E-learning 2.0 - Oltre i confini dell’apprendimento
Indice generale
Introduzione.................................................................................................................3
Capitolo 1
L’E-learning incontra il Web 2.0...........................................................................6
1- E-learning: l’approccio formale........................................................................6
1.1 Storia della formazione a distanza...........................................................8
1.2 – Le teorie di base dell’apprendimento..................................................13
1.3 – E-learning: le soluzioni principali.........................................................16
1.4 – Le modalità erogative: cosa ha offerto finora la tecnologia.........18
2. Il Web 2.0, internet degli utenti......................................................................27
2.1 – Web 2.0, nascita di una rivoluzione.....................................................27
2.2 – Web 2.0, a che punto siamo?.................................................................32
3 - E-learning: l’approccio informale.................................................................39
3.1 – E-learning 2.0 – Il volto informale dell’apprendimento..................40
Capitolo 2
Dal Virtual learning environment al Personal learning environment........................................................................44
1. VLE, le proprietà del paradigma dominante..............................................44
1.1 Limitazioni dei VLE......................................................................................45
1.2 - I punti di forza...........................................................................................47
2. PLE, un modello alternativo............................................................................48
2.1 Verso una definizione.................................................................................48
2.2 - E-learning: due visioni a confronto.......................................................53
2.3 - PLE, tanti strumenti, unico fine: collaborare......................................55
2 – I motivi di una lenta transizione..................................................................57
2.1 - PLE, l’apprendimento del futuro?..........................................................58
2.2 – I vantaggi dell’uso dei PLE......................................................................59
3. PLE, estensione dell’e-portfolio......................................................................61
3.1 – Definizioni a confronto...........................................................................61
3.2 – L’impatto dell’e-portfolio sull’apprendimento..................................63
- 1 -
E-learning 2.0 - Oltre i confini dell’apprendimento
Capitolo 3
Un case history paradigmatico: LTEver.........................................................65
1 – LTEver, apprendere “per sempre”................................................................65
1.1 Introduzione.................................................................................................65
1.2 LTEver, apprendere “per sempre”.............................................................66
1.3 Elgg, creare, collegare, scoprire................................................................68
1.4 Gli strumenti di LTEver................................................................................71
2 – LTEver, analisi di utilizzo.................................................................................79
2.1 Introduzione.................................................................................................79
2.2 Il questionario...............................................................................................80
2.3 Commento sui risultati...............................................................................80
3 - Prospettive di sviluppo: dove sta andando LTEver.................................83
4 - Conclusioni..........................................................................................................85
Bibliografia.................................................................................................................87
- 2 -
E-learning 2.0 - Oltre i confini dell’apprendimento
Introduzione
Il fenomeno e-learning è diffuso nel panorama della formazione a distanza da circa un decennio. Il termine e-learning evoca subito qualcosa inerente all’elettronico (dalla “e” posta innanzi al termine learning), e così è. L’e-learning nasce per integrare o sostituire la formazione in presenza in diversi ambiti sociali: dalle aziende, alle università, alle scuole.
La concezione di e-learning, diremo qui, di “prima generazione” prevede schemi fissi, dei software opportunamente configurati (piattaforme LMS), che permettono la fruizione di contenuti didattici da parte degli utenti finali. Tale fruizione avviene, in un primo momento, tramite l’ausilio di supporti informatici (cd-rom, floppy disk) per poi adattarsi alla rete Internet. È stata proprio Internet a dare un impulso grande, e soprattutto inaspettato, all’e-learning.
La rete delle reti ha, a distanza di qualche anno, quasi del tutto soppiantato i supporti “locali”, andando a costituire il mezzo di maggiore impiego alla somministrazione della formazione in formato digitale.
A questa realtà, ormai affermata, si è affiancata la naturale evoluzione di Internet. Si è passati dall’internet statico, all’internet dinamico. Dal Web 1.0 al Web 2.0. In altre parole, si è passati dalla centralizzazione delle informazioni alla decentralizzazione e dislocazione delle conoscenze, non sono più distribuite dall’alto, ma create e fruite dal basso, in modo orizzontale. Sono sotto gli occhi di tutti i siti che propongono le “live news”, informazioni in tempo reale, ai quali si aggiungono la miriade di blog (stimati ad oggi in circa 71 milioni) che sono sparsi nell’universo di bit che formano il World Wide Web. I blog hanno fatto da testa di ponte per la diffusione capillare del Web 2.0, l’internet creato dagli utenti stessi.
