L’avvio della “Geografia scientifica”
2.7 Agli inizi dell’800 si assiste a un grande progresso negli studi geografici dovuto all’evoluzione scientifica e tecnica e al pensiero illuministico.
Il cambiamento si rende manifesto in Germania. Qui nascono Alexander von Humboldt e Karl Ritter: i più noti geografi della prima metà dell’800, considerati i predecessori della geografia contemporanea. Essenziale risulta il loro apporto epistemologico riguardo ai problemi legati alle relazioni tra uomo e natura.
Ritter è il primo docente a ricoprire un insegnamento di Geografia nell’Università di Berlino. Friedrich Ratzel ha il merito di giungere a una concezione unitaria della Geografia.
Charles Robert Darwin nel 1859 pubblica sull’origine della specie, in cui spiega l’evoluzione graduale e l’autodifferenziazione della specie mediante il gioco congiunto delle forze ereditarie e ambientali. Il suo quadro di riferimento generale è costituito dalla concezione meccanicistica come chiave interpretativa del mondo distinto in quattro entità: spazio, tempo, materia e movimento.
Le leggi matematiche della meccanica che governano il moto sono in grado di offrire spiegazione di ciascun fenomeno che avviene nello spazio e nel tempo. Ne consegue l’accettazione del principio del determinismo che si presuppone valido per ogni sfera della realtà.
Il Positivismo si trova impegnato anche nel campo dell’educazione, nel quale si applicano razionalmente le leggi messe a punto in campo biologico e pedagogia come scienza dell’educazione. Si comincia a parlare della scuola socio-psicologica.
La scuola, per secoli prerogativa delle classi abbienti, inizia un processo di apertura verso quelle subalterne che possono così accedere agli elementi più semplici del sapere. La preparazione elementare si rende necessaria in seguito a profondi cambiamenti produttivi in base al nuovo processo di industrializzazione.
In questi anni la geografia assume una forma del tutto diversa dal passato; la maggiore innovazione consiste nel tentativo di sintesi tra fenomeni fisici e umani fino ad allora analizzati isolatamente.
John Dewey auspica una scuola laboratorio e sperimentale, a lui si deve una formulazione organica dei motivi dell’insegnamento della geografia e delle valenze educative di questa disciplina: “L’unità di tutte le scienze è trovata nella geografia. Essa rappresenta la terra come sede duratura delle occupazioni dell’uomo”.
La geografia deve essere correlata alla storia.
La geografia in Italia dall’Unità alla Seconda guerra mondiale
2.8 L’unificazione del regno d’Italia (1859-1861) viene a compiersi in piena atmosfera positivista; lo stato si trova a fronteggiare problemi pesanti nel campo educativo aggravati soprattutto dal grande numero di analfabeti.
Il Ministro della Pubblica Istruzione Gabrio Casati stabilisce le prime direttive della politica scolastica italiana. La legge che porta il suo nome apporta numerosi miglioramenti nell’insegnamento della geografia che diventa attivo e basato sull’osservazione e sulla partecipazione dello studente.
I positivisti evidenziano il metodo oggettivo o intuitivo: la lezione avviene attraverso l’osservazione e la raccolta dei materiali. Nei libri compaiono biografie di scienziati, inventori, naturalisti ed esploratori che diventano i nuovi eroi di una pedagogia espressa per modelli.
Grazie alle teorie darwiniane si apprende che l’ambiente è un agente dominatore sull’uomo. Appare quindi indispensabile conoscere le relazioni tra uomo e natura, assunta come variabile indipendente.
La persistenza del positivismo porta a considerare e spiegare in chiave causale le relazioni tra uomo e natura. Si parte dal dove per arrivare al perché di un fenomeno. Il paradigma fondamentale della geografia diventa dunque quello di misurare le caratteristiche del territorio comparandole nel tempo e confrontandole o nello spazio vicino o in territori diversissimi.
Nel 1867 nasce la Società Geografica in Italia, a somiglianza di quanto avvenuto nelle altre nazioni europee e non precedentemente. Altro momento rilevante è l’introduzione nel 1859 della geografia nelle università italiane.
