Prove domande esame - Modulo 11
Definizione di psicologia, ambiti e nascita psicologia scientifica
Il termine psicologia deriva dal greco e significa studio dello spirito/dell’anima. Tale disciplina nasce a metà 800 (primi laboratori), fornisce un’interpretazione empiricamente fondata sulle funzioni mentali e studia il comportamento umano, le dinamiche interne, i processi mentali e il rapporto tra individuo e ambiente. Gli ambiti in cui si può applicare la psicologia sono vari come ad esempio l’ambito sperimentale, giuridico, lavorativo, pedagogico e critico. Una spiegazione scientifica viene definita tale in relazione alla teoria ipotetica che viene fatta ed ai risultati non intuitivi, pertanto, tutte le antiche discipline umane non erano considerate realmente scientifiche non producendo dimostrazioni valide. Con i primi studi sulle funzioni mentali, come sensazioni ed emozioni, si diede vita ad una nuova disciplina: la psicologia scientifica. Il padre fondatore viene considerato Wundt che pensò che la psicologia potesse diventare una scienza autonoma.
Principali correnti teoriche della psicologia
Le prime correnti teoriche della psicologia furono quelle di Wundt, Thitchener, Darwin, Fechner, Weber e James. Wundt studiò i tempi di reazione, l’attenzione, le associazioni mentali e la teoria dei sensi e collegò i processi psichici a quelli mentali. Nei laboratori si iniziò a studiare sistematicamente le funzioni mentali ed il comportamento umano, cercando di poter misurare delle funzioni che traggono origine da qualcosa di astratto come l’anima. Inoltre, sosteneva che i contenuti psichici fossero delle realtà complesse che potevano essere scomposte (elementarismo), tale teoria però fu approfondita da Titchener, definito poi il padre dello strutturalismo, utilizzando come metodo di studio la tecnica dell’introspezione.
Le teorie di Darwin contribuirono alla nascita della psicologia moderna, attraverso la teoria delle emozioni e la teoria sull’evoluzione delle specie. Fechner diede vita alla branca della psicofisica, cercando di fornire una formula per poter misurare la relazione tra stimolo e sensazione (attraverso la legge della psicofisica Weber-Fechner). Ebbinghaus fu il primo ad applicare il metodo sperimentale allo studio della memoria (relazione tra quantità di materiale e tempo di studio – proporzionale) definendo tale approccio come associazionismo. James si basò sul comportamento come forma di adattamento (fondatore del pragmatismo, per cui ciò che conta è il risultato pratico). Tutte queste teorie ci fanno capire quanto col tempo si siano create visioni diverse tra loro di tale materia.
Principali correnti teoriche della psicologia moderna (empirica)
Le teorie principali della psicologia moderna sono: la storia della Gestalt, il costruttivismo, comportamentismo, psicologia dinamica, cognitivismo, psicologia comparata, etologia umana, modello epistemologico-genetico e neuroscienze.
- Teoria della Gestalt: Il termine Gestalt deriva dal tedesco, significa forma o configurazione e designa un’entità concreta che esiste come qualcosa di staccato e che ha come attributi la forma o la configurazione (es. fenomeni percettivi). La Gestalt è un prodotto dell’organizzazione e l’organizzazione è il processo che produce una Gestalt. Il padre di tale corrente fu Kohler. Il punto focale di tale corrente fu quello della definizione di globalità dell’esperienza e lo studio dei principi dell’organizzazione della mente. Tale scuola sottolinea come il campo percettivo venga determinato da tensioni interne. Importanti furono anche le ricerche sugli effetti ottici che hanno evidenziato come le percezioni siano complesse e non una semplice somma di unità semplici (Wertheimer; fenomeno phi - movimento apparente, contesto prospettico). Le parti percettive che costituiscono una Gestalt si basano su caratteristiche come la vicinanza, la tendenza a forme chiuse e la pregnanza (legge della buona forma) e la legge dell’esperienza passata. Importante concezione del tutto di Ehrenfels.
