Adeguamento, trasformazione e ristrutturazione
L’impresa può, se si rende conto della necessità di modificare determinate condizioni, può operare diverse strategie che si differenziano in una politica di adeguamento, trasformazione e ristrutturazione (ristrutturazione distinta a sua volta in fisiologica e patologica). La differenza che c’è tra l’una e l’altra è la densità del cambiamento.
Mentre nell’adeguamento si modificano solo relazioni componenti periferiche, quindi la struttura specifica non si modifica, ma si modificano solo i rapporti con gli stakeholders dell’impresa, nella trasformazione al contrario, si agisce sulla curva di isocosto, quindi l’azienda deve ottenere le stesse condizioni con un costo differente e quindi con una struttura differente e questo implica la creazione di vantaggi ulteriori che in economia prendono il nome di esternalità positive.
La strategia della ristrutturazione non ha luogo spesso nelle imprese, questo perché implica che ci sia un cambiamento dell'identità dell’impresa, poiché sono sostanzialmente modifiche della struttura, dello schema organizzativo di massima fatte per possibili evoluzioni positive.
Grafico 1. Ciò che cambia sono le relazioni o le componenti esterne. Pertanto spostandoci lungo questa curva di isocosto avremo un aumento del TC e una riduzione del ricavo di equilibrio, con costi di struttura costanti. Quindi aumentando il ricavo profittevole aumenterà anche il profitto.
Interventi che caratterizzano l’adeguamento
- Azioni connesse all’efficienza della substruttura tecnica, basta pensare al caso della gestione dei materiali su un sito, una volta che si riescono a creare dinamiche virtuose in termini di efficienza, ho delle modificazioni non strutturali semplicemente gestionali che non modificano la struttura dell’impresa ma che comunque modificano i risultati conseguiti attraverso interventi sulle dinamiche e sulle attività di gestioni dell’impresa.
- Azioni connesse al miglioramento dell’elasticità della struttura, dove per elasticità si intende la capacità dell’impresa ad adempiere ed adattarsi ad esempio alle fluttuazioni del mercato. Basti pensare a quelle imprese che dopo aver definito un piano di produzione si accorge che il mercato domanda altro, quell’impresa se in corso d’opera riuscirà a rispondere flessibilmente a questa dinamica risulterà essere competitiva e riuscirà a generare profitto.
- Azioni connesse all’utilizzo consapevole della capacità produttiva. La capacità produttiva si divide in:
- Capacità produttiva reale, ossia quanto sto effettivamente producendo.
- Capacità produttiva disponibile, ossia la quantità massima che può essere prodotta dall’impresa.
- Capacità ottimale, ossia quella che effettivamente viene richiesta dal mercato.
La condizione più favorevole è quella in cui la capacità disponibile coincide con quella ottimale, questo perché se si sfrutta al massimo la potenzialità produttiva e il mercato assorbe appieno la domanda l’impresa riuscirà a conseguire un profitto maggiore.
Trasformazione e ristrutturazione
Graficamente si rappresentano allo stesso modo, quello che cambia è l’approccio qualitativo, ossia lo schema organizzativo definito. Quindi si passa da un R11 a un R21, quindi si ha un nuovo stato iniziale di una diversa struttura. In questo caso cambiando solo i ricavi di equilibrio e non modificando i costi, ho un TC11 uguale al TC21, nel momento in cui vado a fare ulteriori interventi modificando i costi di struttura, passerò da una struttura 11 a una struttura 22, una struttura con la stessa identità ma con diverse dinamiche e tipologie di gestione.
Interventi che possono determinare
Il ramo “ricerca e sviluppo” in molte aziende farmaceutiche, essendo il ramo meno profittevole del processo aziendale è stato esternalizzato, questo perché la ricerca, prima di giungere a risultati tangibili di sviluppo deve lavorare per anni. Pensare al caso in cui si esternalizzi una fase della produzione, cambio i costi di struttura e cambio la struttura stessa dell’impresa, basti pensare che le imprese che hanno il ramo di ricerca e sviluppo interno destinano allo stesso circa tra il 10 e il 20% del fatturato annuo, il che è molto indicativo poiché le aziende che fanno ricerca e sviluppo sono grandi aziende il più delle volte, con fatturati cospicui.
