Concetti Chiave
- Il mercantilismo sostiene che la ricchezza di una nazione è determinata dall'oro e dall'argento, mentre la fisiocrazia si concentra sulla produzione agricola come fonte di ricchezza.
- Il ciclo del capitale secondo Marx si basa su denaro-merce-denaro, generando un plus valore che deriva dal lavoro non retribuito del salariato.
- Gli investimenti capitalisti si orientano maggiormente verso le strutture aziendali, portando a una concentrazione del capitale e alla formazione di monopoli.
- Marx sostiene che la crisi del capitalismo è un processo dialettico che prepara il terreno per una rivoluzione comunista, che abolirà la proprietà privata.
- La rivoluzione comunista si distingue per la sua abolizione della proprietà privata e l'instaurazione di una dittatura del proletariato, in cui i mezzi di produzione sono socializzati.
Quali sono i principi del mercantilismo e della fisiocrazia?
Il mercantilismo si basa su due principi: la ricchezza di una nazione corrisponde all’oro ed all’argento che circolano; se l’economia è lasciata libera di operare essa va male. La fisiocrazia è una nuova teoria economica, secondo cui la ricchezza di una nazione corrisponde alla produzione agricola e l’economia che viene lasciata agire da sola procede bene, non necessita l’intervento dello stato. Questa teoria precede il liberismo (Smith), in cui la ricchezza della nazione corrisponde al lavoro umano e secondo cui l’economia funziona solo se è lasciata in totale libertà, anche se segue un fine egoistico, dunque promuove il libero mercato.
Il ciclo del capitale e il plus valore
Nel sistema capitalistico il ciclo non è merce – denaro – merce, ma è denaro – merce – denaro: questo aumento del denaro è definito “plus valore”. Secondo Marx l’origine del plus valore viene nel momento della produzione perché il capitalista truffa il salariato: costui non possiede mezzi di produzione, ma possiede il lavoro, che vende al capitalista, ma riceve in cambio un salario di valore inferiore rispetto al suo lavoro. Il plus valore è il lavoro non retribuito.
Il profitto discende dal plus valore, ma parte del plus valore è reinvestito nell’impresa. Il capitalista per accrescere il plus valore aumenta la giornata lavorativa (il tempo), ma ci sono dei limiti fisiologici. Allora decide di aumentare la produttività (in un’ora invece di 1 kg di prodotto, ne fa 2), perciò interviene la necessità di nuovi strumenti di lavoro.
Investimenti e concentrazione del capitale
Gli investimenti del capitalista sono di due tipi: nelle strutture dell’impresa o nel pagare i salari. In percentuale chi investe in strutture aumenta, per via del progresso tecnologico, rispetto a chi paga i salari. Ma chi trae guadagno è chi paga, poiché chi investe, aumentando gli investimenti fa diminuire il plus valore, quindi anche il guadagno.
Il capitalista inizia divorando altri capitalisti. Si passa da tante piccole imprese, a poche grandi imprese, perciò si tende a concentrate, al monopolio. Il capitalista determina anche la politica imperialista degli stati.
La crisi del capitalismo e la rivoluzione comunista
Secondo Marx tutto ciò che porta alla crisi del capitalismo è proprio il modo in cui è strutturato e questo autoannientamento è un processo dialettico, che crea le premesse per la rivoluzione comunista: il cambiamento di struttura avviene in modo violento, rivoluzionario. La rivoluzione comunista è diversa dalle precedenti perché non muta la proprietà privata, ma la abolisce. (Per esempio con la rivoluzione francese si passa da un possesso feudale ad uno borghese.) I mezzi di produzione sono socializzati: non c’è più il capitalista, né il plus valore, né lo sfruttamento. La rivoluzione comunista porta all’abbattimento dello stato borghese e di tutte le sue forme istituzionali. Secondo Marx il sistema democratico è una sovrastruttura del sistema economico capitalistico, perciò alla fine del processo lo stato scomparirà (ciò era sostenuto anche dagli anarchici, ma costoro lo volevano attuare subito e con metodi propri, come attentati), ma prima ci sarà una fase intermedia, detta “dittatura del proletariato”, ovvero la dittatura della maggioranza, degli oppressi, sulla minoranza, sui capitalisti. Le forme concrete sono:
- la sostituzione di eserciti armati con operai armati;
- la soppressione del parlamentarismo, sostituito da consigli di delegati (soviet) eletti a suffragio universale, revocabili in ogni momento, con uno stipendio pari a quello degli salariati (come nella comune di Parigi);
- lo stesso stipendio dei salariati va ad ogni carica pubblica.
Domande da interrogazione
- Quali sono le differenze principali tra mercantilismo e fisiocrazia?
- Come si genera il plus valore nel sistema capitalistico secondo Marx?
- Qual è l'effetto degli investimenti nelle strutture rispetto ai salari nel capitalismo?
- Come si sviluppa la concentrazione del capitale nel capitalismo?
- Qual è il ruolo della "dittatura del proletariato" nella rivoluzione comunista?
Il mercantilismo sostiene che la ricchezza di una nazione si misura in oro e argento e richiede un intervento statale, mentre la fisiocrazia afferma che la ricchezza deriva dalla produzione agricola e che l'economia prospera senza interventi statali.
Il plus valore si genera quando il capitalista paga il salariato con un salario inferiore al valore del lavoro fornito, creando così lavoro non retribuito, che rappresenta l'origine del profitto.
Gli investimenti nelle strutture aumentano a causa del progresso tecnologico, ma chi paga i salari trae maggior guadagno, poiché un aumento degli investimenti può ridurre il plus valore e quindi il profitto.
La concentrazione del capitale avviene quando i capitalisti più forti assorbono le piccole imprese, portando a un monopolio e influenzando anche la politica imperialista degli stati.
La "dittatura del proletariato" è una fase intermedia in cui gli oppressi esercitano il potere sulla minoranza capitalista, abolendo la proprietà privata e socializzando i mezzi di produzione, prima della scomparsa dello stato.