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Antica Grecia

Nell’antica Grecia ci furono due città, due comunità che rappresentano, con le loro istituzioni, il modello ai quali si ispireranno i legislatori ed i teorici politici dei secoli seguenti: Sparta ed Atene.

Sparta

Sparta rimane fedele agli ideali dell’antica costituzione aristocratico-gentilizia, fondata sull'ideale di una vita dedicata in tutto e per tutto alla polis: la polis comprende due gruppi etnici, gli iloti, che vengono mantenuti in stato di servitù della gleba e gli spartani, che devono essere educati a vivere per la polis: sin da fanciullo lo spartiate è sottratto alla famiglia e vive con i suoi coetanei, formandosi alla rigida disciplina di una vita collettiva, che ha come fine la formazione di un guerriero capace di sopportare ogni fatica, pronto a sacrificare la sua vita per la polis. Quasi nulla è concesso alla vita privata, individuale, esso non deve preoccuparsi per il suo sostentamento, perché gli iloti lavorano per lui. La sua quota di proprietà gli viene assegnata dalla comunità, non può disporne liberamente e non può svolgere alcun’altra attività di carattere commerciale o artigianale. Anche quando sarà sposato e avrà una famiglia, dovrà trascorrere la maggior parte del suo tempo con i suoi compagni.

Atene

Atene, dopo essersi affermata durante le guerre persiane, nel V secolo a.C., diventa la polis, culla della politica (da città, ‘’le cose della città’’) e soprattutto della demos, democrazia (da popolo). Se l'ideale della costituzione spartana è quello della stabilità, l'esperienza costituzionale di Atene si ispira, invece, al pieno e libero sviluppo della personalità umana, per dare possibilità di espressione alle nuove forze sociali, politiche, spirituali e culturali.

L’Atene antecedente la democrazia era governata da alcune famiglie aristocratiche che traevano il loro potere dal possesso di terre. Con la riforma di Clistene nel 508 a.C., riforma compiuta dall’alto (concessa), si ha una riorganizzazione del territorio, perciò il possesso di terre si scinde dal potere e l’aristocrazia si indebolisce. Nasce così un nuovo soggetto politico, il demos, che è colui che attraversa e abita tutti questi territori. L'assemblea popolare diventa la sede principale della legittimazione del potere (il più grande problema della politica).

Atene diventa così una grande potenza marittima, si crea un nuovo tessuto sociale all'interno della polis: armatori, commercianti ecc., persone che prima non contavano nulla all'interno della società, chiamati ora zeugiti; Atene diventa così, insieme all'epoca, dinamica, mobile e intraprendente, a differenza della nobiltà aristocratica che era ricca ma statica, perché la ricchezza non derivava dal lavoro ma dalla famiglia. Questi nuovi soggetti rivendicano un maggiore potere in ambito politico poiché sono loro a far funzionare l'economia della polis.

Le cariche principali, come per esempio lo stratega (misto tra carica civile e carica militare, l’aspetto militare è molto importante nell’antica Grecia, un buon cittadino è anche un soldato) e l’arconte (giudici), diventano elettive, senza vincoli di accesso. Con Pericle, oratore e militare ateniese, nel 458-57 a.C., oltre a diventare elettive, le cariche, portano ad un compenso giornaliero, la politica diventa un lavoro.

Problemi della democrazia ad Atene

Da qui nascono però i primi problemi e le prime contraddizioni della democrazia: i nuovi ricchi escludono le persone che ambiscono allo stesso successo, ostacolando la meritocrazia, assumendo dei demagoghi (oratori, retorici) per ammaliare e convincere le persone. Nasce così la demagogia in senso negativo, la demagogia infatti è la degenerazione della democrazia, la politica diventa solo retorica, solo propaganda. Con il tempo la sete di potere prevale sulla responsabilità, le persone al potere non sono più le migliori, ma le più ricche o le più furbe.

Una seconda contraddizione della democrazia è il contrasto tra la qualità (contenuto) e la quantità (potere dei tanti): una cosa non è giusta solo se la vogliono e la approvano tutti.