Connesso a questo discorso è l’utilizzo di impianti di automazione flessibili, che serve a migliorare la flessibilità di produzione delle imprese.
Questi interventi possono essere classificati come ristrutturazioni fisiologiche che a differenza di quelle patologiche si.
La ristrutturazione fisiologica consta di interventi che hanno prospettive future di miglioramento, quindi l’azienda non è obbligata a farli.
La ristrutturazione patologica viene cambiato lo schema organizzativo di massima ma non l’identità dell’impresa. Graficamente trasformazione e ristrutturazione sono rappresentati allo stesso modo, li differenzia appunto l’approccio qualitativo.
- Esempio di ristrutturazioni fisiologiche sono le joint venture, le fusioni, ossia interventi prospettici.
- Esempio di ristrutturazione patologica sono quelle aziende che nel pieno dell’attività hanno cambiato interamente la struttura aziendale, Invicta, Ford.
Attitudine a generare profitto
Relazione tra adeguamenti/trasformazioni e profitti.
L’attitudine a generare profitto è relazionata al breve o al lungo periodo. Nel breve periodo per generare un profitto maggiore si deve operare una modifica delle relazioni cercando di ottenere dei ricavi maggiori. Questo si può fare o attraverso politiche legate al prezzo ma non direttamente, quali particolari scoutistiche, rinegoziazione con i fornitori o direttamente con variazioni in aumento del prezzo che però vanno commisurate al grado in relazione allo stato del mercato vedendo se è in contrazione o in espansione.
Qualora decidessimo di modificare la struttura dell’impresa, lo sviluppo del profitto può essere sostenuto oltre che da un aumento delle vendite anche da un aumento del Tasso di contribuzione.
Graficamente ci sediamo del grafico dell’isocosto. Operando una trasformazione, come si evince dal grafico, è possibile giungere a tre diversi stati:
- Il primo che trasla verso l’alto nella seconda struttura dell’impresa (S21). In questo caso il TC rimane invariato e aumenta il ricavo di indifferenza. Se aumento il ricavo di indifferenza e mantengo invariato il TC avrò come effetto la riduzione del profitto. Nello specifico, in questo stato ho una maggiore attitudine a creare profitto nel lungo periodo, questo perché avendo operato una trasformazione peggiorativa e quindi rinunciando ad una parte di profitto nell’immediato, si creano le condizioni affinché si possa creare valore prospetticamente nel lungo periodo.
- Il secondo in cui si opera una traslazione in senso orizzontale in (S22), in questo caso avremo un aumento del TC a parità di ricavo di indifferenza (in questo caso occorre vedere se l’aumento dei costi di struttura che è superiore proporzionalmente all’aumento del TC), ci sarà un aumento del profitto qualora il TC aumentasse più che proporzionalmente rispetto ai costi di struttura.
- Il terzo in cui c’è una traslazione più che migliorativa di quello che è il nostro stato, ossia quella auspicabile per l’impresa (S23) fa sì che ci sia una riduzione dei ricavi di indifferenza e costi di struttura e un aumento sensibile del TC. Questo fa sì che ci sia un profitto.
Curva di rischio
L'approccio sistemico contempla come driver di riferimento dell'azione di governo la competitività e la consonanza.
- La consonanza si riferisce all'implementazione o al mantenimento di condizioni di armonia di dialogo di reciprocità con un determinato contesto volto al conseguimento della creazione di valore e per corrispondere culturalmente e socialmente un qualcosa degno di considerazione da parte della popolazione.
- La competitività qualifica l'attitudine che l'impresa ha di stare sul mercato cercando di conseguire un livello di distinzione rispetto ai competitors in termini di beni o servizi presi al fine di aggiudicarsi la fiducia di una cospicua quota di utenza.
Consonanza e competitività sono la spinta al funzionamento dell'attività imprenditoriale. Conciliare questi due driver non è sempre molto semplice poiché occorre equilibrare chirurgicamente i rapporti al fine di non creare una ricerca spasmodica di queste due condizioni con conseguente creazione di dissonanza. In tal caso il vantaggio competitivo si tradurrebbe negativamente in una catastrofe.
