Diritto del lavoro e sindacale
Il mercato del lavoro
Il mercato del lavoro è un luogo ideale dove si scambiano domanda (da parte del datore di lavoro privato o pubblico) e offerta (da parte del lavoratore/trice, italiano, UE o extra UE, normodotato e disabile).
Il diritto del mercato del lavoro
Si passa dal monopolio pubblico di collocamento alle politiche attive del lavoro (caso Job Centre corte di Giustizia) - legge 264/1949 è stata la prima legge dedicata al mercato del lavoro che prevedeva che il monopolio pubblico di collocamento era esclusivamente nelle mani dello Stato (in tutte le sue articolazioni).
I problemi iniziano negli anni 90 quando aumenta la disoccupazione e si aprono i mercati europei: in Italia non ci sono agenzie di lavoro interinale. Dal 1997 il mercato del lavoro non è più esclusivamente nelle mani dello Stato ma subentrano i privati con le cosiddette agenzie interinali di lavoro che oggi si chiamano agenzie di somministrazione del lavoro. Quindi, ad oggi, nel mercato del lavoro vi è una coesistenza tra il settore privato e il settore pubblico.
Le riforme del lavoro nel corso degli anni
- Riforme degli anni 90
- Riforma del mercato di lavoro nel 2003 (riforma Biagi)
- Jobs Act: riscrittura delle regole di mercato (2015)
- Decreto dignità e reddito di cittadinanza (2018)
La riforma dei servizi per il lavoro
Il quadro istituzionale relativo ai servizi per il lavoro è stato recentemente innovato dal decreto legislativo 150/2015 il quale si è proposto di incidere, più che sul piano normativo, su quello concreto-organizzativo. Sul piano pratico l'esito del referendum costituzionale del 2016 avrebbe stravolto gli intenti del decreto legislativo perché la revisione costituzionale avrebbe incluso, tra le tante materie di competenza esclusiva dello Stato, quella delle politiche attive del lavoro attualmente riservata alla competenza concorrente Stato-Regioni.
Legge del Rio (7 aprile 2014)
Riguarda un'ampia riforma in materia di enti locali, prevedendo l'istituzione e la disciplina delle città metropolitane e la ridefinizione del sistema delle province, oltre ad una nuova disciplina in materia di unioni e fusioni di comuni. Tali enti locali non hanno competenza nel mercato del lavoro.
Le politiche attive del lavoro sono tutte le iniziative introdotte dalle istituzioni, nazionali e locali, per promuovere l'occupazione e l'inserimento lavorativo. Le politiche passive per il lavoro - o anche ammortizzatori sociali - definiscono l’insieme degli interventi pubblici finalizzati a sostenere il reddito di quanti si vedono sospeso il rapporto di lavoro e di coloro che rimangono involontariamente disoccupati, a seguito di licenziamento o di termine del previsto periodo di impiego.
La rete dei servizi per il lavoro
Comprende diversi soggetti:
- ANPAL (Agenzia Nazionale Politica Attiva del Lavoro di cui l’ente vigilante è il ministero del lavoro)
- INAIL
- INPS
- ISFOL ribattezzato INAPP
- Strutture regionali per le politiche attive del lavoro
- Agenzie private per il lavoro accreditate e altri soggetti autorizzati
- Fonti interprofessionali per la formazione continua
- Fondi bilaterali operanti nel settore delle agenzie di somministrazione del lavoro
- Sistema delle camere di commercio, università, scuole di secondo grado
All’ANPAL, sono riconosciuti diversi compiti: coordinamento dei servizi per il lavoro, collocamento dei disabili, gestione della NASPI e delle politiche di attivazione dei lavoratori disoccupati, determinazione dell'ammontare dell'assegno individuale di ricollocazione e monitoraggio della gestione delle politiche attive.
Le regioni e le province autonome continuano a svolgere un ruolo molto importante e svolgono i loro compiti direttamente o mediante il coinvolgimento di soggetti privati accreditati, cioè agenzie del lavoro, sulla base dei costi standard definiti dall’ANPAL.
Esiste un albo per le agenzie del lavoro che si divide in 3 sezioni:
- Prima sezione: comprende le agenzie per il lavoro autorizzate allo svolgimento dell'attività di somministrazione di lavoro di tipo generalista e di intermediazione.