Risoluzioni delle contraddizioni

Per risolvere le contraddizioni della democrazia, alla parola democrazia vengono affiancati nuovi termini:

  • Eunomia  buon governo
  • Agatoi  al potere devono esserci i migliori, coloro che sanno guardare oltre il proprio interesse
  • Isegoria  uguaglianza nel diritto di parola, non per le donne
  • Isonomia  uguaglianza di fronte alla legge, non per le donne

Il luogo in cui si sviluppa maggiormente il confronto tra il popolo è la festività, solitamente le rappresentazioni teatrali. I tragediografi assumono un ruolo molto importante, poiché portano ad una discussione sulla politica: si riflette sul rapporto con quelli che sono considerati i nemici (i persiani), ci si riesce a definire meglio quando ci si confronta con gli altri piuttosto che quando ci si trova a vivere le proprie difficoltà da soli. I più grandi tragediografi dell'epoca sono Euripide, Sofocle ed Eschilo. Eschilo tratta della possibilità di conciliazione tra nomos e nell’Antigone giustizia divina, cosa che non succede di Sofocle: Antigone non può seppellire il fratello, perché considerato nemico della polis, ma decide di seppellirlo lo stesso per amore, attuando l’obiezione di coscienza.

Socrate

Socrate (470-399 a.C.) è stato uno dei più importanti ed influenti esponenti della tradizione filosofica occidentale. Attraversa il periodo d'oro di Atene, fino alla sua degenerazione, quando verrà condannato da un regime democratico degenerato. Socrate non scrisse niente del suo pensiero, le uniche fonti che ci arrivano sono state scritte da Platone, suo allievo; Socrate non scrisse poiché volle esaltare la testimonianza della verità, sia perché quest’ultima potrebbe essere trasformata, abbellita, e anche perché volle far sì che le persone ci arrivassero da sole attraverso il ragionamento, fondamentale per il filosofo. A proposito di verità, Socrate invita sempre alla ricerca, senza sfociare nel dogmatismo ed essendo sempre consapevoli di non essere mai arrivati alla piena conoscenza, ‘io so di non sapere’.

Sofisti

La maggior parte del pensiero socratico si basa sul dibattito fra Socrate ed i sofisti. L'indagine socratica è essenzialmente rivolta a risolvere criticamente le apparenti o false conoscenze, le conclusioni ben argomentate, come quelle dei sofisti, che della questione esaminata offrivano una soluzione solo apparentemente esauriente. Socrate propone invece una ricerca rivolta ad una conoscenza consapevole di se stessa, non ha importanza scoprire il concetto dell’universale, come avverrà poi per Platone, ma indagare e criticare la conoscenza.

La critica socratica si concentra sull’aspetto etico-politico dell'insegnamento dei sofisti; si sofferma particolarmente sui rapporti che intercorrono fra la virtù (conoscenza) e la politica (parte della virtù). Socrate si domanda che cosa sia la virtù, quali rapporti sussistano fra le singole virtù, se sono distinte oppure possono essere ricondotte ad un’unica virtù. Occorre poi, chiedersi cosa sia la politica, che rapporto sussista fra essa e la nuova conoscenza proposta dai sofisti: con queste domande Socrate solleva i dubbi e le perplessità di chi si crede sicuro delle sue convinzioni.

La conoscenza perseguita da Socrate non può essere conseguita con l'educazione proposta dai sofisti, che mira a dare all’allievo un’informazione quanto più vasta possibile su tutti gli argomenti, ma superficiale. A Socrate preme dimostrare che l’educazione proposta da esso reclama una conoscenza approfondita, compiuta, razionalmente critica, insomma una consapevole intellettualizzazione del sapere tradizionale, in cui il cittadino riscopre il sentimento etico-religioso, come il fondamento di ogni sua attività; la polis deve essere organizzata sul sapere competente, e quindi governata da competenti.

Una delle più forti polemiche nei confronti dei sofisti è quella riguardante la politica: essa non può essere ridotta alla retorica, all'arte di fare discorsi convincenti; essa, invece, proprio perchè riguarda la formazione dei cittadini, obbedienti alle leggi e pronti a sacrificarsi per il bene della città, non può disinteressarsi dei valori supremi del bene e del male, del giusto dell'ingiusto, del fine ultimo delle azioni degli uomini. La retorica non è altro che la tecnica dell'incantamento e del blandimento che, invece di essere esercitata sugli animali, viene usata con gli uomini. La politica deve essere concepita come una forma di conoscenza che consente non solamente di svolgere una determinata attività, ma anche di far buon uso di ciò che essa produce.

