1° anno scienze motorie
Didattica
Testi: Apprendere la didattica / Abitare la corporeità
Capitolo 1: cos’è la didattica
(“ciò che può essere insegnato”)
La didattica è la scienza dell’insegnamento e della comunicazione formativa. Questa infatti, studia i modi con i quali si apprende e ne sviluppa di nuovi. I processi base sui quali si basa la didattica sono: apprendimento, educazione, istruzione e formazione (vedi dopo per approfondimento).
La didattica quindi, è una sorta di “navigatore” che regola questi processi e li rende più efficaci, migliorando l’apprendimento e studiando le migliori tecniche per educare e avere un insegnamento efficace; in pratica orienta i suddetti quattro processi per formare un processo educativo efficace.
Infatti, per fare una buona didattica devono esserci determinate condizioni (ambientali, emotive, psicologiche, fisiche ecc.), ci deve essere attenzione da parte di chi deve apprendere e bisogna usare i giusti metodi di insegnamento. Non basta infatti sapere la disciplina per fare una buona didattica, ma bisogna conoscere i giusti modi per adattarla e spiegarla al meglio agli altri.
Ed è proprio questo l’obiettivo della didattica: trasmettere informazioni (si intende tutto ciò che serve per vivere quindi valori morali, abilità, norme di comportamento ecc.) in modo corretto e funzionale da un “emittente” (famiglia, scuola ecc.) ad un “ricevente” (figli, alunni ecc.).
La didattica è una scienza del concreto (perché studia rapporti tra persone) e non può essere standardizzata in quanto i suoi canoni non sono sempre gli stessi e non valgono sempre, perché è una scienza che si basa su rapporti tra persone sempre diverse e ciò implica un numero di variabili pressoché infinite.
Infatti, rispetto alle altre scienze, pur applicando gli stessi canoni a soggetti diversi, si possono ottenere risultati diversi (cioè uno stesso metodo di didattica applicato su soggetti diversi non è per forza vantaggioso). Questo succede perché cambiano le cosiddette variabili implicite (numero di persone, condizioni ambientali, emozioni ecc.).
Le variabili generali e sempre presenti possono anche essere descritte come sei domande: Chi? A chi? Cosa e Perché? Come? Dove? Quando? (nella scuola per esempio, le “risposte” sono: docente, studente, disciplina, metodo, luogo, tempo).
La combinazione di queste variabili, determina di volta in volta l’efficacia o no dei vari metodi didattici. Se non si riconoscono queste variabili, la didattica non sarà efficace in quanto sarà influenzata da queste e porterà a decisioni (infatti le variabili tendono a creare pregiudizi) e insegnamenti sbagliati.
Un buon insegnante invece, deve riconoscere le variabili, adattare i suoi metodi ad esse e cercare di essere oggettivo nelle sue valutazioni finali, senza considerare i pregiudizi. Una cattiva didattica porta a insegnamenti sbagliati e può danneggiare il futuro dei giovani.
La didattica va progettata, attuata, gestita, negoziata e valutata in base al contesto [le fasi in grassetto sono quelle principali] (cioè capire il contesto, scegliere dei modi di insegnare, valutare se funzionano altrimenti cambiarli e rivalutarli).
Per “valutazione” non si intende solo il risultato finale ottenuto (il voto per esempio), ma si intende anche se i metodi usati hanno dato un risultato positivo, e discutere sugli eventuali aspetti negativi di questi (cioè un buon insegnante deve saper valutare se stesso e trovare eventuali mancanze, sempre più spesso si tende a far valutare gli insegnanti agli alunni).
Un buon insegnante sa valutare con precisione il proprio percorso didattico e riconosce eventuali errori correggendoli, creando quindi un percorso ancora più efficace.
Un contesto ha sempre delle caratteristiche generali e delle caratteristiche specifiche. Le caratteristiche generali sono quelle comuni e più “superficiali” (tipo l’essere in un’aula, la presenza di studenti tra i 19 e i 22 anni, essere in una struttura nuova ecc.); le caratteristiche specifiche invece sono i dettagli del contesto (rapporti tra persone, stati emotivi ecc.).