L’e-learning non poteva certo essere immune al nuovo fenomeno Web 2.0 e ne ha tratto gli aspetti migliori, a nostro avviso, consentendo agli studenti di abbandonare la vecchia veste di utenti ai quali venivano impartite, calate dall’alto, informazioni, per assumere la nuova posizione di conversatori, di persone che interagiscono fra loro, creando cultura, scambiando cultura. Il tutto utilizzando i nuovi strumenti che il Web 2.0 mette a disposizione: blog, podcast, social bookmarking, media sharing aggiunti e integrati alle chat, ai forum, all’e-mail preesistenti.
Si sta assistendo, in sintesi, ad una graduale e inesorabile migrazione dalla formazione di tipo statico a quella con caratteristiche dinamiche, dagli spazi virtuali “chiusi” di apprendimento a quelli comuni. In altri termini, si stanno abbandonando le soluzioni software (piattaforme) tipiche dell’e-learning di prima generazione per abbracciare la filosofia degli spazi personali di apprendimento, i quali non si limitano alla durata di un corso, ma si propongono di accompagnare lo studente anche dopo la fase formale e circoscritta di apprendimento, nell’ottica tanto auspicata di lifelong learning.
Questo lavoro mira proprio ad analizzare questo fenomeno di transizione, partendo da una precisa analisi della storia che l’e-learning ha vissuto in questi anni con brevi cenni all’evoluzione delle teorie sull’apprendimento, fino a descrivere il successo del fenomeno mediatico del Web 2.0 e di come esso abbia fortemente influenzato l’e-learning degli ultimi anni.
Dopo la prima fase descrittiva, verrà proposto un case study, prendendo in esame il progetto nato da un anno nell’ambito del Laboratorio di Tecnologie dell’Educazione dell’Università degli Studi di Firenze: “LTEver”, l’ambiente di apprendimento personale o learning landscape della community LTE. Ne illustreremo la nascita, l’evoluzione, i pregi e l’utilità che tale strumento ha assunto nell’ambito della comunità virtuale che si è creata intorno ad esso.
- 5 -
E-learning 2.0 - Oltre i confini dell’apprendimento
Capitolo 1
L’E-learning incontra il Web 2.0
1- E-learning: l’approccio formale
Dare una definizione univoca di e-learning è molto difficoltoso. La complessità e le varianti che caratterizzano le esperienze sviluppate per fornire e-learning fanno sì che non ci si possa focalizzare su una descrizione condivisa e accreditata. Il termine e-learning viene usato spesso come sinonimo di altre locuzioni, alcune delle quali già note ed usate nello scorso decennio: on line learning, on line education (Harasim, 1990); computer mediated distance learning (Palloff e Pratt, 1999); web-based learning, web-based training – WBT (Oakes); distributed learning, distributed training (Resnick, 1996) e computer-assisted learning (Serjak, Curtis); on line resource based learning, networked collaborative learning – ORBL; computer-supported collaborative learning – NCL; CSCL (Ally in Anderson e Elloumi, 2004; Khan, 2004).
Nel 2004 l’osservatorio ANEE ha condotto un’indagine di mercato atta ad individuare elementi che permettessero di trovare una definizione esaustiva di e-learning. Analizzando le risposte, si è giunti a questa definizione:
«L’e-learning è una metodologia di insegnamento e apprendimento che coinvolge sia il prodotto sia il processo formativo. Per prodotto formativo si intende ogni tipologia di materiale o contenuto messo a disposizione in formato digitale attraverso supporti informatici o di rete. Per processo formativo si intende invece la gestione dell’intero iter didattico che coinvolge gli aspetti di erogazione, fruizione, interazione, valutazione. In questa dimensione il vero valore aggiunto dell’e-learning emerge nei servizi di assistenza e tutorship, nelle modalità di interazione sincrone e asincrone, di condivisione e collaborazione a livello di community (…)»
Più di tutte, la definizione che Ranieri (2005) dà all’e-learning ci sembra la più esaustiva e sintetica:
«(...) Insieme di metodologie e tecnologie che consentono di attuare percorsi di formazione a distanza, avvalendosi prevalentemente, anche se non esclusivamente, della rete».