- Costruttivismo: Ricostruisce a livello soggettivo l’unità dell’oggetto fisico. L’elemento fondamentale è quello della costanza di forma (es. trapezio rotante, finestra di Ames). La figura viene considerata come una figura buona, che in base all’esperienza passata viene percepita come una finestra che oscilla (indizio di profondità).
- Comportamentismo: È una corrente fortemente influenzata dalla teoria di James. L’oggetto di studio è il comportamento visto dalle manifestazioni osservabili. Tale corrente esclude ciò che non è direttamente osservabile basandosi solo sugli elementi di Stimolo e Risposta; infatti, non vengono considerati i processi elaborativi mentali. La psicologia comportamentista studia attraverso i comportamenti emotivi, abitudinari, di apprendimento e costitutivi della personalità. I processi mentali pertanto vengono definiti come una black box, in cui si ci interessa solo degli input e output. Dal momento in cui (Darwin) si venne a conoscenza che non c’erano differenze dicotomiche per la presenza o meno di un’anima tra uomo ed animale, era possibile riprodurre delle ricerche anche attraverso quest’ultimi (principio di condizionamento – stimoli incondizionati, risposte incondizionate).
- Psicologia dinamica: Tale disciplina comprende diversi modelli teorici e riprende la teoria psicoanalitica di Freud, attraverso lo studio delle nevrosi. Con tale modello si unirono i fenomeni psicopatologici con quelli normali (studi isteria nelle donne – ipnosi, origine psichica). Secondo Freud la concezione di inconscio si fonda su tre aspetti: pulsione (spinta), energia (libera, legata) e spazio (punto di vista strutturale). Secondo la prima topica l’apparato psichico è scomposto in 3 sistemi: coscio, preconscio ed inconscio (spiegazione io, es, super io). Il sistema inconscio è atemporale e non direttamente osservabile, ma siamo a conoscenza della sua esistenza attraverso atti mancati e sogni. In introduzione alla psicoanalisi, delinea che i fenomeni vengono definiti come indizi in un gioco di forze orientate verso un fine che possono collaborare o andare una contro l’altra (conflitti). La concezione dinamica implica che i fenomeni psichici sono la risultante di forze interne di cui l’uomo non è consapevole e che tali forze sono orientate ognuno verso la propria meta. L’assunto principale tra psicoanalisi e psicologia dinamica è lo studio del profondo.
- Cognitivismo: Nasce a metà 900; esso non è una vera e propria scuola ma un approccio allo studio della psiche. Il padre fondatore è Neisser che arrivava dalla corrente comportamentista e pertanto ne riprende molte sue parti. A differenza del comportamentismo, il cognitivismo considerava anche lo studio dei processi mentali e pertanto anche gli eventi interni non osservabili. Il processo di studio utilizzato era quello dello stimolo, elaborazione mentale e risposta. Il comportamento non venne più definito come riflesso ma ogni volta che si vuole formulare un’azione, pianifichiamo la sequenza dei comportamenti. A seguito della crisi del cognitivismo, nacque la scienza cognitiva (computer falso analogico del cervello).
- Psicologia comparata: Studio dei processi su animali, attraverso la descrizione della loro vita abituale. Esistono schemi fondamentali dell’apprendimento nelle varie specie che possono cambiare secondo l’adattamento all’ambiente. Tali studi venivano effettuati sulle scimmie antropomorfe in laboratorio.
- Etologia umana: Etologia significa carattere/ragionamento e tale disciplina studia il comportamento animale ma nel suo ambiente naturale. Lorenz studiò il comportamento animale, nello specifico gli istinti. Secondo questi studi, nel comportamento animale non vi sono solo istinti ma delle strutture psichiche ereditarie che a seconda dell’influenza dell’ambiente, cambiano e si evolvono. Infatti, le informazioni acquisite vengono rielaborate attraverso i geni al fine della sopravvivenza (rinforzo delle strutture base innate). Dopo gli anni 50 vennero effettuati questi studi nelle scimmie, definendo i periodi sensibili che vanno da 6-7 mesi fino a 3 anni vi è un’associazione stimolo-innesco e l’imprinting (istantaneo ed irreversibile).