Le conseguenze pratiche dell’influenza del positivismo sulla geografia sono relative: i più diffusi criteri didattici si compendiano in una ininterrotta lista di mari, monti, fiumi, capitali etc. senza relazioni tra loro. Tutto questo bagaglio nozionistico viene usato come esercizio di memoria anche se è chiaro che la conoscenza della geografia non debba limitarsi a una nomenclatura, ma debba implicare la conoscenza delle relazioni che si stabiliscono tra i fenomeni della geografia fisica e di quella coll’etnografica e la statistica.
Nel 1870 inizia un movimento a favore della geografia fisica grazie alle esplorazioni condotte con criteri scientifici. All’inizio del ’900 la scuola italiana si trova a fronteggiare di nuovo il problema dell’analfabetismo.
I problemi dell’insegnamento vanno inquadrati nella situazione del paese: la scuola deve essere strumento di redenzione sociale e civile. Per conseguire questo scopo le discipline sono presentate in base ai valori educativi che trasmettono: lingua italiana e amor patrio, aritmetica e ordine, storia e nazionalismo, avallo della politica coloniale.
L’associazione tra storia e geografia è incentivata come strumento per instillare l’amore per la patria. In Italia la geografia si conforma al modello tedesco riprendendone contenuti e metodi.
Essa sviluppa un orientamento originale con Paul Vidal de la Blache. Questo nuovo indirizzo geografico si colloca nel clima di travaglio culturale del positivismo. La concezione vidaliana elabora un principio basilare, quello di genere di vita, ovvero l’insieme di comportamenti abituali di un gruppo umano che si organizza in un territorio dal quale ottiene il necessario sostentamento.
In questo gruppo umano si risponde agli stimoli provenienti dalla natura ed è per questo che l’obiettivo della nuova geografia è un’inedita concezione dei rapporti tra uomo e ambiente.
In Italia abbiamo Giuseppe Ricchieri che nei suoi lavori geografici rivela tendenze democratiche e internazionaliste. È lui stesso a proporre di affidare l’insegnamento della geografia ai laureati in scienze naturali piuttosto che ai letterati e ai filosofi.
La distinzione fra cultura umanistica e scientifica squilibra il rapporto tra le discipline scolastiche penalizzando la geografia, che è assorbita nel settore umanistico. Per Lombardo Radice la geografia non deve essere staccata dalle scienze naturali e storiche, essa acquista tutto il suo valore in quanto si distingue da entrambe pur rimanendone legata.
Con il fascismo i concetti chiave dell’insegnamento della geografia diventano il nazionalismo, il patriottismo, la superiorità della razza italica, la guerra e il colonialismo.
Dal secondo dopoguerra ad oggi
2.9 L’assetto della disciplina geografica si modifica soprattutto negli anni 1950-60 ma con grande lentezza. La geografia, collocandosi nell’ambito delle scienze naturali, si preclude la possibilità di analizzare la situazione contemporanea.
I cambiamenti prodotti nella struttura della popolazione e nell’ambiente fisico da una parte e i progressi di alcune discipline dall’altra producono spunti interessanti per l’aggiornamento della geografia.
Negli anni 1960-70, periodo della contestazione studentesca, la geografia risente di questo clima. Si diffonde una nuova geografia sollecitata da un forte arricchimento e diversificazione del panorama scientifico.
Negli anni 1970 si sviluppano metodologie matematico-statistiche. La geografia sembra dover diventare una scienza che stabilisce leggi universali. Nella seconda metà degli anni 70 si verifica un rigetto nei confronti di queste teorie.
Ci si allontana dal fatto reale e concreto, la ricerca eccessiva e affrettata di nuovi modelli manca la motivazione nella ricerca geografica che non è più appagata di interpretare e spiegare il mondo.
Nascono nuove geografie come quella della percezione che punta l’attenzione sullo spazio arricchito di valori psicologici messi dagli uomini; e la geografia umanista che propone e utilizza collegamenti tra arte e letteratura.
La geografia deve essere presente qualitativamente nell’educazione e deve valorizzare le acquisizioni nella ricerca applicando nella pratica didattica quei principi che possono aiutare i giovani a conoscere il mondo.
Capitolo 3 “Riflessioni preliminari sull’insegnamento della geografia”
Stereotipi e conseguenze
3.1 Sono in parecchi a pensare che la geografia sia una materia scolastica priva di utilità da imparare soltanto per prendere la sufficienza. È considerata una materia estremamente noiosa ed è noto che in geografia non ci sia niente da capire.
