Ascolta
00:00 00:00

Concetti Chiave

  • L'ipocondria è caratterizzata da una preoccupazione eccessiva di avere malattie gravi, accompagnata da un'angoscia di morte legata a un corpo non adeguatamente supportato.
  • La dismorfofobia comporta una preoccupazione ossessiva per difetti fisici percepiti, influenzando il modo in cui il soggetto vive la sua corporeità e la relazione con il mondo.
  • Il terapeuta deve indagare la rappresentazione corporea del paziente, esplorando come si vede e come è influenzato dalle sue relazioni, specialmente quelle infantili.
  • La dismorfofobia può manifestarsi a livello sub-clinico e si riscontra frequentemente nei disturbi alimentari come l'anoressia, dove le prime relazioni di attaccamento giocano un ruolo cruciale.
  • La depersonalizzazione, un disturbo dissociativo, evidenzia la disintegrazione del sé corporeo, con il soggetto che si sente staccato dal proprio corpo in situazioni di alta ansia.

Disturbi somatoformi e ipocondria

I due principali disturbi somatoformi (riguardano il soma cioè il corpo) sono l’ipocondria e la dismorfofobia che riguardano il sé corporeo, l’identità corporea (cioè la percezione che un soggetto ha del proprio corpo).

L’ipocondria (non è un disturbo d’ansia) è caratterizzata da una preoccupazione eccessiva, quindi da una condizione di ansia che riguarda la fantasia perniciosa, negativa di avere una malattia grave per la quale il soggetto pensa di essere esposto alla morte.

Angoscia di morte e supporto corporeo

Ci troviamo, quindi, davanti un’angoscia di morte che non è una semplice angoscia di morte in quanto dietro c’è tutta una storia del corpo.

Infatti, perché il soggetto sperimenta qualsiasi variazione, segnale del proprio corpo con un grado di ansia, di preoccupazione eccessiva?

Perché è un corpo che non è stato supportato adeguatamente: l’esperienza del corpo e le emozioni relative alla corporeità (come l’aggressività e la sessualità) non è stata sufficientemente supportata: per questo motivo il soggetto è sempre preoccupato di essere in punto di morire.

Quindi bisogna anche esplorare il corpo: la base del nostro sé è infatti il corpo.

Dismorfofobia e percezione del corpo

La dismorfofobia è una fobia, una preoccupazione eccessiva che ha delle conseguenze sul piano clinico in cui un soggetto pensa di avere un corpo inadeguato, imperfetto, con un difetto fisico, e questa ossessione interviene ossessivamente nelle fantasie, nelle preoccupazioni relativamente al modo in cui il soggetto sperimenta il suo corpo nella relazione con il mondo.

La dismorfofobia la troviamo quasi dovunque, non soltanto in relazione a quelli che sono i criteri diagnostici del DSM ma anche a livello sub-clinico: ciò vuol dire che non c’è il paziente che ci viene a raccontare di essere preoccupato di avere un difetto fisico: se ciò succede vuol dire che il soggetto rientra nel DSM ed è quindi un disturbo categorizzato sull’Asse I per i disturbi somatoformi.

Relazione terapeutica e rappresentazione corporea

Ma se vi sono delle situazioni sub-cliniche, allora è il terapeuta che deve portare alla luce che tipo di relazione, di rappresentazione del corpo che il soggetto ha relativamente al modo in cui sperimenta se stesso nella relazione con il mondo.

Per esempio, il terapeuta chiederà al paziente come si vede allo specchio, chi vede nello specchio, in che modo si vede rispecchiato nello sguardo dei suoi genitori, e così si scoprono tante cose, tante informazioni, per esempio una madre narcisistica, perfezionista ed ossessiva che magari guarda il figlio come un prodotto difettoso relativamente a quella che poteva essere la sua capacità di produrre, di realizzare qualche cosa di positivo e di adeguato: quindi la madre certamente avrà uno sguardo svalutante soprattutto nel bambino (nelle prime fasi del suo sviluppo psicologico) che non valuterà bene il suo corpo, non riuscirà mai a separarsi adeguatamente e quando si troverà solo si sentirà disintegrare.