Definito l’e-learning, prendiamo in esame due aspetti che lo connotano: l’aspetto formale e quello informale. Tale differenziazione ci verrà utile nel momento in cui andremo a porre le basi di questo nostro studio, presentare l’evoluzione che l’e-learning sta subendo. Dalle ricerche effettuate, abbiamo potuto constatare che l’e-learning di tipo informale sta lentamente sostituendo l’e-learning tradizionale; i recinti “tecnologici” (Buonaiuti, 2007) rappresentati dai tradizionali sistemi di somministrazione del sapere sono messi in discussione, lasciando ampio spazio all’apprendimento continuo (il lifelong learning) e all’apprendimento collaborativo. Alla luce di ciò, risulta evidente che l’approccio informale all’e-learning sta affiancando l’approccio formale, ponendo al centro sempre più il discente e sempre meno il docente o il corso stesso.
Per avere ben chiare le origini dell’e-learning, e per dare un quadro semplice ed esaustivo della storia delle origini dell’e-learning, non possiamo esimerci dal parlare della storia della formazione a distanza (FAD). Alla base delle più diffuse tecnologie moderne dell’e-learning di tipo formale ci sono tutte le teorie e i successi ed insuccessi storici che la formazione a distanza ha avuto, dalle origini tardo ottocentesche fino ai giorni nostri.
1 Osservatorio ANEE. (2004) pag. 12. - 7 -
E-learning 2.0 - Oltre i confini dell’apprendimento
1.1 Storia della formazione a distanza
In origine per FAD si intendevano i corsi per corrispondenza, poi vi è stato l’avvento dell’emissione televisiva fino alle più attuali e complesse modalità erogative di tipo satellitare, per culminare nella formazione supportata ed erogata attraverso le reti telematiche.
Affinché si possa parlare di un efficace sistema di formazione a distanza occorre che si realizzino diverse condizioni. Calvani (2005, p. 28) le individua in:
«Separazione fisica tra insegnante e studente e lo svincolo dell’attività formativa dalla contemporaneità rispetto all’erogazione; un’organizzazione didattica strutturata (che la contraddistingue dallo studio individuale); presenza di una tecnologia per collegare l’insegnante e il discente (carattere mediato della comunicazione); impiego sistematico di formazione remota, virtuale e vicaria; disponibilità di una comunicazione a due vie; una forma industrializzata di istruzione; esplicitezza formale circa criteri e regole di studio».
I vari autori che hanno analizzato nel tempo l’evolversi della Formazione a distanza concordano sul fatto che, in sostanza, la FAD è condizionata dallo sviluppo tecnologico, che avrebbe favorito l’evoluzione delle metodologie di erogazione dei contenuti. Accanto all’innovazione tecnologica viaggiano ovviamente anche fattori di tipo culturale, storico ed economico.
E-learning 2.0 - Oltre i confini dell’apprendimento
Lo sviluppo storico della FAD è articolato in tre generazioni.
FAD di prima generazione. Si basa sulla corrispondenza scritta. È il sistema postale a fare da traino alla FAD di prima generazione. Nella prima metà dell’Ottocento inizia quindi a diffondersi, partendo da Londra fino a raggiungere tutto il resto del mondo, la didattica per corrispondenza. La diffusione è incoraggiata anche dallo sviluppo sempre crescente delle vie di trasporto, marittimo, ferroviario e stradale.
Il primo corso per corrispondenza è erogato dall’inventore della stenografia, Isaac Pitman, il quale spedisce a privati dispense su come imparare il suo metodo di scrittura. L’operazione ebbe un successo tale da far nascere la Phonographic Correspondence Society con lo scopo di diffondere e distribuire gratuitamente l’insegnamento della stenografia.
Questi tipi di corsi hanno la caratteristica di essere erogati ad utenti privati, i quali possono avere bisogno di un’istruzione specialistica non rintracciabile in un normale corso di studi. Come detto in precedenza, i corsi per corrispondenza sono composti da materiali cartacei che vengono spediti agli studenti. In questi materiali ritroviamo delle dispense teoriche e dei test da dover svolgere al termine dello studio. Questi test verranno poi rispediti al mittente il quale valuterà l’operato e deciderà in base ai risultati se attribuire un eventuale attestato di partecipazione.
Si tratta quindi di uno studio che esula totalmente da ogni rapporto di comunicazione docente-discente e da ogni forma di collaborazione discente-discente.
La storia della FAD di prima generazione prosegue fra successi ed insuccessi dalla metà dell’Ottocento fino agli anni Venti e Trenta del Novecento, anni nei quali inizia ad imporsi prepotentemente un nuovo media, la radio.