- Modello epistemologico-genetico: Studio di Piaget sul pensiero infantile attraverso test e osservazioni. Tali studi vengono divisi attraverso tre metodi: clinico (libera conversazione), diretto (piccole esperienze di fisica e domande sul perché di quell’avvenimento) e critico (domande dopo la manipolazione di oggetti che suscitano una determinata azione sul soggetto). Il termine epistemologia significa risalire alla genesi della conoscenza, in modo da poter spiegare i processi umani e ricostruirli (5 stadi dalla nascita all’età adulta). Secondo Piaget l’intelligenza è la capacità più importante per l’adattamento all’ambiente e che tra pensiero di un adulto e di un bambino vi è esclusivamente una differenza qualitativa.
- Neuroscienze: Studiano attraverso l’uso di strumenti oggettivi l’organizzazione mentale avvalendosi di pazienti con deficit. Lo scopo è quello di creare un ponte tra neuroscienze e psicologia per studiare i PTSD e l’aggressività utilizzando il metodo clinico (comportamento) e la neuroanatomia strutturale e funzionale (determina l’estensione della lesione, PET/TAC). Scoperta importante fu quella dei neuroni specchio che rispecchia il comportamento osservato come se chi guarda lo stesse effettuando davvero (simulazione immediata a livello preconscio). Tali neuroni sono alla base delle nostre capacità di riconoscere le azioni degli altri.
Prove domande esame - Modulo 21
Descrizione diagnosi e nosografia-descrittiva
Il termine diagnosi deriva dal greco e significa conoscenza della persona attraverso la raccolta di una serie di dati di tipo biologico, psicologico e sociale. Tale processo non comporta un’applicazione di un’etichetta ma la comprensione dell’individuo nella sua globalità. Per raggiungere tale obbiettivo è importante conoscere i diversi aspetti del normale sviluppo del bambino, per poter riuscire a definire i sintomi come fisiologici, inquietanti e patologici. Nella analisi nosografica descrittiva vengono divise le patologie e categorizzate in base alle descrizioni dei sintomi e le sue componenti. Le più conosciute sono: il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali DSM-IV (5 assi: disturbi clinici, di personalità, condizioni mediche generali, problemi psicosociali ed ambientali e valutazione globale del funzionamento) e la classificazione internazionale delle sindromi e dei disturbi psichici e comportamentali ICD-10.
Differenza tra colloquio amnestico e colloquio clinico
Il termine anamnesi deriva dal greco e significa ritorno al passato. Tale colloquio ha la finalità di ricostruire la storia della persona attraverso dati di ordine biologico, psicologico e sociale. In età adulta viene effettuata col paziente, in età evolutiva viene affrontata attraverso i genitori tramite il racconto degli eventi che riportano i sintomi. Solo in seguito vi sarà l’anamnesi generale in cui anche il piccolo paziente dovrà completare tali notizie.
Il colloquio clinico, invece, può essere effettuato attraverso l’intervista non strutturata (libera), semi strutturata (serie di domande) e strutturata (serie di domande a schema fisso). Il clinico non interroga né intervista, ma deve mettersi in relazione con il paziente facendo il modo che anche la prima seduta abbia un effetto terapeutico (non solo di scelta delle strategie da usare). Molto importante è il concetto del setting e quindi l’esame del comportamento, che sia verbale e non e che riguardi l’aspetto della persona. Sarà importante comprendere anche la differenza tra un paziente adulto e bambino in cui quest’ultimo spesso è portato dai genitori e non dalla sua volontà e pertanto la richiesta viene effettuata da altre persone vicine.