- Seconda sezione: comprende i soggetti accreditati ai servizi per il lavoro dalle regioni e province autonome, secondo i rispettivi sistemi.
- Terza sezione: comprende le agenzie iscritte all'Albo delle agenzie per il lavoro che operano in regioni che non hanno ancora istituito un proprio regime di accreditamento.
Principi generali di politica attiva del lavoro e il percorso del disoccupato
- Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano devono costituire propri uffici territoriali denominati Centri per l’impiego al fine di svolgere nei confronti di disoccupati o soggetti a rischio di disoccupazione diverse attività.
- Sono considerati disoccupati i soggetti privi di impegno che dichiarano la propria immediata disponibilità allo svolgimento di un'attività lavorativa e alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro concordate con il centro per l'impiego.
- La domanda di NASPI o di DIS-COLL equivalgono alla dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro.
- I lavoratori disoccupati devono contattare i centri per l'impiego entro 30 giorni dalla dichiarazione di immediata disponibilità e vengono convocati direttamente dai centri per l'impiego ai fini della profilazione e per la stipula del patto di servizio personalizzato.
Cosa comporta la mancata presentazione del lavoratore?
Comporta la non possibilità di usufruire degli ammortizzatori sociali e dell'assegno di ricollocazione perché la stipula del patto personalizzato e la dichiarazione di immediata disponibilità sono presupposti fondamentali per l'accesso alle politiche attive del lavoro e alle misure di sostegno al reddito al fine di evitare abusi di potere.
Il mercato del lavoro pubblico
Dove si trovano le regole dedicate al lavoro pubblico? Nel TUPI
Articolo 35 TUPI (reclutamento del personale)
L'assunzione nelle amministrazioni pubbliche avviene con contratto individuale di lavoro: tramite procedure selettive (in cui si accerta la professionalità richiesta) e l'iscrizione nelle liste di collocamento per le quali il solo requisito richiesto è la scuola dell'obbligo. L'accesso al pubblico impiego è regolato dai concorsi: le procedure concorsuali sono uniformi in tutta la PA, il decreto concretezza ha stabilito delle misure semplificate per l’esecuzione delle prove concorsuali. Dal momento della pubblicazione, le graduatorie hanno una validità di tre anni, è necessaria la comunicazione al centro per l’impiego (come per il lavoro privato) e vige l’obbligo di rimanere nella stessa sede per almeno 5 anni. Quando un contratto di lavoro è regolare? Quando tale contratto stipulato viene comunicato al centro per l'impiego.
Il cittadino UE e extra UE
Il cittadino italiano e il cittadino europeo: nell'articolo 20 del TFUE si parla di cittadinanza europea, è cittadino dell'unione europea chiunque abbia la cittadinanza di uno Stato membro. La cittadinanza dell'unione europea si aggiunge alla cittadinanza nazionale e non la sostituisce.
Il cittadino extra UE: l'articolo 15 della carta dei diritti fondamentali afferma che i cittadini dei paesi terzi che sono autorizzati a lavorare nel territorio degli Stati membri hanno diritto a condizioni di lavoro equivalenti a quelli di cui godono i cittadini dell'unione europea. I titoli per poter lavorare in Italia sono: il visto e il nulla osta. Il cittadino europeo è titolare della libera circolazione all'interno dell'unione europea e può circolare liberamente se è titolare di un rapporto di lavoro o per trovare lavoro mentre il cittadino extra UE può circolare all'interno dell'unione europea soltanto con un'autorizzazione chiamata visto.
L'articolo 1 comma 1 del decreto legislativo del 1998 afferma che è considerato straniero il cittadino extra UE e l'apolide. (il caso Rothman).
La migrazione economica
Ci sono tre grandi categorie per l’accesso al lavoro:
- Accesso standard: stabilisce che ogni volta che non vi è una regola specifica si applica quella standard del lavoro subordinato o del lavoro autonomo per i cittadini extra UE. In questo caso molto importante è il decreto flussi che è un provvedimento con il quale il governo italiano stabilisce ogni anno le quote di ingresso dei cittadini stranieri che possono entrare in Italia per motivi di lavoro subordinato, autonomo e stagionale.
- Accesso fuori quota: riguarda le ipotesi regolate dal legislatore collegate con le direttive dell'unione europea.