La radio permetterà di sostituire i supporti cartacei e di velocizzare la trasmissione delle lezioni, ma, come del resto la corrispondenza, avrà lo stesso limite: la mancanza di comunicazione fra discenti.
Il ruolo dell’Italia nella FAD di prima generazione è piuttosto modesto; i due conflitti mondiali, e prima ancora l’analfabetismo diffuso, hanno sempre creato dei freni all’istruzione tradizionale e così è stato anche per l’istruzione a distanza.
Tuttavia, da privilegio dei pochi, i corsi per corrispondenza nel nostro paese prendono piede dal secondo dopoguerra in poi, anni nei quali si registrò in tutta Italia una rinascita che coinvolse anche l’istruzione.
Scuola Radio Elettra, un istituto privato torinese, è stata la prima realtà in Italia ad erogare corsi di formazione professionale a distanza a partire dal 1951.
FAD di seconda generazione: si basa su un’infrastruttura massmediale più complessa, prevalentemente la televisione.
È durante gli anni Sessanta – Settanta che l’istruzione a distanza riesce ad imporsi soprattutto grazie alla televisione, che, grazie ai supporti di tipo audio-visivo, riesce a coinvolgere maggiormente lo studente, impegnando più centri sensoriali allo stesso tempo, catalizzando e catturando l’attenzione in modo maggiore e più a fondo. La partecipazione forzata di più sensi favorisce maggiore attenzione e quindi maggiore profitto nell’apprendimento.
Le prime sperimentazioni di formazione attraverso la TV partono negli Stati Uniti negli anni Quaranta. Dieci anni più tardi seguirà la strada l’Inghilterra, dove la TV pubblica BBC stabilirà la propria mission aziendale “Istruire, informare, intrattenere”.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
E-learning 2.0
Il fenomeno e-learning è diffuso nel panorama della formazione a distanza da circa un decennio. Il termine e-learning evoca subito qualcosa inerente all’elettronico (dalla “e” posta innanzi al termine learning), e così è. L’electronic learning nasce per integrare o sostituire la formazione in presenza in diversi ambiti sociali: dalle aziende, alle università, alle scuole. La concezione di e-learning, diremo qui, di “prima generazione” prevede schemi fissi, dei software opportunamente configurati (piattaforme LMS), che permettono la fruizione di contenuti didattici da parte degli utenti finali. Tale fruizione avviene, in un primo momento, tramite l’ausilio di supporti informatici (cd-rom, floppy disk) per poi adattarsi alla rete Internet. È stata proprio Internet a dare un impulso grande, e soprattutto inaspettato, all’e-learning.
Questa tesi partecipa al concorso "Condividi la tua tesi e vinci tre Apple iPhone 3G".
La rete delle reti ha, a distanza di qualche anno, quasi del tutto soppiantato i supporti “locali”, andando a costituire il mezzo di maggiore impiego alla somministrazione della formazione in formato digitale.
A questa realtà, ormai affermata, si è affiancata la naturale evoluzione di Internet. Si è passati dall’internet statico, all’internet dinamico. Dal Web 1.0 al Web 2.0. In altre parole, si è passati dalla centralizzazione delle informazioni alla decentralizzazione e dilocazione delle conoscenze, non sono più distribuite dall’alto, ma create e fruite dal basso, in modo orizzontale. Sono sotto gli occhi di tutti i siti che propongono le “live news”, informazioni in tempo reale, ai quali si aggiungono la miriade di blog (stimato ad oggi in circa 71 milioni) che sono sparsi nell’universo di bit che formano il World Wide Web. I blog hanno fatto da testa di ponte per la diffusione capillare del Web 2.0, l’internet creato dagli utenti stessi.
L’e-learning non poteva certo essere immune al nuovo fenomeno Web 2.0 e ne ha tratto gli aspetti migliori, a nostro avviso, consentendo agli studenti di abbandonare la vecchia veste di utenti ai quali venivano impartite, calate dall’alto, informazioni, per assumere la nuova posizione di conversatori, di persone che interagiscono fra loro, creando cultura, scambiando cultura. Il tutto utilizzando i nuovi strumenti che il Web 2.0 mette a disposizione: blog, podcast, social bookmarking, media sharing aggiunti e integrati alle chat, ai forum, all’e-mail preesistenti.
