Concetti Chiave
- Diego Valeri, nato nel 1887, è conosciuto per la sua poesia raffinata e per il suo impegno culturale, con opere significative come "Umana", "Crisalide" e "Ariele".
- La sua formazione accademica avvenne all'Università di Padova, dove si laureò nel 1908 e successivamente insegnò lingua e letteratura francese per vent'anni.
- Valeri ha collaborato con la rivista Nuova Antologia e ha ricoperto ruoli importanti, incluso quello di Sovrintendente alle Belle Arti di Venezia.
- Il suo stile poetico si distingue per l'uso di un linguaggio musicale e raffinato, ispirandosi a poeti come Verlaine e Leopardi e incorporando tutti i cinque sensi.
- Nei suoi versi, Valeri esplora temi di bellezza fugace e sentimenti umani, catturando la dolcezza dei momenti e le "gaie tristezze" dell'esistenza.
Indice
Qual è la biografia di Diego Valeri?
In questo appunto viene riportata la biografia del grande poeta operante tra Ottocento e Novecento Diego Valeri, uomo di grande cultura e autore di importanti poesie come Umana, Crisalide e Ariele. Si riportano tre testi poetici delle sue raccolte.
Formazione e Carriera Accademica
Diego Valeri, nato a Piove di Sacco il 25 gennaio 1887, proviene da una famiglia di estrazione sociale borghese, frequentò l’università degli Studi di Padova studiando letteratura. Uno dei suoi professori all’università di Padova è stato il celebre filologo Vincenzo Crescini. Riuscì a conseguire la laurea nel 1908 esordendo giovanissimo scrivendo Monodia d’amore e Le gaie tristezze nel 1913.
L’anno seguente era in Francia dove frequentò un corso presso la Sorbona di Parigi e subito dopo, in modo molto precoce, divenne intraprese la carriera di docente iniziando ad insegnare latino e italiano nei licei. Si allontanò dall’ambiente scolastico sotto gli anni del fascismo, perché non poteva esprimere liberamente le proprie idee ai suoi allievi. Sotto la dittatura fascista lavorò presso la Sovrintendenza alle Arti di Venezia.
Oltre ad insegnare nelle scuole, fu un grande collaboratore della rivista Nuova Antologia avendo una rubrica di letteratura francese nota come “Note e consegne”. Tra i suoi componimenti ricordiamo Umana (1916), Crisalide (1919) e Ariele (1924). Tutte queste poesie furono inglobate nella raccolta Poesie vecchie e nuove del 1939.
Nel 1939 l’Università di Padova gli affidò una nuova cattedra: quella di lingua e letteratura francese. Insegnò a Padova per ben vent’anni eccetto nel periodo di occupazione nazista (1943-1945) quando fu costretto ad andare in Svizzera come rifugiato politico. Tra i suoi lavori di quegli anni ricordiamo:
- Romanzi e racconti d'amore del Medio Evo francese (1944);
- Antichi poeti provenzali e W. Goethe (1954);
- Lirici tedeschi (1959).
Contributi Letterari e Politici
Grande uomo di cultura, Valeri aderì anche all’Alleanza della cultura nel 1948. Successivamente fu anche Sovrintendente alle Belle Arti di Venezia conoscendo grandi figure operanti in campo artistico e culturale come ad esempio Sandro Sergi, Luigi Tito, Virgilio Guidi. Insegnò più tardi presso l’Università di Lecce, dal 2007 nota come Università del Salento. Dopo aver dedicato tutta la vita all’insegnamento, Valeri si trasferì a Venezia entrando anche a far parte della giunta comunale della città. Diego Valeri morì a Roma il 27 novembre 1976.
Stile Poetico di Valeri
Diego Valeri, nei suoi componimenti poetici, trasse ispirazione dai grandi poeti ottocenteschi come Verlaine, Leopardi, Rilke. In ambito poetico utilizza un registro molto personale andando alla ricerca di scelte lessicali raffinate, adozione di ritmi metrici molto accurati, uso di un linguaggio poetico leggero, musicale capace di donare un certo fascino alla sua poesia. La sua poesia è caratterizzata dall’utilizzo di tutti e cinque i sensi alla continua ricerca di suoni e colori. Per il poeta i versi devono essere in grado di cogliere l’amabile fanciullezza del mondo, le cosiddette “gaie tristezze”.

