico, attraverso il suo metodo di ricerca sul campo nelle isole Trobriand, elabora una divergente teoria riguardo alla magia, sottolineando la sua finalità pratica piuttosto che il suo aspetto logico. Secondo Malinowski la magia “mette l’uomo in grado di co

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ginevrads di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Broccolini Alessandra.
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