Gli studenti considerano la geografia alla stregua di educazione fisica. Gli insegnanti stessi assegnano alla geografia il ruolo di serbatoio di ore per altre materie. Molti presidi inoltre incitano gli insegnanti che osano presentarsi in scrutinio con una valutazione insufficiente in geografia a modificarla.
È risaputo dunque che è rilegata nel chiuso delle aule e che lo status sociale e professionale di geografo sia pressoché inesistente.
Le origini del problema
3.2 La scuola non appare in grado di insegnare in modo corretto la geografia così chi esce dalla scuola è convinto dell’inutilità della materia. Bisogna comprendere le ragioni di tali stereotipi.
È opportuno ricordare che fino ai primi anni del nostro secolo non si conosceva appieno il nostro pianeta e le nuove conoscenze venivano progressivamente raccolte e catalogate. Da qui la fortuna delle enciclopedie geografiche che si occupano di descrivere le varie parti della terra.
In molti è ancora radicata l’idea che questa sia ancora l’unica funzione della geografia dimenticando le gloriose scoperte che sono state effettuate. Da aggiungere a tutto questo vi è la consapevolezza che solo poche facoltà studiano la geografia e quindi abbiamo migliaia di insegnanti impreparati ad affrontare le tematiche di questa disciplina.
È accaduto dunque che molti per necessità l’hanno studiata da autodidatti non raggiungendo ovviamente una preparazione sufficiente se non errata. Un’influenza negativa l’ha avuta il ritardo nell’unificazione politica del nostro paese che ha impedito la formulazione di programmi di insegnamento con contenuti rigorosi a tutti i livelli.
La geografia è rimasta quasi ferma perché si sono ignorati per molto tempo i prodigiosi progressi realizzati; per questo i contenuti delle primarie e delle secondarie di primo grado sono costituiti da elenchi. Come si rileva l’accento è posto esclusivamente sulle nozioni.
Alcune impostazioni
3.3 Nel corso del nostro secolo si arrivò alla teoria che è l’ambiente a offrire possibilità all’uomo e che sta a quest’ultimo saperle valorizzare o contrastare secondo i casi e le opportunità.
L’attenzione non è più rivolta verso una direzione deterministica: l’ambiente come capace di condizionare lo sviluppo del gruppo umano che vi si insedia, ma è indirizzata soprattutto alla trama e alla struttura attuate dall’uomo che reagisce all’ambiente.
Negli ultimi tempi è andata affermandosi un’altra posizione ancora: l’uomo rivolge la sua attenzione prevalentemente all’organizzazione del territorio tenendo presenti la trasformazione delle strutture e i bisogni futuri.
Questa posizione ritiene che il ruolo dell’ambiente non sia mai decisivo perché quel che conta sono le capacità delle società che lo trasformano adattandolo in continuazione ai propri bisogni.
Compiti nuovi e metodi
3.4 Due sono state le trasformazioni fondamentali verificatesi nel modo di intendere e proporre la geografia. La prima ha portato molti cambiamenti nell’impostazione della ricerca e dell’insegnamento, rendendoci consapevoli che:
- Il nostro pianeta è sufficientemente conosciuto e descritto. Perciò la geografia ha assolto il suo tradizionale compito.
- Sono le immagini oggi che riescono a descrivere il paesaggio.
- L’ambiente fisico si evolve in tempi lunghissimi mentre le realizzazioni umane si effettuano in tempi brevissimi.
- L’uomo modifica continuamente i suoi obiettivi e di conseguenza l’assetto territoriale in relazione alle scoperte scientifiche e alla tecnologia.
La geografia perciò non deve accontentarsi di raccogliere informazioni e di descrivere le varie componenti del territorio, ma deve interpretare e spiegare le varie forme di assetto territoriale. La geografia diventa da descrittiva a interpretativa, da spaziale a crono-spaziale, da culturale a professionale.
Per quanto riguarda la seconda grande innovazione parliamo di metodologia. Con il cambiamento di questa scienza bisognava adottare una metodologia che fosse in grado di assicurare almeno due requisiti: la misurazione dei fenomeni e la confrontabilità dei risultati.
Grazie alla metodologia quantitativa entrambi i requisiti vennero soddisfatti. Governi autoritari e organi pubblici si resero conto dell’eccezionale interesse operativo della geografia che forniva soluzioni interessanti circa i problemi di organizzazione territoriale. Nasce così la figura del geografo professionista.
