Ascolta
00:00 00:00

Concetti Chiave

  • Duns Scoto si distacca dalle concezioni greche, affermando che le essenze esistono nell'intelletto divino come frutto della libera volontà di Dio.
  • La volontà divina è razionale e buona; le cose non acquisiscono bontà per il volere divino, ma Dio le desidera perché intrinsecamente buone.
  • Le essenze delle cose create sono indifferenti a caratteri universali o individuali, consentendo loro di essere sia realizzate in individui specifici sia concepite come universali.
  • Il principio d'individuazione, definito ecceità, è un'entità che determina l'individualità, distinto da forma e materia, che non possono spiegare da sole l'individualità.
  • Nello scotismo, materia e forma sono entità separate, unite dall'ecceità, contrariamente al tomismo, dove l'individuo è costituito dalla loro unione.

Duns Scoto e il rapporto con Dio?

Un punto su cui Duns Scoto si scosta radicalmente dalle concezioni di origine greca ritornate in Occidente con gli arabi (e, in questo caso, soprattutto con Avicenna) è il rapporto delle essenze con Dio. Nell'intelletto divino si trovano bensì le idee di tutte le cose create, ma vi si trovano in quanto prodotte dalla libera volontà divina.

La volontà divina e le essenze

La volontà di Dio è libera, non perché voglia arbitrariamente: essa, anzi, vuole solo secondo razionalità e bontà; e le cose non sono buone e razionali perché Dio le vuole, ma viceversa. Tuttavia quelle possibilità determinate di essere, che sono le idee, non sussistono indipendentemente dalla volontà di Dio, come qualcosa che Dio debba riconoscere e tra cui possa solo scegliere, ma sussistono (sia pure ab aeterno) solo in conseguenza della sua volontà.

Natura e principio d'individuazione

Le essenze così prodotte costituiscono le nature delle cose create. Tali nature o essenze, per Scoto, non sono di per sé né universali né individuali, bensì indifferenti a entrambi i caratteri. Esse, cioè, si prestano, sia ad essere realizzate in un individuo particolare, sia ad essere "astratte" dal nostro intelletto come "universali", o termini che si predicano di molti soggetti. Ad esempio la natura "uomo" da un lato si individua in Socrate, in Platone ecc., ma dall'altro, nell'intelletto, diventa il concetto "uomo" in generale, che si può predicare di Socrate e di Platone.

Ma che cosa fa sì che, nell'esistenza, la natura assuma un modo d'essere individualizzato, e cioè l'uomo sia questo particolare uomo? In altri termini, qual è il principio d'individuazione?

Il concetto di ecceità

Secondo Duns questo principio non è la forma, perché la forma "uomo" non è più individuale che universale o viceversa; e neppure è la materia, perché la materia, anche se intesa quale "materia signata" (come in Tommaso) può distinguere le cose solo quantitativamente. Il principio d'individuazione dev'essere dunque un principio a sé, un' "entità" la cui funzione è precisamente di far sì che una determinata cosa sia questa cosa (haec res), e che i discepoli di Duns chiamarono perciò "ecceità" (haecceitas).

Mentre dunque nel tomismo l'individuo esistente è costituito da due principi metafisici - materia e forma - che sussistono solo nella loro unione, nello scotismo materia e forma sono "entità" per sé, e ciò che le unisce in un individuo singolo è un terzo principio, l'haecceitas. Con l'ecceità viene in primo piano il momento dell'individualità, mentre per tutta la tradizione di lontana origine greca l'individualità restava subordinata a principi universali, e in particolare alla forma.

Studia con la mappa concettuale

Domande da interrogazione

  1. Qual è la visione di Duns Scoto sul rapporto tra essenze e volontà divina?
  2. Duns Scoto sostiene che le essenze delle cose create esistono nell'intelletto divino come idee prodotte dalla libera volontà di Dio, non come entità indipendenti da essa.

  3. Come si distingue la volontà divina secondo Duns Scoto?
  4. La volontà divina è libera non per arbitrio, ma perché agisce secondo razionalità e bontà; le cose sono buone e razionali in virtù della volontà divina, non viceversa.

  5. Qual è il principio d'individuazione secondo Duns Scoto?
  6. Duns Scoto identifica l'ecceità (haecceitas) come il principio d'individuazione, un'entità che consente a una cosa di essere questa cosa specifica, distinta da materia e forma.

  7. In che modo Duns Scoto differisce dal tomismo riguardo all'individualità?
  8. A differenza del tomismo, dove l'individuo è costituito da materia e forma unite, Duns Scoto considera materia e forma come entità separate, unite dall'ecceità, che enfatizza l'individualità.

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community