Il Protagora

I rapporti fra l'insegnamento dei sofisti, la politica e l'ideale socratico di virtù sono riproposti in un dialogo in cui Platone riferisce la discussione svoltasi fra Protagora (sofista) e Socrate. Protagora afferma che i giovani che seguono le sue lezioni debbano apprendere solamente ciò che è necessario, al fine di diventare ottimi cittadini, viene insegnata per ciò solo l'arte regia. Socrate invece si dichiara scettico circa la possibilità che una tale arte possa essere insegnata, come esempio riporta quanto avviene nell'assemblea dei cittadini ateniesi: se si tratta di costruire un edificio pubblico, o di deliberare la costruzione di navi, vengono chiamati solamente architetti o ingegneri navali, l'assemblea non tollera che prendano la parola persone incompetenti; ma quando nell'assemblea vengono discusse e deliberate questioni di politica generale, il consiglio, è dato in pari misura da chiunque si presenti, questo perché non bisogna essere educati alla politica, poiché essa non può essere insegnata.

Protagora ribatte allora affermando che gli dei, vedendo che gli uomini non riuscivano a istituire un governo, distribuirono ad ogni uomo la virtù della giustizia, del rispetto, grazie ad esse gli uomini diventano migliori, perfezionano la loro cognizione sul modo di organizzare la vita comune, e quindi le loro leggi e di istituzioni. A questa virtù vengono educati tutti gli uomini con premi, ammonizioni e punizioni, perciò nell’assemblea di tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro specifica professione e attività, sono in grado di esprimere il loro consiglio, di decidere con il loro voto. Per Socrate invece le virtù, che sono saggezza e giustizia, non sono possedute da tutti gli uomini; l'arte regia non può essere tramandata, si trova all'interno di noi: troviamo quindi una opposizione tra qualità e quantità, virtù e nozioni.

Le leggi

La missione di Socrate era quella di rendere i propri concittadini consapevoli della gravità e delle ragioni della crisi di Atene, in modo da sollecitare un profondo rinnovamento morale. La sua morale rappresentava indubbiamente un’innovazione radicale, per tanti aspetti rivoluzionaria, rispetto alle convinzioni, i principi, i valori della religiosità, del costume e della cultura tradizionali; allo stesso tempo Socrate era un conservatore della polis, delle sue leggi ed istituzioni, in quanto esprimevano quella convivenza umana che rendeva possibile la ricerca della verità. Le sue critiche nei confronti del demos, nell’ordinamento democratico ateniese, miravano a restaurare fra i suoi concittadini la coscienza della sovranità delle leggi.

Secondo la costituzione ateniese, infatti, il cittadino, al conseguimento della maggiore età, è libero, se non accetta le leggi della sua città, di andare in un'altra città per continuare altrove la sua vita; ma quando si sono accettate le leggi, quando si sono riconosciute per tutta la vita, perché congeniale alla nostra natura, non possiamo violarle, non possiamo sottrarci alla loro disposizione, perché così facendo noi distruggiamo le leggi e la città. Le leggi allo stesso tempo non sono delle divinità impassibili, perfette, con le quali non è possibile alcun colloquio: esse sono ispirate al principio del continuo perfezionamento, il cittadino ha la possibilità di mostrare i difetti delle leggi, di svolgere un’opera di convinzione affinché vengano emendate e migliorate.

La tesi centrale del suo insegnamento, basato sulla virtù e sulla conoscenza, è quella secondo la quale se si commette il male, lo si fa per ignoranza, sottolinea la necessità che anche la politica, in quanto parte della virtù, sia fondata su una conoscenza criticamente consapevole di se stessa; il senso del suo discorso etico-politico è che la democrazia deve essere concepita come il governo della ragione, governo di chi sa.

Condanna a Socrate

Socrate viene condannato a morte a causa della sua cattiva reputazione, soprattutto dovuta all’amicizia con Crizia e Alcibiade, suoi studenti considerati degenerati. Venne accusato di corrompere i giovani, a causa della maieutica, che portava a ragionare e quindi, probabilmente a far opporre i giovani ad un governo ingiusto; di non seguire le regole e di aver inventato una nuova divinità. La nuova divinità ‘’inventata’’ da Socrate è il cosiddetto daimon, una sorta di divinità, che può essere considerata una forma embrionale di coscienza, che abita nell’intimità dell’io e gli sconsiglia o consiglia determinate azioni.

