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Concetti Chiave

  • La comunità cristiana si distingue come un gruppo separato, obbedendo a norme proprie e distaccandosi dalla mentalità pagana comune.
  • I cristiani erano oggetto di dicerie e accuse, visti come solitari e sospettati di pratiche oscure a causa della loro riservatezza.
  • Durante le crisi, i cristiani diventavano capri espiatori, incolpati delle calamità pubbliche e percepiti come una minaccia ai costumi tradizionali.
  • L'intolleranza verso i cristiani si manifestava in episodi di violenza, come l'assalto della comunità di Lione, evidenziando la loro impopolarità.
  • Il martirio era visto dai cristiani come un atto nobile, considerato una testimonianza eroica della loro fede in Cristo.

La comunità cristiana e la società pagana

La comunità cristiana non era dunque una semplice adunanza di fedeli, ma aveva i caratteri di un gruppo separato, che obbediva alle proprie norme e si discostava ostentatamente dalla mentalità comune. I cristiani apparivano ai pagani come una comunità isolata e chiusa in una società in cui invece la vita si svolgeva pubblicamente; dalla gente comune essi erano definiti, come si legge nell’opera dello scrittore cristiano Minucio Felice (II – III secolo d.C.), “una razza di poltroni, gente solitaria che evita la luce del giorno (latebrosa e lucifuga natio)".

Dicerie e accuse contro i cristiani

Che cosa facevano i cristiani dietro le loro porte chiuse, quando i non battezzati erano esclusi?”: è questa la domanda che probabilmente, secondo Eric Dodds, alimentò le numerose dicerie sui costumi dei cristiani. Circolava la voce che essi si abbandonassero a facili costumi e persino che uccidessero e mangiassero bambini a scopo rituale. Inoltre, come scrivono gli stessi autori cristiani, il cristianesimo era causa di gravi conflitti familiari, poiché in molte case le famiglie erano divise tra chi aveva aderito al nuovo culto e chi lo rifiutava.

Il capro espiatorio e le calamità

In periodi di crisi, quindi, i cristiani divennero il naturale bersaglio, il “capro espiatorio” della città. Questa espressione richiama un rito del giudaismo con il quale il popolo “scaricava” le proprie colpe su una vittima simbolica ( il capro): l’animale attirava su di sé l’ira divina e così pagava per le colpe di tutto, finendo per essere sacrificato ( anche oggi l’espressione indica individui o gruppi ai quali è attribuita ingiustamente la responsabilità di atti illeciti). I cristiani, dunque, erano spesso incolpati delle pubbliche calamità, dato che la religione cristiana era sentita come una profanazione dei costumi tradizionali e come causa dell’ira degli dèi.

Intolleranza e martirio

“Se il Tevere inonda la città – scrisse Tertulliano (II – III secolo d.C.), autore di numerosissime trattati in difesa della nuova fede – o il Nilo non inonda i campi, se c’è la carestia o la peste, la prima reazione è: I cristiani ai leoni”. Essi erano impopolari fra le masse dei non cristiani: secondo lo storico romano Tacito, per esempio, erano “odiati per i loro vizi” e anche Origene, uno scrittore cristiano, afferma che “la gente di Cristo è odiata da tutti i popoli, anche da quelli che abitano le più remote parti del mondo”. E’ comprensibile, quindi, perché si verificassero con una certa frequenza episodi d’intolleranza popolare: nel 177 d.C., per esempio, la comunità cristiana di Lione fu assediata dalla folla e le autorità dovettero intervenire per evitare il linciaggio.

Va detto, comunque, che, se lo schema del capro espiatorio era diffuso presso tutte le culture antiche, i cristiani assumevano spontaneamente questo ruolo, sottoponendosi ai tormenti: il pubblico “martirio” (termine che viene dal greco e significa “testimonianza”), infatti, era da loro considerato l’atto più nobile ed eroico che potessero compiere per seguire l’esempio del Cristo, morto per redimere l’umanità.

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Domande da interrogazione

  1. Quali erano le percezioni dei pagani nei confronti della comunità cristiana?
  2. I pagani vedevano i cristiani come una comunità isolata e chiusa, definendoli "una razza di poltroni" che evitava la luce del giorno, secondo Minucio Felice.

  3. Quali dicerie circolavano sui cristiani e come influenzavano la loro reputazione?
  4. Circolavano voci che accusavano i cristiani di pratiche immorali e rituali crudeli, come l'uccisione di bambini, alimentando conflitti familiari e malintesi sulla loro fede.

  5. In che modo i cristiani divennero capri espiatori durante le crisi sociali?
  6. Durante le crisi, i cristiani venivano incolpati delle calamità pubbliche, poiché la loro religione era vista come una profanazione dei costumi tradizionali, attirando l'ira degli dèi.

  7. Come veniva percepito il martirio tra i cristiani e quale significato aveva per loro?
  8. Il martirio era considerato un atto nobile e eroico dai cristiani, che lo vedevano come una testimonianza della loro fede, seguendo l'esempio di Cristo, morto per redimere l'umanità.

Domande e risposte

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