Cambia anche l’insegnamento
3.5 Migliorò l’immagine della geografia anche agli occhi dell’opinione pubblica e di conseguenza anche l’insegnamento cambiò totalmente i suoi obiettivi cambiando metodologie didattiche.
Accantonato il nozionismo ora si tratta di utilizzare le fonti che contengono differenti informazioni: le enciclopedie, carte, etc. La didattica della geografia si prefigge di insegnare metodi di utilizzazione e di confronto delle informazioni disponibili.
È molto più interessante infatti insegnare a risolvere problemi territoriali piuttosto che imparare nomi e cifre. Le nozioni sono importanti ma bisogna modificare l’iter di apprendimento.
All’estero la didattica della geografia è molto cambiata, mentre da noi è rimasta immutata. Manca inoltre una profonda sensibilità geografica testimoniata dalla produzione editoriale scarsa.
Un’avventura di scoperta
3.6 La geografia deve trasformarsi da una serie di noiosi esercizi di memoria in una stimolante avventura di scoperta. Il concetto deve essere compreso e appreso: si inizia dalla consapevolezza che non tutte le città svolgono le stesse funzioni, concetto di gerarchia, si procede alla loro individuazione, ubicazione delle località centrali, si impara a distinguere i vari sistemi gerarchici in base alla dimensione e alla distanza tra i centri, e si apprende quale città costituisca il sistema gerarchico del territorio preso in esame.
È molto importante che la geografia sia caratterizzata da uno studio multidisciplinare.
L’avvento della metodologia quantitativa
3.7 L’impiego dei metodi quantitativi consente 4 vantaggi fondamentali:
- Evitano un confronto grossolano delle informazioni.
- Riescono a far emergere fatti e fenomeni nascosti.
- Riescono a verificare risultati ottenuti con metodo scientifico.
- Permettono di confrontare risultati ottenuti da indagini su diversi territori allo stesso momento e/o sullo stesso territorio in tempi differenti.
Attraverso la tecnica quantitativa e l’utilizzo di tanti strumenti è stato possibile mostrare un rapporto molto stretto tra geografia ed economia. Questa idea parte dal fatto che le attività economiche sono congiunte agli elementi ambientali.
È opportuno perciò misurare il rapporto tra la combinazione spaziale dell’industria e la distribuzione dei grandi centri urbani, alla vicinanza dei porti e delle fonti d’energia idroelettrica, alla disponibilità d’acqua e di terreno pianeggiante. Tutte queste considerazioni assumono valore solo in presenza di un’operazione preliminare di osservazione.
Cambia l’approccio e il ruolo dell’insegnante
3.8 Il connotato distintivo della moderna didattica della geografia è l’attenzione rivolta ai problemi. Si è trattato ad esempio il problema della produttività agricola del frumento.
Gli allievi hanno potuto dimostrare attraverso la costruzione di una cartina tematica la diversità della produttività media regionale di questa coltura. Il fenomeno della produzione passa in secondo piano rispetto al concetto di produttività che diventa uno dei caratteri fondamentali della moderna didattica della geografia.
Quest’ultima ha cambiato il ruolo dell’insegnante che diventa regista e coordinatore della classe, rivolto a proporre lo studio dei problemi e a stimolare l’interesse e l’attenzione.
Il docente si deve preoccupare di stabilire delle linee aperte di ricerca individuando le fonti, valutando la distribuzione spaziale, trama, la formulazione di ipotesi sulle funzioni e sulle relazioni con gli elementi antropofisici, struttura, la scelta delle operazioni da effettuare, la verifica delle ipotesi, e infine una riflessione su di esse.
Cambia anche il ruolo dell’allievo
3.9 L’allievo da spettatore passivo diventa elemento attivo perché viene direttamente coinvolto nel processo di apprendimento. Gli allievi sono stimolati a leggere, riflettere e osservare e inoltre a ordinare e misurare le variabili attinenti ai problemi in esame.
Viene favorita la formazione di capacità critiche. In questo modo le nozioni vengono apprese mnemonicamente ma vengono perfettamente comprese e valorizzate in quanto trovano una valida giustificazione nell’essere utili.
Un cambiamento non facile, ma possibile
3.10 Se la geografia viene intesa come lo studio dell’organizzazione territoriale e della sua evoluzione e se la didattica viene impostata c
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