A proposito del daimon:

  • Porta il filosofo a non seguire, in determinate occasioni, le regole, poiché il daimon prevale sul nomos, come successe ad Antigone  obiezione di coscienza. Il daimon può essere considerato quindi una sorta di legge naturale, etica, morale.
  • Porta il filosofo ad accettare la condanna a morte, rifiutando di scappare per il bene della polis, per insegnare e dimostrare ai propri concittadini che chi sacrifica il nomos a fin di bene è anche disposto a pagarne le conseguenze.
  • Attraverso il daimon, Socrate esalta l'uguaglianza: tutti, senza distinzioni, possiedono daimon, nel bene e nel male.

Platone

Platone (428-348 a.C.), allievo di Socrate, continua l'impostazione del maestro, approfondendola e radicalizzandola, Socrate si fermava alla ricerca, senza dogmatizzazione. A differenza del maestro, Platone scrisse molto, esponendo il suo pensiero tramite la voce di Socrate.

L’idea e la conoscenza

Platone contrappone l'idea a tutto ciò che contrasta con essa ovvero i fenomeni sensibili. Per Platone esiste un mondo delle idee, chiamato iperuranio, che è al di fuori e al di sopra del mondo sensibile; nell’iperuranio si trovano tutte le idee su cui poi si basano gli oggetti, i pensieri e tutto ciò che si trova nel mondo sensibile, che è quindi una copia di quello delle idee, plasmato ad immagine di quest’ultimo dalla divinità del demiurgo.

A proposito dei fenomeni sensibili troviamo il mito della caverna: gli uomini sono rinchiusi in una grotta obbligati a osservare delle ombre proiettate, che loro credono essere la realtà. Quando uno di questi uomini riesce a liberarsi e ad uscire dalla caverna inizialmente rimane accecato dalla luce del sole ma poi colpito ed entusiasta della vera realtà di cui non conosceva l'esistenza, rientrando nella caverna cerca di convincere gli altri uomini a liberarsi per scoprire la realtà, ma essi lo derideranno e denigreranno ritenendolo pericoloso. Le ombre rappresentano il mondo e i fenomeni sensibili, ciò che noi crediamo essere reale, ma la verità e il mondo delle idee è rappresentata dal mondo al di fuori della caverna; l'uomo che riesce a liberarsi che cerca di convincere gli uomini a scoprire la verità venendo così ritenuto pericoloso è rappresentato dal filosofo all'epoca di Platone.

La conoscenza, o gnoseologia, è un fattore che permette di progredire eticamente: a differenza di Socrate, c'è un legame tra etica e conoscenza, chi conosce di più è più etico, perciò può guidare gli altri, vedendo più lontano e salendo nella gerarchia sociale. Anche per Platone l'etica viene prima della politica.

La conoscenza dell’idea si raggiunge con l’anamnesi, l’atto di ricordare, poiché l'uomo ha conosciuto in passato l'idea, ora deve solo ricordarla per cercare di avvicinarsi ad essa il più possibile. Platone recupera quindi in qualche modo la maieutica di Socrate, ovvero tirare fuori ciò che già esiste dentro di noi, dialogando con noi stessi, ma a differenza di Socrate, chiarisce il fatto che ci sia una base di conoscenza un qualcosa da cui scaturisce tutto.

Ci sono persone, più pazienti e più sagge che conoscono meglio e che quindi possono guidare la polis, che Platone identifica nei filosofi. Platone per spiegare più chiaramente le sue idee, come abbiamo già visto, utilizza spesso il mito e in questo caso, per spiegare l’anamnesi troviamo il mito contenuto nel Fedro; spiega che in origine il corpo e l'anima erano separati; le anime procedevano in schiera seguendo gli dei. Le anime hanno conosciuto le idee ma non nella loro interezza, tra esse e l'idea c'è come una sorta di velo. Una volta avvenuta la metempsicosi, ovvero la reincarnazione nei loro corpi, le anime devono cercare di recuperare il ricordo dell’idea e avvicinarsi ad essa il più possibile.

I sofisti sono quel tipo di individui che si fermano alla superficie della conoscenza, ovvero la conoscenza sensibile, alla doxa (opinione).

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Scienze politiche e sociali SPS/02 Storia delle dottrine politiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher daniel.levy.5205 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle dottrine politiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof De Sanctis Alberto.
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