Il contemperamento della consonanza e della competitività può trovare momenti di criticità anche relativi al rapporto dell'impresa con il solo sistema finanziario spiegato dalla curva di rischio.
Questa curva indica il rischio rendimento nel rapporto tra le imprese gli istituti creditizi. Infatti finanziamento ha un costo crescente in relazione alla rischiosità del richiedente o del progetto d’investimento. Tale curva ha come due variabili il rendimento richiesto dal finanziatore e il rischio sostenuto dal finanziatore. Dopo la crisi del 2008 richiedere un finanziamento divenuto molto più difficile infatti le garanzie richieste dalla banca per l'accensione di un finanziamento sono molte. Pertanto la curva non partirà più in corrispondenza dei risk-free dato che i rendimenti privi di rischio hanno un tasso davvero irrisorio.
Argomenti e appunti
Matrice General Electric Xxxxxxxx.
Matrice concettuale.
Matrice di sviluppo Xxxxxxxxx.
La complessità.
Ricavo di indifferenza.
Struttura operativa.
Leva operativa Xxxxxxxx.
Leva finanziaria. Xxxxxxxx.
Tre teorie (contingenze, degli stakeholder e dipendenza delle risorse esterne) Xxxxxxxx.
I 4 postulati dei sist vitLi (ascolta registrazione).
Impresa come istitution, nesso di contratti e residualità del profitto.
Adeguamenti trasformazioni e ristrutturazioni Xxxx.
- Possibili azioni di sviluppo.
- Curva di isocosto.
- Modello costi-ricavi contribuzione.
- Leva operativa.
- Trasformazione/adeguamento peggiorativo.
- Matrice delle azioni di sviluppo.
- Leva finanziaria cause esogene.
- Responsabilità sociale d’impresa.
- Teoria degli stakeholder.
- Ricavo d’indifferenza.
- Dipendenza da risorse esterne.
- Postulati.
- Matrice concettuale (74/97).
- Matrice sistemi alternativi/possibili azioni di svilupp.
- Ricavo di indifferenza (PG 485).
- Curva di rischio.
- Grado di compimento dell’ODG.
- Impresa come institut/nesso di contr/residualità del profitto.
- Teorie sulla proprietà.
- Unità organizzative.
Impresa sistema organico/cibernetico ecc.
Pre-appello: leva operativa. Leva finanziaria endogena teorie proprietà esterna. Ricavo di indifferenza general elettric. 3 postulato.
- Leva finanziaria.
- 3 postulato.
- Matrice delle possibili azioni di svilup.
- Ricavo di indifferenza.
- Leva operai in fune del profitt.
Esercizio “Economia e gestione di impresa”
L’impresa alfa nell’anno T produce tre beni. Il budget di produzione del prodotto:
A prod a bud: 5000 pz. \ CU: 5 \ P: 6
B prod a bud: 2500 pz. \ CU: 7 \ P: 10
C prod a bud: 5000 pz. \ CU: 8 \ P: 12
Si calcolino le unità di mix profittevoli, il ricavo di equilibrio, il tasso di contribuzione e il profitto in funzione di R.
| A | B | C | |
| 5 | 7 | 8 | Cu |
| 5000 | 2500 | 2500 | Prod a budget |
| 0.5 | 0.25 | 0.25 | \% |
| 6 | 10 | 12 | P |
| 3000 | CS |
Quando si parla di unitario ci si rifà sempre al singolo prodotto, mentre quando si parla di mix ci si riferisce all’intera produzione dell’impresa.
Unità di mix profittevoli: le unità di mix profittevoli sono quelle quantità che graficamente seguono il break even point, ossia quelle quantità che vendute generano profitto. Q - q, in percentuali Q - q \ tot.
Ricavo di equilibrio: è quel ricavo che indica il break even Point.
Tasso di contribuzione: indica il quantum disponibile su ogni euro di ricavo che va a copertura dei costi di struttura, ossia quanto del ricavo riesce a coprire i costi di struttura ed è dato da: 1 - Cu \P.