- Accesso per i richiedenti asilo e protezione internazionale: riguarda tutte le persone che migrano forzatamente cioè sono in fuga dal loro stato e presentano la richiesta di un visto, essi in attesa della definizione della loro procedura possono lavorare. In Italia il modello standard prevede che ci sia lavoro + ingresso perché è il contratto di lavoro che fa ottenere il soggiorno.
Lavoro pubblico
Secondo la legge europea del 2013 possono accedere al pubblico impiego solo i familiari dei cittadini UE, coloro che soggiornano da molto tempo nell'UE, rifugiati e titolari di protezione e i cittadini dell'UE.
Lavoro privato
Nel settore del lavoro privato il lavoro del cittadino straniero può essere regolare o irregolare. Uno straniero per poter accedere al lavoro privato regolare deve ottenere dei permessi e un contratto di lavoro subordinato con conseguente soggiorno. Il lavoro privato irregolare comporta sanzioni di tipo penale alle parti del contratto, sanatorie e grave sfruttamento lavorativo.
Il contratto di soggiorno per il lavoro subordinato
Il contratto regolato dal decreto legislativo 286/1998 è l'unico contratto di lavoro stipulabile con lo straniero in Italia: tale contratto stabilisce che il datore di lavoro garantisce la disponibilità di un alloggio per il lavoratore straniero che rientra nei limiti previsti dalla legge e si impegna al pagamento delle spese di viaggio per il rientro del lavoratore nel paese di provenienza.
La procedura standard
La procedura semplificata:
- Per l'assunzione di dirigenti e personale altamente specializzato.
- Per l'assunzione di professori universitari e ricercatori, cioè tutti quei lavoratori che compiono le loro funzioni per un periodo limitato di tempo.
Viene cambiata la procedura eliminando la necessità di chiedere il nulla osta per l'avvio del lavoro, rimane comunque il limite di 8 giorni per sottoscrivere il contratto di soggiorno e chiedere il permesso di soggiorno dopo che è stato rilasciato il visto. Questa procedura semplificata si applica a quei datori di lavoro che hanno sottoscritto un apposito protocollo con il ministero dell'Interno.
Il lavoro e i reati
- Lo straniero che fa ingresso nel territorio dello stato dell'unione europea in violazione delle disposizioni del TU è punito con un'ammenda da 5.000€ a 10.000€.
- Il datore di lavoro che ha come dipendente un lavoratore straniero privo del permesso di soggiorno, scaduto o non richiesto è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con una multa di 5.000€ per ogni lavoratore impiegato.
Le persone con disabilità e il lavoro (art.35 e art.38 Costituzione)
La quota obbligatoria è:
- Del 7% se l'impresa ha più di 50 dipendenti
- Due disabili per le imprese da 36 a 50 dipendenti
- Un disabile per le altre
- Le imprese con meno di 15 dipendenti sono esonerate dall'obbligo
Le soluzioni ragionevoli
Per soluzioni ragionevoli si intendono tutti quei provvedimenti che vengono presi dal datore di lavoro pubblico o privato per le esigenze dei disabili.
- Il diritto dell'unione europea (direttiva 2000/78): è opportuno prevedere misure appropriate per sistemare il luogo di lavoro in funzione del disabile (considerando 20), bisogna determinare se le misure in questione danno luogo a oneri finanziari sproporzionati (considerando 21), bisogna adottare soluzioni ragionevoli per i disabili per garantire il rispetto del principio di trattamento dei disabili (articolo 5).
- La convenzione dell’ONU nel 2006: per accomodamento ragionevole si intendono le modifiche finalizzate a garantire alle persone con disabilità il godimento e l’esercizio di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali (art.2), vengono adottate le soluzioni ragionevoli per promuovere l'uguaglianza ed eliminare la discriminazione (art.5), garantire alle persone con disabilità soluzioni ragionevoli nei luoghi di lavoro (art.27).
- La sentenza della Corte di giustizia dell'unione europea: La Repubblica italiana è stata condannata perché non ha imposto all'insieme dei datori di lavoro l'obbligo di adottare soluzioni ragionevoli a favore di tutti i disabili.
Tempo e orario di lavoro
Articolo 35 e articolo 36 della Costituzione
Art.35: La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme e applicazioni, cura la formazione professionale dei lavoratori, promuove gli accordi e le organizzazioni internazionali finalizzati ad affermare il regolare i diritti del lavoro, riconoscere libertà di emigrazione e tutela il lavoro italiano all'estero.
