Concetti Chiave
- Dante, guidato da Virgilio, affronta dubbi e paure all'ingresso dell'Antinferno, ma trova il coraggio di proseguire grazie alla sua guida.
- Virgilio rassicura Dante sulle sue incertezze spiegando l'intervento divino di Beatrice, inviata per aiutarlo a superare le sue paure.
- Gli ignavi, anime che non hanno mai scelto tra bene e male, subiscono una pena in cui sono punti da insetti e costretti a seguire un'insegna senza mai trovare pace.
- Caronte, il traghettatore infernale, inizialmente rifiuta di far salire Dante, ma si arrende quando Virgilio spiega che il viaggio è voluto da Dio.
- La paura permea il canto, manifestandosi in Dante che sviene e nelle anime dannate che gridano di terrore, amplificata da eventi naturali come il terremoto e i lampi infuocati.
Dante e Virgilio nell'Antinferno
Nel II e III canto della Divina Commedia, Dante, dopo essere stato rincuorato da profondi dubbi e timori, viene guidato da Virgilio oltre la porta dell’Antinferno, verso il girone degli ignavi, per poi essere scortati insieme da Caronte verso il vero e proprio Inferno. In questi due canti, Dante è spesso colto da improvvise insicurezze che lo spingono a ritirarsi dal compito affidatogli, ma grazie alla sua guida e maestro, riesce a trovare il coraggio di proseguire nel mondo dei morti.
Dubbi e paure di Dante
I primi dubbi che tormentano il poeta si trovano all’inizio del II canto, dopo l’invocazione alle muse: Dante chiede a Virgilio come mai sia stato concesso proprio a lui, come a Enea e S. Paolo, di visitare l’oltretomba. Egli teme, accettando l’invito di Virgilio, di commettere un atto sconsiderato e prega quindi il maestro di comprendere le sue incertezze e rassicurarlo, perché di fronte alle terribili difficoltà dell’impresa sente la sua volontà venir meno.
Beatrice e l'intervento divino
Virgilio comprende lo stato d’animo di Dante e le paure da cui è assalito, paure che hanno su di lui lo stesso effetto delle impressioni ingannevoli che fanno imbizzarrire un animale e che lo spingono a rinunciare a un’impresa onorevole, passando per vile. Per liberarlo dai suoi timori gli spiegherà il perché gli è venuto incontro e chi l’ha mandato. Virgilio dunque racconta: mentre si trovava nel limbo, venne chiamato da una donna beata e bella che lo pregò con parole soavi di accorrere in aiuto di un amico in pericolo mortale. La donna gli rivelò essere Beatrice e di venire dal Paradiso, dov’era ansiosa di tornare, spinta dall’amore di Dio e insieme dall’amore per Dante. Questo incontro è simbolo della presenza del bene, che interviene in nome dell’amore divino e non teme il male. Infatti, Beatrice, dopo che Virgilio le chiese perché non avesse timore di scendere dal regno dei beati verso un luogo sotterraneo come il limbo, rispose che i beati non possono essere toccati da alcun male e che inoltre era stata inviata da S. Lucia, la quale a sua volta era stata incaricata dalla Madonna, che vedendo la situazione di Dante, si era impietosita per lui e aveva deciso d’aiutarlo. Il male quindi è presente, ma il bene gli è superiore e più potente.
L'incontro con gli ignavi
Gli altri dubbi di Dante si trovano nel III canto, mentre lui e Virgilio si trovano davanti alla porta oscura dell’Antinferno, le cui iscrizioni ammoniscono che varcando quella soglia si sarebbe entrati nei regni infernali, dove gli spiriti dannati soffrono nel dolore eterno. Dante, impaurito e confuso, si rivolge alla sua guida confessandogli il suo smarrimento e lui gli risponde di abbandonare ogni incertezza ed ogni viltà, perché ormai si trovano nel luogo delle anime dannate (non a caso le prime che incontreranno saranno quelle accusate di viltà). Quindi Virgilio lo prende per mano e insieme varcano la porta.