Le caratteristiche generali si possono classificare (le specifiche no) e questa classificazione crea il concetto di ambienti simili che porta al riconoscimento di contesti analoghi. I contesti analoghi sono dei contesti nei quali si possono usare gli stessi metodi didattici perché questi hanno caratteristiche generali simili (tipo università diverse ma si tratta sempre di università) e avere, in ognuno di questi contesti, risultati soddisfacenti.
Se un metodo risulta efficace in contesti analoghi, questo sarà considerato valido e migliorerà di volta in volta, in quanto acquisirà caratteristiche nuove data l’applicazione in contesti analoghi che porterà ad un adattamento del metodo ad eventuali eccezioni (contesti che sono analoghi ma che comunque differiscono tra loro nelle caratteristiche specifiche).
Il sapere didattico ha una conoscenza dichiarativa (conoscenze teoriche) e una conoscenza strategica (saperi legati al come fare, al come intervenire) che dialogano fittamente tra loro (sarebbe il continuo rapporto tra teoria e pratica).
La dialettica continua tra teoria e pratica genera la cosiddetta good practice. La teoria è la creazione di un punto di vista di una cosa, la pratica è la messa in opera e la verifica di quel punto di vista, atta a verificarlo e a modificarlo in una continua ricerca di miglioramento della pratica stessa.
La definizione precisa di didattica è: ambito di conoscenza scientifica circa le riflessioni e le azioni legate all’insegnare.
Una pratica didattica è valida quando il suo prodursi ha condotto a degli esiti rilevanti in un dato contesto.
Il pregiudizio non è altro che uno schema mentale che dà per scontato delle determinate cose, senza alcuna valutazione e constatazione nella realtà. Questi, a volte, possono essere molto pericolosi in quanto si tende ad essere guidati da essi e non vedere come stanno realmente le cose. Inoltre, se si ha un pregiudizio su una persona, col passare del tempo, questa persona potrebbe realmente convincersi di essere in quel modo.
In breve quindi: la didattica detta delle strategie, delle linee guida per insegnare bene (non solo a scuola ma in ogni contesto che ha uno scopo educativo), queste però devono essere sempre adattate al contesto e cambiate in caso di necessità, questo perché la didattica è una scienza sensibile al contesto e non è standardizzata.
Questo valore di fornire delle linee guida prende il nome di valore prescrittivo. Non ha una scientificità precisa (problema del sapere didattico), è una scienza debole e senza basi certe (non è una scienza esatta perché, come detto, le sue teorie non portano sempre allo stesso risultato). Le sue teorie e i suoi modelli sono modelli predittivi, cioè teorizzano il fatto che “se faccio questo, dovrei avere quello”. Questo aspetto, implica un continuo confronto tra teoria e pratica.
Capitolo 2: apprendimento, educazione, istruzione, formazione
Apprendimento
L’apprendimento è un processo spontaneo e naturale, avviene sempre, è un processo specie-specifico, si apprende per sopravvivere. La sua etimologia è “prendere a sé”. È un processo complesso e istintuale, è genetico e fa adattare il soggetto alle situazioni che mutano intorno a lui.
È un processo soggettivo e selettivo, infatti di una determinata situazione, si apprende solo ciò che si riesce a capire e che si reputa utile alla sopravvivenza. Si apprende per vivere e si vive per apprendere.
Una volta apprese delle cose, nel cervello si creano degli schemi che saranno poi utilizzati da quel momento per muoversi e vivere. Il processo di creazione di schemi, quindi i passaggi dell’apprendimento, è:
- Esplorazione
- Selezione di informazioni
- Creazione mappa di schemi (dove schema = azione imparata e assimilata)
- Origine di nuove esplorazioni ambientali e creazione di nuovi schemi
Data la soggettività e la selettività del processo, possiamo dire quindi che l’apprendimento è il prodotto delle proprie esperienze esplorative e crea una visione soggettiva della realtà. La propria mappa di schema infatti, non è altro che l’insieme delle cose reputate utili alla propria vita e, secondo il proprio punto di vista, giuste.
Una volta creati, si useranno quasi sempre gli stessi schemi, cosa che rende l’apprendimento un processo vincolante. Si usano sempre gli stessi schemi infatti, perché questi ci rendono sicuri. Per svilupparne di nuovi bisogna mettere da parte quelli creati, cosa che crea timore e paura negli uomini che quindi preferiscono restare nelle loro certezze (ecco perché quando dobbiamo affrontare una situazione nuova ci sentiamo a disagio, è perché non abbiamo uno schema adatto per affrontare quella situazione).