Si sta assistendo, in sintesi, ad una graduale e inesorabile migrazione dalla formazione di tipo statico a quella con caratteristiche dinamiche, dagli spazi virtuali “chiusi” di apprendimento a quelli comuni. In altri termini, si stanno abbandonando le soluzioni software (piattaforme) tipiche dell’elearning di prima generazione per abbracciare la filosofia degli spazi personali di apprendimento, i quali non si limitano alla durata di un corso, ma si propongono di accompagnare lo studente anche dopo la fase formale e circoscritta di apprendimento, nell’ottica tanto auspicata di lifelong learning.
Questo lavoro mira proprio ad analizzare questo fenomeno di transizione, partendo da una precisa analisi della storia che l’e-learning ha vissuto in questi anni con brevi cenni all’evoluzione delle teorie sull’apprendimento, fino a descrivere il successo del fenomeno mediatico del Web 2.0 e di come esso abbia fortemente influenzato l’e-learning degli ultimi anni. Dopo la prima fase descrittiva, verrà proposto un case study, prendendo in esame il progetto nato da un anno nell’ambito del Laboratorio di Tecnologie dell’Educazione dell’Università degli Studi di Firenze: “LTEver”, l’ambiente di apprendimento personale o learning landscape della community LTE. Ne illustreremo la nascita, l’evoluzione, i pregi e l’utilità che tale strumento ha assunto nell’ambito della comunità virtuale che si è creata intorno ad esso.
Indice generale
- Introduzione
- Capitolo 1 L’E-learning incontra il Web 2.0
- 1- E-learning: l’approccio formale
- 1.1 Storia della formazione a distanza
- 1.2 – Le teorie di base dell’apprendimento
- 1.3 – E-learning: le soluzioni principali
- 1.4 – Le modalità erogative: cosa ha offerto finora la tecnologia
- 2. Il Web 2.0, internet degli utenti
- 2.1 – Web 2.0, nascita di una rivoluzione
- 2.2 – Web 2.0, a che punto siamo?
- 3 - E-learning: l’approccio informale
- 3.1 – E-learning 2.0 – Il volto informale dell’apprendimento
- Capitolo 2 Dal Virtual learning environment al Personal learning environment
- 1. VLE, le proprietà del paradigma dominante
- 1.1 Limitazioni dei VLE
- 1.2 - I punti di forza
- 2. PLE, un modello alternativo
- 2.1 Verso una definizione
- 2.2 - E-learning: due visioni a confronto
- 2.3 - PLE, tanti strumenti, unico fine: collaborare
- 2 – I motivi di una lenta transizione
- 2.1 - PLE, l’apprendimento del futuro?
- 2.2 – I vantaggi dell’uso dei PLE
- 3. PLE, estensione dell’e-portfolio
- 3.1 – Definizioni a confronto
- 3.2 – L’impatto dell’e-portfolio sull’apprendimento
- Capitolo 3 Un case history paradigmatico: LTEver
- 1 – LTEver, apprendere “per sempre"
- 1.1 introduzione
- 1.2 LTEver, apprendere “per sempre
- 1.3 Elgg, creare, collegare, scoprire
- 1.4 Gli strumenti di LTEver
- 2 – LTEver, analisi di utilizzo
- 2.1 Introduzione
- 2.2 Il questionario
- 2.3 Commento sui risultati
- 3 - Prospettive di sviluppo: dove sta andando LTEver
- 4 - Conclusioni
Bibliografia
- Ally M. (2004), Foundations of Educational Theory for On line Learning, citato in Anderson T., Elloumi F. (a cura di), pagg. 3-31.
- Anderson T., Elloumi F. (a cura di, 2004), Theory and Practice of On line Learning, Athabasca University. In Internet:
- ANEE (2005), E-learning in Italia: una strategia per l’innovazione, Apogeo, Milano.
- Attwell G. (2006), Personal Learning Environments, in “The Wales Wide Web”, giugno 2006. In Internet: http://www. knownet.com/writing/weblogs/Graham_Attwell/entries/652 1819364 .
- Barret H., Carney J. (2005), Conflicting Paradigms and Computing Purposes in Electronic Portfolio Development . In Internet: http://electronicportfolios.org/portfolios/LEA Journal-BarrettCarney.pdf
- Blackhall L. (2005), Die LMS die! You too PLE!, in “Teach and Learn on line”, novembre 2005. In Internet: http://teachandlearnonline.blogspot.com/2005/11/die-lmsdie- you-too-ple.html
- Buonaiuti G. (a cura di) (2002), E-learning 2.0. Il futuro dell’apprendimento in rete, tra formale e informale, Erickson, Trento.