Dante si trova in un ambiente tenebroso e risonante di lamenti e di urla disperate di dolore: quelle sono le anime degli ignavi, cioè di coloro che hanno vissuto senza infamia e senza lode, senza mai scegliere fra il bene e il male. La loro viltà morale fa sì che essi siano rifiutati sia dal Cielo che dall’Inferno. Sono esseri così spregevoli da non meritare alcuna attenzione, per questo Virgilio invita il poeta a guardare e passare oltre. La pena degli ignavi segue la legge del contrappasso per contrasto, poiché le anime sono costrette a compiere una scelta immediata e seguire un’insegna mentre sono punti da mosconi e vespe e circondati da vermi ripugnanti sotto i piedi. Il dolore provato da queste anime provoca urla, pianti e lamenti, ma c’è da ricordare che le anime dei regni infernali non si pentono mai dei peccati compiuti nella vita terrena.
Caronte e l'Acheronte
Oltrepassati gli ignavi, Dante scorge in lontananza un gran numero di anime sulla riva di un fiume: sono le anime dei dannati in attesa di varcare l’Acheronte, il fiume che segna il confine tra l’Antinferno e l’Inferno vero e proprio. Appena i due poeti raggiungono la sponda, ecco dirigersi verso di loro su una barca un vecchio dall’aspetto terribile: è Caronte, il traghettatore infernale, simbolo della presenza del male assoluto nei gesti, nelle parole e nell’aspetto. Egli minaccia le anime in attesa e ordina a Dante di separarsi dalla schiera di morti perché non è quello il posto da cui dovrà passare. Virgilio però gli risponde che il viaggio di Dante avviene per volontà divina e Caronte è costretto a tacere. Il maestro spiegherà poi a Dante che tutte le anime destinate all’Inferno si ritrovano in quel luogo e dato che l’Acheronte non è mai oltrepassato da nessun’anima buona, e che Caronte si fosse rifiutato di raccogliere Dante, ciò indica che la sua anima è destinata alla salvezza, accendendo speranza verso il bene anche nel male assoluto.
Nel frattempo le anime che si affollano sulla riva gridano di terrore e provano paura e rabbia, imprecando contro Dio e la loro sorte, senza mai però pentirsi di ciò che hanno compiuto nella vita terrena. La paura, quindi, è un sentimento non solo provato da Dante, ma anche dalle anime stesse, che appena mostrano un attimo di indugia nel salire sulla barca, vengono percosse da Caronte col remo e forzate a salire. Il tema della paura si ritrova, infine, nell’ultima parte del canto, in cui il paesaggio tenebroso dell’Inferno è scosso da un violento terremoto, insieme a una raffica di vento che produce lampi infuocati: sopraffatto dal timore, Dante perde coscienza e piomba a terra privo di sensi.
Domande da interrogazione
- Qual è il ruolo di Virgilio nella guida di Dante nell'Antinferno?
- Come si manifesta la paura di Dante all'inizio del suo viaggio?
- Chi è Beatrice e quale ruolo ha nel viaggio di Dante?
- Cosa rappresentano gli ignavi nell'Antinferno?
- Qual è l'importanza del fiume Acheronte e di Caronte nel viaggio di Dante?
Virgilio funge da guida e maestro per Dante, aiutandolo a superare i suoi dubbi e paure, e incoraggiandolo a proseguire nel viaggio attraverso il mondo dei morti (cfr. II canto).
Dante esprime le sue insicurezze e timori all'inizio del II canto, chiedendo a Virgilio perché sia stato scelto per visitare l'oltretomba e temendo di commettere un atto sconsiderato (cfr. II canto).
Beatrice è una donna beata che, spinta dall'amore divino, invia Virgilio per aiutare Dante, dimostrando che il bene interviene per sostenere chi è in difficoltà (cfr. II canto).
Gli ignavi sono le anime di coloro che non hanno mai scelto tra il bene e il male, rifiutati sia dal Cielo che dall'Inferno, e la loro pena riflette la loro viltà morale (cfr. III canto).
L'Acheronte segna il confine tra l'Antinferno e l'Inferno, e Caronte, il traghettatore, rappresenta il male assoluto; la sua interazione con Dante evidenzia la destinazione della sua anima verso la salvezza (cfr. III canto).