Temi Ricorrenti nella Poesia
In tutta la sua produzione poetica vi è un grande richiamo a temi dolci e ai poeti crepuscolari. Nelle sue liriche riesce a catturare momenti di bellezza fugace dei momenti e i sentimenti umani.
Voi ricordate, quando l’ho presa,
bimbe, la povera piantina:
era uno stecco, con solo appena
qualche foglia tra spina e spina.
L’ho collocata sul davanzale
della finestra che ha sempre il sole,
sono stata attenta a non farle male,
e l’ho guardata, sì, con amore.
Un sorso d’acqua tutte le sere,
e tutti i giorni la luce del cielo
e voi potete adesso vedere
quel ch’essa ha fatto di ogni suo stelo.
Grande si è fatta, robusta e bella,
si è rivestita di fresco fogliame,
e infine ha acceso la sua fiammella
di gioia, in cima al più alto stame.
Era tempo d’autunno: era finita
la svinatura alla collina e al piano.
Annata magra di vino e di grano;
e già la prima nebbia era apparita.
Ma nella casa di ser Malaspina,
c’era abbondanza grande d’ogni bene
gonfi i granai, le vecchie botti piene,
colme le madie di pura farina.
E vennero i più poveri a bussare
alla sua porta, e con pietosa voce,
segnandosi col segno della croce,
così, umilmente presero a pregare:
“Voi che potete, fateci la grazia
d’un po’ di carità, da buon cristiano.
Un pane solo, un pugnello di grano;
quanto basta a campar; non quanto sazia”.
Il ricco… nulla! Li fece cacciare
da’ suoi servi malvagi e dai mastini,
e, spauriti, i poveri meschini,
se n’andarono altrove a mendicare.
Or ecco che passò dal vicinato
un povero più povero di tutti:
i vestimenti aveva laceri e brutti,
i piedi rotti e ferito il costato;
Aveva gli occhi pieni di dolore
– ma tanto dolci – scarno il viso e tristo.
– ma tanto bello! – ed era Gesù Cristo…
E si fermò davanti a quel signore.
“Un pane solo, un pugnello di grano;
non quanto sazia, sì quanto bisogna…”
Ma quegli: “Fannullone! È una vergogna!
Va’ a lavorare! Sei giovane e sano”.
Gesù Cristo non disse più parola.
Santa pazienza, la testa abbassò,
e più stanco, più afflitto se n’andò
per la sua strada più amara e più sola.
Passò l’inverno e venne primavera,
il tempo dei lavori, e Malaspina
molto grano gettò, potò la vigna,
pien di baldanza, tra i suoi servi a schiera…
Ma quando fu stagion di mietitura,
ahi, che le spighe lucide e biondine
sotto la falce diventaron spine
gialle, irte spine dalla punta dura.
E alla vendemmia i bei grappoli ghiotti
si maturarono anch’essi in crudi stecchi;
e gocciavano sangue dentro i secchi,
e di sangue colmavano le botti…
Quella terra da allora più non dà
un filo d’erba né un fiore né un frutto,
ma solo spine e spine dappertutto…
come un cuor che non abbia carità.
Le foglie del pioppo sospirano
sommesse, quaggiù:
le piccole foglie vorrebbero
anch’esse
volare
salire
svanire
lassù.
Domande da interrogazione
- Qual è l'importanza della formazione accademica di Diego Valeri?
- Come ha influito il contesto storico sulla carriera di Valeri?
- Quali sono alcune delle opere poetiche più significative di Valeri?
- Quali temi ricorrono nella poesia di Diego Valeri?
- Qual è lo stile poetico di Diego Valeri?
Diego Valeri, laureato in letteratura all'Università di Padova, ha avuto come professore il filologo Vincenzo Crescini, il che ha influenzato profondamente la sua carriera letteraria e accademica.
Durante il fascismo, Valeri si allontanò dall'insegnamento per non poter esprimere liberamente le sue idee, lavorando invece presso la Sovrintendenza alle Arti di Venezia.
Tra le opere più importanti di Valeri si trovano le poesie "Umana" (1916), "Crisalide" (1919) e "Ariele" (1924), tutte incluse nella raccolta "Poesie vecchie e nuove" del 1939.
La poesia di Valeri è caratterizzata da temi dolci e momenti di bellezza fugace, con un richiamo ai poeti crepuscolari e una profonda esplorazione dei sentimenti umani.
Valeri utilizza un linguaggio poetico raffinato e musicale, impiegando tutti e cinque i sensi per esprimere la bellezza del mondo e le "gaie tristezze" della vita.