Profitto in funzione del reddito: è dato dal prodotto tra la differenza dei ricavi e ricavo di equilibrio per il tasso di contribuzione. P(R) = TC (R - R|).
Cu: (5 x 0.5) + (7 x 0.25) + (8 x 0.25) = 6.25
P: (6 x 0.5) + (10 x 0.25) + (12 x 0.25) = 8.5
MC (di mix): P - Cu = 8.5 - 6.25 = 2.25
TC = 1 - Cu\P = 1 - 6.25\8.5 = 0.265
Q| (quantità di equilibrio) = CS \ MC = 3000 \ 2,25 = 1333,33
Q - Q| (unità di mix profittevoli) = 10000 - 1333.33 = 8666,66
R| = CS \ TC = 3000\0.265 = 11320.75
P(R) = TC (R - R|) = 0.265 (85000 - 11320.75) = 0.265 x 73679,25 = 19525,0012 —> R = P x Q = (5000x6) + (2500x10) + (2500x3000) = 85000
Si potrebbe pensare che se c’è profitto l’azienda è sana ma questo non ha alcun fondamento logico, questo perché ad esempio l’azienda in un dato esercizio potrebbe creare profitto mediante la vendita di asset, quali ad esempio capannoni industriali. Questa vendita contribuirà alla creazione momentanea di profitto che come ben capiamo non potrà essere perpetrata nel tempo, ma non contribuirà alla creazione di valore. È la creazione del valore a conferire all’azienda il vantaggio competitivo, il profitto altro non è che una conseguenza della creazione di valore.
Uno dei dati più rilevanti da analizzare al fine di definire lo stato di salute dell’azienda è senza dubbio il tasso di contribuzione, il quale ci dice come l’azienda gestisce la propria attività con particolare riguardo ai rapporti che intercorrono con i propri negoziati (fornitori ecc.) e come sono determinati i ricavi. Questo indice tendendo da 0 ad 1, essendo 0.26 nel caso dapprima analizzato ci fa capire come questa impresa, nonostante riesca a creare profitto, effettivamente non sfrutta al massimo le proprie capacità. Questo lo si può capire perché il tasso di contribuzione ha una relazione direttamente proporzionale con il profitto, pertanto ad un tasso di contribuzione basso corrisponderà certamente un profitto basso, o quantomeno se quest’ultimo possa comunque sembrare cospicuo dobbiamo considerare che essendo basso il TC, il profitto può incrementare producendo risultati migliori.
Nel caso preso in considerazione, analizzando il margine di contribuzione dei singoli prodotti è:
MC(A) = 1
MC(B) = 3
MC(C) = 4
Pertanto quello che frutta maggiormente in questo caso è il prodotto C. Ma questo non significa che è opportuno investire tutto su quel prodotto, questo perché l’analisi va fatta in stretta relazione al ciclo di vita del prodotto stesso. Infatti il prodotto ha una fase di avviamento del mercato, una fase di consolidamento fino ad arrivare ad un momento di maturità del prodotto e il conseguente declino del prodotto. Pertanto in merito al prodotto “A” occorre fare la seguente analisi e verificare se esso sia in fase di lancio (in quel caso si è disposti a tenerlo in quanto una volta affermatosi sul mercato, aumentando il prezzo il MC aumenterà anch’esso). Se invece il prodotto è in fase di declino allora si potrebbe pensare ad eliminarlo.
Avendo detto che tale azienda non sfrutta al massimo le proprie potenzialità significa che il profitto può essere aumentato. Essendo il profitto direttamente proporzionale al tasso di contribuzione (TC), significa che bisognerà agire sullo stesso, diminuendo i costi unitari o aumentando il prezzo. Per quanto riguarda l’aumento del prezzo bisogna tener conto del ciclo di vita del prodotto, mentre per quanto riguarda la diminuzione dei costi unitari bisogna gestire meglio i rapporti con i negoziati, quali ad esempio i fornitori. In tal caso si configurano due possibilità, ossia trovare fornitori che offrono un servizio di par
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Economia Gestione Imprese - esercitazioni
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