Pertanto la differenza sostanziale è che nel colloquio anamnestico vi è una ricostruzione della vita del paziente (emergere della successione degli eventi) e nel colloquio clinico l’interesse va prevalentemente sul vissuto emozionale lasciando spazio al discorso spontaneo.
Differenza tra diagnosi psicodinamica e psicoanalitica
La diagnosi psicodinamica è un processo che considera l’individuo nella sua totalità e può essere definita comprensiva in quanto è tesa a comprendere il paziente nella sua unicità. Pertanto, la diagnosi ha la finalità principale dell’attività conoscitiva e trasformativa, prospettando al paziente una possibile via d’uscita, attraverso la comunicazione.
La diagnosi psicoanalitica si sposta dai sintomi ai processi psichici, non considerando più il sintomo con l’aspetto oggettivo ma come un sostituto dell’inconscio. Tale metodologia si rifà alla visione Freudiana. Il lavoro terapeutico si basa sulla decodificazione dei materiali (sogni, lapsus, agiti) prodotti dal paziente che in realtà sono delle allusioni ad altro da cui lo psicoanalista deve comprenderne la natura e comunicare al paziente quanto dedotto. Pertanto, lo studio di tale branca viene considerato come quello dei fenomeni inconsci, in cui si utilizzano i processi di transfert (paziente trasferisce al terapeuta le esperienze come se fossero pertinenti al presente – paziente non consapevole) e del controtransfert introdotto da Freud (il terapeuta utilizza i suoi pensieri se pertinenti al mondo interno del paziente). Vengono considerati anche i meccanismi di difesa dell’io che sono inconsci, gestiscono gli istinti ed effetti e possono essere adattive e patologiche. I sogni sono la forma dell’attività psichica che si assume nel sonno e viene definito come un contenuto onirico latente in quanto produce desideri, tendenze ed inconsci (se si ricordano – contenuto psicomanifesto). La tecnica delle interpretazioni avviene attraverso l’analisi simbolica e le associazioni libere.
Descrizione Test e ambiti in cui si utilizzano
La psicodiagnostica è una branca della psicologia che mira alla conoscenza e valutazione delle caratteristiche basandosi su osservazione, colloquio clinico e somministrazione di test psicologici. Questa integrazione di test permette di avere un’accurata descrizione della struttura psicologica dell’esaminato, ciò avviene attraverso il metodo psicometrico. Tale disciplina si occupa della misurazione in numeri delle caratteristiche psicologiche dell’individuo attraverso i test psicometrici (quantitativo). La misura di tali test permette di assegnare valori quantitativi una volta ottenuto il risultato, confrontarlo rispetto a dei punteggi normativi. Il test deve essere affidabile e valido (capacità di cogliere effettivamente la caratteristica che ci interessa) e può essere sottoposto in maniera standardizzata o per campionamento. Pertanto, i test vengono definiti come strumenti di indagine il cui fine è quello della somministrazione, attribuzione del punteggio e interpretazione dei risultati.
Vi sono delle critiche all’uso dei test: sono artificiosi, influenzabili dall’atteggiamento dei soggetti, tautologici e hanno una struttura semplicistica. I test possono essere suddivisi in test attitudinali (su abilità) e test di personalità (attraverso questionari o tecniche proiettive). Vi sono inoltre i test di intelligenza che sono costituiti da prove diverse in base al tipo di intelligenza che vogliamo misurare. I più utilizzati sono le scale di Wechsler e le matrici progressive di Raven. In Francia fu ideata la scala metrica dell’intelligenza in cui si identificavano i bambini con ritardo mentale attraverso punteggi espressi in età mentale rapportata all’età cronologica (QI). Nelle scale di Wechsler sono state prese in considerazione l’età cronologica e il deterioramento fisiologico, ottenendo come risultati il QI verbale e il QI di performance, calcolando come persone nella media chi risponde all’età.
-
Domande sociologia
-
Domande Psicologia generale 2
-
Domande orale Psicologia generale
-
Domande esame Psicologia generale