Le informazioni acquisite in ogni situazione, variano anche in base alle proprie esperienze precedenti e alle proprie capacità (esempio: un esperto d’arte vedrà e acquisirà più informazioni dalla visione di un quadro rispetto ad un non esperto). Quando si apprende si ha una modifica di comportamento e si fa esperienza.
L’apprendimento funziona per categorizzazioni, cioè l’uomo crea categorie di informazioni, classificando la realtà (questa classificazione varia ovviamente da uomo a uomo). Classificare la realtà quindi, significa creare una propria visione del mondo.
L’apprendimento è un processo influenzato dall’ambiente.
L’apprendimento umano è di tipo generativo, cioè creato dall’uomo e comprende anche comportamenti spontanei e cose prive di meta-cognizione. Alcune forme d’arte (film, fumetti ecc.) velocizzano l’apprendimento in quanto entra in gioco l’aspetto emozionale nel soggetto che deve apprendere. Ogni soggetto apprende in modo diverso in base ai propri schemi e modelli interpretativi, propri filtri cognitivi, sociali e culturali.
Educazione
L’educazione è un processo intenzionale, finalizzato a modificazioni comportamentali più o meno stabili. La sua etimologia è “educare e tirare fuori”. Ha una dimensione finalistica, valoriale, etica, morale ecc.
È strettamente legata alla situazione spazio-tempo. L’educazione infatti, si basa su modi, comportamenti, azioni e pensieri reputati giusti in quella situazione in quel preciso momento storico, pertanto bisogna adattare i propri metodi a questo per avere un’educazione efficace (da tenere presente anche l’influenzamento dell’insegnante che può trasmettere modi e valori sbagliati ma corretti per lui).
È un processo intenzionale in quanto c’è qualcuno che intende educare volontariamente un’altra persona, portando questa a modificare il suo carattere e fare determinate cose. Educando si utilizza la capacità di apprendere del soggetto. Educando, si consegnano agli altri gli strumenti per accedere con successo alla realtà (l’essere umano è spinto all’educazione per vivere in sintonia con la società che lo circonda). L’educazione è un modo per trasmettere valori, giudizi, tradizioni ecc. alle nuove generazioni.
Il processo di educazione diventa istituzionale solo con gli stati/nazioni che creano figure e luoghi addetti e qualificati ad educare. Tutti possono essere sempre educati.
L’educazione è un processo che dovrebbe stimolare l’autocritica sui concetti appresi e rielaborarne di altri. Infatti, l’educazione, secondo la teoria di Brunner, ha più strati (o gradi):
- Apprendere i concetti
- Mettere in discussione i soggetti appresi
- Elaborarne di nuovi
L’educazione può essere anche un mezzo per manipolare e coercere le persone (basti vedere l’educazione nel periodo fascista/nazista per esempio), in quanto, come detto, si educa in base a ciò che è reputato giusto in un determinato posto e tempo storico. L’educazione può essere fatta anche attraverso i media.
Nota
La ricerca di un senso nelle cose è una concezione esclusivamente umana che serve per rendere l’uomo più sicuro. Infatti le cose così come sono, cioè da sole, non hanno un senso o significato. È la nostra cultura che dà una funzione e un significato alle cose, con conseguente attribuzione di uno scopo o fine. Una cosa è senza senso quando non se ne vede l’utilità.
Istruzione
L’istruzione è il processo formale dell’educazione, è graduale, mira alla costruzione del sapere ed è strumento di crescita personale. La sua etimologia è “mettere dentro, ammaestrare”. Prevede la trasmissione di contenuti disciplinari e non al fine di creare delle abilità.
È quindi l’insegnamento specifico di un’abilità o di una disciplina (l’educazione invece è più ampia e trasmette anche valori morali ecc.).
Istruzione ed educazione vanno quasi sempre di pari passo. Un insieme di buona istruzione e buona educazione crea figure professionali migliori (non basta infatti saper fare una cosa imparata con l’istruzione, ma bisogna anche sapersi comportare).