Dismorfofobia nei disturbi alimentari

La dismorfofobia la troviamo certamente a livello sub-clinico e difficilmente nell’ambito della psicopatologia: la troviamo in particolar modo nei disturbi dell’alimentazione (nell’anoressia) dove però non si ha un deficit dell’integrazione del sé corporeo: quindi se c’è un deficit dell’integrazione del sé corporeo non abbiamo a che fare con la dimensione estetica ma con le prime relazioni di attaccamento, dove il rispecchiamento del corpo del bambino non è stato adeguatamente valido.

Dismorfofobia e dimensione psicotica

La dismorfofobia la troviamo anche nella dimensione psicotica dove si hanno delle alterazioni del sé corporeo: per esempio, perché un soggetto psicotico nella relazione interpersonale si sente sempre risucchiato dall’altro? Perché non ha il corpo e quindi è sempre angosciato di poter perdere la sua individualità perché l’individualità dell’altro ha addirittura la possibilità di superarlo.

Depersonalizzazione e disturbi dissociativi

Per esempio, la depersonalizzazione si trova fra i disturbi dissociativi nell’Asse I e si presenta con una condizione di sofferenza, per cui il soggetto si sente staccato dal proprio corpo (anche qua ritorna la questione del sé corporeo); ma la troviamo anche nei disturbi degli attacchi di panico.

Ansia e disintegrazione del sé corporeo

Quindi quando si alza il livello di ansia (per un attacco di panico o in certe situazioni depressive o nell’esperienza psicotica) il corpo immediatamente si disintegra, scompare, svanisce; per cui quando un soggetto sperimenta la depersonalizzazione vuol dire che non ha ancora maturato il sé corporeo: non è che non gli piace il suo corpo ma è un soggetto che non riesce a rappresentare quelle emozioni legate a certe sensazioni fisiche e che quindi non possono essere controllate dall’esperienza del soggetto.

Studia con la mappa concettuale

Domande da interrogazione

  1. Quali sono i principali disturbi somatoformi e come si differenziano?
  2. I principali disturbi somatoformi sono l'ipocondria e la dismorfofobia, entrambi legati alla percezione del corpo e dell'identità corporea. L'ipocondria è caratterizzata da una preoccupazione eccessiva per malattie gravi, mentre la dismorfofobia implica una preoccupazione per difetti fisici percepiti.

  3. Qual è il legame tra l'ipocondria e l'angoscia di morte?
  4. L'ipocondria è associata a un'angoscia di morte che deriva da una storia corporea non adeguatamente supportata. Il soggetto vive ogni variazione del corpo con ansia, temendo di essere in punto di morire, a causa di esperienze emotive non elaborate.

  5. Come si manifesta la dismorfofobia nei disturbi alimentari?
  6. La dismorfofobia si manifesta nei disturbi alimentari, come l'anoressia, dove non si tratta solo di un deficit estetico, ma di relazioni di attaccamento inadeguate che influenzano la percezione del corpo e l'integrazione del sé corporeo.

  7. In che modo il terapeuta può aiutare a esplorare la rappresentazione corporea del paziente?
  8. Il terapeuta può chiedere al paziente come si vede allo specchio e come percepisce il proprio corpo in relazione agli altri, rivelando informazioni importanti sulle esperienze passate e sulle influenze familiari, come una madre narcisistica.

  9. Qual è la relazione tra ansia e disintegrazione del sé corporeo?
  10. Un aumento dell'ansia, come negli attacchi di panico, può portare a una disintegrazione del sé corporeo, dove il soggetto si sente staccato dal proprio corpo, evidenziando una mancanza di integrazione delle emozioni legate alle sensazioni fisiche.

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community