Art.36: Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla qualità e alla quantità del suo lavoro e deve essere sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia un'esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e alle ferie annuali retribuite e non può rinunciare.
Il lavoro è tutelato anche dal codice civile: articolo 2060 (il lavoro è tutelato in tutte le sue forme), articolo 2107 e articolo 2109 (orario di lavoro, lavoro straordinario e notturno, periodo di riposo).
Decreto legislativo 66 del 2003
Articolo 3: l’orario normale di lavoro è fissato a 40 ore settimanali. Articolo 4: i contratti collettivi stabiliscono la durata massima settimanale dell'orario di lavoro, la durata media dell'orario di lavoro non può superare, per ogni periodo di 7 giorni, le 48 ore comprese le ore di lavoro straordinario. Articolo 5: il lavoro straordinario deve essere contenuto ed è regolamentato dal contratto collettivo. Il lavoro straordinario è ammesso soltanto con accordo tra datore di lavoro e lavoratore per un periodo che non superi le 250 ore annuali. Il lavoro straordinario è compensato con le maggiorazioni retributive previste dai contratti collettivi di lavoro, i quali possono anche consentire in alternativa o in aggiunta alle maggiorazioni retributive che i lavoratori usufruiscono dei riposi compensativi.
Articolo 7: il lavoratore ha diritto a 11 ore di riposo consecutivo ogni 24 ore. Articolo 8: quando l'orario di lavoro supera il limite delle sei ore il lavoratore ha diritto a una pausa (al fine del recupero delle energie psico-fisiche) le cui modalità e la cui durata sono stabilite dal contratto collettivo di lavoro. Al lavoratore deve essere concessa una pausa tra l'inizio e la fine di ogni periodo giornaliero di lavoro di durata non inferiore a 10 minuti. Articolo 9: il lavoratore ha diritto ogni 7 giorni a un periodo di riposo di almeno 24 ore consecutive di regola in coincidenza con la domenica ma fanno eccezione alcune attività. Il riposo di 24 ore consecutive può essere fissato in un giorno diverso dalla domenica. Articolo 10: il lavoratore ha diritto ad un periodo annuale di ferie retribuite non inferiore a quattro settimane. (tale periodo va goduto per almeno due settimane nel corso dell'anno di maturazione e per le restanti due settimane nei 18 mesi successivi al termine dell'anno di maturazione) Tale periodo non può essere sostituito dalla relativa indennità per ferie non godute.
Articolo 11: l'inidoneità al lavoro notturno può essere accertata da strutture sanitarie pubbliche competenti, i contratti collettivi stabiliscono i requisiti dei lavoratori che possono essere esclusi dall'obbligo di effettuare lavoro notturno ed è vietato effettuare lavoro notturno (dalle 24 alle 6) alle donne dall'accertamento dello stato di gravidanza fino al compimento di un anno del bambino. Non sono inoltre obbligati a prestare lavoro notturno: la lavoratrice madre di un figlio di età minore a tre anni o il lavoratore padre convivente con la stessa, la lavoratrice o il lavoratore che sia l'unico genitore di un figlio di età inferiore a 12 anni, la lavoratrice che ha adottato un minore nei primi tre anni dall'ingresso del minore in famiglia e non oltre il dodicesimo anno di età o il lavoratore padre adottivo convivente con la stessa, la lavoratrice o il lavoratore che abbia proprio carico un soggetto disabile.
L'orario del lavoro nella pubblica amministrazione
Il tema dell'orario di lavoro è diverso nel settore pubblico e in quello privato. La pubblica amministrazione non è tenuta a pagare le ore di lavoro straordinario, pertanto, il dipendente potrà soltanto usufruire di riposi compensativi. Nel settore pubblico le regole per quanto riguarda l'orario di lavoro sono contenute nel contratto di comparto e nel contratto integrativo di secondo livello con alla base la legge. I limiti imposti dal decreto legislativo 66/2003 non possono essere derogati con il consenso del singolo lavoratore interessato ma solo ad opera della contrattazione collettiva.
L'oggetto e il luogo della prestazione di lavoro, lo statuto dei lavoratori e il lavoro agile
L’oggetto del contratto di lavoro
Mansioni: sono l'insieme dei compiti a cui il lavoratore è adibito.
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Appunti di Diritto del lavoro, il diritto sindacale
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Diritto sindacale: appunti di diritto del lavoro
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