- Calvani A. (2005), Rete, comunità e conoscenza. Costruire e gestire dinamiche collaborative, Erickson, Trento.
- Calvani A., Buonaiuti G., Fini A., Ranieri M. (2007), Personal Learning Environment: una chiave di volta per il Lifelong Learning? , in “Atti del IV congresso Sie-l”, EUM, Macerata.
- CEDEFOF (2000), Glossary, in “Making Learning Visible”, Cedefop, Thessaloniki.
- Colazzo L., Molinari A. (2007), Dai tradizionali LMS ai sistemi di Comunità Virtuali, in “Journal of e-Learning and Knowledge Society”, n. 2.
- Downes S. (2005), E-learning 2.0, in “eLearn Magazine”, 17 ottobre 2005. In Internet: http://elearnmag.org/subpage. cfm?section=articles&article=29-1.
- Eletti V. (2002), Che cos’è l’e-learning, Carocci, Roma. Fini A. (2006), Come integrare Moodle ed Elgg, in “Form@re”. In Internet: http://www.formare.erickson.it /archivio/ottobre_06/1_FINI.html.
- Fini A., Vanni L. (2004), Learning Objects e metadati, in “I quaderni di Form@re”, n. 2, Erickson, Trento.
- Frungito R. (a cura di) (2002), La rete della didattica, Pensa Multimedia, Lecce.
- Good R. (2006), Electronic Portfolios: What Are They?, in “Robin Good Master New Media”. In Internet: http://www.masternewmedia.org/news/2006/03/10/electroni c_portfolios_what_are_they.htm .
- Harasim L. (1990), On line education: Perspectives on a new environment, Praeger, New York.
- Khan B. (2004), E-learning: progettazione e gestione, Erickson, Trento.
- Love, D., McKean, G., Gathercoal, P. (2004). Portfolios to Webfolios and Beyond: Levels of Maturation, in Educase Quarterly, vol. 27, n. 2. In Internet: http://www. educause.edu/pub/eq/eqm04/eqm0423.asp?print=yes.
- Lubesky R. (2006), The present and future of Personal Learning Environments (PLE). In Internet: http://members. optusnet.com.au/rlubensky/2006/12/present-and-future-ofpersonal- learning.html
- Manganello F. (2007), ePortfolio: riflessioni e spunti operativi , in “Atti del IV congresso Sie-l”, EUM, Macerata.
- Mason R. (1998), Models of on line courses, in “ALN Magazine”, n. 2. In Internet: http://www.aln.org/ publications/magazine/v2n2/mason.asp.
- Mason R. (2002), Review of E-learning for education and training, Paper presentato alla “Networked Learning Conference”, 2002. In Internet: http://www.shef.ac.uk/ nlc2002/proceedings/symp/02.htm#02a.
- O’Reilly T. (2005), What Is the Web 2.0. Design Patterns and Business Models for the Next Generation of Software. In Internet: http://www.oreillynet.com/pub/a/oreilly/tim/news/ 2005/09/03/what-is-web-20.html?page=1.
- Palloff R.M. E Pratt K. (1999), Building learning communities in cyberspace: Effective strategies for on line classroom, Jossey-Bass, San Francisco, CA. Ranieri M. (2005), E-learning: modelli e strategie didattiche, Erickson, Trento.
- Resnick M. (1996), Distribuited constructionism, Proceeding for International Conference on the Learning Science, Association for the Advancement of Computing Education, Northwestern University, luglio.
- Tosh D., Werdmuller B. (2004), Creation of a learning landscape: weblogging and social networking in the context of e-portfolios. In Internet: http://elgg.net/ bwerdmuller/files/61/179/Learning_landscape.pdf.
- Trentin G. (2004), Apprendimento in rete e condivisione delle conoscenze. Ruolo, dinamiche e tecnologie delle comunità professionali on line, Franco Angeli, Milano.
- Valentini E. (2007), Università virtuali “cadute dalla rete”. Analisi di fallimenti nel contesto internazionale, in “Atti del IV congresso Sie-l”, EUM, Macerata.
- Wilson S. (2005), Future VLE – The Visual Vision. In Internet: http://www.cetis.ac.uk/members/scott/blogview? entry=20050125170206, 25 gennaio 2005.
- Wilson S. (et al) (2007), Personal Learning Environment e sistemi educativi: una sfida al modello dominante, in “Journal of e-Learning and Knowledge Society”, n. 2.
 Scarica la tesi: E-learning 2.0
Il sito dell'autore: http://www.giulianoromano.it/