Indice

  1. Disciplinamento sociale e alfabetizzazione dal diciasettesimo secolo
  2. La diffusione dell'alfabetizzazione in Europa
  3. Inghilterra e Francia
  4. La cultura popolare veniva tramandata oralmente
  5. La complessità della cultura popolare
  6. Conclusioni

Disciplinamento sociale e alfabetizzazione dal diciasettesimo secolo

Nel XVII e XVIII secolo, sia le Chiese riformate protestanti sia la Chiesa cattolica, dopo il Concilio di Trento, continuarono a svolgere un'importante opera di disciplinamento sociale, cioè un insieme di interventi volti a orientare i comportamenti delle persone secondo le regole religiose e morali.
Questa opera veniva svolta attraverso un clero generalmente più preparato e maggiormente disposto a seguire le direttive dei propri superiori. La sua influenza fu paragonabile a quella esercitata dal potere politico ai diversi livelli della società. Nel lungo periodo, il disciplinamento sociale contribuì a rafforzare la cristianizzazione delle popolazioni, a ridurre alcuni comportamenti violenti e immorali e a favorire la crescita dell'alfabetizzazione.
Quest'ultimo fenomeno fu particolarmente evidente nei Paesi protestanti, dove veniva attribuita grande importanza alla lettura individuale della Bibbia. Per comprendere le Sacre Scritture, infatti, i fedeli dovevano essere in grado di leggere.
Soltanto a partire dall'Illuminismo, con la nascita dei primi sistemi di istruzione elementare, lo Stato cominciò progressivamente a sostituirsi alla Chiesa, alla famiglia e alle botteghe come principale promotore dell'alfabetizzazione.

La diffusione dell'alfabetizzazione in Europa

Per studiare l'alfabetizzazione è necessario distinguere tra la capacità di leggere e quella di scrivere. Saper leggere era generalmente più comune che saper scrivere, perché la scrittura richiedeva un apprendimento più specifico.
Anche tra coloro che sapevano scrivere esistevano differenze significative: alcune persone utilizzavano quotidianamente la penna, mentre altre riuscivano soltanto a tracciare con difficoltà la propria firma in occasioni particolari.
Queste differenze rendono difficile misurare con precisione il livello di alfabetizzazione delle popolazioni europee. Anche nella sua forma più elementare, infatti, la capacità di leggere e scrivere rimase a lungo patrimonio di una minoranza, con forti differenze tra città e campagne e tra uomini e donne.
Tra il XVII e il XVIII secolo si verificarono comunque importanti progressi. In Svezia e in alcune regioni della Germania, alla fine del Settecento, quasi tutta la popolazione sapeva leggere.

Inghilterra e Francia

In Inghilterra, nella seconda metà del XVIII secolo, circa il 60% degli uomini e il 40% delle donne era in grado di firmare i registri matrimoniali. La capacità di apporre la propria firma viene spesso utilizzata dagli storici come indicatore indiretto dell'alfabetizzazione.
Anche in Francia si registrarono miglioramenti significativi. Tra il 1686 e il 1786, la percentuale degli uomini capaci di firmare passò dal 29% al 47%, mentre quella delle donne aumentò dal 14% al 27%.
In Italia, invece, l'alfabetizzazione era molto meno diffusa. Ancora al momento dell'unificazione nazionale, nel 1861, almeno il 70% della popolazione non sapeva né leggere né scrivere.

La cultura popolare veniva tramandata oralmente

Nonostante i progressi dell'alfabetizzazione, durante tutto l'Antico Regime la cultura popolare rimase prevalentemente orale.
Le idee, le conoscenze, le tradizioni e le pratiche sociali venivano trasmesse soprattutto attraverso il racconto, l'ascolto e l'imitazione, passando da una generazione all'altra.
Studiare questa cultura presenta numerose difficoltà, soprattutto a causa della scarsità di fonti scritte. Le persone analfabete, infatti, non lasciavano testimonianze scritte dirette, per cui molte informazioni sulla loro vita provengono da osservatori appartenenti ai ceti sociali più elevati.
Tuttavia, questo silenzio delle fonti può essere interrotto da documenti eccezionali, prodotti da persone appartenenti agli strati popolari che erano riuscite ad acquisire almeno in parte le capacità di scrittura.
Un esempio importante è l'autobiografia di Jacques Ménétra, un vetraio parigino vissuto nella seconda metà del Settecento, che permette di conoscere direttamente alcuni aspetti della vita e della mentalità di un uomo appartenente al mondo popolare.

La complessità della cultura popolare

La religione e il folclore non erano gli unici elementi che caratterizzavano la vita delle classi popolari. Un ruolo importante era svolto anche dall'osteria, che rappresentava un luogo di incontro e socializzazione alternativo alla chiesa parrocchiale.
In questi ambienti le persone potevano confrontarsi, condividere esperienze ed esprimere opinioni, dando vita a forme di socialità che non dipendevano direttamente dalle istituzioni religiose.
La cultura popolare si manifestava inoltre attraverso rivolte, proteste e forme di opposizione all'autorità, dimostrando che le classi inferiori non erano sempre caratterizzate da un'obbedienza passiva nei confronti dei superiori.
Accanto agli atteggiamenti di deferenza verso chi occupava posizioni sociali più elevate, esistevano anche aspirazioni all'uguaglianza e comportamenti che mettevano in discussione le gerarchie tradizionali.

Conclusioni

In conclusione, durante l'Antico Regime la cultura popolare era prevalentemente orale, ma non per questo semplice o immutabile. Le sue caratteristiche emergevano dalle tradizioni, dalle credenze religiose, dalle relazioni quotidiane, dalle forme di divertimento e anche dai conflitti sociali. Per comprenderla pienamente, è quindi necessario utilizzare fonti diverse e considerare le persone comuni non soltanto come destinatari delle regole imposte dall'alto, ma anche come protagonisti attivi della vita sociale e culturale.

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community