L’istruzione è data da istituti e personale qualificato (scuola e tutte le agenzie intenzionalmente formative che rilasciano titoli o attestati legali). L’istruzione quindi è formale e rilascia titoli, l’educazione è anche informale e non rilascia titoli.
Formazione
La formazione può essere definita come un processo complesso a più dimensioni che studia il soggetto e il suo “prendere forma” lungo tutto il corso della vita nei diversi contesti e nelle sue variabili intersoggettive (rapporto tra sé e gli altri) e intrasoggettive (rapporto tra sé e sé stesso, dialogo interiore). È alla base del processo pedagogico.
La sua etimologia è “dare/prendere forma”. Si innesta sul processo di apprendimento spiegando come si diventa ciò che si è tramite le esperienze fatte. La formazione in pratica, studia come si fa esperienza nel mondo, modificando quindi la propria persona ad ogni esperienza, piccola o grande che sia. A ogni esperienza (nuovi rapporti, perdita di qualcuno, nuovo lavoro ecc.) o evento infatti, si cambia.
Il processo di formazione è continuo e si riferisce a tutta l’esistenza dell’individuo, infatti ci si forma sempre e con ogni evento.
L’esito formativo si sviluppa nella dimensione intrasoggettiva: infatti è con sé stessi che bisogna rielaborare l’esperienza acquisita con la dimensione intersoggettiva (che da sola non elabora insegnamenti), le si dà un senso e si ricava il relativo insegnamento (rielaborazione personale delle cose).
L’educazione fa leva sul processo di formazione e sulla sua qualità. Ci si forma infatti, come detto, mediante le esperienze di vita e queste esperienze sono elaborate dalla formazione.
La formazione si sviluppa sulla trasformazione e sul cambiamento di sé stessi.
Il cambiamento infatti, è la categoria di fondo dell’esperienza umana. La vita è cambiamento (fisico, mentale ecc.) ma si ha sempre timore verso questo. Si ha infatti il disagio nell’accogliere il cambiamento perché questo mina le nostre certezze (come succede nel processo di formazione di nuovi schemi).
Senza però questo cambiamento non vi è crescita: se non si affronta una crisi dovuta al cambiamento che ci destabilizza infatti, non si cresce mai perché non si lavora su sé stessi e si resta ancorati a convinzioni e idee vecchie. Il cambiamento muove la formazione.
Una buona formazione ci spinge al cambiamento con la consapevolezza di questo, se si è consapevoli del cambiamento si cresce e si diventa migliori. Un buon strumento per crescere è l’autocritica.
Nota
Noi siamo ciò che siamo nello specchio degli altri, cioè siamo ciò che gli altri dicono che siamo. Abbiamo bisogno quindi di un feedback per convincerci di ciò che pensiamo di essere. Ogni persona cara che interagisce con noi, contiene una parte di noi, una nostra immagine. Se la si perde, si perde l’identità che essa ci dava con le conseguenti certezze, quindi c’è una destabilizzazione che porta poi al cambiamento.
Relazione tra apprendimento, educazione, istruzione e formazione
Tra i quattro processi sopra elencati c’è questa relazione:
- L’apprendimento è la base, è informale e spontaneo ed è veicolato principalmente dall’ambiente;
- L’educazione non è formale, è veicolata principalmente dalla famiglia ma non solo;
- L’istruzione è formale, veicolata dalla scuola e da istituti legalizzati;
- La formazione è complessa, veicolata dall’ambiente, dalla famiglia, la scuola ecc. Usa tutti e tre i processi di sopra, è l’insieme dei cambiamenti fatti nella vita mediante le esperienze.
Apprendimento → Educazione → Istruzione → Formazione
Capitolo 3: concetto di scienza, teoria del costruttivismo, nuova visione della scienza in generale e didattica come scienza
Una scienza (la scienza nasce dalla filosofia, infatti senza filosofia non si può definire cosa è scienza e cosa non lo è) è una conoscenza che mette in collegamento ipotesi ed effetto con il metodo empirico (cioè verifica della teoria con l’osservazione,
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Didattica
-
Didattica generale
-
Esame Didattica 1^ anno, Docente Lo Presti Francesco
-
Metodi e didattica degli sport natatori