Concetti Chiave

  • La Rivoluzione francese segnò la fine dell'Antico regime, demolendo il potere basato sul diritto divino e promuovendo la sovranità popolare e la rappresentanza politica.
  • Si scontrarono due visioni politiche fondamentali: l'idea liberale, basata sul suffragio censitario, e l'idea democratica, che sosteneva il suffragio universale.
  • Edmund Burke criticò la rivoluzione, sostenendo che il potere delle masse potesse portare a conseguenze negative, preferendo un'evoluzione pacifica come quella della monarchia costituzionale inglese.
  • Alexis de Tocqueville vide la rivoluzione non come un'insurrezione dei poveri, ma come un evento che rifletteva le prosperità di una società già in evoluzione.
  • François Furet sostenne che la rivoluzione fosse conclusa con la Costituzione del 1791 e criticò l'idea marxista che la rivoluzione fosse necessaria per l'emergere della borghesia e del capitalismo.

La fine dell'Antico regime

La Rivoluzione francese accelerò in Europa la fine dell'Antico regime, perchè minò alle fondamenta le idee di un potere fondato sul diritto divino e di una società divisa in ordini e basata sul privilegio. Nel contempo affermò i principi della sovranità popolare, della partecipazione e della rappresentanza politica.

Idee contrapposte nella rivoluzione

Inoltre, nel confronto e nello scontro interno ai rivoluzionari, si contrapposero le due grandi idee dell'età contemporanea: l'idea liberale, individualista e basata sul suffragio censitario, e l'idea democratica, solidarista e fondata sul suffragio universale. Gli ideali della rivoluzione, libertà, uguaglianza e fratellanza, divennero i principi cardine delle carte costituzionali delle democrazie contemporanee.

Critiche di Edmund Burke

Un giudizio radicalmente negativo sulla rivoluzione fu espresso dal filosofo e politico inglese Edmund Burke (1729-1797). Burke era un conservatore che diffidava della capacità delle masse popolari di giudicare e decidere a colpi di voto il loro stesso interesse. Opponeva quindi al modello violento e radicale di rottura con il passato della rivoluzione francese del 1789, che dava alle maggioranze un potere incontrollato, quello pacifico ed evolutivo della "gloriosa rivoluzione" inglese del 1688, che instaurò una monarchia costituzionale capace di mediare gli interessi contrapposti dei ceti sociali in vista del bene comune.

Analisi di Alexis de Tocqueville

Un giudizio più accorto e documentato della rivoluzione francese fu elaborato dallo scrittore politico e storico Alexis de Tocqueville (1805-1859), uno dei più importanti espedienti del pensiero liberale. Tocqueville si chiese come mai la rivoluzione che abolì le strutture feudali avvenne in un paese dove queste erano meno pesanti e meno oppressive rispetto ad altre parti d'Europa. In Francia il superamento del feudalesimo era più avanzato che altrove.

Tocqueville proponeva allora di interpretare la rivoluzione non tanto come l'insurrezione dei miseri oppressi, ma come la rivoluzione delle prosperità.

Interpretazione marxista della rivoluzione

Nella prima metà del Novecento si è imposta al dibattito la lettura marxista, per la quale la rivoluzione francese fu una rivoluzione borghese che spezzò le catene dell'Antico regime, produsse la modernizzazione dello stato e aprì la strada al capitalismo. Il successo della rivoluzione fu reso possibile dalla convergenza degli interessi della borghesia produttiva, che mirava a conquistare il potere politico ed economico, e quelli dei contadini, che insorsero per liberarsi dalla servitù e dalla miseria.

Un corollario dell'interpretazione marxista sta nella valutazione della dittatura giacobina e, quindi, del "terrore": questi passaggi furono un momento storico drammatico, ma necessario, per salvare la rivoluzione dall'aggressione delle forze reazionarie interne alla Francia e dalle potenze europee coalizzate contro di essa.

Critica di Francois Furet

E' soprattutto da questo punto che prendono le distanze le interpretazioni "revisioniste" che sono state prodotte nella seconda metà del Novecento e che trovano nello storico francese Francois Furet (1927-1997) una delle elaborazioni più compiute. Secondo Furet, la rivoluzione poteva dirsi compiuta con la Costituzione del 1791; la dittatura giacobina avrebbe determinato uno slittamento della rivoluzione dal suo corso naturale e introdotto nella storia quelle forme radicali di proclamazione dell'uguaglianza che nel Novecento avrebbero causato le più tragiche catastrofi nel comunismo. Furet contesta anche il postulato fondamentale della storiografia marxista, ossia della rivoluzione come momento necessario per l'affermazione della borghesia: "nè il capitalismo nè la borghesia hanno avuto bisogno di rivoluzioni per apparire e dominare nella storia dei principali paesi europei del XIX secolo".

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Domande da interrogazione

  1. Qual è stato l'impatto della Rivoluzione francese sulla fine dell'Antico regime?
  2. La Rivoluzione francese ha accelerato la fine dell'Antico regime minando le idee di potere basato sul diritto divino e su una società divisa in ordini, affermando invece i principi della sovranità popolare e della rappresentanza politica.

  3. Quali sono le due idee principali che si sono contrapposte durante la Rivoluzione francese?
  4. Durante la Rivoluzione francese si sono contrapposte l'idea liberale, basata sul suffragio censitario, e l'idea democratica, fondata sul suffragio universale, entrambe influenti nei principi delle democrazie contemporanee.

  5. Qual è stata la critica di Edmund Burke alla Rivoluzione francese?
  6. Edmund Burke ha espresso un giudizio negativo sulla Rivoluzione francese, sostenendo che il potere dato alle masse popolari fosse pericoloso e preferendo un modello evolutivo come la "gloriosa rivoluzione" inglese del 1688.

  7. Come ha interpretato Alexis de Tocqueville la Rivoluzione francese?
  8. Alexis de Tocqueville ha interpretato la Rivoluzione francese non come un'insurrezione dei miseri oppressi, ma come una rivoluzione delle prosperità, ponendo l'accento sul fatto che il superamento del feudalesimo in Francia era più avanzato rispetto ad altre nazioni europee.

  9. Qual è la posizione di Francois Furet riguardo alla Rivoluzione francese e alla sua interpretazione marxista?
  10. Francois Furet ha criticato l'interpretazione marxista della Rivoluzione francese, sostenendo che la dittatura giacobina ha deviato il corso naturale della rivoluzione e contestando l'idea che la rivoluzione fosse necessaria per l'affermazione della borghesia e del capitalismo.

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